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Le ultime voci di Radio Alice

Radio Alice


Lingua: Italiano

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In un antico palazzo
(Sarabanda)
Lavorare con lentezza
(Enzo Del Re)
Mio fratello è figlio unico
(Rino Gaetano)


Parole, senza musica, di quattro ragazzi arrestati, pestati, torturati e incarcerati senza avere fatto nient'altro che una radio libera.
Si veda anche Mio fratello è figlio unico.

Radio Alice, Bologna, 1976-1977.
Radio Alice, Bologna, 1976-1977.



Questa non è una canzone.
Sono le ultime voci di Radio Alice di Bologna, il 12 marzo 1977, al momento dell'irruzione della polizia nei locali della radio, in via del Pratello 41. La repressione poliziesca in diretta radio il giorno dopo l'assassinio di Francesco Lorusso.
E' un documento che, nel sito e all'interno del percorso sulla repressione, riteniamo assolutamente necessario proporre e diffondere
No, non è una canzone. O forse sì. E' l'unica vera e possibile colonna sonora per quei giorni.


Questo sono le ultime voci diffuse sabato 12 marzo 1977, ore 23.15.

ANTEFATTO: verso le 11 di sera del 12 Marzo, in radio ci sono una ventina di compagni, si discute degli scontri e della situazione di piazza, sia in onda, sia fra persone.
Al momento la città è calma, le forze dell'ordine si sono ritirate dalla zona universitaria e sembra che si stia andando verso una riduzione del livello dello scontro.
All'improvviso dei violenti colpi alla porta annuciano l'arrivo della polizia, i compagni decidono di fuggire dai tetti, in redazione rimangono Mauro e Valerio Minnella per proteggere le apparecchiature e Antonio Fresca e Paolo Saponara (occasionalmente presenti anche se non sono redattori della radio) che non se la sentono di affrontare nel buio i tetti di Bologna.



