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Ο]ἰ μὲν ἰππήων στρότον (Ode ad Anattoria /Frammento 16 V.)

Angélique Ionatos & Nena Venetsanou / Αγγελική Ιονάτου και Νένα Βενετσάνου


Lingua: Greco antico (Eolico / Æolian)


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O[i mèn hippḗōn stróton
[Fine VII secolo a.C.]
Album “Sappho de Mytilène” (1991)
Angélique Ionatos, voce e chitarra.
Nena Venetsanou, voce.
Testo originale della poetessa greca Saffo, tradotto in greco moderno da Οδυσσέας Ελύτης (Odysseas Elytis).
Arrangiamenti di Christian Boissel.

Τέλος τοῦ ζ' αἰῶνος
Δισκογραφικὴ σύλλεξις “Sappho de Mytilène” (1991)
'Αγγελικὴ Ιονάτου · μελῳδία καὶ κύθαρα
Νένα Βενετσάνου · μελῳδία
Κατὰ τῶν τῆς Σαπφοῦς στίχων,
ὑπὸ τοῦ Όδυσσέως Ὲλύτου ποιητοῦ εἰς τὴν κοινὴν
και σημερινὴν Ὲλληνικὴν γλῶσσαν μεταφρασθέντων

sappho de mytilene g

Famoso carme della poetessa di Mitilene Σαπφώ, Saffo da Lesbo, vissuta tra il VII e VI secolo.
Che dire? Cos’altro aggiungere? In un’epoca dove dominava la muscolarità guerresca dei maschi, Saffo aveva l’ardire di affermarne la vacuità, l’insensatezza, l’inutilità, l’assurdità al cospetto dell’Amore, che è il solo a poter dare un senso alle azioni degli uomini, alle loro vite.
Persino quella gran “troia” di Elena, esempio comune di adulterio e disonore familiare e causa di ogni possibile male, guerra compresa, viene da Saffo non solo riabilitata come vittima incolpevole di Afrodite ma tratteggiata come responsabile della propria scelta, donna coraggiosa perché libera nel sentimento, “navigando fino a Troia” abbandonando il pur “eccellentissimo” Menelao e ogni altro affetto per unirsi a Paride, colui che l’Amore le indicava.
E come Elena, anche per Saffo le guerre e “tutti i carri dei Lidi e chi combatte in armi” non sono nulla di fronte al “passo seducente” e al “volto raggiante e luminoso” dell’amata, e ormai lontana, discepola Anattoria…

Grazie a Gian Piero Testa per la revisione del testo originale e per la traduzione in italiano.
Gian Piero è un moderno, non un classico, ma anche la grande Saffo era assai moderna per i suoi tempi, e questa poesia ne è sicura testimonianza.
Ο]ἰ μὲν ἰππήων στρότον οἰ δὲ πέσδων
οἰ δὲ νάων φαῖσ’ ἐπ[ὶ] γᾶν μέλαι[ν]αν
ἔμμεναι κάλλιστον, ἔγω δὲ κῆν ὄτ -
τω τις ἔραται•

πά]γχυ δ᾽εὔμαρες σύνετον πόησαι
πάντι τ[ο]ῦτ᾽, ἀ γὰρ πόλυ περσκόπεισα
κάλλος [ἀνθ]ρώπων Ἐλένα [τὸ]ν ἄνδρα
τόν [πανάρ]ιστον

καλλ[ίποι]σ’έβα’ς Τροΐαν πλέοισα,
κωὐδ[ὲ πα]ῖδος οὔδε φίλων το[κ]ήων
πά[μπαν] ἑμνάσθη, ἀλλὰ παράγαγ᾽αὔταν
[πῆλε φίλει]σαν

Ὠρος. εὔκ]αμπτον γὰρ [ἀεὶ
τὸ θῆλυ]
[αἴ κέ τις] κούφως τ[ὸ πάρον ν]οή[σῃ]ν.
οὐδὲ νῦν, Ἀνακτορίας, ὀνέμναι -
σ’οὐ παρειοῖσας.

