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Il Pescatore

Fabrizio De André


Lingua: Italiano

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fabfuma
[1970]
Testo di Fabrizio De André
Lyrics by Fabrizio De André
Musica di Gian Piero Reverberi e Franco Zauli
Music by Gian Piero Reverberi and Franco Zauli
Single: 1970 (Il Pescatore/Marcia Nuziale - Liberty)

Riarrangiata nel 1979 dalla PFM nei celebri concerti pubblicati poi nel disco "Fabrizio De André in concerto - Arrangiamenti PFM"
psc

Lascio a tutti decidere contro o per che cosa sia questa canzone. E' la seconda delle tre canzoni non numerate che chiudevano il V e ultimo volume della primitiva raccolta delle CCG.

It's up to everybody to decide whether this song is against or for someone or something. It is the second of the three unlisted songs that ended the 5th and last volume of the primitive AWS collection.

psct


Una discussione approfondita sul Pescatore si trova nelle FAQ del sito "Via del Campo"


È seguita dalle traduzioni in alcune lingue e, soprattutto, in vari dialetti italiani eseguita a partire dal 1999 dai membri del newsgroup it.fan.musica.de-andre e della mailing list "Fabrizio", ovvero due tra i "luoghi virtuali" in cui sono nate anche le CCG. L'iniziativa è in allargamento libero e costante. [RV]

All'ombra dell'ultimo sole
s'era assopito un pescatore
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso.

Venne alla spiaggia un assassino,
due occhi grandi da bambino,
due occhi enormi di paura,
eran lo specchio d'un'avventura.

E chiese al vecchio, Dammi il pane,
ho poco tempo e troppa fame,
e chiese al vecchio, Dammi il vino,
ho sete e sono un assassino.

Gli occhi dischiuse il vecchio al giorno,
non si guardò neppure intorno
ma versò il vino e spezzò il pane
per chi diceva, Ho sete, ho fame.

E fu il calore di un momento,
poi via di nuovo verso il vento,
davanti agli occhi ancora il sole,
dietro alle spalle un pescatore.

Dietro alle spalle un pescatore,
e la memoria è già dolore,
è già il ricordo di un aprile
giocato all'ombra d'un cortile.

Vennero in spiaggia due gendarmi,
vennero in sella con le armi
e chiesero al vecchio se, li' vicino,
fosse passato un assassino.

Ma all'ombra dell'ultimo sole
s'era assopito un pescatore
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso

e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso.

29/11/2004 - 18:54




Lingua: Inglese

Versione inglese di Riccardo Venturi [1999]
(Con alcune modifiche di Father McKenzie dal ng it.fan.musica.de-andre)

fsh
THE FISHERMAN

There in the fading shade of sunset
Quiet sleepin' was a fisherman
He'd got a scar along his face
Just like a curious kind of smile

A man came running to the shore,
His eyes so big, just like a child's,
His eyes were fill'd with pain and fear
as a deep thirst for adventure.

He ask'd the old man for some bread,
"I am in haste and am so hungry";
He ask'd the old man for some wine,
"I am so thirsty and am an outlaw."

The old man he did open his eyes
Without e'en looking 'round himself;
He simply gave his bread and wine
To a man who was so thirsty and hungry.

No longer than one instant's warmth,
Then he fled away in the wind;
Before his eyes the sun was shining,
Behind his back, an old man sleeping.

Behind his back, an old man sleeping
And memories of pains endur'd,
Memories of a past springtime
In a yard, playing in the shadow.

Two gendarmes came dressed in arms,
Well mounted on their horses' back;
They ask'd the old man if he'd seen
Someone pass by him on the shore.

There in the shade of the last sun
Quiet sleepin' was a fisherman
He'd got a scar along his face
Just like a curious kind of smile

He'd got a scar along his face
Just like a curious kind of smile.

29/11/2004 - 18:58




Lingua: Inglese

La versione inglese di Dennis Criteser [2014]
Dal blog Fabrizio De André in English

"Il pescatore" was released in 1970 as a single. One of De André's most popular songs, it never appeared on a studio album, but can be heard on several live albums." - Dennis Criteser
THE FISHERMAN

In the shadows of the last sunlight
a fisherman dozed off,
and he had a deeply furrowed brow
almost like a kind of smile.

To the beach came an assassin,
two eyes as big as a child’s,
two eyes enormous with fear -
they were mirrors of some adventure.

He begged the old man gimme some bread
I’ve little time and too much hunger, and
demanded of the old man gimme some wine
I’m thirsty, and I’m an assassin.

The old man opened his eyes a peak to the day
and didn’t even look around,
but he poured the wine and broke some bread
for whoever said he was thirsty and hungry.

There was a warmth in the moment, then
the assassin turned anew towards the wind
and turned again towards the sun,
behind him was a fisherman.

Yes, behind him was a fisherman,
and the memory is already painful,
is already the regret of an April that
played out in the shadows of some back yard.

Two gendarmes came on horseback,
they came armed in their saddles,
they asked the old man if anywhere nearby
there might have passed an assassin.

But in the shadows of the last sunlight
a fisherman dozed off,
and he had a deeply furrowed brow
almost like a kind of smile.
And he had a deeply furrowed brow
almost like a kind of smile.

inviata da Riccardo Venturi - 9/2/2016 - 07:27




Lingua: Francese

Versione francese di Riccardo Venturi
2002

Acquarello di Philippe Dhote
Acquarello di Philippe Dhote
LE PÊCHEUR

A l’ombre du dernier soleil
un pêcheur s’était assoupi,
son visage était sillonné
par un espèce de sourire.

Un assassin vint à la plage,
avec ses grands yeux d’enfant,
avec ses yeux pleins de terreur,
c’étaient le miroir d’une aventure.

Et il lui dit, Donne-moi du pain,
j’ai peu de temps et j’ai très faim,
et il lui dit, Donne-moi du vin,
j’ai soif et je suis un assassin.

Le pêcheur entrouvrit ses yeux,
il ne se retourna même pas
mais il donna du vin et du pain
à quelqu’un qui avait soif et faim.

Ce fut la chaleur d’un moment,
puis il repartit vers le vent
devant lui il n’y a que le soleil,
derrière il n’y a qu’un vieux pêcheur.

Derrière il n’y a qu’un vieux pêcheur,
et les souvenirs deviennent douleur,
c’est le regret d’un mois d’avril
où l’on jouait à l’ombre d’une cour.

Deux gendarmes sont arrivés là,
montés en ses chevaux, bien armés,
ils ont demandé au pêcheur
s’il avait vu un assassin.

Mais à l’ombre du dernier soleil
un pêcheur s’était assoupi,
son visage était sillonné
par un espèce de sourire

son visage était sillonné
par une espèce de sourire.

29/11/2004 - 19:01




Lingua: Francese

Versione francese di Roberto Ferri
(Collaborazione e supervisione di Rosemarie Lagana)
tratta dal sito ufficiale di Roberto Ferri

Roberto Ferri.
Roberto Ferri.
Roberto Ferri, bolognese. nasce artisticamente quando entra a far parte della scuderia di mina la pdu per la quale incide quattro 45 giri. Incide per l'Ariston "Se per caso un giorno la follia" , un album sulla "diversità" che è diventato un cult per i collezionisti. Scrive canzoni per altri artisti tra cui Dori Ghezzi, Iva Zanicchi, Giorgia, Toto Cutugno, Cristiano de André.
Nel 1983 vince come autore il Festival di Sanremo con "Sarà quel che sarà", cantata da Tiziana Rivale. Da allora, quasi ogni anno, una sua canzone partecipa al festival per l’interpretazione di Dori Ghezzi, Giorgia Fiorio, New Trolls, Charlye…
Roberto Ferri segue corsi di teatro, pantomima, varietà, commedia dell'arte diretti da Antonio Fava, allievo di Jacques Lecoq.
Nasce in quel periodo una profonda amicizia con Fabrizio de André, con cui collabora ("Faccia di cane", "Bella più di me") e al quale chiede utili consigli.
Nell’estate del 2000 Roberto Ferri partecipa con il suo spettacolo al festival di Fano "Il violino e la selce" per la direzione artistica di Franco Battiato.
Nella stessa estate si esibisce, come supporter, in "Banda Orchestrale" lo spettacolo che Franco Battiato porta in giro per l'Italia e che avrà un seguito nella stagione successiva.
Partecipa al festival "Incontri internazionali della musica" di Salerno, dove apre il concerto di Juliette Gréco.
A genova, al memorial dedicato a Fabrizio de André, è invitato a dare il proprio contributo accanto a quello dei maggiori cantautori italiani (Celentano, Rossi, Battiato, Ligabue, Mannoia, Jovanotti, Vanoni) e presenta la "Romance de Marinelle", versione francese de "La canzone di Marinella che traduce e canta.
Realizza un cd di canzoni francesi classiche e altre di cantautori italiani contemporanei (De andré, Battiato, Rossi) che traduce e canta in lingua francese.
Nell’ottobre, novembre e dicembre 2001 è impegnato in un tour di spettacoli, organizzati da associazioni culturali francofone per la difesa della lingua, in Francia, Belgio, Canada, Svizzera e isole oltreoceano. Propone canzoni di autori francesi in lingua originale e canzoni di autori italiani in lingua francese.
Nel 2002 partecipa a Sanremo ai convegni del Premio Tenco sulla traduzione. nel 2003 interviene al festival di Fano nella serata dedicata agli chansonniers.
Nell’autunno dello stesso anno la "Fondazione de André" pubblica il cd live del memorial, "Faber - Amico Fragile". Ferri vi interpreta la "Romance de Marinelle", sua versione francese del celeberrimo pezzo di Fabrizio de André.
LE PÊCHEUR

A l’ombre du dernier soleil
un vieux pêcheur trouva l’sommeil
‘y avait un sillon sur son visage
une sorte de sourire de l’âge

Vint à la plage un assassin
deux yeux grands des yeux de gamin
des yeux de peur et de blessures
c’étaient les miroirs d’une aventure

Il dit au vieillard donne-moi du pain
j’ai peu d’temps et j’ai trop faim
puis il demanda au vieillard du vin
j’ai soif et je suis un assassin

Le vieillard les yeux entrouvrit au jour
il ne regarda pas même autour
versa le vin brisa le pain
pour celui qui avait trop soif et faim

Ce fut la chaleur d’un seul moment
et encore en route vers le vent
encore le soleil devant ses yeux
et dans le dos un pêcheur vieux

Et loin derrière dort le vieux pêcheur
quand la mémoire n’est que douleur
regret déjà d’un avril d’un jour
joué à l’ombre d’une grise cour

Vinrent en selle deux gendarmes
ils arrivèrent en selle et en armes
et demandèrent si le vieillard
avait vu un assassin là par hasard

Mais à l’ombre du dernier soleil
un vieux pêcheur trouva l’ sommeil
‘y avait un sillon sur son visage
une sorte de sourire de l’âge

‘y avait un sillon sur son visage
une sorte de sourire de l’âge.

inviata da Riccardo Venturi - 30/7/2005 - 01:27




Lingua: Tedesco

La versione tedesca di Susanne Grütz, eseguita dai Bierfiedler.

Die Bierfiedler.
Die Bierfiedler.


Nel loro album Die sieben Leben ("Le sette vite"), il gruppo tedesco dei Bierfiedler ha cantato una versione tedesca del "Pescatore" che vi propongo, anche perché particolarmente ben fatta. Non ne ero a conoscenza, e se qualcuno fosse in ascolto dalla Germania e ne sapesse qualcosa di più su questo gruppo è pregato di farsi vivo!
La traduzione risulta essere di Susanne Grütz.
DER FISCHER

Noch im letzten Tagesschein
Schlief am Strand der Fischer ein
Trug ein Lächeln im Gesicht
Wie die Furche von ’nem Schnitt

Ein Mörder kam am Strand entlang
Seine Augen schauten bang
Kinderaugen voller Feuer
Auf der Flucht nach Abenteuer

Bat den Alten: gib mir Brot
Hab kaum Zeit und bin in Not
Bat den Alten: gib mir Wein
Ich könnt heut dein Mörder sein

Der Alte, am Tag die Augen offen
Schaute kaum und nicht betroffen
Goss den Wein und brach das Brot
Für den, der sagt, er wär in Not

Und es war nur ein Moment
Den ein Windhauch nicht erkennt
Nur die Sonne konnte sehen
Was wir längst noch nicht verstehen

Hinterm Rücken der Vergebung
Hat der Schmerz schon eine Prägung
Ist schon die Reue eines Aprils
Im Schatten des Hinterhofs verspielt

Kam’n geritten zwei Gendarmen
Die Gewehre in den Armen
Wollten wissen von dem Alten
Hat ein Mörder hier gehalten

Doch im Schatten der letzten Sonne
Schlief der Fischer wie in Wonne
Trug die Furche von ’nem Schnitt
Wie ein Lächeln im Gesicht.

inviata da Riccardo Venturi - 2/12/2004 - 23:41




Lingua: Ebraico

La versione ebraica di Daniel Shalev
Da Le Opere di Dani - Versioni ebraiche di canzoni italiane.

Un ringraziamento speciale a Daniel per tutto quel che sta facendo! [RV]

דייגים
דייגים
הדייג
פבריציו ד-אנדרה, 1964

לאור צללי שקיעה בים
דייג זקן ישב, נרדם,
תלם-חריש מִצְחוֹ שסף,
כעין חיוך מוזר נוסף.

הגיע רוצח לנמל,
עיניים של ילד מֵגוּדַל
עיניו גדולות, מפוחדות,
באו מדרך ותלאות.

ביקש האיש: "תתן לי פת:
אני רעב ואני נמלט.
ותן לי יין, שאשתה:
ידַי רצחו, ואני צמֵא".

דייַג זקֶן פַקחַ עֵינַיו
שמע "צמַא, שמע "רעַב"
מִפִיו מילה אֵינוֹ פָּצַה,
מַזַג יֵינוֹ, לַחְמוֹ בַצַע.

זו חמימות של רגע קט
ושוב לרוח הוא נמלט,
שמש לוהטת לפניו,
והדייג מאחוריו.

כן, הדייג מאחוריו,
וזכרון שכבר כאב,
וזכרון אביב רחוק,
כשמאחוריו אנשי החוק.

אנשי החוק כבר בנמל,
אחד מהם דייג שאל
אם במקרה ראו עיניו
פני הרוצח הנתעב.

אך לצללי שקיעה בים
דייג זקן ישב, נרדם,
תלם-חריש מִצְחוֹ שסף,
כעין חיוך מוזר נוסף.

