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Dalle belle città (Siamo i ribelli della montagna)

Emilio Casalini e Angelo Rossi


Lingua: Italiano

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(1944)
Parole di Emilio Casalini "Cini".
Musica di Angelo Rossi "Lanfranco"

Emilio Casalini
Emilio Casalini
Il canzoniere partigiano, come hanno ormai chiarito gli etnomusicologi, si compone essenzialmente di rielaborazioni, adattamenti, parodie di motivi precedenti, appartenenti alla tradizione militare o popolare, a inni del movimento operaio nazionale o internazionale, a canzonette di consumo. Pochi i canti originali, nel testo e nella melodia. Uno di questi è nato sui monti della nostra provincia, in circostanze drammatiche che è giusto far conoscere. Se Fischia il vento viene composto su un'aria sovietica, se Pietà l'è morta modifica attualizzandolo il testo di un canto alpino del 1915-18, se Bella ciao nasce dopo la Resistenza su un antico motivo di ballata, uno dei più intensi e significativi inni partigiani, Dalle belle città (Siamo i ribelli della montagna), viene creato nel marzo del 1944 sull'Appennino ligure-piemontese, nella zona del Monte Tobbio, dai partigiani del 5° distaccamento della III Brigata Garibaldi "Liguria" dislocati alla cascina Grilla con il comandante Emilio Casalini "Cini".

Sulle circostanze e modalità reali della genesi di questo originale canto della Resistenza, disponiamo della testimonianza diretta di Carlo De Menech, allora diciottenne commissario politico del distaccamento.

Ad un certo punto avvertiamo la necessità di creare qualcosa che riguardi noi e tutti i giovani dela nostra generazione, esaltandone la Resistenza in aderenza alla realtà della lotta che conduciamo. Sarà la nostra storia e traccerà le dure vicende della vita partigiana e gli ideali che la sostengono. Su questi presupposti Cini prende l'iniziativa e un bel giorno comincia a scrivere delle parole su un foglio di carta biancastra da impaccare; in mancanza di tavolo, utilizza una grossa pietra posta all'ingresso della "caserma", che serviva ai contadini per battervi le castagne, e noi facciamo circolo attorno a lui proponendo e sugerendo vocaboli e argomenti. Dopo alcuni giorni la bozza è stesa (...). In distaccamento c'è uno studente di musica, ventenne, Lanfranco, al quale viene consegnato il testo delle parole che si porta appresso durante il servizio di sentinella sul monte Pracaban; al ritorno, le note sono vergate su un pezzo di carta da pacchi (...).

Siamo i ribelli della montagna, con la sua originalità del testo e della musica, diventa così la nostra canzone, la canzone del 5° distaccamento, in cui si potrà riconoscere la storia di tanti altri giovani che, come noi, hanno scelto la montagna e la libertà.

Carlo De Menech, Siamo i ribelli della montagna, dattiloscritto inedito (1975), depositato presso l'Istituto per la storia della resistenza e della società contemporanea in provincia di Alessandria.


È un testo per molti aspetti paradigmatico, e per i contenuti, e per la qualità della sua "scrittura", che rivela un certo grado di cultura. Sin dall'incipit denuncia la sua origine urbano-metropolitana (genovese, per la precisione) tracciando quella simbolica opposizione "belle città/aride montagne" che appare come lo specimen della traiettoria di una rivolta politico-morale partita dalla città ma vissuta nella campagna, nel paesaggio aspro e selvaggio dei monti. I principi ideali che animano la lotta partigiana (giustizia, libertà, fede in un mondo migliore) si conquistano a duro prezzo ("viviam di stenti e di patimenti") alla severa scuola della montagna, in cui si dissolvono come per incanto differenze sociali, privilegi, egoismi.

Nel tono generale del canto, nella sua stessa melodia baldanzosa, in certe formule testuali, paiono rinvenirsi suggestioni, moduli e stilemi risorgimentali, alla Mameli (vedi "la schiavitù del suol tradito" o "l'ardor per la grande riscossa"). Dalle belle città è una canzone fresca, giovane, piena di vento e di speranza, in cui si sente vibrare la tensione utopica e la grande carica di idealità civile e politica che animò la stagione partigiana. E' commovente pensare che appena qualche settimana dopo la composizione di questo inno, sull'altopiano del Tobbio si abbattè un uragano di ferro e di fuoco, e molti di quei coraggiosi "ribelli della montagna" finirono fucilati alla Benedicta o al passo del Turchino, braccati sui monti come belve, uccisi in battaglia o deportati nei campi di sterminio.

