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Una fiaba

Gino Strada


Lingua: Italiano


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Ritornare a sognare (Canzone per Gino Strada)
(Joe Natta)
Ghetto
(Modena City Ramblers)
Katanga
(Gli Anarchici milanesi)


gino e cecilia strada


Non è una canzone, questa. E' una fiaba. Ma l'ha scritta Gino Strada, e una cosa di Gino Strada qui dentro ci deve essere. Per forza. Assolutamente. Senza meno. 'Un c'è Cristo che tenga. E poi...ogni cosa può essere o diventare una canzone: basta pigliare una chitarra, o anche semplicemente la propria voce, e cantare. E' una fiaba che parla...di parole, e le parole sono importanti. Fondamentali. Decisive. La riprendiamo da Incrocio dei tempi.[RV]

Gino Strada, il medico fondatore di Emergency, ha scritto questa storia insieme a sua figlia Cecilia, per spiegare ai bambini il significato di parole come "diritti", "pace", "uguaglianza".


Canzoni che citano Gino Strada:
Ghetto dei Modena City Ramblers
Pappagalli verdi di Piero Pelù
Ritornare a sognare (Canzone per Gino Strada) di Joe Natta
(DoNQuijote82)
C 'era una volta un pianeta chiamato Terra. Si chiamava Terra anche se, a dire il vero, c'era molta più acqua che terra su quel pianeta. Gli abitanti della Terra, infatti, usavano le parole in modo un po' bislacco. Prendete le automobili, per esempio. Quel coso rotondo che si usa per guidare, loro lo chiamavano "volante", anche se le macchine non volano affatto! Non sarebbe più logico chiamarlo "guidante", oppure "girante", visto che serve per girare? Anche sulle cose importanti si faceva molta confusione.

Si parlava spesso di "diritti": il diritto all'istruzione, per esempio, significava che tutti i bambini avrebbero potuto (e dovuto!) andare a scuola. Il diritto alla salute poi, avrebbe dovuto significare che chiunque, ferito, oppure malato, doveva avere la possibilità di andare in ospedale. Ma per chi viveva in un paese senza scuole, oppure a causa della guerra non poteva uscire di casa, oppure chi non aveva i soldi per pagare l'ospedale (e questo, nei paesi poveri, è più la regola che l'eccezione), questi diritti erano in realtà dei rovesci: non valevano un fico secco. Siccome non valevano per tutti ma solo per chi se li poteva permettere, queste cose non erano diritti: erano diventati privilegi, e cioè vantaggi particolari riservati a pochi. A volte, addirittura, i potenti della terra chiamavano "operazione di pace" quella che, in realtà, era un'operazione di guerra: dicevano proprio il contrario di quello che in realtà intendevano.E poi, sulla Terra, non c'era più accordo fra gli uomini sui significati: per alcuni ricchezza significava avere diecimila miliardi, per altri voleva dire avere almeno una patata da mangiare. Quanta confusione!Tanta confusione che un giorno il mago Linguaggio non ne potè più. Linguaggio era un mago potentissimo, che tanto tempo prima aveva inventato le parole e le aveva regalate agli uomini. All'inizio c'era stato un po' di trambusto, perché gli uomini non sapevano come usarle, e se uno diceva carciofo l'altro pensava al canguro, e se uno chiedeva spaghetti l'altro intendeva gorilla, e al ristorante non ci si capiva mai. Allora il mago Linguaggio appiccicò ad ogni parola un significato preciso, cosicché le parole volessero dire sempre la stessa cosa, e per tutti.

Da allora il carciofo è sempre stato un ortaggio, e il gorilla un animale peloso, e non c'era più il rischio di trovarsi per sbaglio nel piatto un grosso animale peloso, con il suo testone coperto di sugo di pomodoro. Questo lavoro, di dare alle parole un significato preciso, era costato un bel po' di fatica al mago Linguaggio. Adesso, vedendo che gli uomini se ne infischiavano del suo lavoro, e continuavano ad usarle a capocchia, decise di dare loro una lezione. "Le parole sono importanti" amava dire; "se si cambiano le parole si cambia anche il mondo, e poi non si capisce più niente". Una notte, dunque, si mise a scombinare un po' le cose, spostando una sillaba qui, una là, mescolando vocali e consonanti, anagrammando i nomi. Alla mattina, infatti, non ci si capiva più niente. A tutti gli alberghi di una grande città aveva rubato la lettera gi e la lettera acca, ed erano diventati... alberi! Decine e decine di enormi alberi, con sopra letti e comodini e frigobar, e i clienti stupitissimi che per scendere dovevano usare le liane come Tarzan. Alle macchine aveva rubato una enne, facendole diventare macchie, e chi cercava la propria automobile trovava soltanto una grossa chiazza colorata parcheggiata in strada. Alle torte invece aveva aggiunto una esse, erano diventate tutte storte, e cadevano per terra prima che i bambini se le potessero mangiare. Erano talmente storte che non erano più buone nemmeno per essere tirate in faccia. Nelle scuole si era anche divertito ad anagrammare, al momento dell'appello, la parola presente, e se prima gli alunni erano tutti presenti, adesso erano tutti serpenti, e le maestre scappavano via terrorizzate. Poi si era tolto uno sfizio personale: aveva eliminato del tutto la parola guerra, che aveva inventato per sbaglio, e non gli era mai piaciuta. Così un grande capo della terra, che in quel momento stava per dichiarare guerra, dovette interrompersi a metà della frase, e non se ne fece nulla. Inoltre aveva trasformato i cannoni in cannoli, siciliani naturalmente, e chi stava combattendo si ritrovò tutto coperto di ricotta e canditi. Andò avanti così per parecchi giorni, con le scarpe che diventavano carpe e nuotavano via, i mattoni che diventavano gattoni e le case si mettevano a miagolare, il pane che si trasformava in un cane e morsicava chi lo voleva mangiare. Quanta confusione! Troppa confusione, e gli uomini non ne potevano più.

