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Figli di Nessuno

anonimo


Lingua: Italiano

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Scene tratte da "Il partigiano Johnny" di Guido Chiesa


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(Giuseppe Raffaelli e Giuseppe Del Freo)


[1943?]
Canto diffuso tra le formazioni partigiane operanti tra Liguria e Piemonte.
Sull’aria di Figli dell'officina
Trovato su Umanità Nova, n.16 del 26 aprile 2009, a margine di un articolo dedicato all’organizzazione armata antifascista degli anni ’20 denominata “Figli di Nessuno”.
Noi siam nati chissà quando
chissà dove
allevati dalla pubblica carità
senza padre senza madre
senza un nome
e noi viviam come gli uccelli in libertà.

Figli di nessuno
per i boschi noi viviam
ci disprezza ognuno
perché laceri noi siam
ma se c'è qualcuno
che ci sappia ben guidar - e ben guidar
Figli di nessuno
anche il digiuno saprem lottar.

Noi viviam fra i boschi
e sulle alte cime
e dagli aquilotti
ci facciam comandar
ma il nemico nostro
dai confini scaccerem - e scaccerem
e l'Italia bella
noi la saprem - noi la sapremo liberar.

Figli di nessuno
per i monti noi viviam
ci disprezza ognuno
perché laceri noi siam
ma se c'è qualcuno
che ci sappia ben guidar - e ben guidar
Figli di nessuno
anche a digiuno saprem lottar.

inviata da The Lone Ranger - 29/6/2010 - 09:43




Lingua: Italiano

Versione trovata sul sito dell’ANPI.
FIGLI DI NESSUNO

Figli di nessuno, che noi siam...
Fra le rocce noi viviam,
ci disprezza ognuno
perché laceri noi siam.
Refrain:

Siamo nati chissà quando,
chissà dove, allevati dalla pura carità;
senza padre senza madre, senza un nome
noi viviamo come uccelli in libertà.

Figli di nessuno, che noi siam...
Fra le rocce noi viviam,
ci disprezza ognuno
perché laceri noi siam.

Noi viviamo fra i boschi
sugli alti monti e
dagli aquilotti ci
facciamo ammirar.

Figli di nessuno, che noi siam...
Fra le rocce noi viviam,
ci disprezza ognuno
perché laceri noi siam.

Le ragazze d'oggi
son smorfiose,
cercan tizio, cercan caio,
mille cose in quantità.

Figli di nessuno, che noi siam...
Fra le rocce noi viviam,
ci disprezza ognuno
perché laceri noi siam.

Ma se troviamo uno
che ci sappia comandar e dominar,
figli di nessuno che noi siam,
anche a digiuno sappiam marciar.

inviata da The Lone Ranger - 29/6/2010 - 09:44




Lingua: Inglese

Traduzione inglese da YouTube.
NOBODY'S SONS

Born unknown when and where
bred by public charity
without father
without mother
without a name
we live in freedom like birds

Nobody's sons live in the forest
everyone disrespects us
because we are torn
but if someone take our command
nobody's sons can fight even in fasting

We live in woods and on peaks
and let ourselves guide only by eagles
once rejected the enemy out border
beautiful Italy we can free

Nobody's sons walk trough forest and mountain
one day we'll reject the enemy outside borders
and then can return to live free like birds.

inviata da The Lone Ranger - 29/6/2010 - 09:57


Riporto integralmente il commento – con tanto di tono “ardito” - presente sulla pagina di YouTube dove ho reperito il canto accompagnato dalle scene de “Il partigiano Johnny” di Guido Chiesa:

“I Figli di Nessuno erano i ribelli delle formazioni genovesi che nel tumultuoso periodo seguente la I° Guerra Mondiale si aggregarono spontaneamente in gruppi di combattimento per contrapporre alla violenza fascista la giustizia proletaria con azioni di lotta e legittima autodifesa.
In seguito, nel Luglio 1921, i suoi aderenti confluirono negli Arditi del Popolo, l'unica organizzazione strutturalmente in grado di opporsi sul territorio al dilagante terrorismo squadrista, ma l'ottusità e il settarismo ideologico dei partiti che allora costituivano il variegato fronte dell'opposizione democratica ne vanificò purtroppo l'operato condannando così il popolo italiano al tragico ventennio in camicia nera.
Appoggiati e sostenuti concretamente dal solo movimento libertario, in particolare l'Uai (Unione Anarchica Italiana) che ne alimentava la base militante ed i quadri dirigenti, pagarono lo scotto dell'isolamento politico con la sconfitta sul campo e le sue inevitabili conseguenze sino al riscatto con la Resistenza e la rivincita finale della Liberazione.
Il brano trae origine nelle radici della tradizione popolare e se ne conoscono numerose varianti differenti una dall'altra sia per quanto concerne il testo che la base musicale. Il sincretismo temporale ha fatto sì che ne esistano versioni militari, alpine in primo luogo ,o più prettamente folkloristiche. Quella qui proposta è solamente una scelta fra le tante, e cioè l'inno di battaglia dei Partigiani delle montagne liguri e delle confinanti province piemontesi.
Ma la cosa veramente paradossale è come anche i fascisti, nella loro proverbiale ignoranza, abbiano malauguratamente incluso il brano nel proprio vasto repertorio di "brutte copie" nel tentativo di colmare il loro smisurato vuoto culturale. Così può capitare ancor oggi che qualche balda ed ignara testa rapata semianalfabeta intoni, senza esserne minimamente consapevole, un bel canto della Resistenza, rendendo in tal modo il dovuto omaggio alla memoria dei Partigiani che con il Loro eroico sacrificio ebbero il merito d'imporre resa e castigo all'odiato oppressore.
Lungi dall'idea d'impartire lezioni di Storia a chicchessia, tantomeno a menti dalle desuete sinapsi cerebrali, era però davvero impossibile resistere alla tentazione d'esemplificare con una elementare metafora musicale la falsità di fondo su cui si basa il cosidetto revisionismo storico ed ogni alibi mendace teso a sdoganare la destra nostrana.
Dedicata ai sogni di tenebre dei poveri illusi dai fuochi fatui di qualche brevilineo folletto maligno affinchè non cullino inutilmente funeste speranze di vittoria: ovunque vi portiil vostro rigurgito di odio represso là troverete sempre e comunque ad attendervi Figli di Nessuno cui rendere conto.”

The Lone Ranger - 29/6/2010 - 09:55




Lingua: Francese

Version française – FILS DE PERSONNE – Marco Valdo M.I. – 2010
Chanson italienne – Figli de personne – Anonyme – 1943 ?

Chant répandu parmi les formations partisanes opérant en Ligurie et au Piémont.
Sur l'air de Figli dell'officina
Publié sur Umanità Nova, n°.16 du 26 avril 2009,en marge d'un article consacré à l'organisation armée antifasciste des années 1920, dénommée « Figli di Nessuno » (Fils de personne).
FILS DE PERSONNE

Nous, nous sommes nés on ne sait quand
On ne sait où
Élevés par la charité publique
Sans père sans mère
Sans un nominative
Et nous vivons comme les oiseaux en liberté

Fils de personne
Nous vivons dans les bois
On nous méprise
Car nous sommes en loques
Mais s'il y a quelqu'un
Qui sait bien nous guider – et bien guider
Fils de personne
Même la faim nous saurons combattre.

Nous vivons dans les bois
Et sur les hautes cimes
Et par les aiglons
Nous sommes guidés
Mais nous chasserons notre ennemi
Au-delà des frontières, nous le chasserons
Et notre belle Italie
Nous saurons – nous saurons la libérer.