τᾶ]ς κε βολλοίμαν ἔρατόν τε βᾶμα
κἀμάρυχμα λάμπρον ἴδην προσώπω
ἢ τὰ Λύδων ἄρματα κἀνὄπλοισι
πεσδομ]άχεντας

[εὶ μεν ἴδαμεν οὔ δύνατον γένεσθαι
λῷστ᾽ ὀν᾽ ἀνθρώποις, πεδέχην δ᾽ ἄραστηαι,
τῶν πέδειχόν ἐστι βρότοισι λῷον
λελάθεσθαι.]

inviata da Bartleby & Gian Piero Testa - 16/11/2010 - 07:55





La versione in lingua greca moderna di Odysseas Elytis
Η Νεοελληνική μετάφραση του Οδυσσέα Ελύτη

elyt

Faticosissimamente reperita da questa pagina Pathfinder. [RV]
Τους ιππείς άλλοι βρίσκουν κι άλλοι τους πεζούς
κι άλλοι τους ναυτικούς πως τ' ωραιότερο είναι (πράγμα)
στη σκοτεινή μας γη· όμως εγώ: κείνο που πιο πολύ αγαπά
ο καθένας * εύκολο να το νιώσει αυτό κανείς·
παράδειγμα η Ελένη· που ασύγκριτη στην ομορφιά
μες σ' όλους τους ανθρώπους ξάφνου
παράτησε τον άντρα της τον ακριβό *
κι έβαλε πλώρη για την Τροία δίχως
ποτέ της να γνοιαστεί μήτε για κόρη μήτε
για γονιούς· μα ερωτοχτυπημένη σύγκορμα
τη συνεπήρε η Κύπρις * αχ πόσο μ' ένα τίποτα
λυγά πάντα η γυναίκα! Πως πιάνεται απ' αυτό
που τρώει το νου της η άμυαλη και πιο μακριά
δε βλέπει! Σάμπως και τώρα την Ανακτορία
που `φυγε μακριά μας λέω τη θυμάται πια κανείς;
Που το καμαρωτό της το περπάτημα
και του προσώπου της το φωτεινό το γύρο να δω
χίλιες φορές το προτιμούσα παρά των Λυδών
όλα τ' άρματα και τους πεζούς με τα σιδερικά
στη μάχη * όμως το ξέρω πως δε γίνεται ποτέ
κανείς να ελπίζει σ' ολάκαιρη την ευτυχία·
ένα μικρό μερίδιο να προσδοκάει μονάχα·
κει που δεν το περιμένει…

inviata da Riccardo Venturi - 22/11/2010 - 23:51




Lingua: Italiano

La traduzione italiana del frammento 16 di Filippo Maria Pontani.

Il Frammento XVI di Saffo, su papiro.
Il Frammento XVI di Saffo, su papiro.


Filippo Maria Pontani è stato, seppur quasi dimenticato o ancor noto solo a chi s'interessa di cose greche, uno dei maggiori grecisti italiani. È scomparso nel 1983. Caso più unico che raro, si occupò ugualmente di letteratura greca classica e moderna: da Saffo a Kalvos, dai lirici antichi a Kavafis; fu anche autore di quella che è stata e rimane probabilmente la migliore grammatica del greco moderno in lingua italiana (ed è quella su cui, nel 1978, ho cominciato a impararlo); naturalmente non è mai stata ripubblicata ed è attualmente introvabile. Tradusse Kavafis dopo la celebre "traduzione a due mani" di Nelo Risi e e Margherita Dalmàti, le "Cinquantacinque poesie" einaudiane che la Dalmàti, di madrelingua greca, traduceva alla lettera mentre il poeta Nelo Risi le rimetteva in versi. Filippo Maria Pontani, invece, agì in splendida solitudine. Sebbene parecchi lo accusassero di essere troppo "filologico" nelle sue traduzioni dalla lingua antica e moderna, era dotato anche di un buon senso poetico e le sue traduzioni sono valide. [RV]
ODE A ANATTORIA

Quale la cosa più bella
sopra la terra bruna? Uno dice una torma
di cavalieri, uno di fanti, uno di navi.
Io, ciò che s'ama.
Farlo capire a tutti è così semplice!
Ecco: la donna più bella del mondo,
Elena, abbandonò
il marito (era un prode) e fuggì
verso Troia, per mare.
E non ebbe pensiero per sua figlia,
per i cari parenti: la travolse
Cipride nella brama.
Anche in me d'Anattoria
ora desta memoria, ch'è lontana.
Di lei l'amato incedere, il barbaglio
del viso chiaro vorrei scorgere,
più che i carri dei Lidi e le armi
grevi dei fanti.

inviata da Riccardo Venturi - 22/11/2010 - 23:38




Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Salvatore Quasimodo da “Lirici greci” del 1940 (Mondadori, 1944)‎.
FRAMMENTO 16‎