La trasmissione inizia con rumori di sottofondo, con grande casino, sedie spostate, gente che si muove nella stanza.
Un compagno: ... portate via questo
Valerio dall'altra stanza: Avete il mandato?
voce di poliziotto: Si
Si sente lo squillo del telefono:
Mauro al telefono: Alice?
Valerio dall'altra stanza: Fai vedere?
voce di poliziotto: Si, apri la porta
Valerio dall'altra stanza: Prima voglio vedere il mandato.
Mauro al telefono: Metti giu' c'e' la polizia, qui sopra da noi.
Antonio: Scappiamo di sopra, scappiamo lì.
Mauro: Piano, ragazzi.
Un compagno: Su, su aspettate. Non aprite, non aprite fin quando non arriva qualcuno ...
Di nuovo il telefono:
Mauro al telefono: Pronto, Alice?
Valerio: C'hanno le pistole puntate, non apriamo un cazzo ...
Mauro: Si', c'e' la polizia, se trovi qualcuno del collettivo giuridico di difesa, immediatamente qui!
Un compagno: No, ma non scappate dalla finestre
(casino)
Mauro al telefono: Non me frega niente ....(casino) Ascolta, e' più importante ... Ascolta lascia giu' ti prego.
Attenzione, a tutti gli avvocati, a tutti i compagni che ci sentono, che si mettano in comunicazione con gli avvocati. Attenzione a tutti i compagni che ci sentono: tentino di mettersi in comunicazione con l'avvocato Insolera e con gli altri del Collettivo Giuridico di difesa.
voce di sottofondo: Ci spara la polizia, ci sparano!
Mauro: Daniela, se sei alla radio stai calma!
Antonio: No dove andate.
Valerio: ... Fai quel numero di telefono Mauro: Non va bene questo. Questo qui, Gamberini 51...
Valerio: Casa? Mauro: Si, ... 51...
Valerio: ... voi siete puliti? voce dal fondo: Si, si
Mauro: 80 ... Ancora un appello di radio Alice, radio Alice ha la polizia alle porte e tutti i compagni del Collettivo giuridico di difesa, per favore, si precipitino qui in via Pratello.
......
Mauro: Risponde nessuno ?
Valerio: Non risponde nessuno.
Mauro: Attenzione, tutti i compagni del Collettivo Giuridico di difesa, telefonino alla radio e si precipitino immediatamente qui.
(squilla il telefono)
Mauro al telefono: Pronto si'.
Polizia: Aprite! (rumore di colpi).
Mauro al telefono: Mauro, ascolta (ancora rumori di colpi piu' forti) c'e' la polizia qui, stiamo aspettando gli avvocati...
Attenzione, qui ancora Radio Alice stiamo aspettando che arrivino gli avvocati per poter fare entrare la polizia.
C'e' la poliziache sta tentando di sfondare la porta in questo momento (rumore di colpi)... Non so se sentite i colpi per radio (rumori di fondo confusi)... abbassa il coso...
Valerio al telefono: Si c'e' la polizia alla porta che tenta di sfondare, hanno le pistole puntate e io mi rifiuto di aprire, gli ho detto finche' non calano le pistole e non mi fanno vedere il mandato.
E poi siccome non calano le pistole gli ho detto che non apriamo finche' non arriva il nostro avvocato.
Puoi venire d'urgenza, per favore, ti prego d'urgenza, ti prego...
c'hanno le pistole e i corpetti antiproiettile e tutte ste' palle qua...
via del Pratello 41..
ok! ti aspettiamo... ciao.
Valerio: Digli... Mauro! stai basso!!!
Mauro urla alla polizia: Gli avvocati! Un momento che stanno arrivando gli avvocati!
(telefono)
Un compagno: Telefono!
Mauro alla polizia: Dopo quando ci sono gli avvocati.
(Ancora telefono)
Mauro al telefono: Alice
Un compagno: Dio boia, che sfiga
Mauro: Si ascolta, abbiamo la polizia qui alla porta, lascia giu' per favore il telefono.
Valerio: Attenzione, qui e' sempre radio Alice, abbiamo la polizia fuori dalla porta
(campanello) con i corpetti antiproiettile, con le pistole in mano e tutte ste' cose qua e stiamo aspettando i nostri avvocati.
Ci rifiutiamo assolutamente di far entrare la polizia finche' i nostri avvocati non sono qua.
Perche' loro puntano le pistole e cose del genere e non sono assolutamente cose che noi possiamo accettare...
va beh, prego i compagni di radio Citta',se stanno ritrasmettendo come mi pare il nostro programma, se per favore ci danno l'avviso, via radio li sto ascoltando.
