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Born In The U.S.A.

Bruce Springsteen


Lingua: Inglese

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Johnny 99
(Bruce Springsteen)
¡Vamos a matar, compañeros!
(Ennio Morricone)
This Land Is Your Land
(Woody Guthrie)


da "Born in the U.S.A." (1984)

Born in the USA All'uscita dell'album "Born in the U.S.A.", primo grande successo di massa di Springsteen, Ronald Reagan , in corsa per la rielezione, citò il cantante come esempio positivo dei valori americani. Dopo aver assistito ad un concerto di Springsteen a Washington, l'opinionista conservatore George Will elogiò lo spettacolo perché "i versi dedicati alla chiusura delle fabbriche e ad altri problemi sono sempre punteggiati da una solenne e gioiosa affermazione 'Nato negli Stati Uniti!'".

I have not got a clue about Springsteen's politics, if any, but flags get waved at his concerts while he sings songs about hard times. He is no whiner, and the recitation of closed factories and other problems always seems punctuated by a grand, cheerful affirmation: "Born in the U.S.A.!"

(George F. Will - A Yankee Doodle Springsteen, 13 settembre 1984)

Ronald Reagan
Il 19 settembre durante un comizio elettorale a Hammonton, New Jersey lo stesso Reagan fece il nome di Springsteen:
"America's future rests in a thousand dreams inside your hearts; it rests in the message of hope in songs so many young Americans admire: New Jersey's own Bruce Springsteen. And helping you make those dreams come true is what this job of mine is all about."
(Ronald Reagan, 19 settembre 1984)

Il Boss rispose all'epoca rendendo più che mai esplicite le sue posizioni politiche. Dal palco di Pittsburg respinse gli elogi di Reagan, chiedendosi se per caso non fosse "Nebraska" (il soffertissimo album acustico e solista uscito due anni prima, nel quale ci vengono raccontate quasi sussurrando storie di ordinaria disperazione dell'America dell'inizio degli anni '80) l'album preferito del presidente e, viaggiando di stato in stato, accentuò il suo impegno a favore di "banche alimentari", associazioni di veterani e organizzazioni sindacali progressiste.
"The President was mentioning my name the other day, and I kinda got to wondering what his favorite album musta been. I don't think it was the Nebraska album. I don't think he's been listening to this one."
(Bruce Springsteen, Pittsburgh, 22 settembre 1984, introducendo Johnny 99)

In realtà il testo non lascia spazio a nessun dubbio: Reagan si era fermato al ritornello, o più probabilmente al titolo!

"Born in the U.S.A." va riascoltata oggi, nella versione "unplugged" che Springsteen canta spesso in concerto. Solo chitarra acustica, spogliata dall'arrangiamento roboante e prepotente, e quel grido "nato negli Stati Uniti" che diventa quasi una condanna.

(alcune informazioni sono tratte dall'articolo "Bruce Springsteen" di Anthony DeCurtis per "La Grande Storia del Rock" di Rolling Stone, la citazione di Reagan e la risposta di Springsteen sono citate su wikipedia)

Un bell'articolo di Alberto Crespi, a vent'anni di distanza, dedicato a questa canzone.

"I had a brother at Keh Shan" si riferisce alla battaglia di Khe Shan (1968)
Born down in a dead man's town
The first kick I took was when I hit the ground
You end up like a dog that's been beat too much
Till you spend half your life just covering up

Born in the U.S.A.
I was born in the U.S.A.
I was born in the U.S.A.
Born in the U.S.A.

Got in a little hometown jam
So they put a rifle in my hand
Sent me off to a foreign land
To go and kill the yellow man

Born in the U.S.A.
I was born in the U.S.A.
I was born in the U.S.A.
I was born in the U.S.A.
Born in the U.S.A.

Come back home to the refinery
Hiring man says "Son if it was up to me"
Went down to see my V.A. man
He said "Son, don't you understand"

I had a brother at Khe Sahn fighting off the Viet Cong
They're still there, he's all gone

He had a woman he loved in Saigon
I got a picture of him in her arms now

Down in the shadow of the penitentiary
Out by the gas fires of the refinery
I'm ten years burning down the road
Nowhere to run ain't got nowhere to go

Born in the U.S.A.
I was born in the U.S.A.
Born in the U.S.A.
I'm a long gone Daddy in the U.S.A.
Born in the U.S.A.
Born in the U.S.A.
Born in the U.S.A.
I'm a cool rocking Daddy in the U.S.A.