Un esercito di cavalieri, dicono alcuni,‎
altri di fanti, altri di navi,‎
sia sulla terra nera la cosa più bella:‎
io dico, ciò che si ama.‎
È facile far comprendere questo ad ognuno.‎
Colei che in bellezza fu superiore
a tutti i mortali, Elena, abbandonò
il marito
pur valoroso, e andò per mare a Troia;‎
e non si ricordò della figlia né dei cari
genitori; ma Cipride la travolse
innamorata…‎

‎… ora mi ha svegliato il ricordo di Anattoria
che non è qui;‎
ed io vorrei vedere il suo amabile portamento,‎
lo splendore raggiante del suo viso
più che i carri dei Lidi e i fanti
che combattono in armi.‎

inviata da Bernart - 16/5/2013 - 13:39




Lingua: Italiano

Gian Piero Testa.
Gian Piero Testa.


Versione italiana di Gian Piero Testa

Sono state tradotte solo le parti attendibili e non troppo "ricostruite" (gpt)
UNA SCHIERA DI CAVALIERI (ODE AD ANATTORIA / FRAMMENTO 16 V.)

C'è chi dice che sulla nera terra
la più bella cosa sia una schiera di cavalieri
chi dice fanti, chi dice navi, io invece dico
che è quello che si ama.

E' una cosa questa che chiunque
può intendere senza fatica. Colei infatti
che in bellezza superava di molto gli umani,
Elena, lasciò lo sposo eccellentissimo

navigando fino a Troia
e né della figlia né dei cari genitori
si ricordò, ma la traviò [Afrodite]

Così ora mi vien da ricordare
Anattoria che non è qui

e vorrei ricordarne il passo seducente
e il volto raggiante e luminoso
in luogo dei carri dei Lidi
e chi combatte in armi

inviata da Bartleby & Gian Piero Testa - 16/11/2010 - 07:59




Lingua: Italiano

Gian Piero Testa.
Gian Piero Testa.


Versione italiana di Gian Piero Testa della versione in greco moderno di Elytis

Grazie di avere trovato la traduzione di Elytis, che subito a mia volta traduco, perché da tempo inseguo i versi di Elytis messi in musica, e credo che ormai siano pochi quelli che mi mancano. Non sarà un gran che, ma ecco quello che ne ho cavato
Alcuni trovano che sulla nostra tenebrosa terra
la cosa più bella siano i cavalieri
altri gli opliti e altri i marinai;
ma non io: è quello che più ciascuno ama
cosa che è facile da capire:
ne è esempio Elena, che incomparabile per bellezza
abbandonò d'un tratto il marito uomo su tutti prezioso
e mise la prua verso Troia senza
mai preoccuparsi né della figlia
né dei genitori; ma percossa d'amore in tutto il corpo
la tenne stregata Cipride. Ahi che quasi per un nulla
sempre si piega la donna! Quanto la scervellata è presa
da ciò che divora la sua mente e più lontano
non vede! Come anche adesso Anattoria
che se ne è andata lontano da noi, sì, chi più la ricorda?
Lei, il cui incedere orgoglioso
e il luminoso ovale del volto mille volte
preferirei vedere al posto di tutte le armi
dei Lidi e degli opliti coperti di ferro
in battaglia, ma lo so che non è mai ammesso
sperare in una fortuna senza tempo:
ma una porzioncella augurarsi solamente
là dove non ce la si aspetti...

inviata da Gian Piero Testa - 23/11/2010 - 11:21




Lingua: Inglese

Traduzione inglese da Wikipedia.
A TROOP OF HORSE (ODE TO ANACTORIA / FRAGMENT 16 V.)

A troop of horse, the serried ranks of marchers,
A noble fleet, some think these of all on earth
Most beautiful. For me naught else regarding
Is my beloved.

To understand this is for all most simple,
For thus gazing much on mortal perfection
And knowing already what life could give her,
Him chose fair Helen,

Him the betrayer of Ilium's honour.
Then recked she not of adored child or parent,
But yielded to love, and forced by her passion,
Dared Fate in exile.

Thus quickly is bent the will of that woman
To whom things near and dear seem to be nothing.
So mightest thou fail, My Anactoria,
If she were with you.

She whose gentle footfall and radiant face
Hold the power to charm more than a vision
Of chariots and the mail-clad battalions
Of Lydia's army.