Fils de personne
Par les monts nous vivons
On nous méprise
Car nous sommes en loques
Mais s'il y a quelqu'un
Qui sait bien nous guider – et bien guider
Fils de personne
Même la faim nous saurons combattre.

inviata da Marco Valdo M.I. - 1/7/2010 - 14:32




Lingua: Francese

Version française – FILS DE PERSONNE – Marco Valdo M.I. – 2010
Chanson italienne Figli di Nessuno – anonyme – publiée sur le site de l'ANPI – Association Nationale des Partisans d'Italie, autrement dit des anciens de la Résistance.
FILS DE PERSONNE

Fils de personne nous sommes
Nous vivons parmi les rochers
Tous nous méprisent
Car en loques nous sommes

Nous sommes nés on ne sait quand
On ne sait où, élevés par la charité
Sans père, sans mère, sans nom
Nous vivons comme des oiseaux en liberté

Fils de personne nous sommes
Nous vivons parmi les rochers
Tous nous méprisent
Car en loques nous sommes

Nous vivons dans les bois
Sur les hautes montagnes et
Par les aiglons là-bas
Nous nous faisons admirer

Fils de personne nous sommes
Nous vivons parmi les rochers
Tous nous méprisent
Car en loques nous sommes

Les filles d'aujourd'hui
Sont bêcheuses
Elles cherchent un mec, elles cherchent un chien
Mille choses en quantité

Fils de personne nous sommes
Nous vivons parmi les rochers
Tous nous méprisent
Car en loques nous sommes

Mais quand nous trouvons un
Qui sait commander et dominer
Fils de personne que nous sommes
Même sans manger, nous savons marcher.

inviata da Marco Valdo M.I. - 1/7/2010 - 14:33




Lingua: Portoghese

Versione portoghese
da L'Italia in Brasile
FILHOS DE NINGUEM

Nós nascemos quiçá quando, quiçá onde,
criados pela publica caridade,
sem pai, sem mãe, sem um nome,
nós vivemos como pássaros em liberdade.

Filhos de ninguém,
pelas montanhas nós andamos,
nos despreza cada um
porque maltrapilhos nós somos.

Mas se encontramos alguém
que saiba nos dominar e comandar,
filhos de ninguém,
também em jejum saberemos atirar.

inviata da DonQuijote82 - 1/2/2012 - 14:07


ogni commento all'analisi del testo e alla sua collocazione storica spetta ovviamente all'intelligenza di ogniuno; una cosa è certa, al di là dei facili epiteti dei seguaci dei partigiani pseudo vincenti, questo è, e resterà, un inno alla libertà e all'anarkia, cantato coerentemente sia dai vincitori sia dai vinti, con eguale diritto (ciò vale ovviamente solo per le menti libere).

david - 26/1/2012 - 19:05


ah!, ma tanto non pubblicherete i miei commenti, come ho visto per il mio precedente, in ogni caso è veramente allucinante come riuscite a deformare la storia, figli di nessuno è una canzone fascista, altro ke partigiani liguri!

david - 26/1/2012 - 19:27


Può darsi che il camerata David (che ossimoro, però...) non abbia tutti i torti. Ricordo che fin da piccolissimo ho sentito cantare (anzi la cantavo anch'io) "Valsesia Valsesia", canzone dei partigiani di Cino Moscatelli, per poi scoprire che derivava da una "Dalmazia Dalmazia" degli irredentisti dell'altra sponda adriatica; così come per un bel pezzo ho pensato che "Hans Beimler", la canzone dei tedeschi accorsi a difendere la Repubblica spagnola, fosse nata tra quei combattenti, magari per opera dello stesso Ernst Busch; mentre, con ben altro testo, circolava tra i soldati della Wehrmacht...Le canzoni hanno i loro sotterranei percorsi, molto più complicati di quanto si possa credere o pretendere. Ripenso a come arrivò a me "Figli di nessuno". Molti anni fa mi piaceva andare per i monti; e abbastanza spesso mi ritrovavo sulle Grigne, le belle cime che svettano su quel famoso ramo del lago di Como. La sentii cantare un tardo pomeriggio dai gitanti in un rifugio (il Rosalba, per la precisione) e notai che uno dei miei compagni, figlio di un notissimo ex capo partigiano locale, e oggi presidente dell'ANPI, vi si unì volentieri. Personalmente, ero un po' perplesso: l'idea di essere comandati e "dominati" da qualcuno non mi andava per nulla a genio, mi sembrava un tantino fascistica...E infatti, che fosse o non fosse un canto partigiano, io non l'ho mai amata.