Con i sopravvissuti, sopravvisse anche il canto, che divenne il simbolo della rivincita morale contro la ferocia del nemico, il segnale della riscossa partigiana, e come inno della rinata Divisione "Mingo" accompagnò il movimento di liberazione ligure-piemontese sino alla vittoria finale .

Franco Castelli

da Istituto della Storia della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Alessandria




Tra le versioni moderne, ricordiamo anche quella degli Ustmamò per "Materiale Resistente" (1995), quella dei Modena City Ramblers con la Bandabardò dal disco Appunti Partigiani (2005) e quella dei Ratti della Sabina


appunti partigianiModena City Ramblers Appunti partigiani

Appunti partigiani è l'ottavo album dei Modena City Ramblers (il settimo in studio). L'album riprende idealmente Materiale Resistente (con ovvi riferimenti a un periodo storico molto caro ai Modena) prodotto 10 anni prima (1995) da Giovanni Lindo Ferretti, richiama a raccolta molti ex Ramblers: Alberto Cottica, Massimo Giuntini, Luciano Gaetani e Giovanni Rubbiani, oltre ad altri compagni di viaggio Paolo Rossi, Gang, Bandabardò e Casa del vento

Bella ciao con Goran Bregović (Tradizionale)
Auschwitz con Francesco Guccini (Francesco Guccini)
Oltre il ponte con Moni Ovadia (Italo Calvino, tradizionale, Liberovici)
I ribelli della montagna con la Bandabardò (Tradizionale)
La guerra di Piero con Piero Pelù (Fabrizio De André)
Al Dievel con il Coro delle Mondine di Novi
All you fascists con Billy Bragg (Woody Guthrie)
Notte di San Severo con la Casa del Vento (Casa Del Vento)
Il sentiero (liberamente ispirato a Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino)
Il partigiano John con Bunna (Africa Unite)
L'unica superstite con Fiamma
Spara Jury - con Paolo Rossi (C.C.C.P.)
La pianura dei sette fratelli con i Gang (Marino e Sandro Severini)
Pietà l'è morta con Ginevra Di Marco (Nuto Revelli)
Viva l'Italia con Cisco, Ginevra, Piero, Morgan, Bunna, Paolo, Erriquez, Marino (Francesco De Gregori)



Dalle belle città date al nemico
fuggimmo un dì su per l'aride montagne,
cercando libertà tra rupe e rupe,
contro la schiavitù del suol tradito.
Lasciammo case, scuole ed officine,
mutammo in caserme le vecchie cascine,
armammo le mani di bombe e mitraglia,
temprammo i muscoli ed i cuori in battaglia.

Siamo i ribelli della montagna,
viviam di stenti e di patimenti,
ma quella fede che ci accompagna
sarà la legge dell'avvenir.
Ma quella legge che ci accompagna
sarà la fede dell'avvenir.

Di giustizia è la nostra disciplina,
libertà è l'idea che ci avvicina,
rosso sangue è il color della bandiera,
partigian della folta e ardente schiera. *
Sulle strade dal nemico assediate
lasciammo talvolta le carni straziate.
sentimmo l'ardor per la grande riscossa,
sentimmo l'amor per la patria nostra.

Siamo i ribelli della montagna,
viviam di stenti e di patimenti,
ma quella fede che ci accompagna
sarà la legge dell'avvenir.
Ma quella legge che ci accompagna
sarà la fede dell'avvenir.

inviata da Ezio e Lorenzo Masetti - 11/12/2005 - 16:22




Lingua: Italiano

Variante della seconda strofa, segnalata da Francesco Senia

"almeno così è la versione che ho sentito, con le mie orecchie, dalla gola di chi codesta canzone l'aveva per inno della propria brigata partigiana."
(Francesco Senia)
Di giustizia è la nostra disciplina
Comunismo l'idea che ci avvicina
Rosso sangue il color della bandiera
Partigiana la nostra ardente schiera.

Per le strade dal nemico assediate
Lasciammo assai spesso le carni straziate
Sentimmo l'ardor per la grande riscossa
Sentimmo l'amor per la bandiera rossa.

12/12/2005 - 16:45


VARIANTI

Il verso indicato con l'asterisco presenta alcune varianti:
"L'Italia si è svegliata forte e fiera"
"siam d'Italia l'armata forte e fiera."