So must we learn in a world made as this one
Man can never attain his greatest desire,
But must pray for what good fortune Fate holdeth,
Never unmindful.

inviata da Bartleby - 16/11/2010 - 07:59




Lingua: Francese

Version française – ODE À ANATTORIA – UNE COLONNE DE CAVALIERS – Marco Valdo M.I. – 2015
d'après la version italienne de Gian Piero Testa de la version en grec moderne d' Odysseas Elytis d'une chanson grecque - Ο]ἰ μὲν ἰππήων στρότον (Ode ad Anattoria /Frammento 16 V.) – s.d.

Elle, dont je préfère la fière démarche  <br />
Et le lumineux visage ovale  <br />
Mille fois face à toutes les armes
Elle, dont je préfère la fière démarche
Et le lumineux visage ovale
Mille fois face à toutes les armes
Célèbre chanson de la poétesse de Mytilène Σαπφώ, de Sappho de Lesbos, qui vécut entre de VII et VIᵉ siècle (avant Zéro).
Que dire ? Qu'ajouter ? Dans une époque où dominait la musculature guerrière des mâles, Sappho avait osé en affirmer la vacuité, la bêtise, l'inutilité, l'absurdité face à l'Amour, qui est le seul à pouvoir donner un sens aux actions des hommes, à leurs vies.
Même cette grande « truie » d'Hélène, exemple commun d'adultère et de déshonneur familial et de cause de tous les maux, guerre comprise, est par Sappho non seulement réhabilitée comme victime innocente d'Aphrodite (alias Vénus, alias Cypris), mais montrée comme responsable de son choix, comme femme courageuse parce que libre dans le sentiment, « en naviguant jusqu'à Troie » en abandonnant aussi le « très excellent » Ménélas et toute autre affection pour s'unir à Paris, celui que l'Amour lui désignait.
Et comme pour Hélène, pour Sappho aussi, les guerres et « toutes les armes
Des Lydiens et des hoplites, fiers soldats » ne sont rien face à « la fière démarche » et au « lumineux visage ovale » de l'aimée, maintenant lointaine, de sa disciple Anattoria…

Dis-moi, Lucien l'âne mon ami, toi dont tout le malheur – mais peut-être n'en est-ce pas un – disons, tout le destin a brutalement viré en des temps si anciens que je n'arrive même pas à les situer, toi qui traînas tes sabots tout autour de la Méditerranée et dans les monts lointains de l'Inde et de l'Afrique, toi qui as croisé tant et tant de gens et de gentes dames, n'aurais-tu pas croisé cette Sappho et cette Anattoria dont nous parle la chanson ?

Marco Valdo M.I. mon ami, si j'étais un être prudent et pusillanime, je prendrais la tangente et je te dirais tel un Normand : peut-être bien que oui, peut-être bien que non. Je n'oserais l'affirmer, mon souvenir est vague, c'était il y a si longtemps. Mais je ne me chauffe pas de ce bois-là. Bien au contraire, l'âne que je suis a une mémoire d'âne, laquelle transcende les siècles. Tous comptes faits, il n'y a jamais qu'un peu plus de deux millénaires et demi que Sappho, Alcée et l'adorable Anattoria ont vécu à Lesbos, en Ionie. Et donc, non seulement j'en ai gardé la mémoire, mais je m'en souviens tant que j'en tremble encore. Imagine l'effet que pourrait te faire d'avoir porté – disons dans tes bras (moi, c'était à cru sur mon dos...), Sappho et Anattoria. Ce sont là des choses qu'on n'oublie pas. Jamais. Je te rappelle que je ne suis âne que par un maléfice, mais que mon cœur est celui d'un jeune homme d'à peine vingt ans… Je dis mon cœur, mais il te faut comprendre ainsi le lieu du sentiment, de l'émotion et de la pensée. Formulé différemment, je dirais : en moi-même, en mon être. Pour en revenir à ces souvenirs, il me revient qu'ensuite, j'emmenai Alcée en exil jusqu'en Égypte en passant par la Palestine avec mes sabots d'albâtre.

Et donc, te voilà bien placé pour apprécier cette chanson d'amour… Par ailleurs, tu le verras, une anticipation de ce slogan des années 60 du siècle dernier : « Make love, not war ». Tu verras, c'est un peu ça, mais évidemment en beaucoup plus poétique et chantant dans une haute musique.