Gian Piero Testa - 26/1/2012 - 23:27


Caro David, mi pare che nei tuoi due commenti - che sono pure leggerissimamente in contraddizione tra di loro - tu ostenti una certa qual sicumera senza però suffragare in alcun modo le tue affermazioni.
Ti rimando al commento alla canzone, che per comodità riporto in stralcio ma che ti inviterei a leggere per esteso (sempre se non ti irrita):

“I Figli di Nessuno erano i ribelli delle formazioni genovesi che nel tumultuoso periodo seguente la I° Guerra Mondiale si aggregarono spontaneamente in gruppi di combattimento per contrapporre alla violenza fascista la giustizia proletaria con azioni di lotta e legittima autodifesa. [...]
Il brano trae origine nelle radici della tradizione popolare e se ne conoscono numerose varianti differenti una dall'altra sia per quanto concerne il testo che la base musicale. Il sincretismo temporale ha fatto sì che ne esistano versioni militari, alpine in primo luogo ,o più prettamente folkloristiche. Quella qui proposta è solamente una scelta fra le tante, e cioè l'inno di battaglia dei Partigiani delle montagne liguri e delle confinanti province piemontesi.
Ma la cosa veramente paradossale è come anche i fascisti, nella loro proverbiale ignoranza, abbiano malauguratamente incluso il brano nel proprio vasto repertorio di "brutte copie" nel tentativo di colmare il loro smisurato vuoto culturale. [...]

Puoi confutare quanto riportato? Hai delle prove documentate che questo canto sia una canto fascista? E da quando in qua i fascisti se ne andavano laceri e disprezzati tra rocce e bricchi?
Aspetto - aspettiamo tutti - da parte tua degli elementi un po' più concreti a sostegno della tua tesi.
Ha ragione GPT a proposito delle interpolazioni, ma per quanto riguarda i canti degli anni appena precedenti l'avvento del fascismo credo che - fino a prova contraria - valga per tutti l'illustre precedente del famoso Giovinezza: anche qui molte versioni stratificate (la prima goliardica, la seconda bellica) ma è certo che quella degli Arditi del Popolo (la terza) fu precedente a quella dei fascisti, che se ne appropriarono cercando così di far sparire anche il ricordo di chi a loro si era tanto fieramente quanto inutilmente opposto armi in pugno.

Bartleby - 27/1/2012 - 08:27


Allora, provo a rifare un attimo il punto perché anch’io mi sono incasinato…‎
Su queste pagine sono pubblicate due canzoni con lo stesso titolo “Figli di nessuno”.‎
I testi di entrambe sono stati reperiti su di un citato articolo comparso sulla rivista anarchica ‎Umanità Nova.‎
La prima Figli di Nessuno è inconfutabilmente canzone di una formazione antifascista analoga agli Arditi ‎del Popolo operante in Liguria e Piemonte negli anni precedenti l’avvento del fascismo.‎
Il testo della seconda – questa che si commenta – si ritrova in canzonieri diversi (militari, ‎soprattutto alpini, e anche fascisti) ma fu sicuramente cantata dalla formazioni partigiane operanti – ‎di nuovo – tra Liguria e Piemonte.‎
Emmerre, autore dell’articolo citato su Umanità Nova, concludeva il suo scritto mettendo in ‎relazione i due canti con queste parole:‎

‎“Come conclusione, vale la pena soffermarsi sulla scia lasciata da questa struttura di autodifesa ‎proletaria nel canzoniere popolare e antifascista. Un canto intitolato proprio Figli di Nessuno, da ‎cantarsi sull'aria dell'Inno dei Lavoratori, venne scoperto dalle forze di polizia e in quanto prova di ‎reato è rimasto agli atti. [A.C.S., Tribunale speciale per la difesa dello Stato, 1927, b. 31, fasc. 262, ‎‎"Procedimento penale contro Prina Natale"]. Ma esiste un altro canto col medesimo titolo, sull'aria ‎del più noto Figli dell'officina e con la prima quartina uguale a quella riscontrabile in una versione ‎di Avanti siam ribelli. [Si vedano A. Virgilio SAVONA e Michele L. STRANIERO, Canti della ‎Resistenza italiana, Rizzoli, Milano 1985, pagg. 181-182; Santo CATANUTO e Franco ‎SCHIRONE, Il canto anarchico in Italia nell'ottocento e nel novecento, Edizioni Zero in Condotta, ‎Milano, 2001, pagg. 199-201]. Certo non casuale il fatto che tale canto partigiano risulta essere ‎stato assai diffuso tra i resistenti alla macchia in Liguria e in Piemonte, ossia proprio le regioni che ‎vent'anni prima avevano visto i Figli di nessuno opporsi al fascismo.”‎

