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Yo me vuelvo para Chile

Juan Capra
Lingua: Spagnolo

Lista delle versioni e commenti


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Cantata Santa María de Iquique
(Quilapayún)
Canción fúnebre para el Che Guevara
(Juan Capra)
En el río Mapocho
(Víctor Jara)


[196?]
Parole e musica di Juan Capra
Nel disco collettivo “Chants Revolutionnaires du Chili” pubblicato in Francia, poi uscito in Italia nel 1973 per I Dischi dello Zodiaco con il titolo “Cile canta e lotta, vol. 1 – Canti popolari cileni di ieri e di oggi”.

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Juan Capra è stato un importante artista cileno attivo negli anni 60 e 70. Fu poeta, cineasta, musicista (collaborò parecchio con i Quilapayun) e – soprattutto - un pittore così noto da esporre in molte gallerie internazionali. Si narra – ma non ho potuto verificarlo - che sia l’unico artista cileno ad aver esposto al Louvre. Sicuramente Juan Capra si traferì molto presto dal Cile a Parigi, lasciando la sua casa – che era già un ritrovo di artisti – ai fratelli Angel e Isabel Parra. E fu proprio nella casa di Juan Capra a Santiago che videro la luce la “Peña de los Parra” (con Patricio Manns, Rolando Alarcón, Víctor Jara, Payo Grondona, Patricio Castillo, los Curacas o Huamarí e pure Paco Ibáñez e Atahualpa Yupanqui) e più tardi la Nueva Canción Chilena.
Ancor prima del golpe di Pinochet, Juan Capra tornò in Cile, così come testimonia lui stesso in questa canzone disincantata che racconta di come già sotto la presidenza del democristiano Eduardo Frei Montalva (predecessore di Allende e come Allende assassinato, anche se lo si è saputo solo di recente) la vita degli indigeni, degli indigenti e dei lavoratori fosse difficile e disprezzata dai potenti di turno. Poi Juan Capra scomparve, e molti – come risulta da alcune biografie non accurate presenti in rete – lo diedero davvero per “desaparecido”, vittima della dittatura. Invece Juan Capra era sopravvissuto ma la sua salute era fortemente minata e ciò aveva determinato la scomparsa dell’artista poliedrico, trasformato in un barbone malridotto che si trascinava per le strade provando a vendere i propri disegni ai passanti.
Juan Capra è morto nel 1996, a soli 58 anni, mentre era ricoverato all’Hospedería del Hogar de Cristo a Santiago. E’ morto solo, ammalato, poverissimo e misconosciuto.
(fonte: cantonuevo.perrerac.org)
Dos años que ando rodando
buscando una solución,
formándome la memoria
y ahora yo quiero la acción.

A Chile lo explotan
como a toda América del Sur,
también Chile es indio y pobre
aunque me lo niegues tú.

Me dicen que Chile es libre,
de santa reformación.
Pero yo no escucho, amigos,
la voz de la religión.

Pregúntenle a los pampinos (1)
y a los mineros del cobre
si la santa democracia
reforma el hambre del pobre.

Los que ya comieron dicen
que Chile es país civil,
creen que nadie recuerda
lo que pasó un dos de abril.

Cuando Frei mató mineros (2)
se oyó una lamentación,
pero ninguno hizo nada:
la izquierda está en división.

Yo me vuelvo para Chile
y ahora quiero la acción.
Callampas, campo y Mapocho (3))
Me darán su aprobación.

inviata da Bartolomeo Pestalozzi - 11/8/2010 - 14:55


Note:

(1) Pampinos – Sono i lavoratori del salnitro, quelli della Cantata Santa María de Iquique dei Quilapayún, per intenderci.

(2) Non sono riuscito a trovare riscontri circa questo massacro di minatori compiuto dal governo Frei (1964-1970). Comunque in Cile non furono infrequenti gli scioperi dei lavoratori repressi nel sangue. Si veda proprio la canzone citata alla nota precedente.

(3) Callampas – E’ la gente che vive nelle bidonvilles, negli “asentamientos irregulares” in Cile.
Mapocho – E’ il nome di un fiume che scorre nei pressi di Santiago.

Bartolomeo Pestalozzi - 11/8/2010 - 15:09


Di Juan Capra non è menzionato il periodo di Roma, dove abitò sicuramente nel 1965 in via dei Coronari. Io sono stato suo amico e stavo frequentemente con lui di cui conservo un bellissimo ricordo e due opere in gessetto che mi ritraggono.

Alfredo Liberatori - 28/11/2011 - 15:31



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