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Canto dei coscritti, o Partirò, partirò

Anton Francesco Menchi


Lingua: Italiano

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Maledet Napoleon
(La Sedon Salvadie)
Ballata per un eroe
(Gipo Farassino)
Maremma amara
(anonimo)


[ca. 1808]
Composto sulla stessa aria della canzone popolare "Maremma amara"

Un soldato napoleonico e una contadina. Disegno graffito datato 1826 rinvenuto in una cava abbandonata a Lafaye, in Belgio.
Un soldato napoleonico e una contadina. Disegno graffito datato 1826 rinvenuto in una cava abbandonata a Lafaye, in Belgio.


Questa storica immagine di cantastorie toscano raffigura secondo alcuni proprio Anton Francesco Menchi.
Questa storica immagine di cantastorie toscano raffigura secondo alcuni proprio Anton Francesco Menchi.
Canto toscano dell'epoca delle guerre napoleoniche, nato probabilmente quando l'Imperatore istituì la leva obbligatoria anche nelle terre italiane conquistate, sull'esempio di quel che era accaduto in Francia con la rivoluzione.
Sebbene abbia un autore ben preciso, un celebre cantastorie che compose il testo sul motivo della famosa canzone popolare toscana "Maremma amara" ("Tutti mi dicon Maremma, Maremma...") servendosi anche chiaramente della sua struttura testuale (cosa particolarmente evidente nel ritornello), divenne ben presto un canto di guerra e popolare; per primo lo ha raccolto Caterina Bueno; è stato interpretato anche da Riccardo Marasco (nell'album "Chi cerca trova", 1976; ma in una versione abbreviata), ma altri interpreti storici sono stati Fausto Amodei (nell' LP "Il povero soldato"), la stessa Caterina Bueno e i Gufi (ne "I Gufi cantano due secoli di resistenza").
Importanti fonti scritte su questo storico ed importantissimo canto ci vengono da G.Vettori e Roberto Leydi.[RV]

Da Chi cerca trova di Riccardo Marasco, edizioni Birba, Firenze 1977, pp. 139-146:

"L'inno ["Viva Gesù, viva Maria"] fu composto per l'occasione da un cantimpanca pistoiese, Anton Francesco Menchi, che qualche anno dopo, servendosi della stessa frase melodica iniziale di "Maremma amara", [...] avrebbe scritto il famoso "Canto dei coscritti" [...]

Tutte quelle giovani voci toscane si andarono a spegnere in Russia, fra i ghiacci della Beresina, perché pare che il poeta scrivesse il canto nel 1808 per la prima coscrizione obbligatoria indetta da Napoleone, ispirandosi però a un precedente canto popolare dei tempi della Guerra dei Sette Anni. [...]

"Quando le coscrizioni cominciarono a desolare le famiglie, il Menchi compose quella canzone del coscritto che gli uomini di cinquant'anni avranno tutti cantato o udito almeno cantare. È il lamento del povero giovane che la prepotenza ambiziosa d'un despota manda a combattere in terra lontana. [...] È questo il flebile ritornello rivestito di soavissima musica che tutte compendia le smanie del giovine costretto a lasciare la dolce patria, i parenti e la donna del suo cuore." - Niccolò Tommaseo.
Partirò partirò, partir bisogna
dove comanderà nostro sovrano;
chi prenderà la strada di Bologna
e chi anderà a Parigi e chi a Milano.

Ahi, che partenza amara,
Gigina bella, mi convien fare;
vado alla guerra e spero di tornare.

Quando saremo giunti all'Abetone
riposeremo la nostra bandiera;
e quando si udirà forte il cannone,
addio Gigina cara, bona sera!

Ahi, che partenza amara,
Gigina bella, mi convien fare;
Sono coscritto e mi convien marciare.

Di Francia e di Germania son venuti
a prenderci per forza a militare;
però allorquando ci sarem battutti
tutti, mia cara, speran di tornare.

Ahi, che partenza amara,
Gigina bella, mi convien fare;
vado alla guerra e spero di tornare.

Se nostro Imperator ce lo comanda
combatteremo e finirem la vita;
al rullo de' tamburi, a suon di banda
dal mondo farem l'ultima partita.

Ah che partenza amara,
Gigina cara, Gigina bella!
Di me non udrai più forse novella.



Lingua: Italiano

Così la cantavano i Gufi.

I Gufi: Nanni Svampa, Lino Patruno, Roberto Brivio e Gianni Magni.
I Gufi: Nanni Svampa, Lino Patruno, Roberto Brivio e Gianni Magni.



Ricordiamo che questa versione è scaricabile in formato .OGG Vorbis da MP38.
Da: "I Gufi cantano due secoli di Resistenza" (1966)
PARTIRE PARTIRÒ PARTIR BISOGNA

Partire partirò, partir bisogna
dove comanderà nostro sovrano.
Chi prenderà la strada di Bologna
e chi anderà a Parigi e chi a Milano.

Ah che partenza amara,
Gigina cara, mi convien fare!
sono coscritto e mi convien marciare.