תלם-חריש מִצְחוֹ שסף,
כעין חיוך מוזר נוסף.

27/5/2005 - 20:54




Lingua: Francese (Ch'ti)

Versione in ch'ti (o ch'timi, piccardo del Nord-Pas de Calais) di Marjorie Levallois [2003]

Ambleteuse, Nord-Pas de Calais.
Ambleteuse, Nord-Pas de Calais.
ECH PEKEUS

Au lombe dech darain solau
un pekèus s’étot endourmi
i avot chle bronne siyonnée
d’unne espèche de soérire.

Unn assasinèus i est rivé à chl’ plache
avec sis grands ius d’éfant,
avec sis ius pleins d’ pieur,
c’étotte ‘ch miroir d’unne aventure.

I a dit, bale’m dech paing,
je n’a pon tans mi j’a trè faim,
i a dit, bale’m dech vyin,
mi j’a so mi ej su unn assasinèus.

Ech pekèus i euve echs ius ach jour
i ene s’inrale même pon
mais bale dech vyin et dech paing
à un qui i avot soé et faim.

Et c’est chle caleur d’unn momint
pos i arpart chle bronne achl vint
fach àlle i n’a qu’ech solau,
époule àlle qu’unn viux pekèus.

Epoule àlle qu’un viux pekèus,
et ches esvnirs se fott’ douleur,
c’est chl’argret d’unn moés d’avril
où l’in juot au lomb’ d’unn coron.

Deux jindarmes i sont rivés
mintés à kvau et byin armés
is ont dmindé achl pekèus
s’i avot vu unn assasinèus.

Mès au lombe dech darain solau
un pekèus s’étot endourmi
i avot chle bronne siyonnée
d’unne espèche de soérire

i avot chle bronne siyonnée
d’unne espèche de soérire.

29/11/2004 - 19:03




Lingua: Corso

Versione in còrso di Jean-Pascal Ghiglioni (Ghjanni Pasquale Ghighjoni)

Corsica: Ghisonaccia.
Corsica: Ghisonaccia.
U PESCATORE

A l’ombra di l’ùltimu sole
s’éra indurmitu un pescatore
cù un ciriffu inde u visu
cum'una specje di surrisu.

Ven'à la spiagghja un assassinu
dù ochji cùm'un zitellinu
dù ochji grossi di pavura
éranu u spechju d'una avventura.

E' li dumanda: mi dà u pane
nun aghju tempo e troppa fame
e li dumanda: mi dà u vinu
aghju sete è sò un assassinu.

Li ochji li rapre u vecchju à u ghjornu
nu si vardò mancu a l’intornu
ma mescja u vinu è taghja u pane
à chi li dice aghju sete è fame.

Fù u calore d'un mumentu
pò scappò encora inde u ventu
davanti l’ochji encora u sole
dretu le spalle un pescatore.

Dretu le spalle un pescatore
e ghjà u ricordu hè dolore,
hè u rigrettu d’un avrile
ghjucatu à l'ombra d’un curtile.

Vènsenu in seglia dù giandarmi
vènsenu in seglia cù le armi
e dumandonu se là vicinu
éra passatu un assassinu

Ma à l’ombra di l’ùltimu sole
s’éra indurmitu un pescatore
cù unu ciriffu inde u visu
cùm'una specje di surrisu

cù unu ciriffu inde u visu
cùm'una specje di sorrisu.

29/11/2004 - 19:31




Lingua: Spagnolo

La versione letterale spagnola di José Antonio (joanloro27@wanadoo.es) da Via del Campo.*

*Consiglieremmo volentieri a tale Matteo di non attribuirsi traduzioni che non sono sicuramente sue, prima di spedirle a un sito serio come faberdeandre.com dell'amico Marcello Motta (che salutiamo)[RV]

Pescatore della Galizia.
Pescatore della Galizia.
EL PESCADOR

A la sombra del ultimo sol
Estaba somnoliento un pescador
y tenia un surco a lo largo de la cara
como una especie de sonrisa.

Vino a la playa un asesino,
dos ojos grandes de niño,
dos ojos enormes de miedo,
eran los espejos de una aventura.

Y pidió al viejo "dame el pan",
"tengo poco tiempo y demasiada hambre"
y pidió al viejo "dame el vino",
"tengo sed y soy un asesino ".

Los ojos abrió el viejo al día,
no miró tampoco alrededor,
pero vertió el vino y partió el pan
para quien decía "tengo sed, tengo hambre"

Y fue el calor de un momento
entonces camino de nuevo hacia el viento,
delante de los ojos todavía el sol,
a su espalda un pescador.

A su espalda un pescador
y la memoria es ya dolor,
es ya el pesar de un abril
jugado a la sombra de un patio.

Vinieron en silla dos gendarmes,
vinieron en silla con las armas,
preguntaron al viejo si por allá cerca
había pasado un asesino.

Pero a la sombra del ultimo sol
estaba somnoliento un pescador
y tenía un surco a lo largo de la cara
como una especie de sonrisa

y tenía un surco a lo largo de la cara
como una especie de sonrisa.

inviata da Riccardo Venturi - 2/5/2005 - 23:03




Lingua: Portoghese

La versione portoghese di Riccardo Venturi [1999]

Pescatori di Nazaré, Algarve.
Pescatori di Nazaré, Algarve.
O PESCADOR

Na sombra do último sol
adormecera-se um pescador,
no rosto ele tinha um sulco
como uma espécie de sorriso.

Chegou à praia um assassino
com grandes olhos de menino,
grandes e cheios de seu medo,
eram espelho duma aventura.

E disse ao homem, Dá-me pão,
não tenho tempo e tenho fome,
e disse ao homem, Dá-me vinho,
tenho sete e sou um assassino.

O pescador abriu os olhos,
nem sequer olhou à sua volta
mais ele deu seu pau e seu vinho
a alguém que tinha sete e fome.

Só foi o calor de um momento,
pois ele partiu rumo ao vento,
à sua frente, ainda o sol,
atrás de si, um pescador.

Atrás de si, um pescador
e já a lembrança é sofrimento,
já é a saudade dum abril
de jogos na sombra dum pátio.

E dois gendarmes bem armados
chegaram à praia, armados
pedindo-lhe ao pescador
se tinha visto um assassino.

Mas na sombra do último sol
adormecera-se um pescador,
e no rosto ele tinha um sulco
como uma espécie de sorriso

e no rosto ele tinha um sulco
como uma espécie de sorriso.

29/11/2004 - 19:04





La versione greca dell'impareggiabile Giuseppina di Lillo [1999]

Grecia: Isola di Kastelorizo.
Grecia: Isola di Kastelorizo.
O ΨAPAΣ

Στην γλυκιά ώρα του σούρουπου
κοιμόταν ένας ψαράς
και ένα λακκάκι είχε στο πρόσωπό του
που έμοιαζε με χαμόγελο.

Απ’ τη παραλία ξαφνικά ένας δολοφόνος
με μάτια ολάνοιχτα σαν τα μωρά,
δυο μάτια ολάνοιχτα με φόβο
σαν αντανάκλαση όλης μιας περιπέτειας.

Και ζήτησε απ’ τον γέρο Δώσμου ψωμί
δεν έχω χρόνο και πεινάω πολύ
και ζήτησε απ’ τον γέρο Δώσμου κρασί
διψάω και είμαι φονιάς.

Τα μάτια άνοιξε ο γέρος και την ήμερα είδε
δεν γύρισε να κοιτάξει γύρω του
μα κρασί έβαλε και ψωμί έδωσε
σε όποιον έλεγε ότι πεινούσε και διψούσε.

Αυτή η ζεστασιά ήταν για μια μόνο στιγμή
μετά πάλι η τρελή κούρσα προς τον άνεμο
μπροστά στα μάτια το τελευταίο φως του ηλίου
πίσω στις πλάτες ένας ψαράς.

Πίσω στις πλάτες είναι ένας ψαράς
στην μνήμη ένας πόνος
η ανάμνηση ένας Απριλίου
που χάνεται στην σκιά σε μια αυλή.

Ήρθαν δυο αστυνομικούς στην παραλία
ήρθαν πάνω στα άλογά τους και με όπλα
και ρώτησαν τον γέρο εάν, από κει,
πέρασε ένας φονιάς.

Μα στην γλυκιά ώρα του σούρουπου
κοιμόταν ένας ψαράς
και ένα λακκάκι είχε στο πρόσωπό του
που έμοιαζε με χαμόγελο

και ένα λακκάκι είχε στο πρόσωπό του
που έμοιαζε με χαμόγελο.

29/11/2004 - 19:06




Lingua: Svedese

Versione svedese di Riccardo Venturi
Svensk översättning av Riccardo Venturi
27 maggio / 27 maj 2005

Efterföljande översättningen är till minnet av Joel Emmanuel Hägglund, född i Gävle dem 7. oktober 1879, skuten ihjäl den 19. november 1915 i Salt Lake City, också och hellre känd som Joe Hillström eller Joe Hill. "Don't mourn for me: organize!"


Pescatore in Lapponia.
Pescatore in Lapponia.
FISKAREN

I skuggan av senaste solen
had’ en fiskare fallit i dvala
med en rynka längs ansiktet
liksom ett slags småleende.

Det kom en mördare till stranden
med jättestora barnsögon
med frukstansfyllda stora ögon,
det var spegeln av ett äventyr.

Han bad den gamle mannen om bröd:
“Jag är hungrig och har inte tid.”
Han bad den gamle mannen om vin:
“Jag är törstig och är en mördare.”

Gubben öppnade ögonen i ljuset,
inte heller tittade han på runt om.
Han hällde i vin och knäckte bröd
för én som var hungrig och törstig.

Det var bara ett ögonblicks värme
och han gick sin väg med vinden.
Inför ögonen ännu solen
och en fiskare bakom i ryggen.

En fiskare bakom i ryggen
och minnet förvandlas till sorg,
det är minnet på en aprilmånad
han lekte i skuggan av en plats.

Det red till stranden två gendarmer,
säkert i sadeln och välutrustade
och de frågade den gamle mannen
om han därnära sett en mördare.

I skuggan av senaste solen
had’ en fiskare fallit i dvala
med en rynka längs ansiktet
liksom ett slags småleende.

med en rynka längs ansiktet
liksom ett slags småleende.

27/5/2005 - 12:38




Lingua: Reto-Romanzo

La versione retoromancia grigionese (Romantsch Grischun) di Emil Schavut, ricevuta il 17 agosto 2005

Lago di Truntga, cantone dei Grigioni.
Lago di Truntga, cantone dei Grigioni.
IL PESTGADER

En la sumbriva dal davos sulegl
In pestgader aveva sa durmentà
Ed aveva in fastiz daditg la fatscha
Sco ina guisa da surrir.

Vegn a la riva in assassin
Cun dus egls gronds d'uffant,
Dus egls plains anguscha,
Eran il spievel d'in'aventura.

Dumonda al vegl: Ma dà il paun,
Hai pauc temp e memia fom
Dumonda al vegl: Ma dà il vin
Hai said e sun in assassin.

Il vegl ha sclos ils egls al di
N'ha sa guardà gnanc enturn
Ha dà da mangiar e da baiver
A tgi che scheva hai fom hai said.

È stada la chalur d'in mument
Suenter da nov vers il vent,
Avant ils egls anc il sulegl,
Davos las spatlas, in pestgader.

Davos las spatlas, in pestgader
E la memorgia è gia dolur,
È regurdanza d'in avrigl
giugà en la sumbriva d'ina curt.

Vegnan a la riva dus giandarms
Vegnan muntads cun las armas
Dumondan al vegl sche là dasper
Era passà in assassin.

En la sumbriva dal davos sulegl
In pestgader aveva sa durmentà
Ed aveva in fastiz daditg la fatscha
Sco ina guisa da surrir.

Ed aveva in fastiz daditg la fatscha
Sco ina guisa da surrir.

inviata da Riccardo Venturi - 17/8/2005 - 22:45




Lingua: Esperanto

La versione in esperanto di Nicola Minnaja e Renato Corsetti, due tra i maggiori esperantisti al mondo,
da cinquantini.it.

Renato Corsetti, presidente della UEA.
Renato Corsetti, presidente della UEA.
LA FIŜKAPTISTO

Kuŝante sub la lasta ombro
fiŝisto drivis tra la dormo
sur la vizaĝo sulk' subtila
al subrideto tre simila.
Murdinto venis al la plaĝo
estis infana la vizaĝo
estis timplenaj la okuloj
de aventuroj du speguloj.

Li diris:"Panon donu haste
kaj vinon verŝu seprokraste
al mi soifa kaj malsata
pro murdo nun persekutata!"
Duonmalfermis la okulon
kaj panon rompis la aĝulo
kaj vinon verŝis pro kompato
pri la soifo kaj malsato.

Kaj estis varmo dummomenta
tuj poste kuro kontraŭventa
kun la vizaĝo al la suno
dum fuĝo de minaca nuno.
Pri fiŝkaptisto la memoro
baldaŭ ŝanĝiĝis al doloro
al la sopir' pri knaba gajo
en korto dum jam fora majo.

Ĝendarmoj venis al la strando
kaj laŭte sonis la demando:
"Ĉu vidis vi, ho maljunulo,
murdinton pasi dum forkuro?"
Kuŝante sub la lasta ombro
fiŝisto drivis tra la dormo
sur la vizaĝo sulk' subtila
al subrideto tre simila.

inviata da Riccardo Venturi - 5/5/2005 - 11:31




Lingua: Rumeno

La versione annotata in rumeno di Riccardo Venturi.


Lavori in corso! Works!
Lavori in corso! Works!

PAGINA IN CORSO DI REVISIONE - Traduzione in corso di controllo e revisione.
THIS PAGE IS CURRENTLY BEING REVISED - Translation in course of checking and revision.
PAGE EN COURS DE REVISION - Traduction sous contrôle et revision.


Come assai "educatamente" segnalatoci in un italiano assai approssimativo da tale signora o signorina Nicoleta, questa traduzione è di "pessima qualita". Poiché ho segnalato talvolta la medesima cosa per traduzioni altrui, è mio dovere segnalarlo anche per una mia traduzione. Faccio quindi appello ad eventuali amiche o amici dalla Romania, oppure a conoscitori più approfonditi della lingua rumena, di volere intervenire per fare avere una traduzione corretta. Grazie. [RV]


Pescatore rumeno sul delta del Danubio.
Pescatore rumeno sul delta del Danubio.
PESCARUL

În umbra soarelui din urmă
un pescar stătea aţipit
şi avea o brazdă pe faţă
ca şi un fel de surâs.

