Lingua   

Mio fratello che guardi il mondo

Ivano Fossati


Lingua: Italiano


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(Ivano Fossati)


da "Lindbergh" (1992)

Lindbergh

"Da molti è stata intesa come una riflessione sul mondo degli extracomunitari. È un'interpretazione che ci può anche stare. Per me rifletteva in maniera più generale la difficile convivenza con la diversità. Intendevo la difficoltà dell'accettazione più ampia del termine: povertà, disagio, malattia, condizioni che possono cambiare, per fortuna. La strada della speranza è sempre aperta, la possiamo trovare. O meglio: è la strada che troverà noi"
(Ivano Fossati)
Mio fratello che guardi il mondo
e il mondo non somiglia a te
mio fratello che guardi il cielo
e il cielo non ti guarda.

Se c'è una strada sotto il mare
prima o poi ci troverà
se non c'è strada dentro al cuore degli altri
prima o poi si traccerà.

Sono nato e ho lavorato in ogni paese
e ho difeso con fatica la mia dignità
Sono nato e sono morto in ogni paese
e ho camminato in ogni strada del mondo che vedi.

Mio fratello che guardi il mondo
e il mondo non somiglia a te
mio fratello che guardi il cielo
e il cielo non ti guarda.

Se c'è una strada sotto il mare
prima o poi ci troverà
se non c'è strada dentro al cuore degli altri
prima o poi si traccerà.

23/11/2010 - 23:41



Lingua: Francese

Version française - MON FRÈRE QUI REGARDE LE MONDE – Marco Valdo M.I. – 2010
Chanson italienne – Mio fratello che guardi il mondo – Ivan Fossati - 1992


« Pour beaucoup, elle a été comprise (la chanson) comme une réflexion dur le monde des extracommunautaires. C'est une interprétation possible. Pour moi, elle reflète de manière plus générale la difficile convivance avec la diversité. J'entends la difficulté dans l'acception la plus large du terme : pauvreté, malaise, maladie, des conditions qui peuvent changer, par chance. La route de l'espérance est toujours ouverte, nous pouvons la trouver. Ou mieux, c'est la route qui nous trouve. »

(Ivano Fossati)
MON FRÈRE QUI REGARDE LE MONDE

Mon frère regarde le monde
Et le monde ne te ressemble pas
Mon frère regarde le ciel
Et le ciel ne te regarde pas.

S'il y a une route sous la mer
Tôt ou tard, elle nous trouvera
Sinon, il y a une route dans le cœur des autres.
Tôt ou tard, elle se tracera.

Je suis né et j'ai travaillé dans divers pays
Et j'ai défendu avec difficulté ma dignité
Je suis né et je suis mort dans chaque pays
Et j'ai cheminé dans chaque route du monde que tu vois.

Mon frère regarde le monde
Et le monde ne te ressemble pas
Mon frère regarde le ciel
Et le ciel ne te regarde pas.

S'il y a une route sous la mer
Tôt ou tard, elle nous trouvera
Sinon, il y a une route dans le cœur des autres.
Tôt ou tard, elle se tracera.

inviata da Marco Valdo M.I. - 24/11/2010 - 21:13


Brano minimale ma profondo. La versione live con pianoforte, voce e una chitarra con venature jazz è superba. Come sempre Fossati si rivela un gigante raffinato e colto, precursore su temi sempre attualissimi.

Paolo RosazzaP - 11/4/2016 - 23:44


Questa canzone è stata interpretata a Sanremo 2018 da Fiorella Mannoia con Claudio Baglioni, introdotta da una magistrale interpretazione di Pierfrancesco Favino di "La notte poco prima delle foreste" (La nuit juste avant les forêts) atto unico del 1977 del drammaturgo e regista francese Bernard-Marie Koltès.
Favino aveva esordito con il monologo a gennaio al teatro Ambra Jovinelli a Roma.