Quando sarò lontano da 'sta parte
e non rivedrò più la Patria mia
io metterò la penna sulle carte
e scrivero'a te Gigina mia.

Ah che partenza amara,
Gigina cara, mi convien fare!
vado alla guerra e spero di tornare.

inviata da Piersante Sestini - 16/4/2005 - 19:36




Lingua: Italiano

Un'ulteriore versione tratta da "La musica dell'altra Italia". E' anche quella (re)interpretata dai Del Sangre nell'album Vox Populi (2008), liberamente scaricabile dal link.

I Del Sangre.
I Del Sangre.


"Canto toscano, sull'aria di "Maremma", risale all'epoca delle guerre napoleoniche, e nacque probabilmente quando l'Imperatore istituì la leva obbligatoria anche nelle terre italiane conquistate, sull'esempio di quel che era accaduto in Francia con la rivoluzione.
I versi, sembra siano stati scritti da Anton Francesco Menchi, nato nel 1762 a Cucciano, nella montagna pistoiese. Il Menchi fu il più celebre cantastorie e poeta popolare del suo tempo in Firenze. Racconta un contemporaneo, Giuseppe Arcangeli, che improvvisava nei giorni del marcato nella Piazza del Granduca (Piazza Signoria) e richiamava intorno a sé una gran folla di campagnoli, quando suonando il suo tamburello a sonagli faceva uscire come per incanto da una cassetta una faina addomesticata. Fu avverso alle idee rivoluzionarie che venivano dalla Francia, cantò gli orrori della novella Babilonia (la Rivoluzione), la morte di Luigi XVI e la cattura di Papa Pio VI. Contrariamente a certi suoi contemporanei che celebrarono le campagne e le vittorie di Napoleone, Menchi fu autore di un lungo canto in cui condannò aspramente le sue guerre “che fecero morire miglioni d’uomini” e infine ne celebrò la caduta.
Ripristinati i vecchi Governi li salutò con giubilo ma non ne chiese favori. Continuò come testimonia l’Arcangeli fino alla vecchiaia il suo mestiere di cantastorie giocando nei mercati con la sua faina e divertendo ancora tutti coloro che lo attorniavano."

Francesco Senia, dalle "Note di copertina" a Vox Populi
PARTIRE PARTIRO' PARTIR BISOGNA

Partire partirò, partir bisogna
dove comanderà nostro sovrano;
chi prenderà la strada di Bologna
e chi anderà a Parigi e chi a Milano.

Se tal partenza, o cara,
ti sembra amara, non lacrimare;
vado alla guerra e spero di tornare.

Quando saremo giunti all'Abetone
riposeremo la nostra bandiera
e quando si udirà forte il cannone,
addio Gigina cara, bona sera!

Ah che partenza amara,
Gigina cara, mi convien fare!
sono coscritto e mi convien marciare.

Di Francia e di Germania son venuti
a prenderci per forza a militare,
però allorquando ci sarem battutti
tutti, mia cara, speran di tornare.

Ah che partenza amara,
Gigina cara, Gigina bella!
di me non udrai forse più novella.

inviata da Riccardo Venturi - 11/6/2005 - 17:12




Lingua: Francese

Versione francese di Riccardo Venturi
Version française de Riccardo Venturi
1° agosto/ 1. août 2005
JE PARS, JE PARS
CHANT DES CONSCRITS

Oui je pars, je pars, il faut partir
où notre souverain nous commande;
l’un prendra la route de Bologne,
l’un ira à Paris, l’autre à Milan.

C’est un départ si amer,
Louison, ma belle, je dois le faire;
Je pars en guerre, j’espère revenir.

A notre arrivée à l’Abétone
nous reposerons notre étendard;
quand on entendra gronder le canon
adieu Louison, ma belle, il sera tard!

C’est un départ si amer,
Louison, ma belle, je dois le faire;
Je suis conscrit, et il faut marcher.

De France et d’Allemagne ils sont venus
nous prendre en service par la force;
mais quand nous nous serons battus
tous, ma chérie, espèrent revenir.

C’est un départ si amer,
Louison, ma belle, je dois le faire;
Je pars en guerre, j’espère revenir.

Si notre Empereur nous le commande,
nous nous battrons et pour lui mourrons;
au son des tambours qui rouleront
nous dirons adieu à ce beau monde!

C’est un départ si amer,
Louison, ma belle, je dois le faire;
Peut-être n’entendras-tu plus parler de moi.

1/8/2005 - 16:40




Lingua: Inglese

English Version by Riccardo Venturi
December 4, 2007
I SHALL LEAVE
SONG OF THE CONSCRIPTS

I shall leave, my dear, yes I shall leave
Whither our Sovereign will command us;
The one will take the route to Bologna,
The other to Paris, or then to Milan.

In bitterness am I leaving,
My fair Louise, it is my duty;
I am going to war yet hope in my return.

And when we shall arrive to Abetone
Our banner shall we lay onto the ground;
And when we shall hear the canon roaring
Farewell my Louise, it'll be too late!

In bitterness am I leaving,
My fair Louise, it is my duty;
I am conscript and have to march on.