Certes, « Faites l'amour, pas la guerre », j'aimerais bien moi… Mais dis-moi, ô dis-moi, Marco Valdo M.I. mon ami, où sont les roses qui me délivreront un instant, rien qu'une heure seulement ? Avant de conclure, laisse-moi égrener encore un bout de souvenance et te dévoiler combien la main de Sappho était caressante et celle d'Anattoria, douce et fragile. Laisse-moi te dire comme leurs voix aguichaient mes longues oreilles et réveillaient en mon corps d'étranges émotions. Avec ces femmes-là et ces regards-là, je me serais noyé dans leur éternité. Là-bas, Marco Valdo M.I. mon ami, tout n'était que beauté, calme et volupté L'Invitation au Voyage… De quoi ne jamais regretter ma métamorphose… Quoique… Un heure seulement... Dès lors, reprenons ici notre tâche et tissons le linceul de ce vieux monde guerrier, matamore, priapique La Complainte du Priapisme ou La Complainte d’Alphonse et cacochyme.

Heureusement !

Ainsi Parlait Marco Valdo M.I. et Lucien Lane
ODE À ANATTORIA – UNE COLONNE DE CAVALIERS

Certains trouvent que sur notre noire terre
Les cavaliers sont la plus belle chose ;
D'autres, les matelots et d'autres, les hoplites ;
Pour moi non, c'est ce que chacun aime,
C'est chose facile à comprendre.
Ainsi Hélène à la beauté incomparable
Abandonna soudain son mari, homme remarquable
Et mit le cap sur Troie
Sans jamais se préoccuper ni de sa fille
Ni de ses parents ; le corps par l'amour comblé,
Elle était ensorcelée par Vénus. Ainsi pour un rien
Toujours incline femme ! Tant son cerveau est pris
Par ce qui dévore son esprit
Et ne voit pas plus loin !
Comme à présent Anattoria aussi
Qui s'en est allée loin de nous, oui,
Qui donc d'elle se rappelle ?
Elle, dont je préfère la fière démarche
Et le lumineux visage ovale
Mille fois face à toutes les armes
Des Lydiens et des hoplites, fiers soldats
À la bataille, mais je sais qu'on n’admet pas
Que d'une fortune sans temps nous espérions
Mais ne peut-on souhaiter juste un soupçon,
Là où on ne l'attend pas.

inviata da Marco Valdo M.I. - 5/6/2015 - 22:22


Mi sono permesso di mettere 'nu poc' le man' su questa bella pagina testobartlebiana, con la traduzione greca moderna di Elytis e quella italiana di Filippo Maria Pontani. A tale riguardo, e a onore di Gian Piero che vedo se la cava anche con il greco eolico lesbico debbo dire che il procedimento di un traduttore importante come il Pontani non era diverso dal suo: la ricostruzione dei frammenti, in filologia, è sempre una cosa probabilistica nel migliore dei casi, e arbitraria nel peggiore. Non a caso l'impossibilità di ricostruire una parola mancante è indicata, nelle edizioni critiche dei testi, con la cosiddetta "crux desperationis". Quindi anche Pontani, che era anche un filologo di vaglia, ha fatto lo stesso, traducendo ciò che era sicuro. Spero che saranno apprezzate le prime indicazioni discografiche e autoriali di questo sito in greco antico, sinceramente non ce l'ho fatta a trattenermi... Ho inserito anche la foto del frammento XVI papiraceo per far vedere in che condizioni sia veramente. Si noti che nei papiri, che erano costosissimi, per risparmiare spazio il testo veniva inserito senza separazioni tra le parole (come in cinese e in giapponese, tuttora), senza punteggiatura e senza accenti. La prima strofa di questo frammento si presenta nell'originale all'incirca in questo modo:

ιμενιππηωνστροτονοιδεπεσδωνοιδεναωνφαισεπιγανμελανανεμμεναικαλλιστονεγηδεκηνοττωτισεραται

Riccardo Venturi - 23/11/2010 - 00:41


ἰώπλοκ' ἄγνα μελλιχόμειδε Ψάπφοι

O coronata di viole, divina dolceridente Saffo





alceosaffo


Alcaeus and Sappho, olio su tela di Sir Lawrence Alma Tadema (1836-1912). Walters Art Museum, Baltimore, USA.