Lingua: Italiano

Una versione italiana di autore non meglio specificato:
Italian version by unknown author
NATO NEGLI U.S.A.

Nato in una città di morti
Il primo calcio che ho preso e stato quando ho toccato terra
Finisci come un cane che è stato malmenato troppo a lungo
Fino a che non passi meta della tua vita a cercare un rifugio

Nato negli U.S.A.
Sono nato negli U.S.A.
Sono nato negli U.S.A.
Nato negli U.S.A.

Una volta mi sono messo in un piccolo guaio dalle mie parti
cosi mi hanno messo un fucile in mano
E mi hanno mandato in una terra straniera
a ammazzare i musi gialli

Nato negli U.S.A.
Sono nato negli U.S.A.
Sono nato negli U.S.A.
Sono nato negli U.S.A.
Nato negli U.S.A.

Sono tornato a casa alla raffineria
Ma il datore di lavoro ha detto: «Figliolo se dipendesse da me... »
Sono andato a parlare con un uomo del V.A.
Mi ha detto: « Figliolo, non capisci adesso? »

Avevo un fratello a Khe Sahn combatteva contro i Viet Cong
Loro sono ancora là lui se n 'è andato per sempre
Aveva una donna di cui era innamorato a Saigon
Mi e rimasta una foto di lui tra le sue braccia

Giù nell'ombra del penitenziario
Fuori tra i bagliori della raffineria
Sono dieci anni che brucio per la strada
Non ho un posto dove correre, non ho un posto dove andare

Nato negli U.S.A.
Sono nato negli U.S.A.
Sono nato negli U.S.A.
Sono nato negli U.S.A.
Nato negli U.S.A.



Lingua: Italiano

Traducanzone di Andrea Buriani

NATO IN AMERICA

In un posto da zombie sono nato
e prima che toccassi terra mi han menato
e proprio come un cane a lungo bastonato
si finisce a passar la vita ad esser rifugiato.

Nato in America io sono
Nato in America io sono
Nato in America io sono
Nato in America

Per un piccolo errore mi han beccato
e così loro mi hanno armato
nel paese dei gialli mi han mandato
m’han detto “spara” ed io ho sparato.

Nato in America io sono
Nato in America io sono
Nato in America io sono
Nato in America

Son tornato alla raffineria e il direttor :
«Per me –ha detto- puoi anche andar via »
mi son rivolto al Sindacato, che ha esordito:
« Ma come, non hai ancora capito? »

Mio fratello era a Khe Sahn
e combatteva contro i Viet Cong.
Più non c’è lui, ma loro stan là.

Aveva una ragazza di Saigon
la loro foto insieme è tutto quel che ho.

Della prigione all’ ombra c’è casa mia
e fuori i fumi della raffineria
Cammino e sento la strada bruciare,
son dieci anni che non so dove andare.

Nato in America io sono
Nato in America io sono
Nato in America

inviata da Dq82 - 23/8/2016 - 09:40




Lingua: Italiano (Toscano Livornese)

La versione in livornese di Riccardo Venturi letta anche il 23 dicembre 2004 a Controradio, in occasione della trasmissione dedicata alle Canzoni contro la guerra e al nostro sito

DISPONIBILE DA SCARICARE: Born in the U.S.A. in livornese, letta da Riccardo Venturi a Controradio il 23 dicembre 2004 (formato Ogg Vorbis, 1.5 MB).






Seguita da un frammento di Born in the U.S.A. di Springsteen al concerto di Firenze dell'8 giugno 2003. La qualità dell'audio non è ottima, perché la registrazione originale è su audiocassetta, ma assolutamente da ascoltare!

Le CCG su Controradio, 23 dicembre 2004
Le CCG su Controradio, 23 dicembre 2004
NATO NELL' UESSÉ
di Brusprìsti (Ir Bòsse)

Budello 'ane so' nato 'n una città di morti
messo appena 'n piede 'n terra, giù carci peggio 'a'a'n zomaro
dé, diventi peggio d'un cane smusato di nidio
e passi tutta la vita solo a cercà 'n refugio

Perché so' nato nell'Uessé
So' nato nell'Uessé
So' ameriàno, dé!
So' nato nell'Uessé.