La plajă a ajuns un asasin
cu ochii mări de copil,
cu ochii plini de frică,
erau oglinda unei aventuri.

Îi a spus bătrânului: dă-mi pâine,
am puţin timp şi mi-e foame.
Îi a spus bătrânului: dă-mi vin
mi-e sete şi sânt un asasin.

Ochii-i a deschis la zi bătrânul,
nu s-a uitat nici împrejur,
dar a spart pâine, a vărsat vin
cui i-a zis mi-e sete, mi-e foame.

A fost o clipă de căldură
şi apoi din nou faţă la vânt,
înainte ochii stă soarele,
în spate stă încă un pescar.

În spate stă încă un pescar,
şi amintirea face rău
este amintirea unei aprilii
jucând în umbra unei curţi.

La plajă au ajuns doi jandarmi
bine în şaua şi înarmaţi
îi au cerut bătrânului: tată,
ai văzut pe cineva trecând?

Dar în umbra soarelui din urmă
un pescar stătea aţipit
şi avea o brazdă pe faţă
ca şi un fel de surâs.
Il rumeno è una strana lingua di un paese strano. I pescatori ci sono sul delta del Danubio, ma credo che in questa canzone ci si riconoscerebbero più certi montanari, dei "lăutari" avvezzi a far scappare i banditi. La prima idea era stata infatti quella di sostituire un "lăutar" al pescatore, ma avrebbe provocato troppi problemi e troppe violenze al testo.
L' "ultimo sole" è, secondo le regole del rumeno, il sole "che viene in fondo" (din urmă). Da notare che il rumeno è tra quelle lingue che conoscono l'opposizione "riso/sorriso"; molte non la hanno.
Ci sono parole che meritano una breve etimologia per far vedere che cosa sia la latinità rumena (quella che i romagnoli, celiando, dicono di "capire"; in realtà non intenderebbero nemmeno mezza parola). Il "vecchio" è bătrân: è il latino "veteranus". Così tutte le "l" nel mezzo alle vocali passano a "r" (il sole è "soare", ad esempio), così come le "d" in principio di parola e seguite da "i" passano a "z": zi (giorno), zice (dire). Per "guardare", i rumeni usano un verbo che in origine voleva dire "dimenticare" (uita, dal latino "oblitare"). Poi c'è il "mischmasch" rumeno, parole slave, turche, albanesi ("copil", bambino), ungheresi. In fondo alla canzone mi sono permesso l'unica libertà. Alla balcanica, i gendarmi che arrivano si rivolgono al vecchio chiamandolo "babbo", come si fa da quelle parti: tată, e gli danno rispettosamente del voi. Poi nientè subordinate, niente "se fosse passato": "babbo, avete visto passare qualcuno?"

1/2/2007 - 23:47




Lingua: Islandese

La versione annotata in islandese di Ríkarður V. Albertsson.

Villaggio di pescatori islandesi attorno al 1870.
Villaggio di pescatori islandesi attorno al 1870.


L'adattamento in islandese è dovuto soggiacere a diverse e varie riscritture; ma la storia del "Pescatore" è talmente ben commisurata allo stile narrativo della letteratura tradizionale e popolare nordica, ricchissima di banditi in fuga e di "outlaws", che quasi
verrebbe da dire che De André vi si sia ispirato. La presente versione è stata quindi volutamente condotta con uno stile linguistico piuttosto arcaizzante, ad esempio con la frequente inversione del soggetto tipica delle ballate popolari norvegesi, islandesi e faroesi. Si è reso necessario anche un certo numero di adattamenti "locali" (ma
per questi si vedano le note). In alcuni casi si è tentato di usare il procedimento allitterativo tipico dell'antica poesia islandese (e germanica), consistente nella ripetizione nello stesso verso di parole inizianti con la stessa consonante: un esempio è "tíma Hef ég ekki og er Hungraður".
FISKIMAÐURINN

Í fölnandi ljósi sólarlagsins [1]
var fiskimaður búinn að sofna, [2]
hafði hann rispu á andliti
einsog eins konar bros.

Þar kom að strönd einn morðingi
með stórum barnalegum augum,
með stórum óttafullum augum [3]
einsog væru spegill ævintýris.

Bað hann karlinum um saltfisk: [4]
"Tíma hef ég ekki og er hungraður."
Bað hann karlinum um brennivín: [5]
"Ég er þyrstur og drap einn mann." [6]

Opnaði karlinn augu að degi, [7]
skoðaði hann ekki heldur um,
en gaf hann saltfisk og brennivín
einum, er var hungraður og þyrstur. [8]

Var það eitt augnablik með hlýju,
þá fór hann sína leið með vindinn,
fyrir augum ennþá sólin,
á bak þarvið einn fiskimaður.

Á bak þarvið einn fiskimaður,
og minningin verður um til sorgar,
til minningar um einn júlímánuð [9]
þegar lekið var í húsagarðs skugga. [10]

Þar komu að strönd lögreglumenn, [11]
ríðandi á hestbaki óvopnaðir [12]
spurðu þeir karlinum, gamli góði,
hefurðu séð mann á flótta? [13]

En í fölnandi ljósi sólarlagsins
var fiskimaður búinn að sofna,
hafði hann rispu á andliti
einsog eins konar bros.

Hafði hann rispu á andliti
einsog eins konar bros.
[1] Alla lettera: "nella luce declinante del tramonto".

[2] In islandese non esiste un verbo per "assopirsi". Si è risolto con la cosiddetta "coniugazione risultativa" (con vera búinn), quindi, alla lettera: "si era appena addormentato".

[3] "Con grandi occhi pieni di paura". Sono stati qui ripetuti gli "occhi grandi" per un minimo di adattamento metrico. L'islandese è lingua contadina e molto concisa, inutile dire "due occhi". Gli occhi sono soltanto due. La parola islandese per "occhi" è inoltre di per sé un antico duale.

[4] Sarebbe ben difficile che un assassino in fuga in Islanda chieda ad un vecchio di dargli del pane, cibo costosissimo e poco diffuso (nell'Islanda tradizionale il pane arrivava dalla Francia, anzi dalla Bretagna: si chiama ancora spesso pampólabrauð, ovvero "pane di Paimpol"!). Un pescatore islandese sulla spiaggia ha con sé il pesce salato (saltfiskur). Questo viene dato.

[5] Lo stesso vale ovviamente per il vino, sebbene fosse conosciuto. Ma il vero "vino" islandese è il "vino che brucia" (brenni-vín), ovvero l'acquavite.

[6] Sebbene nella seconda strofa sia stato usato il termine proprio per "assassino" (morðingi, ovviamente imparentato con l'inglese "murderer"), un assassino non chiamerebbe mai così se stesso. Come nella versione in siracusano di Francesco Senia, direbbe "ho sete e ho ammazzato uno". Einn mann non significa necessariamente che ha ammazzato un uomo: l'espressione ha valore del tutto impersonale e copre anche l'eventuale ammazzamento di una donna.

[7] Karlinn è propriamente "un uomo qualsiasi, un tizio (di una certa età)"; il femminile è "kerling". In scozzese, "carline (wife)" vuol dire esclusivamente "vecchia"; il corrispondente tedesco, "Kerl", vuol dire invece solo "un tizio".

[8] "Ma diede pesce salato e acquavite a uno che era affamato e assetato". In islandese, come in inglese, si usano solo gli aggettivi predicativi per dire "ho sete, ho fame" (ricordo che la strane lettere "þ" e "ð" si leggono come il "th" inglese, rispettivamente quello sordo in "thing" e quello sonoro in "that"). Si è scelto qui di semplificare, perché la traduzione letterale ("…einum, er sagðist vera hungraðr og þyrstur") sarebbe risultata troppo lunga per il verso.

[9] L'aprile è diventato luglio. In Islanda, in aprile fa un freddo da pelare e non si gioca all'aperto da nessuna parte. Fa freddo anche di luglio, ma un po' meno.

[10] "Quando era giocato…"; in islandese si fa spesso il passivo impersonale con delle regole complicatissime.

[11] I "gendarmi" sono qui i tipici poliziotti rurali islandesi, quelli della Lögregla ("Regola della Legge"). I quali si spostavano davvero a cavallo quando non esistevano le jeep. Il tipico cavallo islandese, il "folald" (plurale: "fölöld"), è una specie di robustissimo e tozzo pony capace di andare dovunque e dalla resistenza straordinaria ad ogni tipo di terreno.

[12] Ma quelli della Lögregla non potevano di certo arrivare armati, perché tradizionalmente, come i "bobbies" inglesi, erano totalmente disarmati. In Islanda non è esistito un corpo di polizia fino al 1909. I poliziotti furono dotati di armi solo con l'indipendenza piena dell'Islanda (17 giugno 1944). Ebbero però ad usarle il 1° ottobre 1949, nella brutale repressione della manifestazione contro l'ingresso dell'Islanda nella NATO.

[13] "…chiesero al tizio: "buon (vecchio) uomo, hai visto uno in fuga?". Discorso diretto.

12/2/2007 - 15:44





Lo stesso testo in islandese antico, noto anche come antico nordico o norreno (inglese: Old Norse): la lingua dell'Edda Antica e delle saghe. Questo permette di apprezzare le differenze veramente minime che, a livello grafico e morfologico, esistono tra le due fasi della lingua. Sebbene verso il 1500 siano avvenuti dei grandi mutamenti nella pronuncia, l'impianto linguistico islandese è quasi del tutto immutato da più di dodici secoli.
FISKIMANNS SAGA

Í fǫlnandi liósi sólarlagsins
var fiskimaðr búinn at sofna,
hafði hann rispu á andliti
eins og eins konar bros.

Þar kom at strǫnd einn morðingi
met stórum barnalegum augum,
met stórum óttafullum augum
eins væri þau spegill æfintýris.

Bat hann karlinum um saltfisk:
"Tíma hefk eigi og er hungraðr."
Bað hann karlinum um brennivín:
"Ég er þyrstr og drap einn mann."

Opnaði karlinn augu at degi,
skoðaði hann eigi heldr um,
en gaf hann saltfisk og brennivín
einum, er var hungraðr og þyrstr.

Var þat eitt augnablik met hlýiu,
þá fór hann sína leit met vindinn,
fyrr augum enn þá sólin,
á bak þarvit fiskimaðr einn.

Á bak þarvit fiskimaðr einn,
og minningin verðr um til sorgar,
til minningar um miðsumarmánut
enn lekit var í húsagarðs skugga.

Þar komu at strǫnd lǫgreglumenn,
ríðandi á hestbaki óvopnaðir
spurðu þeir karlinum, gamli góði,
hefr þú sét mann á flótta?

En í fǫlnandi liósi sólarlagsins
var fiskimaðr búinn at sofna,
hafði hann rispu á andliti
einsog eins konar bros.

Hafði hann rispu á andliti
einsog eins konar bros.

12/2/2007 - 16:46




Lingua: Islandese

Un'altra versione islandese tratta da Lyricstranslate.
FISKIMAÐURINN

Í skugga síðustu sólargeislanna
hafði fiskimaður dottað
og hann var með línu eftir andlitinu
eins og nokkurskonar bros.

Það kom morðingi á ströndina,
tvö stór barnaaugu,
tvö risastór hrædd augu,
voru speglar ævintýris.

Og hann bað þann gamla „gef mér brauð
ég hef lítinn tíma og er of svangur“
og hann bað þann gamla „gef mér vín
ég er þyrstur og ég er morðingi.“

Sá gamli pírði augun mót deginum
hann horfði ekki einu sinni í kringum sig
heldur hellti víninu og braut brauðið
fyrir þann sem sagðist svangur og þyrstur.

Og hitinn varði aðeins stundarkorn
svo fór hann aftur í burtu mót vindinum
svo fór hann aftur í átt að sólu
með fiskimann á bak við sig.

Með fiskimanninn á brott
er minningin nú þegar sár
hún er söknuður apríls
sem var eytt í leiki í bakgarði.

Þá komu tveir eftirlitsmenn á söðli
þeir komu á söðli með byssur
þeir spurðu þann gamla hvort þarna nálægt
hefði morðingi farið hjá.

Í skugga síðustu sólargeislanna
hafði fiskimaður dottað
og hann var með línu eftir andlitinu
eins og nokkurskonar bros.
og hann var með línu eftir andlitinu
eins og nokkurskonar bros.

inviata da Riccardo Venturi - 12/7/2013 - 00:29




Lingua: Sardo (Nuorese)

Versione (parziale) in sardo nuorese di Francesco Pes. Si limita alle prime tre strofe.

nugoro
SU PISCATORE

In s'umbra de s'ultimu sole,,
si chest'dormiu unu piscatore,
chi ai'at una ruga in sa cara
cumente una ispetzie de surrisu.

Bennet in s'ispiaggia unu assassinu,
duos ocros mannos de pizinnu,
duos ocros meda mannos de timmore,
fin sos isprecchios de un'abbentura.

E pediat a s'antzianu, dazzemi su pane,
apo pacu tempu e meda gana,
e pedit a s'antzianu dezzemi su binu,
apo sidiu se so unu assassinu.

[...]

inviata da Francesco Pes - 9/7/2006 - 12:26




Lingua: Sardo (Nuorese)

La versione in lingua sarda nuorese di Pàule Berrìa

pescasardo


Buongiorno a tutti, questo testo è in lingua sarda nuorese.

E' impossibile tradurre letteralmente. Si veda la traduzione italiana letterale di questa versione
Complimenti ai creatori del sito! hanno avuto davvero un'idea originale!
Un saluto!
SU PISCADORE

In s'umbra 'e s'intrighinadòrju
si che fit inghilimàu custu piscadòre
chi juchìat unu bette trincu in sa cara
che chi essèret ridènde.

Che suprit custu mortòre a cue a s'arenìle 'e mare,
chin sos ocros madùros che crièddu,
ocros mannos chi si li bidìat chi timìat,
fin sos isprìcos de su chi li fit costàu.

L'ha nau a cuddu bezzu: - Dazemìnde cocòne
so in presse e so morìnde 'e sa gana,
L'hat nau a cuddu bezzu: - Istàemi s'ampulla 'e su binu,
so alluscàu 'e sìdiu e so unu mortòre.

Custu bezzu apèrit sos ocros,
chene nemmàncu pompiàre chie essèret
l'hat ghettàu una tassa 'e binu e l'hat porrìu unu cantu
'e cocòne a cuddu chi nanchi fit sidìu e famìu.

