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Anarcangeli

Marco Rovelli


Lingua: Italiano


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(Marco Rovelli)


[2013]
Testo e musica di Marco Rovelli
Lyrics and music by Marco Rovelli

C'è molto poco da dire: è una canzone che Marco Rovelli ha dedicato a (don) Andrea Gallo, partito da questa terra il 22 maggio Scorso. Don Gallo è stato: cappellano della nave-riformatorio Garaventa, cappellano dell'ergastolo dell'isola di Capraia, fondatore della comunità genovese di San Benedetto al Porto. E' stato questo e molte altre cose, è stato un uomo che si è guadagnato il rispetto anche di chi non crede in Dio. Gli hanno dato ora di comunista, ora di anarchico; forse, chissà, pensavano di offenderlo. Si ringrazia Marco Rovelli per aver fornito personalmente il testo e gli accordi a "Canzoni Contro la Guerra". [RV]


TUTTO INIZIA SEMPRE


tuttoiniziasempre


L'album è uscito nella sua veste e col suo titolo definitivo nel marzo 2015: Tutto inizia sempre. Comprende le seguenti canzoni:

1. Il tempo che resta
2. Danse macabre
3. Noi, Chisciotte
4. L'amore al tempo della rivolta
5. Il posto
6. Il ritorno
7. Il Dio che ride
8. Servi
9. Una vita normale
10. Dall'imagine tesa
11. Anarcangeli
12. L'animale e lo spettacolo
13. Serenata





Don Andrea Gallo (Campo Ligure, 18 luglio 1928 – Genova, 22 maggio 2013)
Don Andrea Gallo (Campo Ligure, 18 luglio 1928 – Genova, 22 maggio 2013)


Andrea Gallo nasce a Genova il 18 Luglio 1928. Fin da piccolo fu attratto dalla spiritualità dei salesiani di Giovanni Bosco tanto che nel 1948 entrò nel loro noviziato di Varazze, proseguendo poi a Roma gli studi liceali e filosofici. Fin dall’adolescenza, fece sua la dedizione di don Bosco di vivere a tempo pieno con gli ultimi, i poveri , gli emarginati.

Nel 1953 chiede di partire per le missioni e viene mandato in Brasile a San Paulo dove compie studi teologici. Il clima per lui insopportabile della dittatura che vigeva in Brasile, lo costringe a ritornare l’anno dopo in Italia, ad Ivrea, dove prosegue gli studi e viene ordinato sacerdote il 1 luglio 1959. Un anno dopo viene nominato cappellano alla nave scuola della Garaventa, noto riformatorio per minori in cui introdusse una impostazione educativa diversa, dove fiducia e libertà tentavano di prendere il posto di metodi unicamente repressivi; i ragazzi parlavano con entusiasmo di questo prete che permetteva loro di uscire, poter andare al cinema e vivere momenti comuni di piccola autogestione, lontani dall’unico concetto fino allora costruito, cioè quello dell’espiazione della pena.

Senza fornirgli alcuna spiegazione dopo tre anni i superiori salesiani lo rimuovono dall’incarico e nel ’64 Andrea decide di lasciare la congregazione salesiana chiedendo di entrare nella diocesi genovese: “la congregazione salesiana, dice Andrea, si era istituzionalizzata e mi impediva di vivere pienamente la vocazione sacerdotale”. Successivamente viene inviato a Capraia e nominato cappellano del carcere: due mesi dopo viene destinato in qualità di vice parroco alla chiesa del Carmine dove rimarrà fino al 1970, anno in cui verrà “trasferito” per ordine del Cardinale Siri. Un normale avvicendamento di sacerdoti a prima vista, ma non vi furono dubbi per nessuno: “La predicazione di Andrea irritava una parte di fedeli e preoccupava i teologi della Curia, a cominciare dallo stesso Cardinale perché, si diceva, i suoi contenuti ‘non erano religiosi ma politici, non cristiani ma comunisti’”, si legge nel sito della comunità di san Benedetto .

Nella parrocchia del Carmine don Andrea fece scelte di campo con gli emarginati e la parrocchia divenne un punto di aggregazione di giovani e adulti, di ogni parte della città, in cerca di amicizia e solidarietà per i più poveri, per gli emarginati che trovano un fondamentale punto di ascolto, e per la sua chiara collocazione politica, divenne un punto di riferimento soprattutto per molti militanti della nuova sinistra, cristiani e non.

L’episodio che scatena il provvedimento di espulsione è un incidente verificatosi nel corso di una predica domenicale: nel quartiere era stata scoperta una fumeria di hashish e l’episodio aveva suscitato indignazione nell’alta borghesia del quartiere: Andrea, prendendo spunto dal fatto, ricordò nella propria predica che rimanevano diffuse altre droghe, per esempio quelle del linguaggio, grazie alle quali un ragazzo può diventare “inadatto agli studi” se figlio di povera gente, oppure un bombardamento di popolazioni inermi può diventare “azione a difesa della libertà”.