Poi ner mi' paese ciò avuto 'varche casino,
allora m'àn messo 'n fucile in mano,
e m'ànno spedito lontano
pe' andà a ammazzà ' 'musi gialli, dé

Perché so' nato nell'Uessé
So' nato nell'Uessé
So' ameriàno, dé!
So' nato nell'Uessé,
So' nato nell'Uessé.

Poi so' tornato a casa, in rafineria
e ir caporale m'à detto, "Dé, bello, 'unn'è corpa mia"
So' andato a cercà uno der Vu A'
M'ha detto, "Dé, bello, ancora 'unn'à' 'apito?"

Dé, ciavevo 'n fratello a Chesàn che combatteva ' 'Vieccònghe
quell'àrtri so' ancora là, ma lui è morto e 'un ritorna

Dé, ciaveva 'na topa a Saigònne
m'ànno spedito una su' foto abbracciato a lei

Laggiù all'ombra d'una galera
vicino a' 'fòi della rafineria
so' diecianni 'e brucio pélla strada
senza più 'n posto dove córre', più 'n posto dov'andà

Perché so' nato nell'Uessé, dé, nell'Uessé
So' nato nell'Uessé
dé, e sto messo di nulla nell'Uessé,
So' ameriàno, dé!
So' nato nell'Uessé,
So' nato nell'Uessé,
So' uno 'e tira a campà nell'Uessé.



Lingua: Tedesco

Versione tedesca di Matthias Mai, corretta da Markus Schepke, da Questa pagina
Deutsche Übersetzung von Matthias Mai, mit Verbesserungen von Markus Schepke, aus vorliegender Seite
GEBOREN IN DEN USA

Unten in einer leblosen Stadt geboren
Der erste Tritt, den ich bekam, war, als ich auf dem Boden aufschlug
Du endest wie ein Hund, der zuviel geschlagen wurde
Bis du dein halbes Leben verbracht hast, nur um es zu vertuschen

Geboren in den U.S.A.
Ich wurde in den U.S.A geboren
Ich wurde in den U.S.A geboren
Geboren in den U.S.A.

Geriet in einen Streit in einer kleinen Heimatstadt
Also war es in Ordnung, mir ein Gewehr in meine Hand zu drücken
Mich in ein fremdes Land zu schicken
Um zu gehen und den gelben Mann zu töten

Geboren in den U.S.A.
Ich wurde in den U.S.A geboren
Ich wurde in den U.S.A geboren
Ich wurde in den U.S.A geboren
Geboren in den U.S.A.

Komme zurück nach Hause zur Raffinerie
Ein Angestellter sagte "Sohn, wenn es an mir gelegen hätte..."
Ging hinunter, um meinen V.A.-Mann zu sehen
Er sagte "Sohn, verstehst du das jetzt nicht?"

Hatte einen Bruder bei Khe-Sahn, der den Viet Cong bekämpfte
Sie sind noch da, er hat alles gegeben
Er hatte eine Frau, die er in Saigon liebte
Ich habe jetzt ein Bild von ihm in ihren Armen bekommen

Unten im Schatten des Gefängnisses
Draußen beim Gas-Feuer der Raffinerie
Ich verbrachte zehn Jahre auf der Straße
Nirgends zum Weglaufen, habe nirgend, wo ich hingehen kann

Geboren in den U.S.A.
Ich wurde in den U.S.A geboren
Geboren in den U.S.A.

Geboren in den U.S.A.
Geboren in den U.S.A.
Geboren in den U.S.A.

inviata da Riccardo Venturi - 15/3/2005 - 02:30




Lingua: Portoghese

Versione portoghese da musicas.mus.br
NACIDOS NOS E.U.A.

Nascido numa cidade de homem morto,
O primeiro chute que eu recebi foi quando atingi o chão.
Você termina como um cachorro que foi surrado demais,
Até que você gasta metade da sua vida apenas se escondendo.