Cando l'hat bene cuberràu,
cussu picat e si tùcat cara a bentu,
chin su sole in sos ocros,
e su piscadòre dassàu in dae secus.

Su piscadòre dassàu in dae secus,
e s'ammèntu est jai dolore,
est jai su fentòmu de unu mese 'e aprile
colau jocande in sutta 'e un'argustu 'e una corte.

Bi colat in cudd'arenìle 'e mare zustìssia,
fin a cabàddu e a fusìle
e pedin a cuddu bezzu si a bortas
eret bidu in cuddos zassos colànde unu mortòre.

Ma in s'umbra 'e s'intrighinadòrju
si che fit inghilimàu custu piscadòre
chi juchìat unu bette trincu in sa cara
che chi essèret ridènde

juchìat unu bette trincu in sa cara
che chi essèret ridènde

inviata da Pàule Berrìa - 19/12/2007 - 16:14




Lingua: Italiano

Traduzione italiana letterale della versione sarda nuorese
IL PESCATORE

Nell'ombra del tramonto
Si era assopito "questo" pescatore
che aveva un gran taglio in faccia
come se stesse ridendo.

sopraggiunge "questo" assassino lì alla spiaggia
con gli occhi grandi come un bambinetto
occhi grandi che "gli si vedeva" che aveva paura
erano gli specchi di ciò che gli era capitato

ha detto a quel vecchio: - datemi del pane
ho fretta e fame
ha detto a quel vecchio: - datemi la bottiglia del vino
sono morto di sete e sono un assassino.

"questo" vecchio apre gli occhi
senza neanche guardare chi fosse
gli ha vesrato un bicchiere di vino e gli ha dato un pezzo di pane
a "quello" che diceva di essere assetato ed affamato

quando l'ha sfamato per bene
quello "prende" e se ne va verso il vento
col sole negli occhi
e il pescatore lasciato alle spalle

il pescatore lasciato alle alle spalle
e la memoria è già dolore
è già il ricordo di un aprile
trascorso giocando sotto il pergolato di un cortile

Passano in quella spiaggia "forze dell'ordine"
erano a cavallo e col fucile
e chiedono a quel vecchio se per caso avesse visto da quelle parti passare un assassino

Ma nell'ombra del tramonto
si era assopito un pescatore
che aveva un profondo taglio sul viso
come se stesse ridendo

aveva un profondo taglio sul viso
come se stesse ridendo

19/12/2007 - 16:23




Lingua: Bretone

La versione in bretone della nostra amica e collaboratrice Gwénaëlle Rempart.

Pescatore bretone. Ricamo a mano.
Pescatore bretone. Ricamo a mano.
AR PESKETAER

E skeud an heol diwezhañ
e oa ur pesketaer morgousket
a-hed ar fas en doa un erv
e-giz ur pezh mousc'hoarzh.

Deut eo ur muntrer d'an traezh
gant daoulagad ur bugel,
daoulagad leun gant from,
melezour troioù a oa.

D'ar c'hozhiad e lâras: ro din bara,
nebeut ag amzer ha naon bras ganin.
D'ar c'hozhiad e lâras: ro din gwin,
sec'hed eo ganin, me 'zo ur muntrer.

D'ar c'houloù e tigoras an daoulagad,
ne sellas ket en-dro kennebeut
met bara ha gwin a roas d'un den
a lâre naon ha sec'hed ganin.

Hepken e voe ur c'houlz tommder,
ha neuze adarre trema'n avel,
e-tal dezhañ an heol c'hoazh,
a-drek dezhañ, ur pesketaer.

A-drek dezhañ, ur pesketaer,
da vezañ poan e teu ar soñj.
Da vezañ soñj ur miz-Ebrel
pa c'hoarier e skeud ur porzh.

D'ar traezh e teuas daou archer,
war varc'h ha gant an armoù,
gant ar c'hozhiad e c'houlennjont
hag-eñ en doa gwelet un muntrer.

Met e skeud an heol diwezhañ
e oa ur pesketaer morgousket
a-hed ar fas en doa un erv
e-giz ur pezh mousc'hoarzh

A-hed ar fas en doa un erv
e-giz ur pezh mousc'hoarzh.

inviata da CCG/AWS Staff - 20/12/2007 - 23:54




Lingua: Polacco

La versione in polacco di Krzysiek Wrona (cantabile)
agosto 2013
RYBAK

W cieniu gdy słońce zachodziło,
uciął sobie drzemkę rybak miłą,
a twarz mu bruzda przecinała,
uśmiechem słodkim się zdawała.

Dotarł na plażę wtem morderca,
oczy miał wielkie, oczy dziecka,
oczy ogromne z przerażenia,
były zwierciadłem potępienia.

Rzekł do starego:„Daj mi chleba,
czasu mam mało, a głód doskwiera”,
rzekł do starego:„Ja zabiłem,
daj mi pragnienie ugasić winem”.

Zagrało słońce w starych oczach,
rybak się nawet nie rozglądał,
lecz nalał wina , ułamał chleba,
bo ktoś z pragnienia i głodu omdlewał.

I krótka była chwila wytchnienia,
dla zbiega co na zachód zmierzał,
wichrem targany jak lot ptaka,
hen za plecami miał rybaka.

Hen za plecami miał rybaka,
a bólem pamięć już się stała,
gorycz, że los zły się wypełnił
w mroku tej bramy, w wiosny pełni.

Żandarmi nagle się zjawili,
na koniach uzbrojone zbiry,
pytać zaczęli wnet starego,
czy może tu nie widział czego.

Lecz, gdy już słońce zachodziło,
uciął sobie drzemkę rybak miłą,
a twarz mu bruzda przecinała,
uśmiechem słodkim się zdawała.

inviata da Krzysiek Wrona - 9/9/2013 - 06:02




Lingua: Finlandese

La versione finlandese cantabile di Juha Rämö
Testo cantabile / Singable lyrics / Paroles chantables / Laulettavat sanat: Juha Rämö

kalastaja
KALASTAJA

Auringonlaskun varjojen mailla
kalastaja unessaan huolta vailla
kasvoillaan arpi leuasta otsaan
kuin hymy outo kivisen patsaan.

Murhamies saapuu rannalle juosten
silmin niin suurin kuin silmät lasten
silmät niin täynnä pelkoa syvää
kuin elämässään ei mitään hyvää.

Ja vanhukselta hän leipää näin anoo
nälkä on kova, hän kiireissään sanoo
ja tilkan viiniä pyytää viel' ties'
hädissään janoinen murhamies.

Vanhus jo havahtuu unestansa
ja tuskin vilkaisee vierastansa
kun leivän murtaa ja viinin antaa
nälkäisen, janoisen eteen kantaa.

Lämpöä tuota kestää vain hetki
kun jatkuu jo murhaajan pakoretki
edessään yön ja päivän on raja
ja takanaan vanhus, kalastaja.

Ja takanaan vanhus, kalastaja
ja koetun tuskan ja murheen maja
muistot nuo keväisen päivän harmaan
pihan ja leikkipaikan niin armaan.

Saapuivat santarmit ratsuinensa
korskeina tulivat aseinensa
vanhuksen tietoja urkkimaan
murhaajan likkeistä päällä maan.

Auringonlaskun varjojen mailla
kalastaja unessaan huolta vailla
kasvoillaan arpi leuasta otsaan
kuin hymy outo kivisen patsaan.

kasvoillaan arpi leuasta otsaan
kuin hymy outo kivisen patsaan.

inviata da Juha Rämö - 14/5/2016 - 09:39




Lingua: Italiano (Toscano Elbano occidentale)

La versione annotata in elbano occidentale (Campese-Pomontinco) di Riccardo Venturi, 1999

Elba Occidentale: Chiessi.
Elba Occidentale: Chiessi.
‘R PESCATORE

Che ggiàë s’artramontava ‘r sole
Stava di mèuse [1] un pescatore
Con un ciriffo [2] sopra ’r viso
Come quarcosa d’un sorìso.

Vien’alla spiaggia ’n assassino,
Du’ occhi come ‘m bambolino
Du’ occhi grossi di paura,
Come lo specchio d’un’avventura.

Che ‘ni dimmanda, Dammi ’r pane,
Ciò pógo tempo e tanta fame,
Che ‘ni dimmanda, Dammi ’r vino,
Ciò sete e so’ un assassino.

L’occhi li spipa [3] ‘r vecchio ar giorno,
Senza vortàssi manco ‘ntorno,
Che mèscia ‘r vino e incigna ‘r pane
A chi ‘ni dice, ò sete, ò fame.

Che fùe ’m momento di cardagna,
E scappòë nella bogolagna [4],
Davant’all’occhi sempre ‘r sole,
Drèt’alle spalle ‘n pescatore.

Drèt’alle spalle ‘n pescatore,
Che aricordàssi dàë dolore,
‘N aprile che s’aramentava,
Che’n una corte ci giogava.

Che ggiàë s’artramontava ‘r sole
Stava di mèuse un pescatore
Con un ciriffo sopra ’r viso
Come quarcosa d’un sorìso

Con un ciriffo sopra ’r viso
Come quarcosa d’un soriso.
Note

[1] Stà di mèuse significa alla lettera "essere appisolato". Il termine, con metafora
del tutto inspiegabile, sembra derivato dal troncamento del nome latino "Bartholomeus".
[2] Ciriffo è propriamente una smorfia fatta col viso.
[3] Spipà ll’occhi indica propriamente meraviglia, ma si usa comunemente anche per
"aprire gli occhi".
[4] La bogolagna è propriamente lo spostamento d’aria provocato dalla risacca forte.

29/11/2004 - 19:09




Lingua: Siciliano (Siracusano)

La versione annotata in siracusano fatta nel 1999 da Francesco Senia (con alcune note).

Siracusa: l'isola di Ortigia.
Siracusa: l'isola di Ortigia.
U PISCATURI

All'ùmmira ro’ suli ca mureva
D'addummiscìu u piscaturi
Cu na piega sùpira a facci
Ca pareva ca rrireva [1]

Arrivò a pilaia unu [2]
Ru occhi ranni i piccirinnu
Ru occhi i fuora ‘ro scandu
Ierano i specchi ‘i na’ risgrazia

Ci rissi o vecchju, Rammi u pani
Nunn'aiu tempu ie iaiu fami
Ci rissi o vecchju, Rammi u vinu
Iaiu siti ie nn'aiu ammazzatu unu [3]

Rapìu l'occhi u vecchju e taliò u ionnu
Sinni futtìu i cu c'era attonnu
Ma abbuccò u vinu ie tagghjò u pani
Pi cù riceva iaiu siti ie fami.

Ie ffù u caluri ’r’in mumentu
Ie nn'autra vota su pigghjò u ventu
Ravanti all'occhi sempri u suli
Rarreri e spanni nu piscaturi

Rarreri e spanni nu piscaturi
Ie tutti i riuoddi fanu mali
Ie si riuodda quanno n'aprili
Iucava all'ùmmira r'in cuttigghju

A cavannu arrivàrunu ru sbirri
Arrivàrunu a cavannu co fucili
Ie ci spiàrunu u vecchju si i'nnà vicinu
Iera passatu nu delinquenti.

Ma all'ùmmira ro suli ca mureva
D'era addummisciutu u piscaturi
Cu na piega sùpira a facci
Ca pareva ca rrireva

Cu na piega sùpira a facci
Ca pareva ca rrireva.
Note

[1] In siracusano non si sorride. O si ride o niente.
[2] Non esiste un vocabolo siracusano per assassino.
[3] Ipotizzo che l'assassino ne abbia ucciso uno solo!

inviata da - 29/11/2004 - 19:10




Lingua: Italiano (Lombardo Camuno)

La versione annotata in camuno di Redshadow, 1999

iseo


Nella foto: Pescatore sul lago d'Iseo, Camunia, Pisogne, ca. 1910. Malauguratamente la foto è rovinata dalla consueta e pessima abitudine della stampigliatura in sovraimpressione.

Per il camuno viene proposta una nuova grafia. Si noti che:

1. [X] corrisponde a una "h" fortemente aspirata;
2. [Ň] corrisponde alla "gn" italiana in "bagno";
3. [Č] corrisponde alla "c" italiana palatale in "laccio" (si trova spesso anche in finale di parola, come nell'inglese [match];
4. [Ğ] corrisponde alla "g" italiana palatale in "spiaggia".
EL PEXCATÜR

Xota l'ombra del ültim xol
L'era dre a durmì el pexcatür
E g'aia an sguaro xura 'l müs
Kel parïa dre a griňà [1]

'Rïa a la spiağğa n'assassino
Doi groxi oč com an pì
Doi grandi oč de pora
Cüma i speč de'n avventüra

E disïa al več, Paxa al pà,
Go mïa tep e go de manğà [2]
E disïa al več, Pax’em l'i, [3]
Go xet e xo' n'assassino.

I oč dervïa al več al dè
El xe ardàe ňac an ğiro
Ma'l paxò'l pà e'n guxì de i [4]
A kel che disïa go xet go fam

E fu kel'àtim de calür [5]
Poi amò via contra al vet
De nač ai oč amò al xül
De dre dale xpale al pexcatür

De dre dale xpale 'n pexcatür
E la memoria l'è ğà dülür
E ğà'l penxèr de'n April
Bütat vïa a l'umbra de'n cortil

'Riarono xol caàal [6] doi sbiri
'Riarono xol caàal coi fučili [7]
Disïan al več he le’an banda
L'era paxat an assassino

Ma all'ombra del ültim xol
L'era dre a durmì el pexcatür
E g'aia an sguaro xura'l müs
Chel parïa dre a griňà.

E g'aia an sguaro xura'l müs
Chel parïa dre a griňà.
Note

[1] Ho tradotto come "sembrava stesse ridendo" per la metrica
[2] Non ho tradotto il "troppo" perche' il doppio verbo avere e' gia' inteso come rafforzativo ( "ho da mangiare" invece che "ho fame")
[3] "Vino" si dice proprio così (caduta della [v] iniziale e della [n] finale)
[4] Molto libera, ho tradotto (ma diede il pane e un goccio di vino)
[5] Traduco letteralemente, anche se il calore non e' inteso in senso meteorologico
[6] In sella ho tradotto "sul cavallo"...
[7] ...e armi con fucili.

29/11/2004 - 19:14




Lingua: Italiano (Piemontese)

La versione annotata in piemontese di Marco "Slowdog" Sopegno e di Silvia "Slowessa"

Perdonateci per non essere riusciti a trovare l'immagine di un pescatore piemontese... Ma non avevo appena terminato di scrivere 'sta cosa, che la prode Adriana arriva e provvede

Pescatore piemontese sul lago Maggiore.
Pescatore piemontese sul lago Maggiore.