Mauro: Tutti i compagni, tutti i compagni in Piazza Maggiore prima di mezzanotte, assolutamente.
Radio Citta', che telefoni qui a Radio Alice.
(telefono)Pronto?
Valerio: Radio Citta' che telefoni a radio Alice, per favore, radio Citta' che telefoni qui a radio Alice per favore o che avvisi di essere in ascolto e di stare ritrasmettendo questa cosa, eh... attraverso la radio, per favore...
stiamo ascoltando.
Pero' non riusciamo a capire se e' un nostro rientro o se sono loro che ritrasmettono, per favore radio Citta' date la voce.
(telefono)
Mauro: Radio Citta', attenti allora amici di radio Citta', telefonate compagni...
(telefono) Pronto?
Valerio: Comunque compagni la situazione e' stabile.
Mauro al telefono: No, Signora, stiamo solo aspettando gli avvocati.
Valerio: La situazione e' stabile, la polizia e' sempre fuori che aspetta di entrare sempre con i corpetti antiproiettile, sempre con le pistole puntate.
Mauro al telefono: Ne sta arrivando uno ...
Valerio: Hanno detto che sfonderanno la porta e cose di questo genere
(voci)Preghiamo tutti i compagni che conoscono avvocati di telefonargli e dirgli che siamo assediati dalla polizia in questa maniera,
non so se avete visto il film eh... porca vacca come cazzo si chiamava... quello di Bohl... quello sulla Germania... ...il caso Katharina Blum!
Ecco gli stessi identici elmetti, gli stessi identici giubbotti antiproiettile, le Berette puntate e cose di questo genere, veramente assurdo, veramente incredibile, (voci) veramente da film (ancora voci di fondo), giuro che se non battessero alla porta qui fuori penserei di essere al cinema...
Mauro dal fondo: non ce l'ho sottomano, ascolta nessuno sa il numero di radio Citta'? Valerio: 34 64 58.
Valerio: Stiamo aspettando ancora l'arrivo del compagno.
Siamo in quattro qui su alla radio che, niente... che facciamo lavoro di controinformazione e siamo qui che aspettiamo la polizia per vedere che cazzo fa.
(voci concitate e rumori) Per il momento sembrano tranquilli, non fanno tanto casino, si sono calmati, hanno smesso di picchiare contro la porta, si vede che la ritengono molto robusta...
eh, mi dai un disco che mettiamo su un po' di musica, porco dio.
(Squilla il telefono)
Mauro: Alice...
Valerio: Il telefono qui e' a getto continuo, veramente a getto continuo...
ecco qui Beethoven se vi va bene, bene, se no seghe...
Mauro: No, Calimero e' andato via, si'...
Dal fondo: dio boia, lo sapevo, lo sapevo
Mauro al telefono: No, ascolta, sono da solo, c'e' la polizia qui che sta battendo sulla porta.
(Musica)
Valerio: Un po' di musica di sottofondo
(continua la musica)
Mauro: Non lo so, ascolta, non so nemmeno se vado a dormire, stanotte... Che rottura di palle, anche lei lì...
Antonio: Dai vagli mo a dire che aspettiamo gli avvocati...
(si sente casino e colpi forti)
Valerio: Dunque la polizia ha ricominciato a battere alla porta, continua a urlare di aprire.
Mauro alla polizia: Stanno arrivando!!! Stanno arrivando!!!
Valerio a Mauro: Stai attento! Stai giu'!!!
Polizia: Porco dio, aprite, aprite!!!
(Si sente un gran casino)
Mauro alla polizia: Stanno arrivando gli avvocati, aspettate cinque minuti, sono qua per strada.
Polizia: Entriamo dentro state pronti!!!
Mauro: fai sentire i colpi
Valerio: Gli unici commenti sono: Porco dio, aprite e cose di questo genere...
(Squilla il telefono) Alice!
Polizia: State con le mani in alto, mani in alto.
Valerio al telefono mentre la polizia entra: Non so chi sia Alberto, no, non sono Matteo, senti c'e' la polizia alla porta...
(Casino)
Antonio: Sono entrati, sono qui!!!
Valerio: Sono entrati!!! sono entrati!
Siamo con le mani alzate, sono entrati, siamo con le mani alzate...
(Casino, rumori di attrezzature smosse)
Valerio: Ecco, stanno strappando il microfono...
Polizia: Mani in alto eh!
Valerio: Ci abbiamo le mani in alto. Stanno strappando il microfono
(Casino)... hanno detto ...(Casino) questo è un posto del mandato...