Alceo, militarista e guerriero assai, è l'autore di questo verso dedicato all'amica Saffo. Gli perdoniamo armi e guerre, in questo caso: credo che rimarranno per sempre le più belle parole dedicate a una donna. E sono musica nell'originale greco: iòplok' aghna mellihòmeide Psàpfoi. Il nome di Saffo, generalmente scritto con il "sigma" iniziale (Sapfò), nel suo dialetto si scriveva invece con il "psi": Psapfò. Si dovrebbe quindi dire più propriamente "Psaffo". Il primo che nomina Eta Beta lo stendo.

Riccardo Venturi - 23/11/2010 - 00:58


Riccardo, non sapevo che FMP non fosse più tra noi... guarda qui: è del 2010 e riceve gli studenti a Ca' Foscari, dalle ore tali alle ore tali. Di suo possiedo una assai bella "Antologia della poesia greca contemporanea", edizioni Crocetti, pubblicata nel 2004. Sul frammento di Saffo, ti dirò come è andata: Bartleby lo aveva tra le mani e, molto molto opportunamente lo voleva vedere nel sito. Aveva già trovato quanto bastava, il testo e una traduzione inglese: ma lui, come me e come te, è scrupoloso. Pensando che la greca non fosse materia sua, mi ha coinvolto. Io, pensando che la greca antica non sia materia propriamente mia, ma anche non volendo sottrarmi all'appello, che ho fatto? Ho cercato tra i miei libri - che, di per sé, sono scarsi, ma sono troppi per la mia casa troppo piccola - il frammento di Saffo. Io ce l'ho nei Lirici Greci dei Classici Mondadori. Ho confrontato il testo che ho io con quello mandatomi da Bartleby, ho visto le divergenze, ho riscritto il testo secondo la lezione in mio possesso, lavorandoci anche un po' per infilarci spiriti dolci e aspri e iote sottoscritte, ho valutato la traduzione di Giulio Guidorizzi e poi ne ho fatto una io, per dribblare le menate del copyright. Ma mi sono fermato davanti alla strofa (del testo trovato da Bartleby) tutta "ricostruita" e giustamente messa tra parentesi quadre. Sapevo che Elytis l'aveva tradotta, ma non avevo e non ho il testo. Mannaggia (no: benedetto) a te che sai trovare l'introvabile...E, così facendo, pensavo a quella volta che andai al Museo di Iraklio, tutto emozionato, per vedere il Principe dei Gigli. Lo trovai bellissimo, e lo è. Ma ancora mi sto chiedendo come abbiano fatto gli studiosi a cavare una sì splendida figura da quattro frammenti di braccio e di gambe...Coltivo in cuor mio la sensazione che forse si sia un po' esagerato.
Probabilmente mi sbaglio; ma ho temuto di sbagliare anche dando per farina di Saffo quella che in grandissima parte sembra essere dei filologi.

Gian Piero Testa - 23/11/2010 - 01:22


Attenzione, Gian Piero: quel Pontani che riceve gli studenti alla Ca' Foscari non è il Filippo Maria (nomi separati), bensì Filippomaria (nome unico). Ed è ovviamente, e ben per lui, vivo e vegeto: anzi, è un giovanotto essendo nato nel 1976. Però, constatando che traduce anche la "Papessa Giovanna" di Emanouil Roidis (che scriveva in katharevousa!) e le poesie di Kariotakis, sospetto fortemente che ci sia un preciso legame di parentela con il Filippo Maria defunto nel 1983. Probabilmente il nipote, oso ipotizzare.

Riccardo Venturi - 23/11/2010 - 12:08


Una cosa a proposito del nome "Anattoria": è un nome dal preciso e importante significato. E antichissimo. Propriamente è il femminile di ἅνακτωρ "colui che regna", a sua volta dal termine (frequente in Omero) ἅναξ, la più antica denominazione ellenica del "re" (βασιλεύς è un termine più tardo). E già presente, nella forma wa-na-ka nel greco miceneo: siamo davvero agli albori della civiltà greca, e occidentale. "Anattoria" significa quindi "colei che regna, regina".

Riccardo Venturi - 23/11/2010 - 12:24


io non ho parole, ringrazio moltissimo chi ha postato queste preziozissime informazioni .. ho utilizzato molto materiale per un video ... un video con i fiori della Penisola di Pilio .. Ellada .. sas euxaristò ... :) flA

flA' - 3/6/2012 - 19:34


Grazie delle tue belle parole e del tuo bel lavoro, flA'. Non c'è di meglio per portare un raggio di sole in una συννεφιασμένη Κυριακή.

Gian Piero Testa - 4/6/2012 - 00:48


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