Insomma, “Figli di nessuno”, “Figli dell’officina”, “Avanti, siam ribelli”, la provenienza geografica ‎di due canti di epoche diverse e dallo stesso titolo… Direi che ce n’è abbastanza per ritenere che il ‎‎“Figli di nessuno” degli anni 40 sia o un canto nato in ambito antifascista, come quello precedente ‎risalente agli anni 20, oppure, al massimo, un canto militare alpino passato nel repertorio di alcune ‎formazioni partigiane.‎
Al contrario, non ho trovato nessun elemento che possa far ritenere che questo questa “Figli di ‎nessuno” sia nata in ambienti fascisti. ‎

Bartleby - 27/1/2012 - 11:01


Vorrei dare anch'io il mio contributo all'interessante dibattito qui aperto.
Intanto premetto che mi dispiace per la recente scoparsa di Gian Piero Testa, ed anche del fatto che non ho potuto conoscerlo.(anche se mi sembra che queste conoscenze via internet non possano che essere troppo superficiali)
Veniamo al cuore del problema, ossia se e come una canzone/canzonetta/canzonaccia diventa a pieno titolo una "canzone partigiana". Mi sembra che ne abbia diritto per almeno due buoni motivi.
Il primo e' che una canzone partigiana è, a tutti gli effetti, un'arma, anzi un'arma da guerra.
Ora non mi pare che se un partigiano si ritrovava tra le mani una Luger, la buttava nel fosso perchè era un'arma tedesca, anzi la oliava e controllava che funzionasse alla perfezione.
Il secondo punto è che, per buona pace dei conduttori del sito, la canzone partigiana è sì un'arma da guerra ma per fortuna un'arma "pacifica", che per inciso non mi sembra abbia mai ammazzato nessuno.
Quindi un bene che nei confronti dei partigiani, non poteva certo integrare il sostanzioso pasto serale, ma "non si solo pane (anzi, castagne) vive l'uomo"...
Per quanto riguarda poi il "nemico" la mia teoria, non certo suffragata delle ricche spiegazioni dei testi scolastici(che al più ci raccontano di tale Badoglio che sostituì al (mal)governo sua eccellenza B.M.), è che più di un soldatino, capitato per sbaglio o per necessità nei ranghi della repubblica, quando la primavera gli alitava nelle orecchie certe canzoni, insieme al cinguettito degli uccellini e le risate delle ragazze, fosse tentato, alla prima occasione, di cambiare lato della barricata e scampare la pelle. Come il polline portato dal vento. Ma non un singolo, ma interi battaglioni, per motivi che sfuggivano ai boriosi ufficiali fascisti, svuotavano le caserme di città e riempivano la cascine partigiane.
Potere del canto?

gianfranco - 30/11/2014 - 17:55


Carissimo Gianfranco, prima di tutto vorrei scusarmi con te per essere stato un po'....evanescente negli ultimi tempi. Per vari motivi, alcuni non semplici e non piacevoli, oltre alla mia tendenza ad essere un disastro completo nella “comunicazione in rete”, mettiamola così.

Detto questo, vado un po' in medias res.