"Garantisco che stanno pescando in acque piemontesi:-P"
‘L PËSCADOR

A l'ombra d'l sol c'a meuir [1]
A l'era 'ndurmise 'n pëscador
E l'avia 'na rùpia 'n facia
Come a fusa 'n fat 'd rije. [2]

Rivaije a la riva 'n'assasin
L'avia doi oeij gros come 'na masnà
Doi oeij sgranà 'd'la pour
A l'ero 'l specc 'd'n'aventura.

L'ha ciamaije al veij dame 'l pan
L'hai pa 'd tèmp e tròpa fam
L'ha ciamaije al veij dame 'l vin
L'hai sèij e son 'n assassin.

'L veij a l'ha duertà ij oeij al dì
Sensa gnanca vardesse ëntorn
A l'ha vërsà 'l vin e sciancà 'l pan [3]
Pèr chi a'i disija l'hei sèij e fam.

L'è stait 'l calor 'd'n momènt
Poei torna 'n presa contra 'l vènt
Con 'nt ij oeij ancora 'l sol
Daré 'd le spale 'n pëscador.

Daré 'd le spale 'n pëscador
E 'l ricòrd a l'é già dolòr [4]
A l'è già l'argrèt 'd'n'avrìl
Giugà a l'ombra d'n cortìl. [5]

Son ruvà due guardie 'n sij cavaij
Ruvà 'n sij cavaij con l'armamènt
L'han ciamaije al veij se li daosìn
L'era pasaije 'n'assassin.

Ma a l'ombra d'l sol c'a meuir
A l'era 'ndurmise 'n pëscador
E l'avia 'na rupia 'n facia
Come a fusa 'n fat 'd rije.

E l'avia 'na rupia 'n facia
Come a fusa 'n fat 'd rije.
Note

[1] Anche noi abbiamo fatto morire il sole.
[2] Anche i piemontesi sorridono poco.
[3] "Scianchè 'l pan" è orribile, ma tant'è
[4] Ci sarebbe stato bene "'n sagrìn" (con la [n] velare), ma con "dolòr"
(pron. dulùr) sopravvive una rima
[5] "Cortìl" è orrendo, ci vorrebbe "cort", ma almeno si salva un po' di rima e di metrica.

29/11/2004 - 19:15




Lingua: Italiano (Toscano Senese)

La versione annotata in senese rustico (colligiano) di Paola Romagnoli. E' usata una grafia semifonetica.

Abbadia Isola (Monteriggioni), Siena.
Abbadia Isola (Monteriggioni), Siena.
I’PPESCAθORE

N’i’mmentre he’ndava giù’ i’ssole
S’era messo a ddormì’n pescaθore [1]
Ciavèa quarcosa su’i’vviso
’he gli avèa θutto δ’un sorriso.

Venn’alla spiaggia’n delinquente
Du’ occhi grandi hom’un cittino,
Du’ occhi pieni di spavento,
Ci si specchià’a l’avventura.

Gni diss’ a’i’vvecchio, Damm’i’ppane
’he ce l’ho furia [2] e ttanta fame,
Gni diss’ a’i’vvecchio, Damm’i’vvino,
Ciò sseθe e ò morto [3] ‘na φersona.

Ll’occhi ll’aφèrse i’vvecchio a’i’ggiorno,
E ‘un si guardòe manc’all’intorno
Mescétte i’vvino e tagliòe ‘i’ppane
A quell’òmo he ciavèa seθe e ffame.

‘Un po’ di hardo [4], δ’un sehondo
E ppoi n’i’vvento se n’andièδe
Davant’all’occhi sempr’i’ssole,
Dreh’a’i’ggroppone ’n pescaθore

Dreh’a’i’ggroppone’n pescaθore
E qui’rrihordo gni fa mmale,
E gni venìa a’mmente unguanno [5]
Huando ‘e giohava ‘n’un giardino [6]

N’i’mmentre he’ndava giù’ i’ssole
S’era messo a ddormì’n pescaθore
Ciavèa ‘na hosa sopra i’vviso
’he gli avèa θutto δ’un sorriso

Ciavèa ‘na hosa sopra i’vviso
’he gli avèa θutto δ’un sorriso.

Note

"Il criterio è stato: come avrei raccontato questa storia a mia nonna Mafalda, nata nel 1907?"

[1] In campagna o si sta svegli o si dorme di brutto. Non ci si "assopisce".
[2] Il concetto di "poco tempo" è cittadino. Di solito dalle mie parti "s’ha ffuria".
[3] Il verbo "morire" è usato comunemente come verbo transitivo per "uccidere":
"I’ccacciatore glià morto du’ huaglie". "Mòrilo" vuol dire "ammazzalo".
[4] Nella vita di campagna o fa caldo o fa freddo. Non c’è né "calore", né "frescura".
[5] Antichissima parola dantesca ancora usata dalle mie parti. Vuol dire alla lettera "l’anno scorso" (dal latino "hunc annum") oppure genericamente "tempo fa".
I nomi dei mesi si usano pochissimo; ad esempio, per dicembre si preferisce dire "pe’ Nnatale" o "pe’ i’ Cceppo", per ottobre si preferisce dire " ‘n tempo di Vendemmia" e così via. Le stagioni sono solo "estate" e "inverno".
[6] Le "corti" sono solo in paese e "cortile" non esiste come parola.

29/11/2004 - 19:17




Lingua: Italiano (Veneto Rovigotto)

La versione in rovigotto (o rodigino) di Marco "Che" Randolo. Si tratta del dialetto cittadino di Rovigo.

Pescatore sul delta del Po.
Pescatore sul delta del Po.


Rivedo e correggo la mia precedente versione, che chiedo a Riccardo di rimuovere e sostituire con la presente.

La pronuncia della "l" nel Veneto è sempre molto labile, in alcune parole è quasi inesistente (es.: spale) per cui la sostituisco con un'apostrofo; in altri casi è lievemente più marcata (ma mai a livello di una corretta pronuncia italiana) e la mantengo. Credo poi che la pronuncia cambi estremamente da zona a zona. Da Rovigo al paese di Polesella, che sorge sull'argine del Po, ci sono dodici chilometri e tre centri abitati. Inutile dire che ci sono tre pronuncie della lettera "elle" radicalmente differenti.
Infine, spero di non avere fatto troppa confusione con gli accenti: nel secondo verso della prima strofa "el sè" è inteso con la "e" aperta; mentre nell'ultimo verso della terza strofa "gò sé" va pronunciato con la "e" chiusa. Marco "Che" Randolo
EL PESCADORE

Al'ombra del'ultimo sole
El sè indormezà un pescadore
Chel'gà un solco longo el viso
Chel par quasi un soriso.

E riva ala spiaza un assasin
Do oci grandi da putìn,
Do oci enormi de paura
I'jera i speci de'n'aventura.

Ghe dise al vecio "Dame pan,
Gò poco tempo e massa fame"
Ghe dise al vecio "Dame vin,
Gò sé e a so' un assasin"

I oci el verze el vecio al dì,
Nel se varda gnanca intorno,
Ma el voda el vin e el taja el pan
Par chi ghe dise "Gò sé, gò fame".

E lè el ca'ore de un momento
Po' via da novo verso el vento,
Po' via da novo verso el sole,
Dedrio de'e spa'e un pescadore.

Dedrio de'e spa'e un pescadore,
E la memoria lè zà dolore,
Lè zà el rimpianto de un Aprile
Zugà all'ombra de un cortile.

I vien a cavalo do gendarmi,
I vien a cavalo co'e armi
E i domanda al vecio se via par lì
ghè passà un assasin.

Ma al'ombra del'ultimo sole
El sè indormezà el pescadore
Chel'gà un solco longo el viso
Chel par quasi un soriso.

Chel'gà un solco longo el viso
Chel par quasi un soriso.

29/11/2004 - 19:18




Lingua: Italiano (Abruzzese Chietino)

La versione annotata in abruzzese di Chieti (chietino o teatino) di Domenico Chillemi, più noto come "Nico" o ancor meglio come "Nicone".

Chieti
Chieti
LU PESCATÒR

Sott' a' lu sòl ch'ha finìt
Lu pescatòr s'ha 'ddurmìt
'ngh na rìg sopr' a' lu mùss
Sembr ca rìd mentr rùss (1)

Ha minùt a lu màr cullu' c'ha 'ccìs
Ave' na frec d guaj n'ta lu vìs
Tene' 'ddu occhj gne' nu uagliòn
'ngh na fifa gross gne' nu burròn (2)

Ha dett a lu vecchj "mi di lu pàn
N'n teng temp ma teng fàm
E se pùr lu vìn m' vulèss da'
La sèt d' nu pazz putàss placa' " (3)

S'ha sviàt senza vede' nisciùn
Pe' dda' a magna' e bèv a chi stev' a diggiùn,
Ha piàt lu vìn e ha tajàt lu pàn
E l'ha dat' a cullu' ca tene' fàm (2)

'ngh lu mumènt sentèv càll
Mentr lu vènt s'n'jèv a 'bbàll
Stèv a 'gguarda' lu sòl ancòr
A 'rrèt a l spàll nu pescatòr

A 'rrèt a l spàll nu pescatòr
S'aricurdèv e je dolèv lu còr
Stèv a pnsa' a nu vecchj aprì
Quann giuchè sott'a lu curtìl

Ha minù la pulizìj' gh li cavàll
E 'ngh li fucìL 'ngopp a l spàll (4)
E a lu vecchj hann'addummannàt
Se cullu' c'ha 'ccìs ave' passàt

Ma sott' a' lu sòl ch'ha finìt
Lu pescatòr s'ha 'ddurmìt
'ngh na rìg sopr' a' lu mùss
Sembr ca rìd mentr rùss

'ngh na rìg sopr' a' lu mùss
Sembr ca rìd mentr rùss .
Note

(1) non e' detto che il vecchio russi, ma era per fare la rima
(2) sempre per fare rima ho invertito le strofe
(3) in abruzzese congiuntivo e condizionale sono in genere la stessa cosa
(4) non e' detto che siano fucili, ma pensate faccia differenza?

29/11/2004 - 19:20




Lingua: Italiano (Romagnolo Imolese)

La versione in romagnolo imolese di Jacopo Beltrandi, con una nuova notazione semifonetica:

Jòmla
Jòmla
E PSCADOR

A l’òăra d’ l’ùltŭm sòŭl
U s’era indurmintè un pscador
Ch’ l’aveva un sòŭlc in t’là faza
Cumpegna un surìs.

L’avgnet a la spiagia un asasè
Du òci grend cumpègna un babè
Du òci grend ed pora
I era i speč d’un’aventura.

L’admandè a e več dam e pè
Ai ho poc tèmp e tròpa fèm
L’admandè a e več dam e vè
Ai ho sed e a so un asasè

E vec l’avrì i oc a e dè
Un s’ guardè gnèca atorĕn
Ma e svarsè e vè e ciapè un pèz ed pè
Per quel che geva ai ho sed e fèm.

E fòt e cheld d’un mumènt
E pù veja nèca vers e vènt
Davèti ai oc ancora e sòŭl
Drè al spall un pscador.

Drè al spall un pscador
E la memoria l’è bèlache dulor
L’è bèlache e rimpièt d’un abril
Zughèd a l’òra d’un curtìl.

I avgnet a la spiagia du zindèrm
I avgnet in sèla cun agli èrŭm
I admandè a e več se a lè avsè
E foss pasè un asasè.

Ma a l’òăra d’ l’ùltŭm sòŭl
U s’era indurmintè un pscador
Ch’ l’aveva un sòŭlc in t’là faza
Cumpègna un surìs

Ch' l'aveva un sòŭlc in t'là faza
Cumpègna un surìs.

29/11/2004 - 19:21




Lingua: Italiano (Ligure di Alassio)

La versione annotata in ligure di Alassio di Mauro Perrotta. Particolarmente importante, per ovvi motivi.

Alassio: Monumento al pescatore.
Alassio: Monumento al pescatore.
U PESCAÙ

All'umbra de l'urtimu sü
u s'èa assupìu 'n pescaù
e u l'axeva 'n sorcu lungu u muru
cumme na specie de surìsu.

U l'èa vegnìu a maìna 'n asciascìn
Dui euggi grandi da ninin
Dui euggi enormi de e na gran pùia
i l'èan i speggi de na ventûra.

U l'à dumandàu au veggiu "Damme u pan,
gh'ò pocu tempu e troppa famme
U l'à dumandàu au veggiu damme u vin
gh'ò sei sun 'n asciascìn".

I euggi u l'à avèrtu u veggiu au giurnu
nun se miràu mancu 'nturnu
ma u l'à versàu u vin e u l'à ruttu u pan
pe chi u dixeva ho sei ho famme.

U l'è stàitu u calù de 'n mumæntu
àua u l'è tûrna versu u væntu
de frunte ai euggi ancùa u sü
derè a e spalle 'n pescaù.

Derè a e spalle 'n pescaù
e a memôia a l'è sä dulù
u l'è sä 'n rinciàntu de 'n arvì
zigàu a l'umbra d'en curtille.

E i sun vegnûi in sella dui guòrdie
i sun vegnûi in sella cun e òrmi
e i l'àn dumandàu au veggiu se lì vixìn
u fusse passàu 'n asciascìn.

Ma all'umbra de l'urtimu sü
u s'èa assupìu 'n pescaù
e u l'axeva 'n surcu lungu u muru
cumme na specie de surìsu

E u l'axeva 'n surcu lungu u muru
cumme na specie de surìsu.
Note

a) un alassino direbbe piu' volentieri mattettu invece di un generico "ninin" ma spero che comprenda le esigenze della metrica...
b) la maìna è la spiaggia ovvero il luogo dove l'intera comunità trascorreva la maggior parte della giornata. Alassio è infatti priva di un vasto retroterra e la cultura marinaresca ha da sempre prevalso su quella contadina...
c) ...quindi un bambino difficilmente zigòva (giocava) in un curtille, al limite in una ciassa (piazza) o, meglio, alla maìna ma la prima soluzione è più musicale.
d) tûrna vuol dire "di nuovo" ed è un intercalare tipico del luogo.