Nascido nos E.U.A.
Eu nasci nos E.U.A.
Eu nasci nos E.U.A.
Nascido nos E.U.A.

Entrei numa pequena enrascada na cidade natal,
Então eles colocaram um fuzil na minha mão,
Me enviaram para uma terra estrangeira
Para ir e matar o homem amarelo.

Nascido nos E.U.A.
Eu nasci nos E.U.A.
Eu nasci nos E.U.A.
Eu nasci nos E.U.A.
Nascido nos E.U.A.

Volto para casa, para a refinaria,
O homem que contrata diz:
Filho, se fosse minha responsabilidade...
Fui para ver meu cara na V.A.
Ele disse "Filho, você não compreende?"

Eu tinha um irmão em Khe Sahn, combatendo o Viet Cong,
Eles ainda estão lá, ele está totalmente perdido.

Ele tinha uma mulher que ele amava em Saigon,
Eu tenho uma foto sua nos braços dela agora.

Dentro na sombra da penitenciária,
Lá fora, perto das chamas de gás da refinaria,
Estou há 10 anos queimando a estrada,
Nenhum lugar para fugir, não tenho nenhum lugar para ir...

Nascido nos E.U.A.
Eu nasci nos E.U.A.
Nascido nos E.U.A.
Sou um pai há muito tempo morto nos E.U.A.
Nascido nos E.U.A.
Nascido nos E.U.A.
Nascido nos E.U.A.
Sou um pai legal agitando nos E.U.A...

inviata da Marcia Rosati - 2/11/2007 - 20:26




Lingua: Ungherese

Versione ungherese, da questa pagina
AZ USA-BAN SZÜLETTEM

Lent születtem egy halott ember városában
Az első rugást akkor kaptam
amikor megérintettem a földet
Úgy végzed, mint egy kutya
akit túl sokat vertek
Amíg fél életed úgy telik,
hogy menedéket keresel

Ha az USA-ban születsz
Én az USA-ban születtem
Én az USA-ban születtem
Ha az USA-ban születsz

Egy kisebb bajba kerültem a szülővárosomban
Fegyvert nyomtak a kezembe
Egy idegen földre küldtek,
Hogy menjek és öljem meg a sárgákat.

Az USA-ban születtem
Én az USA-ban születtem
Én az USA-ban születtem
Én az USA-ban születtem
Az USA-ban születtem

Hazajöttem az olajfinomítóba
A munkaadóm azt mondta
"Fiam, ha tőlem függene"
Lementem a V.A.* emberemhez
Azt mondta "Fiam, még most sem érted?"

Volt egy bátyám Khe Sahn-ban
A Vietkongok ellen harcolt
Azok még mindig ott vannak, ő örökre elment

Volt egy nő, akit szeretett Saigon-ban
Van egy fotóm ahol egymást átölelik

Lent a fogház árnyékában
Kint az olajfinomító tüzeinél
Tíz éve égetem az utat
Nincs hová szaladjak, nincs hová menjek

Az USA-ban születtem
Én az USA-ban születtem
Az USA-ban születtem
Egy rég elfeledett papa vagyok az USA-ban
Az USA-ban születtem
Az USA-ban születtem
Az USA-ban születtem
Egy kipróbált papa vagyok az USA-ban.
* Veterans Administration (Veteránok Hivatala)

inviata da Riccardo Venturi - 17/3/2005 - 20:26


Born in The Usa. L'inno di chi non vuole omologarsi
di Alberto Crespi
(da L'Unità del 29/5/2004)