Mandarono quindi una delegazione dal mago Linguaggio, a chiedere che rimettesse a posto le parole, e con loro il mondo. "E va bene", disse Linguaggio, "ma solo ad una condizione: che cominciate a usare le parole con il loro giusto significato.". "I diritti degli uomini devono essere di tutti gli uomini, proprio di tutti, sennò chiamateli privilegi. Uguaglianza deve significare davvero che tutti sono uguali e non che alcuni sono più uguali di altri. E per quanto riguarda la guerra..." "Per quanto riguarda la guerra" lo interruppero gli uomini "ci abbiamo pensato... tienitela pure: è una parola di cui vogliamo fare a meno."

inviata da Riccardo Venturi - 8/6/2006 - 17:35


L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali

articolo 11
Così recita l'inizio dell'articolo 11 della Costituzione italiana.

E così è scritto sulla tessera 2011 di Emergency, associazione italiana indipendente e neutrale, nata nel 1994, che in tutti questi anni ha offerto e continua ad offrire cure medico-chirurgiche gratuite e di elevata qualità alle vittime delle guerre, delle mine antiuomo e della povertà in Afghanistan, Cambogia, Iraq, Repubblica Centrafricana, Sierra Leone, Sudan e anche in Italia, perchè pure da noi il diritto alla cura è per molti troppo spesso disatteso.

Le CCG/AWS invitano quanti frequentano queste pagine a sostenere Emergency richiedendo o regalando la tessera 2011 dell'Associazione o aiutando i suoi progetti
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Bartleby - 26/1/2011 - 21:08


DonQuijote82 - 27/1/2011 - 19:03


L'epidemia di Ebola costringe a riflettere. 2 pazienti su 3 sono morti in Africa. Uno sì, due no, uno sopravvive e due muoiono.
In Europa e negli USA, invece, sono stati curati complessivamente 25 pazienti. 5 sono morti e 20 sopravvissuti. 66 % di mortalità in Africa, 20% nei Paesi ricchi. Perché questa differenza? O per dirla in modo meno asettico: perché la stessa malattia lascia speranza, o condanna a morte? Risposta semplice: la differenza la fa la "cura". Cittadini di prima e di seconda classe, chi ha diritto alla cura e chi non ce l'ha.

Ebola


Quando ero studente ho avuto il privilegio di conoscere e di ascoltare il grande maestro di etica e di medicina Giulio Alfredo Maccacaro. Scriveva all'inizio degli anni settanta "Non si insegna, non si divulga e quindi non si sa che la vita media non usava distinguere per classi sociali fino all'inizio della rivoluzione industriale: è con questa che la morte e la malattia imparano a discriminare sempre più severamente ed attentamente, entro una stessa collettività, tra ricchi e poveri... ci si ammala e si muore di classe, come sulla tragica tolda del Titanic".
A bordo del Titanic, su un totale di 143 viaggiatrici di prima classe solo 4 perirono (3 avevano scelto volontariamente di rimanere sulla nave), mentre tra le viaggiatrici di terza classe 81 donne su 179 affondarono con la nave.
Lo stesso destino dei malati di ‪#‎Ebola‬, nei Paesi ricchi o in Africa.

Siamo tutti consapevoli che non esiste ancora una cura specifica per l'Ebola, ma "una cura" è stata possibile "outside Africa", e ha guarito l'80% dei pazienti.
E allora perché non renderla disponibile anche "inside Africa", ad esempio in Sierra Leone?

Si sa, "in Africa mancano le risorse" è il ritornello, la "spiegazione" che diventa poi giustificazione della scelta di continuare a discriminare, di continuare con la medicina "per i poveri".
"Eh, mah, cure più complesse sono da valutare, bisogna considerare il contesto"... si sente noiosamente ripetere ad ogni meeting da varie organizzazioni istituzioni ed esperti.
Conosciamo il contesto dell'Africa, e della Sierra Leone, dove lavoriamo da 14 anni. Ma non siamo qui per giustificarlo, anzi dobbiamo e vogliamo migliorarlo. È il grande sforzo che lo staff internazionale e sierraleonese di EMERGENCY sta facendo: costruire un contesto di diritti condivisi, praticare una medicina senza discriminazioni. Gli strumenti a disposizione per salvare una vita (pochi o tanti, efficaci o inutili che siano) devono essere resi disponibili a tutti.

Mancano risorse? Troviamole.

Non è mai esistita una terapia intensiva per l'Ebola (e sfortunatamente non solo per l'Ebola) in Africa? Facciamola.
In Europa e negli USA tutti i pazienti sono stati curati (e 4 su 5 sono guariti) in reparti di terapia intensiva, non solo di isolamento, a hanno ricevuto assistenza continuativa e non sporadica.

Si deve e si può fare una terapia intensiva dello stesso livello, o molto simile, anche in Africa.
È un obbligo morale e scientifico, e un progetto realizzabile: queste foto lo testimoniano, siamo in Sierra Leone a portare medicina, non solo "compassione".

Gino Strada

1/2/2015 - 18:41


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