Apprezzo il tuo dispiacere per la scomparsa di Gian Piero. Sento che è comunque sincero, proprio perché non vi eri obbligato non avendolo conosciuto per un bel po' di tempo sia in rete, che di persona. Avrai comunque notato la reazione di praticamente tutti qua dentro, e ti garantisco che è altrettanto sincera. Sul fatto della “conoscenza in rete”, o “via Internet”, però, permettimi di dissentire radicalmente da te. Nel senso: ora come ora, la conoscenza via Internet è un modo come un altro, senza nessuna differenza, e che vi sia o non vi sia poi frequentazione diretta. Almeno la mia non breve presenza in Rete mi ha formato questa opinione, anche se naturalmente accetto esperienze diverse. La tua osservazione, però, mi ha ricordato un po' coloro che dicono, ad esempio, che un “vero poeta” scrive le sue poesie solo a matita su fogli di carta (ti faccio questo esempio perché mi è capitato davvero di sentirmelo dire). Ho sempre risposto, in tale caso, che un vero poeta lo è a prescindere, che scriva a matita su un foglio o sul più moderno e aggiornato pc. Nessuno ci dice su che cosa avrebbero scritto Leopardi o Goethe, se all'epoca avessero avuto a disposizione mezzi diversi dalla carta e dalla penna d'oca. Così per le conoscenze e/o amicizie (e addirittura amori) via Internet: non esiste una regola, esiste solo la propria esperienza e la propria sensibilità che non può essere tacciata di “superficiale” a priori. Chi è superficiale, lo è “via Internet” sia nella cosiddetta “vita reale”; lo stesso vale per chi superficiale non lo è. Ognuno di noi potrebbe raccontarti le sue storie, come tu potresti raccontare le tue; e, a mio parere, ogni storia è differente. La tua mi sembra una visione un po' “tardoromantica” della cosa, se mi passi il termine. A condizione, è ovvio, che si provi il desiderio di approfondire almeno un po' una conoscenza e che non si abusi mai del termine “amicizia”. Anche e proprio per questo, il qui presente ha sempre rifiutato categoricamente i “social network”, Facebook et similia. Anche in Rete, esistono differenze molto grosse. Magari, però, la tua osservazione proviene da tue esperienze che devono chiaramente essere rispettate rigorosamente; a condizione che non sconfinino nell'assoluto, nell'aprioristico e nel “non possano che essere”. L'unica vera cosa che non possiamo che essere, tutti quanti, è essere reali. Ma le circostanze della nostra realtà, e la sua varia profondità, la decidiamo noialtri e basta, singolarmente, individualmente e senza assiomi o affermazioni tranchantes.

Per il resto, la questione che poni sulle canzoni partigiane è assai interessante. Esprimerò brevemente il mio pensiero, conoscendo -ancora per poco tempo, mi sa- dei superstiti partigiani che le loro canzoni le hanno cantate e le loro armi le hanno imbracciate sparando. Una volta, uno di loro (il partigiano Marcello Citano, nome di battaglia “Sugo”, Brigata “Vittorio Sinigaglia”, Divisione “Arno”) disse una cosa che mi colpì parecchio, a parte il fatto che nessun partigiano aveva mai cantato “Bella Ciao”, da nessuna parte. Accanto alle canzoni partigiane “DOC”, a “Fischia il Vento”, a “Insorgiam” e ad altre, non di rado le formazioni della sua Brigata marciavano cantando canzonacce sconce da caserma. E con gran foga e passione, facendosi anche le loro brave risate che, in quel frangente, probabilmente erano anch'esse un'arma, al pari dei fucili, delle munizioni, dei ripari e del cibo. Bene, io ti posso dire che, se sapessi esattamente quali erano queste “canzonacce”, non esiterei nemmeno un momento a metterle nel sito, naturalmente situandole e raccontando la loro storia quand'essa fosse documentata e testimoniata. Allo stesso modo, ad esempio, in cui una insulsa canzonetta d'amore come E depois do adeus è stata inserita perché ha dato il segnale preliminare della Rivoluzione dei Garofani portoghese del 25 aprile 1974. Ed esistono altri casi del genere qua dentro. Trovo che il paragone che fai con la Lüger sia azzeccato; non solo nessun partigiano, ma nessun combattente in generale butta via un'arma presa al nemico. Ivi compresa una canzone, accettando comunque qualche ovvia differenza. Per intenderci: una Lüger spara gli stessi proiettili che sia impugnata da un tedesco o da un partigiano, ma nessun partigiano avrebbe mai preso, che so io, “Giovinezza”, “Faccetta Nera” o lo “Horst Wessel Lied”. Casomai, e esistono casi del genere, le avrebbe prese per adattarle, per farne delle parodie. E' una cosa accaduta da entrambe le parti. Il caso di “Valsesia/Dalmazia” ricordato qui proprio da Gian Piero Testa ne è un esempio lampante. Potere del canto? Può darsi, ma io parlerei tout court di potere della creazione abbinata a una musica. Al di là, non di rado, della storia specifica che pure esiste e merita sempre di essere ricostruita. Saluti cari, RV.