La copertina dell'album Born in the USA
La copertina dell'album Born in the USA
Sono passati vent´anni e il "new world order", il nuovo ordine mondiale, sembra cosa fatta. La citazione è rigorosamente di Bruce Springsteen, ma non è tratta da "Born in the U.S.A.", il disco di cui ricordiamo il ventennale: viene da "The Ghost of Tom Joad", un disco che di "Born in the U.S.A." è il diretto discendente politico (anche se musicalmente si lega assai di più a "Nebraska"). Chissà se Bruce se lo sarebbe aspettato: lui, nelle canzoni, non fa mai dichiarazioni politiche "dirette", anche se evocando lo spettro di Tom Joad (l´emigrante/bracciante/fuggiasco di "Furore", libro di John Steinbeck e film di John Ford) aveva fatto chiaramente capire da quale parte stava. Dalla parte di chi cerca di attraversare il Rio Grande da Sud, per entrare nel Paese dei Balocchi (in un film sugli schermi in questi giorni, "The Day After Tomorrow" di Roland Emmerich, sono invece i "gringos" a tentare la traversata diretti a Sud, perché l´effetto-serra e il mancato rispetto del protocollo di Kyoto rischiano di sommergere gli Stati Uniti sotto una gigantesca e vindice inondazione). Forse, a distanza di tanti anni, Springsteen ha fatto un disco come "The Ghost of Tom Joad" per non essere frainteso. Perché tanto tempo fa, all´uscita di "Born in the U.S.A.", il fraintendimento ci fu. Eccome. Erano anni di rambismo rampante (in realtà anche Rambo fu frainteso: il primo film, quello diretto da Ted Kotcheff, era tutt´altro che forcaiolo). Bruce ebbe la strabiliante forza poetica di comporre un brano - qui parliamo di "Born in the U.S.A.", poi sarà utile allargare il discorso all´album - che era un lamento con la struttura musicale dell´inno. Infatti il pezzo divenne una delle più grandi canzoni da stadio di tutti i tempi: quando Bruce lo intonò, al concerto di San Siro (unica data italiana della tournée che fece seguito all´album, tra l´84 e l´85), lo spettacolo di 80.000 pugni levati fu semplicemente indimenticabile, riempì lo stadio di una forza e di un´emozione compatta e condivisa che nessuna partita di calcio (e San Siro, già leggendario di suo, ne ha viste non poche) era mai riuscita a creare. Sì, "Born in the U.S.A." sembrava un inno: un inno americano alternativo a "The star spangled banner", e non a caso il timbro delle chitarre distorte richiamava alla memoria il sound di Jimi Hendrix, storpiatore primario dell´inno Usa ufficiale. Solo che le parole non erano da inno: le parole erano un canto dolente sulla generazione dei reduci del Vietnam. Il protagonista della canzone torna a casa dalla guerra e non ha più lavoro; va a consultare il suo "v.a. man", il consigliere per i veterani, una figura vicina al nostro assistente sociale, e quello gli dice "son, don´t you understand?", figlio, non capisci?

E così il reduce, che era stato mandato in una "terra straniera" a combattere "l´uomo giallo", e che aveva lasciato il fratello a Khe Sahn ritrovandosi come suo unico ricordo una foto con "a woman he loved in Saigon", una donna che amava a Saigon, se ne rimaneva lì nella sua America industriale e devastata (il New Jersey, probabilmente) dove le fabbriche sono chiuse e sono dieci anni che lui "brucia lungo quella strada": "nowhere to run, nowhere to go", nessun posto dove andare.


Questo era il senso della canzone, nemmeno tanto riposto: e a quel furbetto di Ronald Reagan avremmo dovuto rispondere "son, don´t you understand?", quando tentò di appropriarsi della canzone nella sua campagna elettorale (sarebbe stato rieletto, purtroppo) probabilmente senza averne mai letto il testo. Figliolo, non capisci? Questo non è uno che vota per te. Questo è uno che dal reaganismo ha avuto solo dolori, delusioni, disoccupazione. Eppure l´equivoco nacque. Un po´ per la musica, sicuramente: quel giro di sei accordi che apre la canzone, e sul quale poi si appiccica il titolo/ritornello, era perfetto anche per aprire i comizi di un uomo politico. Un po´, fu il titolo: mettete quella musica assieme al titolo, togliete il resto della canzone e potete ottenere un roboante grido di guerra.

