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[1997]
Dall'album "Terra e libertà"
terra e liberta

Bambini saharawi.
Bambini saharawi.


Dedicata al popolo Saharawi.

Il popolo Saharawi vive in esilio, nel deserto algerino dell'Hammada di Tindouf dal 1975, da quando il Marocco ha attaccato il loro territorio nel Sahara "spagnolo". Da allora tra lotte di liberazione, tregue e perfino incontri di pace, poco si è risolto, il Governo Marocchino non retrocede dalle posizioni conquistate e la guerra continua.
L'Algeria ha così concesso un pezzo di territorio desertico ai profughi che hanno dato inizio alla straordinaria esperienza sociale, politica e civile degli accampamenti Saharawi. I nostri vagabondi vi si sono recati nel 1996.
(da La Grande Famiglia)

Vedi anche Suad

Sempre dedicata al popolo saharawi i MCR hanno scritto anche Suad dall'album successivo a Terra e libertà: Fuori Campo



Macondo Express - Il ritorno di Paddy Garcia - Il ballo di Aureliano - Remedios la bella - Radio Tindouf - Marcia balcanica - Danza infernale - Qualche splendido giorno - Transamerika - Lettera dal fronte - L'ultima mano - Cuore blindato - Don Chisciotte - Cent'anni di solitudine - L'amore ai tempi del caos

Il vento picchia sulle grandi tende
perse dentro al Sahara
il vento picchia sulle grandi tende
perse dentro al Sahara
il tempo è fermo su una terra piatta
di deserto e sabbia
e tutto tace sul fronte sud,
tutto tace sul fronte sud

la croce rossa ha consegnato i pacchi
di farina e sale
la croce rossa ha consegnato i pacchi
di farina e sale
un grande aereo ci ha portato maglie
per Yasmine e Teye
E scarpe nuove per correre,
scarpe nuove per correre

La tenda azzurra si è riempita stanotte di rumori e suoni
la tenda azzurra si è riempita stanotte di rumori e suoni
C'è Alì che canta e Rajid che picchia
con i suoi tamburi
E le donne intorno che ballano,
donne intorno che ballano

Ascoltami cercami, segui le linee
di vento e di polvere su Radio Tindouf
Ascolta il richiamo di voci e deserti
le onde si inseguono su Radio Tindouf

Il vecchio Omar sta parlando ai bimbi
di città lontane
il vecchio Omar sta parlando ai bimbi
di città lontane
di un oceano amico e di terre verdi
da chiamare casa
e di cento piante che crescono,
di cento piante che crescono

Mio padre un giorno se n'è andato al fronte, non è più tornato
Mio padre un giorno se n'è andato al fronte, non è più tornato
Il vecchio Omar dice
che è finito in un posto
dove c'è la guerra
e i carri armati che sparano,
i carri armati che sparano

Ascoltami cercami, segui le linee
di vento e di polvere su Radio Tindouf
Ascolta il richiamo di voci e deserti
le onde si inseguono su Radio Tindouf

Ascolta mamma, questa notte il deserto
mi ha portato un sogno
Ascolta mamma, questa notte il deserto
mi ha portato un sogno
Un grande fiume scendeva giù
e portava via i soldati
e rivedevo la mia città,
rivedevo la mia città

Ascolta mamma, c'è una voce che chiama
al di là del muro
Ascolta mamma, c'è una voce che chiama
al di là del muro
C'è un vecchio uomo che canta e piange
per le sue catene
e mille voci che gridano
e mille voci rispondono

Ascoltami cercami, segui le linee
di vento e di polvere su Radio Tindouf
Ascolta il richiamo di voci e deserti
le onde si inseguono su Radio Tindouf.