29/11/2004 - 19:22




Lingua: Italiano (Trentino Alto-Anauniense)

La versione annotata nel dialetto alto-anauniense (Alta Val di Non, Trentino), o noneso di Stef:

Alta Val di Non (Trento): Le Maddalene.
Alta Val di Non (Trento): Le Maddalene.
EL PES'CIADOR

A l'ombrìa de l'ultim sol
el s'era empisolà en pes'ciador
el geva en solc su par el vis
come che 'l fusa en soris.

E' pasà da iu en sasin
doi ocli grandi da popin
doi ocli grandi de paura
l'era i speg'li de n'aventura.

El g'ià dit al veciel "Dame el pan
giai puec temp e masa fam"
El g'ià dit al veciel "Dame el vin
giai sè e sen en sasin"

El veciel l'ha daverzu i ocli al dì
no 'l s'è vardà nancia en ziro
Ma l'ha dat fuer el vin, l'ha spezà el pan
par che ch'el diva "giai sè, giai fam"

L'è stà el cialor d'en moment
po' via da nueu vers al vent,
davanti ai ocli ancora el sol,
dedrìa ale spale en pes'ciador.

Dedrìa ale spale en pes'ciador
e la memoria l'è en dolor
l'è za el rimpianto de n'auril
zugià en te l'ombrìa d'en cortil.

Po' è nu en sela doi zendarmi
i è nudi en sela cole armi
i già domandà al veciel se iu d'ausin
fusa pasà en calche sasin.

Ma a l'ombrìa de l'ultim sol
el s'era enmpisolà en pes-ciador
el geva en solc su par el vis
come che 'l fusa en soris

El geva en solc su par el viso
come che 'l fusa en soris.
Note

Come un tempo si dibattè sulla lista, molti dialetti italiani non contemplano il verbo "sorridere" o il vocabolo "sorriso". Il mio dialetto non fa eccezione: grignar è "ridere", ma per sorridere o sorriso, niente. Così ho trovato la rima con vis, viso. (Ma in dialetto si usa di più mus, muso, o faza, faccia. Vis si usa ora, ma è un'italianismo. Così non ho trovato corrispondenze per "rimpianto", "memoria", "dolore": ho trascritto direttamente dall'italiano.( E' stato questo uno dei motivi per cui ho lasciato la traduzione a lungo nel "cassetto" del disco rigido...)

29/11/2004 - 19:24




Lingua: Italiano (Emiliano Reggiano-Parmense montano e precollinare)

La versione in reggiano montanaro (con mescolanza di parmigiano precollinare -inteso come dialetto, non come formaggio) di Alessandro:

Montagna reggiana: La pietra di Bismantova.
Montagna reggiana: La pietra di Bismantova.
AL PÈSCADÖR

A l'ombasèn ed l'ùltom söl
'l s'era pislé un pèscadör
e 'l gh' äva 'n sòrc int'al mùs
quasi ch'al fùss’ un sorìs

Vèna a la spiàgia 'n asasèn
dù oc' grànd da pùtèn
dù oc' sbraghé in't la paura
j'erèn i spec' ed 'n aventùra

E 'l dìs al vec' : dàm dal pan
a gh'ò pòc tèmp e tròpa fàma
E 'l dìs al vec' : dàm dal vèn
gh'o sèi, a sòn un asasèn

Al rèva j oc' al vec' al giorèn
sènsa guardères gnàn d'intòrèn
ma 'l vùda al vèn e 'l sc'ianca 'l pàn
par chi gh'e dzäva "gh'o sèi, gh'o fàma"

L'e sté 'l càlör d'un momènt
e dòpa ancòra in fàcia al vènt,
de d'nàns a j oc' ancora 'l söl
d'dardè il spàli un pèscador

D'dardè il spàli un pèscador
e la memoria l'è za 'n dòlor
l'è za 'l rìmpiant ed 'n avrìl
zughè a l'ombazèn in't un cortil

Vènen in sèla i càrabàn
Vènen in sèla, pistòli in màn
e i 'dmandèn al vec' se li z'vèn
's fussa fat véder 'n asasèn

Ma a l'ombasèn ed l'ùltom söl
'l s'era pislé un pèscador
e 'l gh'äva 'n sòrc int'al mùs
quasi ch'al fùss un sorìs.

E 'l gh'äva 'n sòrc int'al mùs
quasi ch'al fùss un sorìs

29/11/2004 - 19:25




Lingua: Italiano (Triestino)

Versione in triestino di città di Fulvia "Herceg" e Antonella "Cippecioppe":

La barca da pesca di Trieste. Dipinto di Egon Schiele.
La barca da pesca di Trieste. Dipinto di Egon Schiele.
EL PESCADOR

Al'ombra de l'ultimo sol
se gavva indormenzà un pescador
che el gaveva un segno largo come el viso
che pareva un soriso.

Riva sula rena un sassìn
do oci grandi de putèl
do oci grandi de fifìu
iera i speci de un'aventura.

El ghe domanda al vecio: "Dame el pan.
Go poco tempo e 'sai fame."
El ghe domanda al vecio: "Dame el vin.
Go sede, son un sassìn."

I oci el verzi el vecio al giorno
no 'l se varda gnanca 'torno
ma el svoda el vin, el rompi el pan
per chi ghe diseva: "Go sede, go fame."

Xe stà la vampa de un momento
e po' via de novo verso el vento
in fronte ai oci ancora el sol
dedrio de le spale un pescador.

Dedrio de le spale un pescador
e la memoria xe zà un dolor
xe zà el rimpianto de un april
zogà al'ombra de una corte.

Vien in sela do gindarmi
i vien in sela co' le armi
i ghe domanda al vecio se là vizin
iera passà un sassin.

Al'ombra de l'ultimo sol
se gaveva indormenzà un pescador
che el gaveva un segno largo come el viso
che pareva un soriso.

29/11/2004 - 19:28




Lingua: Italiano (Abruzzese Pescarese)

La versione annotata in pescarese di Paolo Talanca
dal newsgroup it.fan.musica.guccini
30 novembre 2004

Il porto di Pescara.
Il porto di Pescara.
LU PISCATOR

All’ombr dill’utim[1] sol
s’aveje[2] assupit nu piscator
e tineje nu busce[3] lung lu vise
come na specie[4] di surris.

Vinn a la spiaggie n’assassin[5]
du ucchje gruss da bardascie[6]
du ucchje pjn di paur
er’ li spicchje di n’avvendur.

Je[7] addummannò: “Damm lu pan
poc è lu tembe e tropp la fam
je addummannò: “Damm lu vin
vuje beve e so n’assassin[8]

Lu vicchje aprò l’ucchje a lu jurn
ninz auardò nemmen ndorn
e mittò a bev e dò a magnà
pi chi di fam scteje[9] a cripà[10]

E fu lu calor di nu mumende
poi n’atra vote vers lu vende
davande all’ucchje angor lu sol
arrete a li spall nu piscator.

Arrete a li spall nu piscator
e la memorie è già dulor
e già lu rimbiande di n’aprile
jucate all’ombre di nu curtile.

Vinò du guardje e li cavall
nghi li pisctol e li cavall
je addummannò si la vicine
fusse[11] passate n’assassin.

Ma all’ombr dill’utim sol
s’aveje assupit nu piscator
e tineje nu busce lung lu vise
come na specie di surris.
Note

[1] Per rispettare la metrica bisogna qui spostare l’accento di ùtim (“ultimo”) e rendere il termine tronco: utìm.
[2] Nel pescarese la “e” finale non corrisponde alla vocale dell’italiano. Nella pronuncia il suono si avvicina a quello dello “schwa” [ ə ]. Per intenderci, quello della "e muta" francese. Questo suono è presente sempre anche dopo consonante nasale finale, tuttavia non in veste grafica.
[3] Il termine “buco” dell’italiano passa, dall’occlusiva velare all’affricata palatale – il “bucio” del romanesco –, per poi perdere del tutto l’occlusione e presentare una fricativa alveopalatale: buco > bucio > busce.
[4] Nel caso di “specie”, compreso il suono “e”, la “i” è un segno diacritico per evidenziare la palatalizzazione della “c”. Così sarà per “spiaggie” e tutti i termini che presentano una affricata palatale in fine di parola.
[5] Credo sia giusto mettere l’apostrofo in pescarese anche per articoli indeterminativi che precedono termini maschili. Questo perché per esteso sarebbe “nu assassin”, e quindi l’apostrofo sostituisce la “u” che cade.
[6] Per rispetto di rima andrebbe bambin – singolare maschile –, molto meno usato però.
[7] Letteralmente “gli”.
[8] Per rispettare la metrica qui è indispensabile una dialefe tra “beve” e “e”.
[9] Il nesso “fricativa alveopalatale+consonante occlusiva dentale sorda” lo rendo per comodità “sct”. In pescarese l’occlusiva dentale sia sorda che sonora non è mai preceduta da sibilante, ma sempre da fricativa alveopalatale.
[10] “Per chi di fame stava crepando (a crepare, secondo l’italiano d’uso)”
[11] Il pescarese non distingue condizionale e congiuntivo imperfetto, adoperando sempre quest’ultimo. Il motivo per il quale molto spesso ad un pescarese viene da dire, parlando in italiano, “se io farei” è ipercorrettismo: visto che dobbiamo correggere il nostro congiuntivo quando
al suo posto va un condizionale, correggiamo troppo e mettiamo il condizionale anche dove non va, in questo caso nell’ipotetica.

30/11/2004 - 09:31




Lingua: Italiano (Emiliano Modenese di Carpi e Soliera)

La versione annotata in modenese della media Bassa (Carpi e Soliera) di Robert Jordan

nella Bassa modenese.
nella Bassa modenese.


Troppo ghiotta la proposta anche per un lurkatore incallito come me.Ecco quindi la mia traduzione in dialetto (oddio, lingua mi sembra troppo!) modenese delle media Bassa. Per intenderci quello di Carpi e Soliera, che non è già più il dialetto modenese di città, ma che non risente ancora del mantovano, come già avviene 10 km più a nord nord-est verso la Mirandola, la terra dei Pico."

(Robert Jordan nei newsgroup it.fan.musica.guccini e it.fan.musica.de-andre, 1° dicembre 2004).
AL PESCADOR

In d'la bassora (1) l'ùltem sool
a spiguzeva (2) un pescador
e al gh'iva 'na sedla long a la facia
che'd ré-dér al ghiva la sgarbàza (3)

E a la spiagia l'è rivee un asasein
du oc grand com'un cinein (4)
du oc enorém da paura
i eren i spec ed n'aventura

E al dmanda al vec: "Dam dal paan
a ghò poc teimp e tropa faam"
e al dmanda al vec: " Dam dal vein
a ghò see e a sun un asasein"

Al vec al vera i oc al dé
a'n'es 'dmanda gnan perché (5)
al'gh voda al vein e al'gh taja al paan
per chi giva a gho see a gho faam

E al le guerda per un mumeint (6)
po' subet via vers in dal veint
davanti a i oc ancò-rà al sol
dedre dal spali un pescador

Dedre dal spali un pescador
e la memoria l'è bé-lé un dulor
e forse al s'era già pintii (7)
zughee in d'n'ombra d'un curtil

Du carabiner hin rivee subét
coi cavaj e coi muschèt (8)
i dmanden 'l vec se lé desvein
a fos pasee un asasein

Ma 'n d'la bassora l'ultem sool
a spiguzeva al pescador
e al gh'iva 'na sedla long a la facia
che'd ré-dér al ghiva la sgarbàza

e al gh'iva 'na sedla long a la facia
che'd ré-dér al ghiva la sgarbàza.
Note

(1) Bassora = tardo pomeriggio. La “o” è rigorosamente chiusa.
(2) Spiguzeva = termine intraducibile. Fare come il pigozzo (il tacchino): movimento alternato della testa, come chi sta per assopirsi e si sveglia di soprassalto. La zeta, che i modenesi pronunciano in modo
affettato, qui è ormai diventata una esse sibilante.
(3) “Che di ridere aveva l’atteggiamento”. Guccini nella “Ziata” ha usato suris; tuttavia non esiste un termine corrispondente al sostantivo “sorriso”. Guccini ha usato un termine da cittadino. I contadini della bassa non erano così eruditi.
(4) Come “bambino” si doveva usare cìnò; ma direi che il termine è passabile, anche se significa anche “pochino”.
(5) “e non si chiede neppure perché”
(6) La povertà lessicale del dialetto modenese non permette grandi voli pindarici. Ho creduto di vedere l’assassino che per un attimo rivolge al pescatore uno sguardo di riconoscenza.
(7)Questi sono versi di difficile interpretazione. Ne ho data una io: l’assassino è pentito di essersi esposto in quel modo, a rischio di denuncia.
(8) I non più giovani ricorderanno senz’altro il moschetto dei carabinieri.

1/12/2004 - 09:43




Lingua: Napoletano

La versione annotata in napoletano di Antonio Piccolo

Il pescatore. Figura dal Presepio napoletano.
Il pescatore. Figura dal Presepio napoletano.


"Assolutamente inesperto per operazioni simili, questo è il risultato. Ho tentato al meglio di rispettare la metrica e mantenere le rime. Per questo ho tradito più volte il testo originale, nello sperato tentativo, però, di conservarne vivo lo spirito."

(Antonio Piccolo nei newsgroup it.fan.musica.guccini e it.fan.musica.de-andre, 4 dicembre 2004).
'O PISCATORE

All’ommra d’ ‘o sole quanno more
s’appesuliò [1] ‘nu piscatore
e ‘nu fuosso ‘nfaccia aveva
chè pareva ca rereva. [2]

Venette â chiaja ‘n assassino
cu’ l’uocchie comme a ‘nu bammino [3]
cu’ l’uocchie tanti p’ ‘a paura
comme allo specchio ‘e ‘na ventura.

L’addumannò, Damme ‘o pane,
chè vaco ‘e pressa [4] e tengo famme
L’addumannò, Damme ‘o vino,
chè tene seta ‘n assassino.

‘O viecchio allora se scetò
attuorno manco se guardò
ma dette ‘o vino e pure ‘o pane
a chi teneva seta e famme.

E fu ‘o calore ‘e ‘nu mumento
po’ ghjette ancora appriesso ‘o viento
annanze all’uocchie sempe ‘o sole
areto ‘e spalle ‘o piscatore

Areto ‘e spalle ‘o piscatore
e l’allicuordo è già dulore
e chillo abbrile è nustalgia
pazziato all’ommra ‘e chella via

Venette â chiaja ‘n attrappatore [5]
venette ‘nsella cu’ ‘e pistole [6]
dicette a ‘o viecchio se, là abbicino,
s’avesse addunato ‘e ‘n assassino.