... SILENZIO ...

POSTFATTO: La polizia arresta i quattro compagni più Paolo Epifano che nel frattempo, ignaro di tutto, sta salendo le scale di via del Pratello 41.
In questura i poliziotti pestano violentemente i cinque compagni negli uffici della squadra mobile, dopodiché li trasferiscono nelle carceri di San Giovanni in Monte (Questi fatti vengono descritti da Valerio Minnella in un articolo comparso su "Il Domani di Bologna" dopo i pestaggi di polizia del G8 di Genova).
Qui resteranno alcuni mesi prima di essere scarcerati in libertà vigilata.
Il processo si svolgerà solo sette anni dopo e si concluderà con l'assoluzione.

inviata da Riccardo Venturi - 26/5/2006 - 15:28


FRANCESCO LORUSSO. BOLOGNA, 11 MARZO 1977.

Francesco Lorusso.
Dal libro "In Ordine Pubblico" di autori vari - 2003 - curato da Paola Staccioli - Editore Associazione Walter Rossi
Da Reti Invisibili.

La mattina dell'11 marzo 1977 a Bologna, in seguito a un contrasto sorto nell'Istituto di Anatomia fra alcuni militanti del movimento e il servizio d'ordine di Comunione e Liberazione, i giovani del gruppo cattolico si barricano all'interno di un'aula, invocando l'intervento delle forze di polizia. Appena giunti sul posto, con mezzi spropositati, i carabinieri si scagliano contro gli studenti di sinistra intenti a lanciare slogan. La carica fa subito salire la tensione. Nel corso degli scontri successivi, che interessano tutta la zona universitaria, Francesco Lorusso, 25 anni, militante di Lotta Continua, viene raggiunto da un proiettile mentre sta correndo, insieme ai suoi compagni, per cercare riparo. Muore sull'ambulanza, durante il trasporto in ospedale. Alcuni testimoni riferiranno di aver visto un uomo, poi identificato nel carabiniere ausiliario Massimo Tramontani, esplodere vari colpi, in rapida successione, poggiando il braccio su un'auto per prendere meglio la mira. Lo sparatore, arrestato agli inizi di settembre e scarcerato dopo circa un mese e mezzo, sarà in seguito prosciolto per aver fatto uso legittimo delle armi.
Quando si diffonde la notizia dell'assassinio, migliaia di persone affluiscono all'Università. Dopo che il corteo, partito nel pomeriggio, viene disperso da violente cariche, una parte dei manifestanti occupa alcuni binari della stazione ferroviaria, scontrandosi con la polizia, mentre altri si dirigono verso il centro della città e sfogano la propria rabbia anche infrangendo le vetrine dei negozi. Le iniziative di protesta dei giorni successivi sono duramente represse. Numerosi i fermi e gli arresti. Finiscono in carcere, tra gli altri, i redattori di Radio Alice, emittente dell'area dell'Autonomia Operaia chiusa dalla polizia armi alla mano.
I fatti di Bologna caricano di tensione l'imponente corteo nazionale contro la repressione che si svolge il 12 marzo a Roma. Bottiglie molotov vengono lanciate contro sedi della DC, comandi di carabinieri e polizia, banche, ambasciate. Gli scontri nelle strade sono violenti, e in alcuni casi si svolgono a colpi di arma da fuoco.
Ai compagni, ai familiari e agli amici di Lorusso si impedisce intanto di svolgere il funerale in città e di allestire la camera ardente nel centro storico, mentre il contatto ricercato dai militanti del movimento con i Consigli di Fabbrica e la Camera del Lavoro è reso difficile dalla posizione intransigente assunta dalle organizzazioni della sinistra storica. La frattura con il PCI raggiunge il suo apice nella manifestazione contro la violenza, organizzata per il 16 marzo a Bologna dai sindacati confederali, con la partecipazione, tra gli altri, della DC, partito che il movimento aveva indicato quale principale responsabile dell'assassinio. In quell'occasione al fratello di Francesco fu vietato l'intervento dal palco.

Riccardo Venturi - 26/5/2006 - 15:36



Lingua: Italiano

DOCUMENTO DEL COLLETTIVO DI CONTROINFORMAZIONE DEL MOVIMENTO DEL 12 MARZO 1977

11.03.2003
Collettivo Bellaciao

16 colpi a altezza uomo in Via Mascarella. Da Radio Alice.
16 colpi a altezza uomo in Via Mascarella. Da Radio Alice.
Alle 10, assemblea di Comunione e Liberazione: circa 400 persone. Cinque compagni di Medicina, presentatisi all'entrata, vengono malmenati e scaraventati fuori dall'aula. La notizia si sparge nell'università e accorrono una trentina di compagni che vengono dapprima fronteggiati da un centinaio di squadristi ciellini. L'aggressione da parte dei cosiddetti "autonomi" consiste nel lancio di slogans e scambi verbali (ad esempio: "Barabba libero", "Seveso, Seveso"). Scatta la provocazione preordinata: i ciellini si barricano all'interno dell'aula; uno di loro, d'accordo con il prof. Cattaneo, che intanto aveva interpellato il rettore Rizzoli, chiede l'intervento della polizia e dell'ambulanza, prima ancora che succedesse qualcosa.