Qualcuno disse che Andrea era oramai sfacciatamente comunista e le accuse si moltiplicarono affermando di aver passato ogni limite: la Curia decide per il suo allontanamento dal Carmine.
Questo provvedimento provoca nella parrocchia e nella città un vigoroso movimento di protesta ma, la Curia, non torna indietro e il “prete scomodo” deve obbedire: rinuncia al posto “offertogli” all’isola di Capraia che lo avrebbe totalmente e definitivamente isolato.

Lasciare materialmente la parrocchia non significa per lui abbandonare l’impegno.
Qualche tempo dopo venne accolto dal parroco di San Benedetto al Porto, don Federico Rebora, e insieme a un piccolo gruppo diede vita alla sua comunità di base, la Comunità di San Benedetto al Porto. Da allora si è impegnato sempre di più per la pace e nel recupero degli emarginati, chiedendo anche la legalizzazione delle droghe leggere: nel 2006 si è fatto multare, compiendo una disobbedienza civile, fumando uno spinello nel palazzo comunale di Genova per protestare contro la legge sulle droghe.


Canzoni dedicate a Don Andrea Gallo:
La lunga notte di Cisco, Angelicamente anarchico di Joe Natta, Lasciami andare di Andrea Sigona, Anarcangeli di Marco Rovelli, Mi hanno rubato il prete degi Altera, Banditi nella sala degli Assalti Frontali,
Ho conosciuto un uomo di Luca Bassanese, Sant'Andrea di Filippo Andreani

Ama il tuo sogno seppure ti tormenta
capire il mondo con l'anima attenta
in prima fila se c'è da andare avanti
straccio rosso al collo e forza con i canti

Castelli in aria, e poi le fondamenta
da costruire insieme a chi ha l'anima attenta
ancora in strada a trafficare in sogni
sui margini del tempo, a far progetti coi compagni

Il tempo è stretto, angelica è la mente
come quella notte a far staffetta là sul monte
osare la speranza, tu recitavi piano
non ti abbandona mai quel silenzio partigiano

Tutto è comune, tutto è straniero
tutto è di tutti, la lotta ed il pensiero
tutto inizia sempre, e non è mai finita
bisogna far la festa fino in fondo a questa vita

Nei vicoli del porto comprendere l'ebbrezza
di chi perde la vita per troppa delicatezza
intimare al cielo di essere più chiaro
non basta mai il respiro a chi vive appeso a un filo

Con chi conosce l'ombra, cammini fianco a fianco
servo assai disobbediente alle leggi del branco
le vie non sono mai tracciate, bisogna farle
solo chi si perde sarà tra le anime salve

Se la città è invasa dai grandi della terra
combatti per non cedere a questa nuova guerra
E saprai che occorre continuare a farlo
Ogni venti luglio in piazza per non dimenticarlo

Tutto è comune, tutto è straniero
tutto è di tutti, la lotta ed il pensiero
tutto inizia sempre, e non è mai finita
bisogna far la festa fino in fondo a questa vita

inviata da Riccardo Venturi - 27/7/2013 - 14:45



Lingua: Italiano

Gli accordi per chitarra della canzone
Dom / Sol / Dom   -   Dom /Sol / Sol#  -  Fam / Sol# / Re#  - Re# - Sol – Dom  
Ama il tuo sogno seppure ti tormenta
capire il mondo con l'anima attenta
in prima fila se c'è da andare avanti
straccio rosso al collo e farci forza con i canti

Dom / Sol / Dom - Dom /Sol / Sol# - Fam / Sol# / Re# - Re# - Sol – Sol#
Castelli in aria, e poi le fondamenta
da costruire insieme a chi ha l'anima attenta
ancora in strada a trafficare in sogni
sui margini del tempo, a far progetti coi compagni

Dom / Sol / Dom - Dom /Sol / Sol# - Fam / Sol# / Re# - Re# - Sol – Sol#
Il tempo è stretto, angelica è la mente
come quella notte a far staffetta là sul monte
osare la speranza, tu recitavi piano
non ti abbandona mai quel silenzio partigiano

Fam / Sol# / Re# / Sol / Re# / Fa / Sol#m / Sol
Tutto è comune, l'universo intero
tutto è di tutti, l'amore ed il pensiero
tutto inizia sempre, e non è mai finita
bisogna far la festa fino in fondo a questa vita

Nei vicoli del porto comprendere l'ebbrezza
di chi perde la vita per troppa delicatezza
intimare al cielo di essere più chiaro
non è vero che muor giovane colui ch'al cielo è caro

Con chi conosce l'ombra, cammini fianco a fianco
servo assai disobbediente alle leggi del branco
le vie non sono mai tracciate, bisogna farle
solo chi si avventura sarà tra le anime salve

Se la città è invasa dai grandi della terra
combatti per non cedere a questa nuova guerra
E saprai che occorre continuare a farlo
ogni venti luglio in piazza per non dimenticarlo

inviata da CCG/AWS Staff - 27/7/2013 - 15:15



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