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Dalla grotta

Talco


Lingua: Italiano


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{2010]
Album: La Cretina commedia

lacretinacommedia

Secondo brano dell'album La Cretina commedia, Concept album sulla vita di Peppino Impastato.

01 Intro
02 Correndo solo
03 Dalla grotta
04 Punta Raisi
05 Al Carneval
06 La parabola dei Battagghi
07 Ultima età
08 Non è tempo di campare
09 La Cretina Commedia
10 Perduto maggio
11 La mia terra
12 Casa Memoria

"Si parte dall’infanzia di Peppino e del fratello Giovanni, nella casa dello zio Cesare Manzella, boss di Cosa Nostra negli anni 50-60. Vicino alla tenuta c’era una grotta, dove si nascondevano dal mondo adulto per giocare e divertirsi. Essendo ancora bambini non era ancora stato assegnato loro un ruolo, ma il loro destino sembrava segnato: avrebbero dovuto ereditare il ruolo mafioso del padre all’interno del clan. Un destino che sembrava già scritto. L’infanzia di Peppino si consumò a contatto con quest’ambiente che, nonostante la sua giovane età, creava in lui spesso dubbi, là dove la benevolenza delle persone andava di pari passo con degli angoli oscuri e delle azioni poco chiare, sensazioni embrionali (ad esempio Manzella che, ospitava nella sua dimora un latitante, e spesso fu costretto a spostarsi spesso dalla tenuta, a causa di minacce nei suoi confronti da altri clan). Quando Manzella venne fatto saltare in aria a bordo della sua automobile, tutte queste sensazioni diventarono sempre più comprensibili fino a che Peppino, all’età di 15 anni, decise di rompere con l’ambiente mafioso. Al funerale disse al fratello Giovanni “Se questa è la mafia, la combatterò sempre”."
Al primo natal di un fresco rintoccar
Lampi d’armonia che un’infanzia relegò
A scrigni d’innocenze di una voluttuosa età
Uniche certezze che apparenza mi donò

Crebbi nella via del consueto dispensar
Ruoli già assegnati da famiglie a eredità
Nella compagnia di un benevolo apparir
Primordiali dubbi di un sussulto di fuggir

Per poi rifugiar
Vergine onestà
Nella grotta che potè protegger per un po’
Dubbi di un’infanzia figlia di tenere età
Lucidi sussulti al nostro primo cadenzar

All’avvicendarsi di tenera ragion
Spinsi l’alba in sella a veritiere sensazion
Ormai spogliate a nudo da violente sobrietà
Dell’antico sol che ci soleva circondar

Scorsi all’esplosione di un meschino camuffar
Fulmini improvvisi che un sussulto accelerò
Mirando ora il benevolo spogliato a nudità
Fuori dalla grotta il tempo ci scaraventò

E ora trascino via
Esule di umanità
Orfane radici di una vita da afferrar
E sol per scelta mia
Orfano di umanità
Giungo a nuove sponde a risanar paqllide età
E ora trascino via
Lungo un fiero incedere
La scelta di partire pur di non rinchiudere
Il vagare mio a mestieri che marchiarono per me

inviata da DonQuijote82 - 6/11/2010 - 15:26



Lingua: Inglese

Versione inglese da www.talcoska.com



"Peppino and his brother Giovanni spent their childhood on the farm of their uncle, Don Cesare Manzella, who was the head of Cosa Nostra in the 1950s and 60s. They would hide in a cave there and play away from adults’ sight. While they were still too young to take up any definite role, a specific way of life was already in store for them. The murder of Manzella, who was blown up in his car, soon cleared all existing doubts surrounding Peppino’s youth: at the age of 15 he chose to shed light on an apparently kind world that actually concealed a violent and bloody code of conduct based on the oppression of the weak."
FROM THE CAVE

On the eve of a fresh ring of bells
Flashes of harmony relegated a childhood
To the treasured innocence of a voluptuous age
The only certainty appearance bestowed upon me
I grew up on the path of the usual dispensing
Of roles already assigned as inheritances by families
In the company of a benevolent appearance
Primordial doubts behind an impulse to run away
Virgin uprightness found shelter
In a cave which for a while managed to protect
The doubts of a tender childhood
Lucid impulses for our first paces
As youthful reason approached
I drove dawn onto the the saddle of truthful feelings
Stripped bare now by violent sobriety
Of the ancient sun that used to shine upon us
I glimpsed sudden bursts of lightening sparked by an impulse
During the explosion of wretched conceit
I now gazed as what was benevolent was stripped bare
Time hurled me out of my cave
And now banished from humanity
I drag off the orphan roots of a life to be grasped
And alone, of my choice, an orphan abandoned by humanity
I reach new shores to heal feeble ages
And with a proud gait drag off
My choice of leaving as to not confine
My wandering within trades chosen for me

inviata da DonQuijote82 - 6/11/2010 - 15:26


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