Ma all’ommra d’ ‘o sole quanno more
s’appesuliò ‘nu piscatore
e ‘nu fuosso ‘nfaccia aveva
chè pareva ca rereva

e ‘nu fuosso ‘nfaccia aveva
chè pareva ca rereva.
Note

[1] In napoletano il corrispondente di “assopirsi” c’è, tanto in assupirse o supirse quanto nel più antico addobbecarse. Ho ritenuto però il verbo appesuliarse, tipico della tradizonale “pennichella” (riposo simile alla siesta ispanica, più da dopo pranzo che da tramonto), assolutamente più appropriato. Per ragioni di metrica, il trapassato prossimo è diventato passato remoto.
[2] Come dice Francesco Senia per il suo siracusano, anche in napoletano o si ride o niente.
[3] Mi sarebbe piaciuto tradurre “assassino” e “bambino”, rispettivamente in bregante e creatura, assolutamente più tipici. Per mantenere la rima ho scelti questi altri due, comunque molto più comuni.
[4] L’ “avere poco tempo” non è impossibile per un napoletano. Ma molto più frequente ghjire ‘e pressa, andare di fretta.
[5] I gendarmi da due passano a uno per ragioni metriche. Spero non fosse fondamentale nel contesto.
[6] “Armi” è poco usato. L’effettiva traduzione di “pistola” dall’italiano in napoletano è baiàffa, livòrde, revurdella, scartellata. Ma “pistole” è ormai molto più frequente nell’odierno napoletano e, comunque, fa assonanza con “attrappatore”.

inviata da Antonio Piccolo - 5/12/2004 - 12:16




Lingua: Italiano (Lombardo Brianzolo)

La versione nel nel dialetto brianzolo di Casatenovo di Lele

"Ho visto questa bellissima canzone tradotta in molte lingue, molte delle quàli simili a quèlla che si pàrla al mia paese, e quindi ho voluto provare a cimentàrmi in questa traduzione che spero vi piaccia
saluti Lele de Casanöv
Gabriele di Casatenovo Brianza (LC)
EL PESCADUR

A l’umbrìa de l’ültim suu
el s’eva indurmintaa un pescadùr
e ‘l gh’eva in fàcia una sferlàda
cumpàgn d’una rìsma de ridàda.

L’è rüva sö la spiàgia un asasén,
düü oeucc grànd de bagaén,
düü ugiatùni de pagüra,
éven ul spècc d’un’ aventüra.

E ‘l gh’ha dii inscee al vècc, Damm scià ‘l pan,
e gh’hoo pócch tèmp e trópa fàmm,
e ‘l gh’ha dii inscee al vècc, Damm scià ‘l vén,.
e gh’hoo sét e sùnt un asasén.

I oeucc l’ha sbaretaa ‘l vècc al dé
e ‘l s’è gna’ giraa indree
ma l’ha vujaa gió ‘l vén l’ha dervii ‘l pan
per chi che ‘l diséva, gh’hoo sét, gh’hoo fàmm.

E l’è staa ‘l culùr d’un mumènt,
e poeu via amò in vèrs ul vènt,
denànz di oeucc amò ul suu,
dedree di spàll un pescadùr.

Dedree di spàll un pescadùr,
e la memòria l’è gemò dulùr,
l’è gemò ‘l regòrdi d’un aprìl
giügaa a l’umbrìa d’un curtìl.

E vànn i spiàgia düü gendàrmi,
hinn rüvaa a cavàll cùnt scià i armi
e gh’hann dumandaa al vècc se, lé visén,
el füdèss pasaa un asasén.

Ma a l’umbrìa de l’ültim suu
el s’eva indurmintaa un pescadùr
e ‘l gh’eva in fàcia una sferlàda
cumpàgn d’una rìsma de ridàda.

e ‘l gh’eva in fàcia una sferlàda
cumpàgn d’una rìsma de ridàda.

inviata da Lele de Casanöv - 10/12/2004 - 20:46




Lingua: Italiano (Pugliese Molese [Mola di Bari])

Versione nel dialetto pugliese di Mola di Bari
di Nicola Ruggiero (amministratore delle CCG)
inviata l'8 aprile 2005

Il porto di Mola di Bari.
Il porto di Mola di Bari.
U PƏSKATÀURƏ

All’ômbrə də lòtəmə sàulə
s’ammusəpêgghjə u pəskatàurə
tənàvə nu rišə sôpə a faččə
čə kòdə rəràjvə čə nə saččə.

Vənéggje a la ràjnə n’assasséjnə,
dòjə ukkjə grannə da bamméjnə
dòjə ukkjə kìnə də pagêurə
iàvənə i spikkjə də n’avvəndêurə.

Dəšéggjə a u vékkjə “damm u ppə'n,
vôkə də fôddə e teng fə'm”
Dəšéggjə a u vékkjə “damm u mmìrə,
k’aggjə aččéjsə senżə penżìrə”.

L’ukkjə aprêggjə u vékkjə alla déggje
nəmmàngə ‘ndòrnə żə uardéggjə,
məšéggje u mmir, spəzzéggjə u ppə'n,
pə čə tənavə sèkkə e ffə'm.

E fô a fašèdd də nu muméndə
skappêggje arrə'tə sôttavìndə
kə nnàndə all’ukkjə sèmbə u sàulə,
drêtə i spaddə u pəskatàurə.

Drêtə i spaddə u pəskatàurə
e u rəkòrdə jə' u dəlàurə.
jə' u amêrə də n’Apréjlə
šuquə'tə sôttə nu kərtéjlə.

Vənə'rənə dòjə uàrdjə ku kavaddə
vənərənə kə i pəstólə drètə i spaddə,
ğ’ addəmannə'rənə čə ddà vəčéjnə
jàvə passə'tə n’assasséjnə.

All’ômbrə də lòtəmə sàulə
s’ammusəpêgghjə u pəskatàurə
tənàvə nu rìšə sôpə a faččə
čə kòdə rəràjvə čə nə saččə,

tənàvə nu rìšə sôpə a faččə
čə kòdə rəràjvə čə nə saččə.

inviata da Riccardo Venturi - 8/4/2005 - 23:07




Lingua: Kelartico

La versione annotata di Riccardo Venturi nel suo kelartico.

Didascalia


Francesco Faorzi: Pinocchio e il Pescatore Verde, 1946. L'autore è stato un mio parente alla lontanissima. Un'omaggio a una mia vecchia fissazione: quella di vedere, almeno nella mia immaginazione, un contatto tra la canzone di De André e la scena di Pinocchio sulla spiaggia, col vecchio pescatore, dopo la "battaglia dei libri di testo". Mi sarebbe piaciuto averci a disposizione l'illustrazione del vecchio pescatore fatta da Walter Molino, che ho negli occhi; ma non avendocela, ci metto questa di un altro pescatore, quello verde. [RV]
TO PESKEDĀR

In to skŏt na to īl sendār [1]
Ke ingedārd ‘no peskedār
Ya k’eno zung ilăng to gsīk
Kak’eno sord na moutevīk. [2]

Dŭlevā ad trānde ‘no seiktār
Săm dŭ āk mād ko polindār, [3]
Dŭ āk pelăn săm vrigadūr
Veră to stāglo n’avondūr.

Pocvā la to syēn: Mă dāi trŭn
Mă sī zmān fok ya keume pŭn
Pocvā la to syēn: Mă dāi gvĭn
Sām ‘no seiktār ya sām helĭn.

To syēn eknyigvā ākāi la t’dyāv
Niep adnămeirvā la lenturāv
No cutvā trŭn ya veuvā gvĭn
La’no syedāyne sām pŭnhelĭn. [4]

To vesā gorăm nă momānd
Din go nāveme ad to vānd
Enŭm ākāi zyis’ īl sendār,
Urmut muplāi ‘no peskedār.

Urmit muplāi ‘no peskedār
Ya to mēn sī sya duldār
Sī sya to părme nă’no avrīl
Gelŭeg in to skŏt nă kurcīl.

Addŭlevār to zyandarmāi, [5]
Dŭlevār gemont săm ablāi
Pocvār la to syēn mārra gegvār
Păr to lenturāv eno seiktār.

Dar in to skŏt na to īl sendār
Ke ingedārd ‘no peskedār
Ya k’eno zung ilăng to gsīk
Kak’eno sord na moutevīk.

Ya k’eno zung ilăng to gsīk
Kak’eno sord na moutevīk.
Note

[1] Sendār significa alla lettera “tardivo”
[2] Per questioni di rima ho usato qui moutevīk “ghigna, smorfia”. Il termine proprio per “sorriso” sarebbe hamyēlo.
[3] Anche qui per questioni di rima ho usato polindār, propriamente “pulcino”.
[4] Il k. possiede la caratteristica di poter formare i cosiddetti “aggettivi ricapitolativi”: a partire da una “coppia” di cose o qualità si può formare un aggettivo unico. Così da pŭn “fame” e hel “sete” si può formare l’aggettivo pŭnhelĭn “affamato e assetato”.
[5] Qui i gendarmi, da due sono diventati genericamente “i gendarmi” (senza specificazione del numero). In k. dopo un numerale cardinale si mette obbligatoriamente il singolare, come fosse *due gendarme (il plurale è già nel numero!), cioè dŭ zyandarăm: sarebbe quindi saltata la metrica.

8/9/2006 - 00:15




Lingua: Italiano (Toscano Livornese)

La seguente versione annotata livornese (di Riccardo Venturi) è stata trasportata in una realtà leggermente differente.

Livorno: via Garibaldi. Non c'entra nulla, ma abitavo in questa strada, sul lato destro [RV].
Livorno: via Garibaldi. Non c'entra nulla, ma abitavo in questa strada, sul lato destro [RV].
IR PESCATORE
Come la storia si svorze davvero

All'ombra der sole 'é mòre
Stava a dormì un pescatore [1]
Faceva un verzo 'olla ghigna
'Ome d'una risata arcigna. [2]

Viene agli scali un assassino [3]
Du' occhi grandi d'un bambino,
Occhi spipati di paura,
Già cor mandato di 'attura. [4]

Dice, 'Vell'òmo, dammi ir pane
A scappà' m'è venuta fame,
Dice, 'Vell'òmo, dammi ir vino
Ciò sete, dio gesù assassino. [5]

Si sveglia ir vecchio e prende ir pane
Manco 'vardò se c'era un cane,
E 'ni dà ir vino e 'ni dice pìo [6],
"Te scappa, a quelli ci penzo io."

Quand'ebbe mangiat' e bevuto
Lo salutò e pigliò ir fottuto [7],
E sugli scali sott'ar zole
Si lasciò dietro ir pescatore.

Si lasciò dietro ir pescatore
E riordàssi fa dolore,
Di 'vando un ber giorno d'aprile
Stava a gioà ner su' 'ortile.

E venne li 'arabbinieri,
'Olla Pantera e tutti neri, [8]
'Vello era a Pisa già lontano,
Lu' li mandò verz'Antignano. [9]

Ma all'ombra der sole 'é mòre
Stava a dormì un pescatore
Faceva un verzo 'olla ghigna
'Ome d'una risata arcigna.

Faceva un verzo 'olla ghigna
'Ome d'una risata arcigna.
Note

[1] A Livorno non ci si assopisce. O si dorme o si sta svegli.
[2] Niente sorrisi, c'è poco da sorridere!
[3] A Livorno i pescatori stanno sugli scali, non sulle spiagge. Sulle spiagge ci stanno i bagnanti e le bimbe mezze gnude.
[4] Avventura una bella sega!
[5] Direi che un bel moccolo qui ci sta alla perfezione.
[6] Calmo.
[7] "Pigliare il fottuto" = Darsela a gambe
[8] Uno potrebbe obiettare che la pantera è della polizia, ma è lo stesso, tanto so' sbirri uguale.
[9] Vale a dire esattamente dalla parte opposta.

8/9/2006 - 02:44




Lingua: Italiano (Piemontese Galliatese)

La versione in galliatese (dialetto di Galliate, provincia di Novara), de "Il pescatore".

Il Ticino (Zin) a Galliate agli inizi del XX secolo. Foto tratta dal sito del Comune di Galliate.
Il Ticino (Zin) a Galliate agli inizi del XX secolo. Foto tratta dal sito del Comune di Galliate.


Appello a tutti i galliatesi: se trovate errori di qualunque tipo correggeteli!!!!
I PISCADÔ

Intän che 'ndèva-giò i sô
pişeva i pûjmi[1] un piscadô
e l'eva un sôrcu sêu ' fàscia
ca şmujèva un ghignîn

Rivèva ai Zîn[2] un bèl sasîn[3]
dü ügi cum'un matalîn
dü ügi grändi dla pagüra
innò spigèssi un'avintêura[4]

Ciamèva 'i vêgiu 'n poc'al pön
u pòcu tènpu e tròp famu
ciamèva 'i vêgiu 'n poc'al vîn
u sèdu e sòj un sasîn

I vêgiu disvêussi da crèpu[5]
a guàrsi gnänca un po' intôrnu
ma vüja i vîn e scinc' i pön
prè chi zèva “U sedu, u famu”

E l'eva i còdu d'un mumèntu
pü vîa da crèpu 'nsèma 'l vèntu
inägni l'eva sènpru i sô
dadrê di spàli un piscadô

Dadrê di spàli un piscadô
e la mimòria l'i già dulòru
l'i già ' sgurdänza d'un avrì
giêugà a l'unbrîja d'una côrta

Rivèva ai Zîn dov gindàrmi
rivèva in séla coi so armi
ciamèva 'i vêgiu se d'innò
l'eva pasà un sasîn

Ma 'ntän che 'ndèva-giò i sô
pişeva i pûjmi un piscadô
e l'eva un sôrcu sêu ' fàscia
ca şmujèva un ghignîn

e l'eva un sôrcu sêu ' fàscia
ca şmujèva un ghignîn
[1] Lett.: pesava le mele. È un'espressione dialettale.
[2] Il Ticino (Zîn) è l'unico posto a Galliate dove si possono trovare pescatori.
[3] Lett.: bell'assassino. L'aggettivo “bello” è usato come rafforzativo.
[4] Lett.: lì si specchiava un'avventura.
[5] Lett.: il vecchio si sveglia di soprassalto.

2/2/2009 - 16:45




Lingua: Artificiale (Altre) (Basic)

La stupefacente versione in linguaggio basic di Daniele (Dan) Marino
Dal ng it.fan.musica.de-andre, 2 febbraio 2007.

