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A les rexes de la cárcel

anonimo




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Ancora dagli scioperi rivoluzionari nelle Asturie del 1934, il canto di un prigioniero politico che vede passare dalle finestre del carcere il desolato funerale della madre accompagnata soltanto dal carrettiere...
Il canto è interamente in dialetto asturiano. E' ripreso da questa pagina.
Si les rexes de la cárcel tuvieran conocimiento,
al ver entrar un chaval, llorarán de sentimiento,
llorarán de sentimiento.

A les rexes de la cárcel nun me vengas a llorar,
ya que nun me quites penes, nun me les vengas a dar,
nun me les vengas a dar.

Estando preso de en la cárcel un entierru vi pasar
yera la probe mi madre que la diben a enterrar,
que la diben a enterrar.

Nun l'acompañaba naide sólo el triste cochero,
qu'en su coche la llevaba camino del cementeriu,
que mis ojitos lo vieron,

adiós mi madre querida, cúantos disgustos le daba,
cuántas veces escondida, llorando a lágrima viva
en un rincón la encontraba.

inviata da Riccardo Venturi - 14/1/2006 - 12:32



Lingua: Italiano

Versione italiana di Riccardo Venturi
14 gennaio 2006
ALLE SBARRE DELLA PRIGIONE

Se le sbarre della prigione avessero coscienza
vedendo entrare un ragazzo piangerebbero di dolore,
piangerebbero di dolore.

Alle sbarre della prigione non venirmi a piangere,
se non vuoi darmi pena, non venirmela a dare,
non venirmela a dare.

Imprigionato in carcere vidi passare un funerale,
era la prova che mia madre la andavano a seppellire,
la andavano a seppellire.

Nessuno l'accompagnava, solo il triste carrettiere
che sul suo carro la portava al cimitero,
e i miei occhi lo videro

Addio mia cara madre, quante pene le davo,
quante volte nascosta, piangendo a dirotto
in un angolo la incontravo.

14/1/2006 - 12:39



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