Nel frattempo, fuori dall'Istituto di Anatomia, si raggruppa un centinaio di compagni; quelli rimasti dentro, dopo aver cercato di sfondare la porta dell'aula, chiedono l'individuazione dei responsabili dell'aggressione, invitando gli estranei al fatto ad uscire. Vista l'inutilità di questi tentativi, i compagni si ricongiungono agli altri che fuori dall'istituto di Anatomia lanciavano slogans contro CL. Dopo appena mezz'ora, arrivano polizia e carabinieri con cellulari, gipponi e camion, in numero certamente spropositato. I compagni escono allora dal giardino antistante l'istituto e si raccolgono sul marciapiede nei pressi del cancello; un primo gruppo di carabinieri entra e si schiera nel giardino, un secondo gruppo esegue la stessa manovra: sta per entrare, si scaraventa contro i compagni, manganellandoli senza alcuna motivazione.

I compagni scappano verso Porta Zamboni; parte la prima scarica di candelotti. Ritornando verso via Irnerio, i compagni vengono bloccati da una autocolonna di PS e carabinieri ed é a questo punto che un carabiniere spara ripetutamente. Per difendersi, viene lanciata una molotov contro la jeep, causando un principio d'incendio. Poi, in Via Mascarella, un gruppo di compagni che ritornava verso l'università incontra una colonna di carabinieri proveniente da Via Irnerio: a questo punto il compagno Francesco Lorusso (militante di Lotta Continua) viene freddamente ucciso. Era rimasto a studiare fino alle 12,30 e solo allora era sceso in strada. I carabinieri caricano il gruppo in cui si trova Francesco e partono le prime raffiche di mitra: alcuni compagni scappano verso l'università, risalendo Via Mascarella. Una pistola calibro 9 si punta sui compagni ed esplode 6 - 7 colpi in rapida successione: lo sparatore (come testimoniano i lavoratori della Zanichelli) indossa una divisa, senza bandoliera, e un elmetto con visiera; prende la mira con precisione, poggiando il braccio su di una macchina. Francesco, sentendo i primi colpi, si volta mentre corre con gli altri e viene colpito trasversalmente. Sulla spinta della corsa percorre altri 10 metri e cade sul selciato, sotto il portico di Via Mascarella. Quattro compagni lo raccolgono e lo trasportano fino alla libreria Il Picchio, da dove un'autoambulanza lo porta all'ospedale. Francesco vi giunge morto.

Nel frattempo, la polizia dopo aver disperso i compagni in Via Irnerio, si ritira in questura. La voce che un compagno é stato ucciso si sparge rapidamente. Radio Alice ne dà la notizia verso le 13,30. Da allora in poi nella zona universitaria é un continuo fluire di compagni. Tutti gli strumenti di informazione che il movimento possiede sono in funzione, dalle parole alla radio. All'incredulità e al disorientamento si sovrappongono il dolore e la rabbia. L'università si organizza per evitare nuove provocazioni della polizia, vengono chiuse tutte le vie d'accesso, ogni facoltà si riunisce e dalle assemblee improvvisate (tutte le aule, la mensa, ogni spazio é riempito dai compagni che si organizzano) emerge con chiarezza che l'assassinio di Francesco é tutto tranne un "incidente". Vengono fatte telefonate ai vari CdF e si manda una delegazione alla Camera del Lavoro per chiedere l'adesione al corteo. La rabbia e il dolore si fanno crescenti e la maggioranza dei compagni individua gli obiettivi e le risposte che il movimento vuole dare. La libreria di CL, Terra Promessa, ridiventa per la terza volta "terra bruciata".