Reagan la capì, o la volle capire, così. Non sapeva che il titolo veniva da lontano con quel suo significato neutro, da ufficio dell´anagrafe: nato negli U.S.A., càpita a un sacco di gente. Bruce l'aveva, diciamo così, "rubato" a un cineasta, il regista Paul Schrader ("American Gigolo", "Blue Collar", la sceneggiatura di "Taxi Driver" di Scorsese), che gli aveva passato un suo copione così intitolato, nella speranza che il cantante gli scrivesse la colonna sonora. Il film lì per lì non si fece, (nel cinema succede spesso), e sia Schrader che Springsteen hanno sempre raccontato che il copione era finito in un cassetto e il titolo riemerse dalla memoria di Bruce in modo quasi inconscio. Certo il regista ci restò male, ma Springsteen non negò mai l´accaduto e quando poi Schrader riuscì a "montare" il progetto gli regalò una canzone, "Light of Day", rimasta a lungo inedita salvo la colonna sonora del film omonimo (dove la esegue Joan Jett, anche interprete accanto a Michael J. Fox). Era una storia di rockers operai, di gente che lavora duro e usa la musica come valvola di sfogo: molto "springsteeniana", Schrader aveva visto giusto. Il film aveva una valenza duplice, come càpita quasi sempre nella cultura americana quando la critica sociale incontra il patriottismo: la prima sa essere dura, serrata, ma il secondo in America è una cosa maledettamente seria anche per i "radical" più arrabbiati, e questa è una cosa che noi europei (forse, soprattutto noi italiani, che della patria abbiamo un'idea molto calcistica e poco radicata) fatichiamo sempre a comprendere. "Born in the U.S.A." è un titolo che può essere recitato, al tempo stesso, con amarezza e con orgoglio. Era così per Schrader ed era sicuramente così anche per Springsteen, anche se nella canzone, a leggere bene le parole, è l´amarezza a prevalere.

Per gli "springsteeniani" doc, club al quale l´autore di queste righe afferma senza pudore di appartenere, il dubbio non ci fu mai, la "captatio" di Reagan sembrò immediatamente una gaffe e la risposta di Bruce fu liberatoria ma scontata. Era ovvio che le cose stavano così! Però i media ci cascarono. Le immagini di Bruce in concerto, con la bandana (lo stesso indumento di Rambo!), contribuirono all'equivoco. Si cominciò a parlare di "rock reaganiano". Ribadire oggi che non fu mai un problema nostro serve fino a un certo punto. In realtà il problema era anche nostro. Per due motivi, uno personale (quindi secondario) e uno globale. Quello personale - di tutti gli "springsteeniani", non solo di chi scrive - era che con "Born in the U.S.A." il nostro eroe diventava patrimonio comune. Succede sempre, quando un artista amato dagli adepti diventa una star mondiale: si è gelosi! Bruce era già famosissimo, ma "Born in the U.S.A." diventò il secondo disco più venduto di sempre dopo "Thriller", trasformando il suo autore in un fenomeno mondiale. E se noi, che conoscevamo Bruce dai tempi di Asbury Park, sapevamo bene che non era reaganiano e non si sarebbe mai venduto, i ragazzini che usavano "Dancing in the Dark" per ballare in discoteca che ne sapevano? Qui sta il nocciolo, e si arriva al problema globale: quando un disco vende milioni di copie in tutto il mondo diventa anche un fatto di costume, ed entra in un circolo mediatico che anche l´artista stesso fatica a controllare. Bisogna dire che Bruce fu, ed è ancora, bravissimo: la gestione oculata, non inflazionata, della propria immagine e delle proprie parole è una cosa in cui è veramente un fenomeno. Ma l'84 fu il momento della carriera in cui rischiò grosso: avesse sbagliato una mossa, avrebbe insidiato il trono di Madonna e di Michael Jackson, invece rimase se stesso e ormai, a 54 anni compiuti, non è più in pericolo.

Il vero aiuto gli venne da dentro, dalle canzoni, dalla musica, e dalla consapevolezza di sé. Usiamo "canzoni" al plurale perché, quando si passa a parlare di "Born in the U.S.A."-disco, è giusto ricordare che si tratta di una raccolta di pezzi semplicemente mirabolante (non a caso quasi tutti divennero singoli di successo). E furono le altre canzoni a salvare "Born in the U.S.A."-canzone, a illuminarne di riflesso il significato. Furono la paura di "Cover Me", i ricordi adolescenziali di "Glory Days", il manifesto generazionale di "No Surrender", persino la sana ambiguità di "Bobby Jean" (il cui testo può essere riferito sia a una donna che a un amico, con spostamenti di senso e latenze omoerotiche estremamente stimolanti: la risposta migliore a chi accusa Bruce di essere "machista"). Fu, soprattutto, il brano-gemello di "Born in the U.S.A.", "My Hometown": il paesaggio è lo stesso, una città dove le fabbriche sono chiuse ed è arrivata la violenza (razziale, stavolta); ma il personaggio, anziché un reduce senza lavoro, è un padre di famiglia che il lavoro rischia di perderlo, e pensa (come Tom Joad!) di emigrare, di andare a Sud, ma intanto porta in giro il suo figlioletto in auto, lo fa sedere sulle sua ginocchia davanti al volante e gli dice di "take a good look around", di guardarsi bene attorno: "this is your hometown", questa è la tua città. Ed è già una "city of ruins", una città di rovine, titolo di un pezzo che Bruce avrebbe scritto molti anni dopo.

