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Si bruci la luna (Porrajmos)

Alessio Lega
Lingua: Italiano


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Croazia, luglio 1942. Rom deportati da Kozare a Jasenovac, campi di concentramento croati
Croazia, luglio 1942. Rom deportati da Kozare a Jasenovac, campi di concentramento croati


.... "Ho perciò scritto una ballata nella quale torna la “luna” di Garcia Lorca, le parole di Fabrizio De André quando diceva che se gli zingari rubano, quanto meno non lo fanno tramite banca, e soprattutto torna la coscienza nera del popolo italiano, che troppo spesso si considera solo il complice, il “palo” dell’alleato nazista.

Lui vero colpevole e noi “brava gente”. Per questo ho evocato invece il nome dell’italianissima Risiera di San Sabba e dell’orrido giornale di Telesio Interlandi “la difesa della razza”, come pure “il manifesto degli scienziati razzisti” (non sto scherzando… si definivano proprio così!). Ma soprattutto l’idea che noi non possiamo distogliere la memoria dal Porrajmos, perché ne portiamo addosso una macchia che si rinnova ogni volta che il nome del popolo Rom viene pubblicamente infamato."
Da Rivista anarchica - aprile 2012
Che fastidio questa luna… da mille anni sulla terra
senza mai fondare stato senza mai portare guerra
senza mai fondare banche non accumulando niente
qualche volta anche rubando per sfamare la sua gente…

E poi via di balza in balza, che la luna non si ferma
coi suoi carri e via sobbalza, luna che tira di scherma
coi suoi raggi inargentati, quell’argento maledetto
dentro il cuore dei soldati, gli agitava tutto il petto.

Come il cuore non si arresta come il tempo non aspetta
come tutto è una gran festa movimento, amore, fretta...

«Si bruci anche la luna con le stelle che di noi non han rispetto
che attraversa il buio e ride, che non ha sale d’aspetto»
così dissero i nazisti quando chiusero la gabbia
degli zingari nel campo di risiera di San Sabba.

«Si bruci anche la luna misteriosa che sa leggere le carte
sul violino della sposa sulla giostra che riparte»
Così dissero i fascisti in difesa della razza
così vollero i razzisti della scienza che ti ammazza.

Così vollero fermare
quel gran viaggio della vita
così vollero bruciare
la speranza inaridita.

Rimasero i campi deserti
e il cielo disabitato
i vivi più morti dei morti
nel crematorio di Stato.

Quei pochi tornarono al viaggio
senza un momento di gloria
“Porrajmos”: un nome selvaggio
non soldi, rispetto o memoria.

Ripresero i carri più lenti
«parlare dei morti è sfortuna»
stringendo il silenzio fra i denti
una cicatrice di luna.

Ma in cielo una ferita resta aperta nel bel mondo ch’è rinato
che si scorda sempre tutto per ripetere il passato
questa pioggia che cadendo pare proprio abbia gridato
«c’è un Porrajmos dentro il campo che anche oggi han sgomberato»

E brucia ancora luna, brucia ancora dentro il mondo che è lo stesso
Dove chi non sa non può non vuole stare al compromesso
è uno zingaro, un nemico, è un colpevole, un diverso
e tu luna brucia ancora brucia sempre brucia adesso

inviata da adriana - 16/4/2012 - 14:05


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