Finite le assemblee si organizzano i servizi d'ordine allo scopo di garantire l'autodifesa del corteo e da tutte le parti si grida che l'obiettivo politico da colpire é la DC. Si parte con un'imponente manifestazione di 8.000 compagni. Sono le 17,30. Il corteo é in Via Rizzoli: alcuni compagni se ne staccano e infrangono le vetrine della via centrale. In Piazza Maggiore il corteo sfila, raccogliendo i compagni rimasti, mentre un gruppo di aderenti al PCI si raccoglie attorno al Sacrario dei Caduti; l'attesa partecipazione dei consigli di fabbrica veniva meno. Il corteo si dirige in Via Ugo Bassi, dove altre vetrine vengono infrante.

Nei pressi della sede della DC, la polizia si scontra con la testa del corteo che riesce ad evitarne l'irruzione nel corteo stesso. Intanto, la coda si scioglie e si disperde nelle stradine laterali. Un primo troncone si ricompone in Via Indipendenza e si dirige alla stazione FS, occupando i primi binari. L'altra parte si ricompone in Piazza Maggiore e si immette in Via Indipendenza dove apprende la notizia dell'occupazione della stazione. Qui intanto iniziano gli scontri, la polizia entra nell'atrio principale, sparando candelotti; i compagni rispondono, riuscendo così ad allontanarsi da un'uscita laterale. Il resto del corteo é nel frattempo arrivato nella zona universitaria, dove ci si riunisce in assemblea, per una valutazione della giornata e per organizzare il viaggio a Roma dell'indomani; nel frattempo viene "aperto" il ristorante di lusso il Cantunzein e centinaia di compagni possono sfamarsi. L'assemblea, iniziata nell'aula magna di Lettere, per l'enorme afflusso di gente viene trasferita al cinema Odeon. Nei pressi del cinema, un compagno viene sequestrato da agenti in borghese, armi in pugno e trasportato via su un'auto con targa civile. Nella notte vengono effettuati numerosi arresti e perquisizioni domiciliari.

Nel tardo pomeriggio le federazioni bolognesi del Pci e della Fgci distribuiscono un volantino: "... Una nuova grave provocazione é stata messa in atto oggi a Bologna. Essa ha preso il via da un'inammissibiie decisione di un gruppo della cosiddetta Autonomia di impedire l'assemblea di CL e da gravi interventi da parte delle forze di polizia. Di fronte a una situazione di tensione nella quale ancora una volta é emerso il ruolo di intimidazione e di provocazione dei gruppi neosquadristici, si é intervenuto con l'uso di armi da fuoco da parte di agenti di PS e dei carabinieri... dev'essere isolata e battuta la logica della provocazione e della violenza che piú che mai é al servizio della reazione. Da tempo nella nostra cittá ristretti gruppi di provocatori, ben individuati, hanno agito all'interno di questa precisa logica".

inviata da Riccardo Venturi - 26/5/2006 - 17:01


BOLOGNA, 11 MARZO 1977. IL COMPAGNO SINDACO ZANGHERI CHIAMA I CARRI ARMATI. LA REPRESSIONE.

Tutte le foto sono riprese dal Sito di Radio Alice.

Il corteo.
Il corteo.


Ancora il corteo.
Ancora il corteo.


Ancora il corteo.
Ancora il corteo.


Barricate in piazza Verdi.
Barricate in piazza Verdi.


Carri armati in via Anteo Zamboni.
Carri armati in via Anteo Zamboni.


I funerali di Francesco Lorusso.
I funerali di Francesco Lorusso.


La polizia irrompe nella facoltà di economia e commercio occupata.
La polizia irrompe nella facoltà di economia e commercio occupata.


Scritta murale contro il sindaco PCI Renato Zangheri.
Scritta murale contro il sindaco PCI Renato Zangheri.


Altra scritta contro Zangheri.
Altra scritta contro Zangheri.

Riccardo Venturi - 26/5/2006 - 17:10


LAVORARE CON LENTEZZA
di Enzo del Re

Enzo del Re.
Enzo del Re.


Riccardo Venturi - 26/5/2006 - 19:26


12 MARZO 1977 / 12 MARZO 2017: 40 ANNI FA LA CHIUSURA MANU MILITARI DI RADIO ALICE



La storia di Radio Alice nel ricordo di Valerio Minnella:

Riccardo Venturi - 12/3/2017 - 21:50


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