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Lo que más quiero

Isabel Parra


Lingua: Spagnolo

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Isabel Parra, Lo que más quiero


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[1971]
Scritta e cantata da Isabel Parra su versi di Violeta Parra
Escrita y cantada por Isabel Parra sobre versos de Violeta Parra
Album: Autores Chilenos (1971)
Altra interpretazione / Otra interpretación:
Inti-Illimani, La Nueva Canción Chilena (1974)

cuchillo


La coscienza di vivere, costantemente, sull'orlo del precipizio; l'incertezza che fa vivere ogni giorno come se fosse l'ultimo; la certezza che, in un istante, tutto può cambiare. Uomini o donne col fiele nel sangue, alberi che non danno ombra, cieli scuri e occhi uccisi dal buio, fiumi crudeli: solo mancava che un coltello privasse tutti della salute. In un certo senso, una canzone che prefigura, metaforicamente ma in modo assolutamente esatto, ciò che sarebbe accaduto di lì a non molto, in una sommersa primavera. Nel 1971, Isabel Parra compose questa canzone, straordinaria (basata su un vero e proprio coro a canone) e dall'andamento vertiginoso, su versi della madre che si era suicidata nel 1967; fu ripresa poi dagli Inti-Illimani nello storico album La nueva canción chilena. Il rovesciamento di qualsiasi cliché romantico, l'amore per la vita costantemente minacciata, e un'ironia tagliente come il coltello dell'ultima strofa.

Nota: Nella versione degli Inti-Illimani, "el hombre" è sostituito da "la mujer". [RV]
El hombre que yo más quiero,
en la sangre tiene hiel.
Me priva de su plumaje,
sabiendo que vá a llover,
sabiendo que va llover.

El árbol que yo más quiero,
tiene dura la razón.
Me priva de su fina sombra,
bajo los rayos del sol,
bajo los rayos del sol.

El cielo que yo más quiero,
se ha comenzado a nublar.
Mis ojos de nada sirven,
los mata la osbcuridad,
los mata la obscuridad.

El rio que yo más quiero,
no se quiere detener.
Con el ruido de sus águas,
no escucha que tengo sed,
no escucha que tengo sed.

Sín abrigo, sín la sombra,
sín el água, sín la luz.
Sólo falta que un cuchillo,
me prive de la salud,
me prive de la salud.

inviata da Riccardo Venturi - 2/1/2011 - 17:28



Lingua: Italiano

Versione italiana di Riccardo Venturi
2 gennaio 2011

loquemas
QUEL CHE PIÙ AMO

L'uomo che più amo
ha il fiele nel sangue.
Mi priva del suo riparo
pur sapendo che pioverà,
pur sapendo che pioverà.

L'albero che più amo
è duro di comprendonio:
mi priva della sua fresca ombra
sotto i raggi del sole,
sotto i raggi del sole.

Il cielo che più amo
si sta rannuvolando:
i miei occhi sono inutili,
li ammazza il buio,
li ammazza il buio.

Il fiume che più amo
non riesce a trattenersi:
col rumore delle sue acque
non sente che ho sete,
non sente che ho sete.

Senza riparo, senza ombra,
senz'acqua e senza luce,
manca solo che un coltello
mi privi della salute,
mi privi della salute.

2/1/2011 - 18:02


Grazie...

Marcello - 17/4/2011 - 22:28


Bella traduzione di una bellissima poesia, dai versi solo in apparenza strani

Claudio - 22/1/2016 - 14:56


Disperatamente bella...

11/9/2018 - 13:39



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