Riccardo Venturi - 1/12/2014 - 20:02


grazie della risposta, ancor più gradita quanto inattesa.
due questioni circa le "canzonette"
la prima, se quei pochi partigiani che ho conosciuto e che non possono più contribuire perchè "passati a miglior vita" (se vuoi è un modo di dire, per altri, me compreso, ma sono in buona compagnia, anche di molti compagni partigiani, una speranza) se avessero provato a "sgarrare" si sarebbero presi, quantomeno, un "mascone" (termine ligure facilmente traducibile) non so se hai presente il "codice della cichero"...
la seconda questione è più complessa ma essenziale. si tratta di spremere queste canzoni, canti, poesie per trarne un insegnamento, non tanto sul senso di ciò che e stato e purtroppo continua ad essere (poichè sono in "mobile" non riesco a scrivere tutto e quindi ti rimando alle pagine che ho inserito di recente su teresio olivelli e liana millu) ma per riuscire a dimostrare, o almeno a provarci, della differenza fra chi combatteva/lottava per la resistenza e chi era dalla parte dei nazisti.
Questo sia per contrastare il "revisionismo" che le solite uscite di taluni, sia sulla rete che di persona.
Impresa che per le mie scarse capacità sento impossibile, ma insieme si potrebbe quantomeno tentare.

gianfranco - 1/12/2014 - 21:07


Chiedo scusa, ma non è sovrapponibile all'aria di "Figli dell'Officina". Saluti partigiani

Marco - 17/6/2015 - 19:34




Lingua: Italiano

Ciao Marco,
come hai potuto leggere nei commenti le canzoni intitolate "Figli di nessuno" sono due e hanno subìto nel tempo diverse interpolazioni. Nell'articolo su "Umanità Nova" citato, che raffronta i due testi, si dice che questa "Noi siam nati chissà quando, chissà dove" sarebbe stata cantata sull'aria di "Figli dell'officina" / "Avanti siam ribelli". Anch'io ho difficoltà a percepire la comunanza del motivo a partire dalla "Figli dell'officina" presente sul sito... Ma se si trattasse invece di un'altra canzone o, piuttosto, dell'ennesima commistione, interpolazione, adattamento?

Mah, bisognerà provare a fare un po' di chiarezza ma non sarà facile...

Tanto per complicare ulteriormente le cose, sul Canzoniere ribelle dell'Emilia Romagna del Canzoniere delle Lame c'è un testo che sembra riprendere insieme "Figli di nessuno", "Figli dell'officina" e altro ancora e che si afferma essere nato tra i partigiani parmensi nel 1944:
AVANTI SIAM RIBELLI

Noi siam nati chissà quando chissà dove
Allevati dalla pubblica carità
Senza padre senza madre senza un nome
E noi viviam come uccelli in libertà

Figli di nessuno per i monti noi andiam
Ci disprezza ognuno perché laceri noi siam
Ma se c'è qualcuno
Che ci sappia comandar e guidar
Figli di nessuno
Anche a digiuno saprem come sparar

Figli dell'officina figlioli della terra
Già l'ora si avvicina della più giusta guerra
La guerra proletaria guerra senza frontiere
Innalzeremo al vento le libere bandiere

Avanti siam ribelli forti vendicator
Un mondo di fratelli di pace e di lavor

Dai monti e dalle valli giù scendiamo in fretta
Con questa banda infetta noi la farem vendetta
O spose e fidanzate il pianto vien dal ciglio
O madri addolorate non trattenete il figlio

Avanti siam ribelli...

inviata da Bernart Bartleby - 17/6/2015 - 21:48


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