Bisognerebbe stare dall’altra parte senza nessuno intorno, amico mio
quando mi viene di dirti quello che ti devo dire, stare bene tipo sdraiati sull’erba, una cosa così
che uno non si deve più muovere con l’ombra degli alberi.
Allora ti direi: ‘qua ci sto bene, qua è casa mia, mi sdraio e ti saluto’.
Ma qua, amico mio, è impossibile, mai visto un posto dove ti lasciano in pace e ti salutano.
Ti dobbiamo mandare via, ti dicono, vai là, tu vai là
vai laggiù, leva il culo da là
e tu ti fai la valigia, il lavoro sta da un’altra parte,
sempre da un’altra parte che te lo devi andare a cercare,
non c’è il tempo per sdraiarsi e per lasciarsi andare, non c’è
il tempo per spiegarsi e dirsi ‘ti saluto’.
A calci in culo ti manderebbero via, il lavoro sta là, sempre più lontano, fino in Nicaragua.
Se vuoi lavorare, ti devi spostare, mai che puoi dire ‘questa è casa mia e ti saluto’
tanto che io quando lascio un posto ho sempre l’impressione che quello sarà casa mia,
sempre di più di quello in cui vado a stare.
Quando ti prendono a calci in culo di nuovo, tu te ne vai di nuovo
là dove te ne vai sei sempre più straniero, sempre meno a casa tua.
E quando ti prendono a calci in culo, tu te ne vai di nuovo
quando ti giri a guardarti indietro, amico, è sempre il deserto.
Fermiamoci una buona volta e diciamo ‘Andate a fanculo’
io non mi sposto più, voi mi dovete stare a sentire
se ci sdraiamo una buona volta sull’erba e ci prendiamo tutto il tempo
che tu racconti la tua storia, quelli venuti dal Nicaragua
che ci diciamo che siamo tutti, più o meno stranieri
ma che adesso basta, stiamo a sentire, tranquilli, tutto quello che ci dobbiamo dire
allora sì che capisci che a loro non gliene frega un cazzo di noi.
Io mi sono fermato, ho ascoltato, mi sono detto: ‘Io non lavoro più’
finché non ve ne frega un cazzo di me.
A che serve che quello del Nicaragua viene fino qua e che io vado a finire laggiù
se da tutte le parti la stessa storia.
Quando ho lavorato ancora, ho parlato a tutti quelli presi a calci in culo che sbarcano qua
per trovare lavoro e loro mi sono stati a sentire.
Io sono stato a sentire quelli del Nicaragua che mi hanno spiegato com’è da loro
Laggiù c’è un vecchio generale, che sta tutto il giorno e tutta la notta al bordo di una foresta
gli portano da mangiare perché non si deve spostare
che spara su tutto quello che si muove
gli portano le munizioni quando non ce ne ha più.
Mi parlavano di un generale coi suoi soldati che circondano la foresta
tutto quello che si muove diventa un bersaglio
tutto quello che compare al bordo della foresta
tutto quello che notano che non c’ha lo stesso colore degli alberi
e che non si muove allo stesso modo
Io sono stato a sentire tutto questo e mi sono detto che da tutte le parti è la stessa cosa
più mi faccio prendere a calci in culo e più sarò straniero
loro finiscono qua e io finirò laggiù
laggiù dove tutto quello che si muove sta nascosto nelle montagne
Io ho ascoltato tutto questo e mi sono detto: “Io non mi muovo più, se non c’è lavoro non lavoro
se il lavoro mi deve far diventare matto e mi devono prendere a calci in culo, io non lavoro più
Io voglio sdraiarmi, una buona volta, voglio spiegarmi, voglio l’erba
l’ombra degli alberi, voglio urlare, voglio poter urlare, anche se poi mi sparano addosso.
Tanto è quello che fanno. Se non sei d’accordo, se apri la bocca,
ti devi nascondere in fondo alla foresta. Ma allora meglio così
almeno ti avrò detto quello che ti devo dire.

Dq82 - 11/2/2018 - 11:06



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