20/5/2007 - 13:54




Lingua: Italiano

Versione dei Ratti della Sabina (mai pubblicata)
Dalle belle città date al nemico
fuggiste un dì su per l'aride montagne,
cercando libertà tra rupe e rupe,
contro la schiavitù del suol tradito.
Lasciaste case, scuole ed officine,
mutaste in caserme le vecchie cascine,
armaste le mani di bombe e mitraglia,
tempraste i muscoli ed i cuori in battaglia.

Siete i ribelli della montagna,
viveste di stenti e di patimenti,
ma quella fede che ancora vi accompagna
sarà la legge dell'avvenir.
Ma quella legge che ancora vi accompagna
sarà la fede dell'avvenir.

Di giustizia fu la vostra disciplina,
libertà fu l'idea che vi avvicina,
rosso sangue è il color della bandiera,
partigian della folta e ardente schiera.
Sulle strade dal nemico assediate
lasciaste talvolta le carni straziate.
sentiste l'ardor per la grande riscossa,
sentiste l'amor per la patria nostra.

Siete i ribelli della montagna,
viveste di stenti e di patimenti,
ma quella fede che vi accompagna
sarà la legge dell'avvenir.
Ma quella legge che vi accompagna
sarà la fede dell'avvenir.

inviata da DonQuijote82 - 29/6/2009 - 14:45




Lingua: Italiano

Versione riscritta da Sabina Guzzanti come brano di chiusura del spettacolo dal vivo RAioT (2004), in cui mette alla luce questo periodo di storia italiana denominato il Ventennio per assonanza a un periodo simile precedente di cui oramai sembrano perse le tracce. Il secondo ventennio, periodo nel quale ci sono stati molti più caduti del primo, seppur nessuno di questi fosse palpabile al tatto.
Ma non solo le persone sono necessariamente le uniche vittime di un regime.

RAIot
SIAMO I RIBELLI DELLA MONTAGNA

Siamo i ribelli della montagna,
viviam di stenti e di patimenti,
ma questa fede che ci accompagna
sarà la legge dell'avvenir.

Dalle belle città date al biscione
fuggimmo un dì via dalla televisione,
cercando libertà nella memoria,
contro chi tutti i dì cambia la storia.
Senza paura di guerre e terroristi,
senza temere i deliri dei leghisti,
armammo le menti togliemmo la paglia,
temprammo i cuori ed i muscoli in battaglia.

Siamo i ribelli della montagna,
viviam di stenti e di patimenti,
ma questa fede che ci accompagna
sarà la legge dell'avvenir.

La giustizia è la nostra disciplina,
libertà è l'idea che ci avvicina,
arcobaleno è il color della bandiera,
l'Italia s'è svegliata forte e fiera.
A sentirci su ogni lato assediati
mettemmo da parte i discorsi malati.
provammo l'ardor per la grande risposta,
sentimmo l'amor per la patria nostra.

Siamo i ribelli della montagna,
viviam di stenti e di patimenti,
ma questa fede che ci accompagna
sarà la legge dell'avvenir.

Ma quella legge che ci accompagna
sarà la fede dell'avvenir.

inviata da Alessandro - 27/9/2011 - 01:33





Versione greca di Gian Piero Testa
ΑΠ´ ΤΙΣ ΟΜΟΡΦΕΣ ΠΟΛΕΙΣ ΜΑΣ

Απ´ τις όμορφες πόλεις μας, στον εχθρό παραδομένες,
πάνω σε ξηρά βουνά ανεβήκαμε μια μέρα
βράχο βράχο ψάχνοντας λευτεριά
κατά της σκλαβιάς του τόπου μας του προδομένου.
Σπίτια, σχολεία κι εργαστήρια εγκαταλείψαμε,
κάναμε στρατώνες τα παλιά αγροκτήματα,
τα χέρια μας οπλίσαμε με βόμβες και πολύβολα,
σκληρύνθηκαν οι σάρκες κι οι καρδιές μας στις μάχες.

Είμαστ´ οι αντάρτες πάνω στα όρη,
βασανισμένοι και πεινασμένοι,
μα η πίστη που μας συνοδεύει
θα ´ναι κι ο νόμος του μέλλοντος,
μα ο νόμος που μας συνοδεύει
θα ´ναι κι η πίστη του μέλλοντος.