Musicalmente, "Born in the U.S.A." è un inno rock mentre "My Hometown" è una ballata che riprende, con un arrangiamento appena più ricco, le atmosfere di "Nebraska": e quindi anticipa quelle di "Tom Joad". Questo per ribadire che il disco oggi ventenne era, stilisticamente, molto eclettico: una sorta di catalogo di ciò che Bruce poteva e voleva fare con la E Street Band. C'era persino un brano quasi "disco", l´unico che anche a distanza di vent'anni continuiamo a non amare: "Dancing in the Dark". Però lo ama lui, e lo amano tanti ragazzi più giovani di noi, che ai concerti vogliono anche ballare, per cui va bene così: Bruce continua a riproporlo in concerto e ogni volta è una festa. Non è sicuramente un caso che anche il brano "Born in the U.S.A." venga sempre suonato dal vivo, ma spesso in versione "unplugged", voce e chitarra: così l´inno sparisce e rimane solo il lamento. Gli equivoci sono finiti. All´epoca, Bruce si salvò dall'omologazione e dall'edonismo reaganiano grazie ai suoi valori profondi e alla forza della musica. Oggi, vent'anni dopo, è vivo e vegeto e lotta sempre insieme a noi. I ragazzi del "new world order" fanno di tutto per farci sentire soli, ma finché noi abbiamo Bruce, e lui ha noi, non ci riusciranno.

NOTA: Abbiamo corretto una svista in quest'ottimo articolo di Alberto Crespi: l'inno americano è "The Star Spangled Banner" e non, com'era scritto nell'articolo originale, "Stars and Stripes" (quella è la bandiera...)

Bellissimo. Commento straordinario, mirato e preciso come solo uno Springsteeniano può fare.

It's a town full of losers and I'm pulling out of here to win!

Stelvio Parigi - 31/3/2005 - 22:22


Viva Springsteen un Dio del Rock.
Il Boss Rappresenta l'America Intera cn i suoi Pregi e i suoi Difetti.Springsteen e geniale.La canzone "Born in the USA" da una carica Incredibile e ogni volta che la Sento impazzisco.
Vorrei essere Americano solo per La Canzone "Born in the USA".
Bruce Springsteen Orgoglio Statunitense.

Manu Rock - 14/9/2007 - 00:10


...mah, non penso che il Boss fosse tanto orgoglioso di esserlo

Mimimmo - 11/9/2009 - 09:25


immenso boss

8/8/2010 - 13:14


Bell'articolo ma caduta rovinosa ed inaspettata nel finale. Cos'è questa storia che non amiamo Dancin in the dark? Forse sarebbe meglio parlare al singolare ;) non la amano solo i "ragazzini che ai concerti vogliono anche ballare". Se si legge il testo si ha uno dei tanti esempi della scrittura di Bruce, un vissuto doloroso ma cantato con potenza, celebrazione e anche gioia. Esattamente come Born in the USA.

Stefania - 5/4/2015 - 20:23


Visto che mi sto appassionando all'editing video, penso di fare piacere a tutti e in particolare a Riccardo, con questo video con l'audio riesumato dal 2004 della traduzione livornese letta a controradio montata sulle immagini del Boss:

Lorenzo - 22/5/2017 - 00:01


E cavolo se mi fa piacere...! (Certo che rivedermi e risentirmi "qualche tempo fa" mi fa un po' impressione...!!)

Riccardo Venturi - 22/5/2017 - 07:28


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