SAHARAWI: IL POPOLO E LA STORIA

adattato da I Sarahawi popolo e deserto, dove si trova una versione più completa

Si veda anche http://www.saharawi.it/

Tratto dalla ricerca di
Nicola Malagoli

Il Sahara Occidentale è un territorio di circa 266000 Kmq che si affaccia sull’Atlantico per un migliaio di chilometri, confina con il Marocco, l’Algeria e la Mauritania. È in gran parte desertico, ma ricchissimo di risorse minerarie (soprattutto fosfati). Le coste sono pescosissime. I suoi confini sono convenzionali, poiché seguono in parte l'andamento dei paralleli e dei meridiani, tracciati dalle diplomazie europee in seguito alle decisioni della Conferenza di Berlino del 1884/85. Per molto tempo le popolazioni che nomadizzavano nel territorio ignorarono questi confini artificiali ma, a partire dagli inizi di questo secolo, sono diventati oggetto di un'attenta sorveglianza da parte della polizia coloniale. Le frontiere divennero allora ben reali per quelle popolazioni ma ancora oggi sono oggetto di contenzioso, per le particolare vicende legate alla decolonizzazione della regione. La popolazione appartiene al complesso delle tribù Saharawi. Organizzate da secoli in modo autonomo, con forme proprie di lingua, cultura e organizzazione sociale, nomadi fino a tempi recenti. Prima dell'arrivo degli spagnoli le tribù erano numerose, 40 secondo la tradizione, riunite in una confederazione.

La Spagna era apparsa sulla costa atlantica del Sahara alla fine del ‘400, prima che la conquista dell'America spostasse 1'interesse delle potenze europee verso il nuovo continente.
La conferenza di Berlino nel 1885 riconobbe la sovranità spagnola sul Rio de Oro, ma gli spagnoli cominciarono ad occuparsi del Sahara Occidentale solo agli inizi del nostro secolo, sollecitati dall’avanzata francese in Algeria, Mauritania e in Marocco. Solo con le convenzioni di Parigi del 1900 e 1904 e di Madrid del 1912 si arrivò alla definitiva delimitazione dei confini del possedimento spagnolo.
In assenza di autorità spagnole, erano i francesi che si incaricavano di far rispettare i confini. Nel 1934 l’amministrazione spagnola attribuì alla popolazione uno stato civile e un documento di identità con l’introduzione di un visto obbligatorio per la transumanza in territori francesi. Si consolida così nel tempo l’autoidentificazione della popolazione autoctona ed il sentimento dell’appartenenza territoriale al Sahara spagnolo, che termina con i confini al di là dei quali occorre il " visto".
Contemporaneamente inizia la formazione di una resistenza Saharawi contro lo sfruttamento e i soprusi coloniali.
Dopo la seconda guerra mondiale, la resistenza Saharawi guarda con speranza in direzione del Marocco che sta rivendicando l'indipendenza. Tra il 1956 e il 1958, molti Saharawi si arruolano nell’Armée de la Liberation che opera nel sud marocchino.
La Francia decide di lanciare un'operazione di pulizia nel deserto per contrastare le rivendicazioni marocchine: coinvolge anche i comandi spagnoli del Sahara Occidentale e riescono per il momento a soffocare le rivendicazioni marocchine e a porre sotto controllo la resistenza Saharawi.

Nell’agosto 1974, il governo di Madrid informa il Segretario generale dell'ONU dell’intenzione di tenere un referendum, sotto gli auspici delle Nazioni Unite, entro i primi sei mesi dell’anno successivo, e nell’autunno del 1974 procede al primo censimento della popolazione.
Violenta è la reazione del re del Marocco Hassan II, che all’annuncio del referendum vede vanificati i suoi disegni di estensione della sua sovranità anche sul Sahara.
Il re, per bloccare iniziative di indipendenza del popolo Saharawi, annuncia una marcia popolare di occupazione pacifica di 350000 persone. I marciatori reclutati in tutto il paese, ricevono la consegna di una copia del Corano e bandierine verdi, il colore dell’Islam: da qui l'appellativo di marcia verde dato all’operazione. In realtà si tratta di una vera invasione nel territorio Saharawi con forze di polizia e militari.
La Spagna in cambio di una sostanziosa buona uscita si ritira, cedendo i territori a Marocco e Mauritania. (Accordo di Madrid l975).
Migliaia di persone si danno alla fuga attraverso il deserto fino al confine algerino, dove, nei pressi di Tindouf, viene allestita una prima tendopoli di accoglienza. L’esodo di massa avviene sotto i bombardamenti dell’aviazione marocchina.