Για την δικαιοσύνη ´ν´ η θητειά μας,
της λευτεριάς μας σμίγει η ιδέα,
κόκκινο αίμα βάφει τη σημαία μας,
παρτιζάνοι είμαστε σε πηχτό αναμμένο τάγμα.
Στους δρόμους απ´τους εχθρούς πολιορκιμένους
κάποτε τσακισμένα αφήσαμε τα πτώματά μας,
την φλόγα νιώσαμε του σηκωμού μεγάλου,
για την πατρίδα μας νιώσαμε την στοργή.

Είμαστ´ οι αντάρτες πάνω στα όρη,
βάσανισμένοι και πεινασμένοι,
μα η πίστη που μας συνοδεύει
θα ´ναι κι ο νόμος του μέλλοντος,
μα ο νόμος που μας συνοδεύει
θα ´ναι κι η πίστη του μέλλοντος.

inviata da Gian Piero Testa - 24/4/2013 - 16:39




Lingua: Inglese

Versione inglese
FROM THE BEAUTIFUL TOWNS

From the beautiful towns given to the enemy
we escaped one day up on the arid mountains,
looking for freedom among cliffs and rocks
against the slavery of the betrayed earth.
We left behind houses, schools and workrooms
we turned the old farmsteads into barracks,
we armed our arms of bombs and machineguns
we hardened in the battle our muscles and our hearts

We are the rebels of the mountain
we live of privations and of pains
but that faith that's always with us
will be the law of the future
but that faith that's always with us
will be the law of the future

Of justice is made out our discipline
Freedom is the ideal that makes us close
red as blood is the colour of our flag
Italy woke up fervent and proud
On the streets besieged by the enemy
we left sometimes our racked flesh
we felt the ardour for the great redemption
we felt the love for our Homeland

We are the rebels of the mountain
we live of privations and of pains
but that faith that's always with us
will be the law of the future
but that law that's always with us
will be the faith of the future

19/5/2007 - 11:59




Lingua: Esperanto

Versione in esperanto di ZugNachPankow
DE LA BELAJ URBOJ

Traduzione in esperanto di ZugNachPankow
Tradukis esperanten ZugNachPankow

De la belaj urboj al la malamiko donitaj
ni fuĝis sur la aridaj montoj
serĉe liberecon inter la rokoj
kontraǔ la sklaveco de la perfidita tero

Ni forlasis domojn, lernejojn kaj uzinojn
Ni transformis en kazernoj la malnovajn laktejojn
Nin armis per bomboj kaj mitraloj
Ni hardis la koron kaj la muskolojn dum la batalo

Ni estas la ribeluloj de la monto
Ni vivas mizere, sufere
sed la fido kiun ni havas
estos la leĝon de la estonto
sed la leĝo kiun ni havas
estos la fidon de la estonto

Pri justeco estas nia disciplino
Libereco estas la idea kiun ni havas komunan
Sangruĝa estas nia flago
Partizano el la plena, arda taĉmento

Sur la stratoj sieĝitaj de la malamiko
ni postlasis kelkfoje la korpojn de nia kunuloj
Ni sentis ardon por la grava rekonkero
Ni sentis amon al nia patrujo

Ni estas la ribeluloj de la monto
Ni vivas mizere, sufere
sed la fido kiun ni havas
estos la leĝon de la estonto
sed la leĝo kiun ni havas
estos la fidon de la estonto

inviata da ZugNachPankow - 22/9/2014 - 22:30




Lingua: Spagnolo

Versione spagnola di Santiago
LOS REBELDES DE LA MONTAÑA

Desde las bellas ciudades dadas al enemigo
huimos un día hacia las áridas montañas,
buscando libertad entre los acantilados,
contra la esclavitud del suelo traicionado.
Dejamos casas, escuelas y talleres,
convertimos en cuarteles las viejas granjas,
armamos las manos de bombas y metralla,
templamos los músculos y los corazones en la batalla.

Somos los rebeldes de la montaña,
vivimos de penurias y sufrimientos,
pero la fe que nos acompaña
será la ley del porvenir.
Pero la ley que nos acompaña
será la fe del porvenir.

La justicia es nuestra disciplina,
la libertad es la idea que nos acerca,
rojo sangre es el color de la bandera,
partisanos de gruesa y fuerte cepa.
En las calles sitiadas por el enemigo
dejamos a veces la carne destrozada,
sentimos el ardor por la gran reconquista,
sentimos el amor por nuestra patria.