People have come from Germany, from France
To take us to service by the force;
But after we have fought the battle
All of us, my sweetheart, hope to return.

In bitterness am I leaving,
My fair Louise, it is my duty;
I am going to war yet hope in my return.

Should our Emperor give us the order,
We shall fight and shall die for him;
With the beating of drums resounding
We shall bid adieu to this world!

In bitterness am I leaving,
My fair Louise, it is my duty,
Maybe you will hear of me no more.

4/12/2007 - 02:26


Interpretata da Ginevra Di Marco nel nuovo album di Daniele Sepe "Canzoniere illustrato" (da ascoltare nei video).

"Canzoniere Illustrato" è il titolo del nuovo album di Daniele Sepe.
In realtà è molto di più di un semplice album... "Canzoniere Illustrato" è un bel volume di ben 106 pagine contenente12 fumetti per 12 canzoni. Fumetti realizzati da geniali maestri del colore (Mauro Biani, Squaz, Kanjano, Akab, Kranti, Rosaria Cefalo, Shaone, Fulvio Cozza, Giuseppe Guida, Antonino Iuorio, Marcella Brancaforte, Tony Afeltra, Enzo Troiano, Giuseppe Guida, Luigi De Michele) ed arricchito da una splendida copertina del grande Altan.
La musica prevede un menù internazionale di canzoni provenienti da tutto il mondo e dal folklore italiano e con la partecipazione delle voci di Floriana Cangiano, Ginevra DI Marco, Flori N Barbu, Mazouk Mejri, Josè Seves, Robero Argentino Lagoa e Brunella Selo, oltre ad una nutritissima schiera di fantastici musicisti.

Lorenzo - 17/5/2012 - 00:36


Il Canto dei Coscritti nella testimonianza dell'abate Giuseppe Tigri (1856)

tigri


Da: Canti popolari toscani, Rispetti. — Lettere. — Stornelli — Poemetto Rusticale, raccolti e annotati da Giuseppe Tigri, volume unico, Barbera, Bianchi e Comp., Tipografi-Editori. Via Faenza. 4765. Firenze, 1856.

Aggiungi la liberazione di Vienna, la regina Uliva, la Regina sfortunata di Cipro, le sette galere di Spagna, il Castellano, il Cavalier d’Olanda, Paris e Vienna, Manetta cortigiana, Piramo e Tisbe, la dolce Chiarina, e altre canzonette d’amore; e infine, Napoleone a Mosca, e Alessandro a Parigi, ottave del Menchi, improvvisatore famoso della montagna pistoiese, ultimo fra i cantastorie e i giullari della Toscana. Queste, con molte leggende di vite di santi, e di miracoli d’ogni maniera, costituiscono il subietto di siffatte canzoni. Le quali il popolo legge sì, perchè ama lo strano e il maraviglioso, ma non le ritiene a memoria né le fa sue, eccetto qualcuna delle religiose, perciocché non toccano per diretto il suo cuore, né il suo focolare domestico, e tanto meno il proprio paese. E potrebbe pur ricordarsi che egli un tempo, questo popolo nostro, cantò i versi di Dante, e dappresso le laudi di Fra Iacopone da Todi, e le rime del Savonarola e del Benivieni, tutte infervorate d’amor di patria e di religione; con le quali si tentava di mantenere in esso que’ due nobili sentimenti, e l’affezione al libero governo della fiorentina repubblica. Vuolsi anche n’avesse una che egli cantasse in dispregio del traditor Maramaldo, chiamandolo Maramau; nome che oggi pure ha un significato di terrore e di scherno. E forse anche il prode Ferruccio ebbe dal popolo il suo nobile inno. Ma niuno di questi canti ci fu tramandato: e breve durarono, se pure ebber vita: che altre storie gli s’imposero da’ nuovi padroni, per allettarlo al fiacco e corrotto vivere, e per tal modo all’oblio della patria. E questi furono i laidi canti carnascialeschi d’un Lorenzo de’ Medici. In tempi a noi più vicini fu udito cantare la canzone del coscritto, voglio dire il lamento del povero giovine toscano, che la potenza ambiziosa d’un conquistatore toglieva a forza dalla famiglia, e mandava a combattere in terra lontana, e per una patria non sua. Di che non rimangono che pochi Stornelli, e questa appassionata canzone, mandata sur un’aria non meno espressiva:

« Quando sarò lontan da questa parte,
E più non rivedrò la patria mia,
Io metterò la penna in sulle carte,
Carte che scriverò, Rosina mia.

Ahi! che partenza amara,
Rosa mia cara,
Mi convien far!
Vado alla guerra, e spero di tornar! »


Come si può vedere, il Tigri riporta una strofa non presente nelle versioni qui riportate; e non bisogna dimenticare che, scrivendo nel 1856, il canto del Menchi, "ultimo cantastorie della Toscana", aveva poco più di cinquant'anni. Interessante anche la "Rosina" al posto della "Gigina"; ma si tratta di nomi popolari liberamente interscambiabili. [RV]

Riccardo Venturi - 10/2/2015 - 10:57


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