9/6/2005 - 22:51


UNA TRAGEDIA NASCOSTA

di LUCIO LUCA

da Repubblica

Un documento tenuto a lungo segreto rivela la sorte di centinaia di persone scomparse dal 1958 al 1992 nel Sahara Occidentale. E si scopre che in carcere sono morti anche adolescenti e neonati. Dure critiche dalla comunità internazionale al governo marocchino

Rifugiati sarahawi in un campo profughi
Rifugiati sarahawi in un campo profughi
ROMA - La lista è spuntata a sorpresa, forse per errore, su un sito vicino al governo di Rabat: quello del Royal Advisory Council for Human Rights (CCDH), una istituzione creata per scoprire le violazioni dei diritti umani e promuovere la riconciliazione nazionale. Un elenco dettagliato, terribile, tenuto nascosto per decenni e destinato, probabilmente, a restare segreto per sempre. Perché contiene nomi e storie dei desaparecidos saharawi, 352 persone arrestate e sparite nel nulla dal 1958 al 1992, combattenti del "popolo del deserto" che lottavano per l'autodeterminazione e la sopravvivenza stessa di una comunità che vive in condizioni drammatiche. "Il documento della vergogna", lo definisce il giornalista Malainin Lakhlal, in questi giorni in Italia grazie a un programma di aiuti umanitari portato avanti dal Cisp (Comitato internazionale per lo sviluppo dei popoli), la regione Emilia Romagna, il Comune e il Polo didattico scientifico di Forlì.

Sono un migliaio i nomi riportati nella lista, 352 dei quali, come detto, saharawi. E decine sono anche le storie di vecchi, donne e bambini di cui non si sa niente ormai da più di trent'anni. Bambini, sì. Anche loro. Adolescenti, ma anche neonati portati via insieme alle madri e morti nelle carceri lager di Agdez e Kalaat Magouna: "Due penitenziari dell'orrore", li definisce Lakhlal, segretario dell'Unione Periodistas y Escritores Sahrawi (Upes).
Nelle carte si parla di 115 bambini finiti in carcere, 14 dei quali morti
dietro le sbarre. C'è Aziza Brahim Sid, catturata con la madre nel 1976 - un anno dopo la "gloriosa" Marcia verde dell'esercito di re Hassan II - Era appena nata, non riuscì a resistere al freddo e morì di stenti ad appena tre o quattro mesi. Reguia Zahou, invece, aveva 13 anni quando i militari assaltarono il villaggio nel quale viveva insieme al fratello Mohamed e alla sorella Safia. Dopo sette mesi le sue condizioni di salute si aggravarono, con ogni probabilità anche lei morì in carcere. E anche di Mohamed e Safia da quel giorno non si è saputo più niente.

El Walid Belgadi Mahfoud aveva soltanto due anni nel 1977, quando fu portato in carcere insieme a tutta la sua famiglia. Rimase in una cella buia della base militare di Smara. Qualche tempo dopo la madre venne rilasciata, ma il bambino era già deceduto da mesi. E poi Mustapha, Abderrahman, Mohamed, Horma, Taleb, Brahim, Bachir: nomi diversi, storie tutte tremendamente simili. Piccoli rubati all'adolescenza e morti dietro le sbarre senza aver mai capito il perché.

Nella lista i nomi di almeno undici donne, tredici giustiziati dalla Corte marziale subito dopo la "Marcia verde" e centinaia di desaparecidos per i quali, da anni, le ong di tutto il mondo chiedono giustizia. In particolare, dal 1961 (il Sahara Occidentale era ancora sotto il controllo spagnolo) al 1992, furono almeno 191 i morti in carcere. Ma c'è anche un lungo elenco di numeri, freddi e impietosi, dei caduti in battaglia, dei deportati, di chi ha resistito per qualche giorno in ospedale dopo i combattimenti ma poi ha cessato di vivere.

L'associazione Rights Monitoring 1 ha chiesto e ottenuto la traduzione del report che sarebbe dovuto rimanere nascosto al grande pubblico. Adesso, però, l'elenco è finito in rete: "Nel corso degli anni - si legge - il Marocco è stato accusato di un uso sistematico di detenzioni extragiudiziarie e uccisioni, specialmente contro chi si è opposto all'occupazione del Sahara Occidentale. Questo è stato negato categoricamente da autorità marocchine. Fin dagli anni Novanta - rileva il Royal Advisory Council for Human Rights - i diritti umani sono stati gradualmente rispettati. Ma in particolare nel Sahara Occidentale, gli abusi rimangono la norma".

"Il documento è tradotto in inglese, ma presto sarà disponibile anche in altre lingue - spiega Malainin Lakhlal - perché vogliamo che tutto il mondo sia messo a conoscenza di questi crimini. Nella speranza che l'Occidente, questa volta, decida davvero di intervenire a favore di un popolo che chiede solo di non essere colonizzato"

DonQuijote82 - 29/1/2011 - 22:21


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