Somos los rebeldes de la montaña,
vivimos de penurias y sufrimientos,
pero la fe que nos acompaña
será la ley del porvenir.
Pero la ley que nos acompaña
será la fe del porvenir.

inviata da Santiago - 28/6/2016 - 03:33


Per quanto io ricordi, e ricordo bene, le formazioni della IV Zona operativa delle Brigate Garibaldi, con le quali mi trovavo, e poi i partigiani prigionieri della IV sezione del carcere di Marassi, quorum ego, la cantavamo in altro modo almeno in parte: "Di giustizia è la nostra disciplina- comunista l'idea che ci avvicina- rosso sangue il color della bandiera- di Stalin noi siam la balda schiera". Oggi così non sarebbe gradita, ma allora, sulle montagne liguri-piemontesi e nelle carceri della Gestapo proprio così le cantavamo. Aggiungo che conosco e cantavamo molte altre canzoni, ma "Bella ciao" proprio no, mai sentita se non dopo la guerra! Saluti
Adriano Vanzetti

Adriano Vanzetti. Milano - 6/9/2010 - 00:07


Questo video della canzone racconta la strage di Niccioleta.
Qui la canzone porta il titolo di "Canto per il sangue versato"

Silva - 13/6/2013 - 16:30


adriana - 21/7/2013 - 19:14


La Benedicta

La Benedicta, postazione facilmente raggiungibile da molte strade
La Benedicta, postazione facilmente raggiungibile da molte strade


Una massiccia operazione di rastrellamento da parte dei comandi germanici si ebbe il 6 Aprile del 1944. I nazifascisti intimarono il coprifuoco in tutti i paesi della zona, compresa tra il basso alessandrino e la zona dei Laghi Gorzente, tra le 18 e le 5 del mattino, nei giorni precedenti si erano concentrate tutte le popolazioni maschili delle classi comprese tra il 1914 e il 1925 nei campi di concentramento di Novi e Masone.
All'alba del 6 aprile mossero due colonne una da Voltaggio e l'altra da Piani di Praglia, nello stesso tempo tutte le rotabili della zona venivano bloccate. Le colonne convergevano verso il centro della zona occupata dalla III Brigata Liguria, l'area della Benedicta.
Lungo il torrente Rovemo, nel territorio di Bosio, le sentinelle della Brigata Autonoma Alessandria avvistavano la colonna proveniente da Voltaggio. Il comandante Odino fece ripiegare i suoi uomini verso la Benedicta, pensando che la manovra nazifascista fosse un'azione isolata. Presso le Capanne Marcarolo (comando della brigata partigiana) si aveva uno scontro con la colonna proveniente da Piani di Praglia. Le forze dalla Resistenza si vengono a trovare in grave difficoltà, sotto un fuoco violentissimo.
La situazione precipita, gli scontri durarono tutto il giorno e la notte, sino all'alba del 7 aprile 1944, quella mattina si consumò uno dei fatti più tragici della lotta di Liberazione, l'eccidio della Benedicta.
I settantacinque prigionieri vennero fatti uscire a gruppi di cinque e passati per le armi dai nazifascisti. Le fucilazioni si susseguirono per tutto il giorno e alla sera si contavano novantacinque cadaveri, i prigionieri della Benedicta più i partigani caduti negli scontri o uccisi all'atto della cattura.
Le atrocità non si conclusero, con l'efferato eccidio, ma si allargarono a tutto il territorio. Nella notte tra il 7 e 1'8 aprile molti partigiani riescono a mettersi in salvo grazie a condizioni meteorologiche favorevoli. Nella zona del Passo Mezzano vengono catturati 14 uomini disarmati, i fascisti li passano immediatamente per le armi.

I ruderi della Benedicta
I ruderi della Benedicta


Nella giornata dell'8 aprile i genieri tedeschi fanno saltare la Benedicta e, mentre il rastrellamento si conclude, i nazifascisti si accaniscono contro la popolazione con una vera e propria azione punitiva.
Si incendiano case, devastano i campi e si fucilano molti contadini. Le fucilazioni continuano a Villa Bagnara dove cadono 13 partigiani, nello stesso giorno altri 8 vengono fucilati nei pressi del cimitero di Voltaggio, tra questi il tenente Emilio Casalini "Cini", comandante del 5° distaccamento della III Brigata d'Assalto Liguria.
"Cini" aveva composto una delle canzoni più conosciute della Resistenza: "Siamo i Ribelli". Casalini aveva scritto il testo mentre, la musica, era stata composta da un allievo del Conservatorio Musicale di Milano: il partigiano "Angelino".

Note tratte dal libretto "Sulla terra faremo libertà" di Giorgio "Getto" Viarengo, Kc editore 1998

gianfranco - 27/11/2014 - 11:33


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