Molto bella, ma non è che si tratta di Visual Basic? La preferivo in C o in Assembler
(Lorenzo)


Basic Language Model 9830A, Hewlett Packard, 1972.
Basic Language Model 9830A, Hewlett Packard, 1972.
Call Main

Sub AllOmbraDellUltimoSole(p as Pescatore)

Dim Sorriso as Long
Sorriso = CLng(Now)

UltimoSole = True
p.SolcoLungoIlViso = Int(Sorriso)
p.Assopisci()

End Sub

Sub Main

Dim p as Pescatore
Dim g(1) as Gendarme
Dim a as Assassino

Set p = New Pescatore

Call AllOmbraDellUltimoSole(p)

Set a = New Assassino

a.Occhi.Descrizione1 = "Grandi da bambino"
a.Occhi.Descrizione2 = "Enormi di paura"
a.Occhi.Descrizione3 = "Specchi di un avventura"
a.VieniAllaSpiaggia

a.Chiedi(p) = "Dammi il pane, ho poco tempo e troppa fame"
a.Chiedi(p) = "Dammi il vino, ho sete e sono un " & a.GetType

p.Occhi.Dischiudi()
p.GuardareIntorno = False
p.Versa("Vino")
p.Spezza("Pane")

If p.CaloreDiUnMomento = True Then
a.Direzione = "Il vento"
a.DavantiAgliOcchi = "Il sole"
a.DietroLeSpalle = p
a.Memoria.Add("Già dolore")
a.Memoria.Add("Già il rimpianto di un aprile")
a.Memoria(1).Descrizione = "Giocato all'ombra di un cortile"
a.ViaDiNuovo()
End If

Set g(0) = New Gendarme
Set g(1) = New Gendarme

For i = 0 to g.Count
g(i).Descrizione = "In sella"
g(i).ConLeArmi = True
g.Chiedi(p) = "Qui vicino è passato un assassino?"
Next

Call AllOmbraDellUltimoSole(p)

While True
Wend

End Sub

inviata da Riccardo Venturi - 2/2/2007 - 21:19




Lingua: Artificiale (Altre) (Java2)

Il "Pescatore di Java", ovvero l'altrettanto stupefacente versione nel linguaggio Java2 di Marco C., dal ng it.fan.musica.de-andre, 02/02/2007.
Java

"L'idea di Dan Marino di usare un linguaggio informatico mi e piaciuta assai! :-) E gli rispondo con un altro linguaggio simile (perché ad oggetti), forse meno ricco di fascino qual e Java (anzi, Java2 per la
precisione). Ma Java e anche un'isola...giusto? Allora perché non chiamarlo "Il pescatore di Java"? :-) Non me ne vogliano i puristi (penso al mio povero prof...)
[Marco C.]
public class IlPescatoreDiJava
{

public static void main (Strings[] args)
{


Sole s;
Pescatore p;
Assassino ass;
Gendarmi g;

Map spiaggia= new HashMap();

s=new Sole();
s.ultimo=true;
p=new Pescatore();
spiaggia.put(p);

p.assopirsi();
p.solcoLungoIlViso=true;
p.specieDiSorriso= (Sorriso) p.solcoLungoIlViso;

ass=new Assassino();
spiaggia.put(ass);

ass.chiediAlVecchio("Dammi il pane\n"+"Ho poco tempo e troppa fame");
ass.chiediAlVecchio("Dammi il vino\n"+"Ho sete e sono un "+ass);

p.dischiudiGliOcchi();
p.guardarsiAttorno=false;

p.versaIlVino();
p.spezzaIlPane();

Random caloreDiUnMomento = new Random();
if caloreDiUnMomento > soglia;
{

ass.viaVersoIlVento();
ass.viaVersoIlSole();

ass. memoria.dolore=setTrue(); /*Il dolore e una variabile private */
System.out.println(ass.memoria.rimpianto);
OutputStream mem= FileOutputStream("memoria.txt");
mem.flush();
mem.close();
}

g=new Gendarmi();
spiaggia.add(g);
g.armi=true;
g.chiedereAlVecchio("Li vicino e passato un "+ass+ " ?");

return s;
return p;

while(){
System.out.println(p+ "aveva un solco lungo il viso, come una specie
di sorriso");
}

}
}

inviata da Riccardo Venturi - 12/2/2007 - 13:45


MESSAGGIO PER LELE DA CASANOV

Per Lele da Casanov, l'autore delle bellissime traduzioni in dialetto brianzolo di alcune CCG: se per caso leggi questo commento, puoi contattarmi via mail? una persona sta cercando di contattarti ma non abbiamo il tuo indirizzo.

Lorenzo Masetti - 5/2/2007 - 16:11


ciao...........come sempre una bellissima pagina ricca di contenuti.......complimenti a tutti!!! un saluto da un affezionato vostro lettore.........enzo di paolo

enzo di paolo - 12/2/2007 - 12:44


Scusatemi, pero quello che ha fatto la traduzione in rumeno e uno stronzo. A parte il fatto che la traduzione e di pessima qualita, come si permette dire : iL Rumeno e una lingua stranna di un paese stranno? Se non conosce la storia ,puo astenersi , meglio star zitto ceh dire tante buggie! Anche un alunno puo fare una traduzione che abbia senso in rumeno et le critiche le puo tenere nella sua tasca!
(nicoleta)

Inserico senza nessun problema il commento di questa maleducata imbecille, ma esternandole qualche piccola precisazione. Ho verso il rumeno e la Romania un amore quasi senza fine. Ho cominciato a voler imparare il rumeno quando avevo 14 anni, e ora ne ho 44; è stato uno studio che ho portato avanti da solo, e sicuramente non ne avrò la conoscenza che può avere un madrelingua (ma altrettanto sicuramente, dal punto di vista ortografico, lo scrivo decisamente meglio di quanto la signora o signorina Nicoleta scriva l'italiano, come si può vedere dal messaggio che ha lasciato). Se ho scritto che "il rumeno è una lingua strana di un paese strano", è perché volevo semplicemente far rimarcare le particolarità di quel paese e della sua lingua, senza alcuna ombra di offesa. Tutt'altro. Ma, evidentemente, dovrò d'ora in poi fare i conti anche con persone che, non capendo assolutamente un accidente, si sentono in dovere non solo di offendere, ma anche di mettere davanti agli occhi di tutti la propria pochezza umana e intellettuale. Il rumeno della mia traduzione è di pessima qualità? Va bene; nessun problema. Sarebbe stato sufficiente farmelo gentilmente notare (come peraltro mi è accaduto in altri casi), ed eventualmente proporre una traduzione più corretta (la quale sarebbe stata pubblicata con mille ringraziamenti). Invece no. E' arrivata la prode Nicoleta la quale ha creduto che ce l'avessi con la Romania. A questa povera idiota vorrei invece far vedere che cosa io pensi veramente della Romania e dei rumeni. Ah, dimenticavo: probabilmente anche la relativa mia traduzione sarà di "pessima qualita" (senza accento, ovvio). Pazienza. Con questo non cambia quel che penso della Romania e dei rumeni. Fortunatamente non sono di quelli cui basta una singola cretina per cambiare idea, a differenza di tanti stupidi razzisti e fascisti di casa nostra. [Riccardo Venturi].

29/4/2007 - 19:44


Sono un letore rumeno di questo sito molto bello da lungo tempo. Non avevo mai scriso. Vorrei dire una cosa. Ci sono molte cose che noi rumeni adesso dovremo avere vergogna. Stasera ho letto le parole di Nicoleta: questa e altra cosa vergognosa, e vorrei dirlo. Al sig. Venturi chiedo scusa come rumeno. Che tutti noi possiamo vivere in amicizie. Saluti da Marcel operaio edile rumeno, Napoli.

Marcel R. - 3/5/2007 - 02:14


SECONDO ME IL PESCATORE NON RISPONDE PERCHè I GENDARMI NON AVENDO AVUTO UNA RISPOSTA DAL PESCATORE SI SONO OFFESI E L'HANNO UCCISO FACENDO RICADERE LA COLPA SULL'ASSASSINO ...
CMQ BELLA CANZONE PECCATO PER QUEL POVERO CRISTO CHE SE STAVA A GODè N'ATTIMO DE PACE ... PERò UN GIORNO O L'ALTRO MORIMO TUTTI ...

FRANCESCA - 17/8/2008 - 22:55


Non potevate fare di meglio!a noi lettori non resta altro da fare che mettere in pratica l'insegnamento di questa canzone,e non e' da poco!!!Continuate cosi' e buon lavoro.

Costa Meri - 7/2/2009 - 09:53


Quando tutti impareremo a parlare la stessa lingua, credo che il mondo si fermerà. Meri

7/2/2009 - 23:30


Ricordo di aver cantato questa canzone in uno slum di Manila, cercando di tradurre la strofa (ma poi cantandola in italiano) e facendo cantare a tutti la la la la... che ricordi

DonQuijote82 - 21/2/2011 - 13:55


Per l'esame di spagnolo in università ho avuto la possibilità di portare una canzone in lingua, e ho deciso di portare "Il pescatore" di De André, questa versione è cantata da me sulla traduzione riportata in questo sito con un'unica modifica.

Emanuele - 20/6/2011 - 23:23


Io sono cresciuta con De Andrè e Guccini. Avevo circa 10 anni e già lo ascoltavo, grazie a mio fratello Ilario, intelligente e sensibile, anarchico e idealista, buono e generoso, ma tossicodipendente, perciò bollato come rifiuto umano.Quando Faber se n'è andato mi è mancato un fratello. Se ho qualcosa di buono dentro me lo devo alle sue canzoni (e a quelle di Guccini). Namastè!

silvietta - 19/7/2011 - 15:18


Mauro Biani - omaggio a Fabrizio De André

Venne alla spiaggia un clandestino

12/1/2014 - 00:46


L'illustrazione di Mauro Biani, che da oggi integra "Il Pescatore", mi ha attirato ad aprire per la prima volta questo bel paginone, nel quale mi sono imbattuto nello scambio di cortesie tra la Nicoleta (persona invero alquanto stupidina, per quel che ricavo dal suo scritto) e il nostro grande Riccardo, a proposito della traduzione in rumeno che questi ha fatto del testo di De André. Naturalmente, ignorante del rumeno, non entro nel merito della prestazione di Riccardo, che di sicuro non sarà meravigliosa visto che così dice una di madre lingua (ma non poteva, allora, senza tanti strepiti provvedere lei a offrircene una migliore?), ma che di certo andava intesa come una conferma della vocazione internazionalista di questo sito, che muove da sensi larghi e fraterni piuttosto che da spocchie e angustie nazionalistiche. Che la traduzione in rumeno di Riccardo non sia riuscita grata a una rumena, mi porta a riflettere sulle mie traduzioni in greco moderno. Non penso, infatti, che siano di perfezione celeste e - di questo mi dico certo - non sono dettate da voglia di esibizione. Sono solo tentativi di aprire porte di condivisione: a me par meraviglioso che, mentre scopro il buono e il bello di molte cose greche, abbia il modo di farle conoscere ai miei omoglossi - che altrimenti non le conoscerebbero - e, nello stesso tempo, di quando in quando possa fare qualcosa di simile nella direzione contraria, come se dicessi: amici Greci, leggete un po' qua, che bella canzone italiana vi faccio conoscere. Ma lo so bene che nelle mie traduzioni regna l'imperfezione: eppure i Greci non mi hanno mai bacchettato. Poco più di un mese fa, anzi, mi hanno voluto a casa loro per festeggiarmi e ringraziarmi. Ebbi un brivido, all'invito: era ovvio che avrei dovuto fare un discorsetto in greco, e la cosa mi faceva una certa paura. Pensai: un discorso letto è un po' ridicolo, ma una "poesia" la si può leggere, in pubblico. E optai per una poesia o, meglio, per una comunicazione in forma metrica, per raccontare perché e come fossi diventato filelleno e "cultore" della loro poesia e della loro musica. Dapprima volevo fare una sorpresa allo stesso Babis, l'amico di sempre che organizzava la mia gran giornata. Ma poi, per scrupolo, gli mandai il mio parto in anticipo, perché mi correggesse gli eventuali strafalcioni. Ci scambiammo due o tre volte il testo corretto e ricorretto: segno che - gente come Conrad a parte - nessuno padroneggia una lingua non sua come chi l'ha appresa dalla sua mammina e dalla sua maestra. Spero che Nicoleta legga e, possibilmente, intenda queste mie parole: e capisca che qui, in questo sito, non esiste il pregiudizio nazionalistico e che tutti quanti saremmo assai più felici se, ad ogni bella canzone pubblicata, seguisse una pioggia di traduzioni in tutte le lingue della terra, fatte non artigianalmente da noi, abituali collaboratori, ma da traduttori di ogni paese, anche intenti a tradurre da traduzioni: che è sempre meglio di niente.
Forse Nicoleta ha mal inteso l'aggettivo ("strano"), che Riccardo ha usato per qualificare la lingua rumena. Forse non era l'aggettivo più appropriato, per chi vi senta la radice, "extra", da cui il suo senso si è sviluppato, come fosse straniera ed eteroclita: mentre agli Italiani, che vi riconoscono la parentela romanza, non appare affatto straniera né eteroclita, anche quando, come accade a me, non la capiscono al volo, come non capiscono al volo il portoghese o il reto-romancio. Forse Riccardo avrebbe dovuto dire "singolare", perché singolare invero lo è: circondato da parlate slave, in gran parte di lei sopravvive il latino.
Ma penso che, da noi, spesso si dice, a chi sembri non volerci capire: "forse parlo greco?", come se la greca fosse una lingua strana, cioé estranea e indecifrabile. Ma quando mai? La "stranezza" è che la parlano solo loro, i Greci, circondati da parlate slave, illiriche, italiane, turche e che, quando viene studiata, viene studiata solo nella versione arcaica: ma anche in versione moderna, è sempre lei, ed è sempre la base di gran parte dei nostri lessici romanzi. Singolare, certo, ma certo non "strana".

Gian Piero Testa - 13/1/2014 - 00:57


Le tue osservazioni, Gian Piero, come sempre sono giuste e azzeccatissime; e vorrei un po'...integrarle. Proprio perché in questo sito mi occupo di un numero considerevole di lingue, cosa che per alcuni potrà apparire sicuramente sconcertante, sono il primissimo ad avere coscienza che non si tratti, spesso, di traduzioni perfette (anche se ci metto, quando mi ci dedico, tutta la cura che mi è possibile). Di converso, sono sempre stato molto comprensivo se qualche "non-madrelingua", a volte, si è occupato di tradurre qualcosa in italiano. La cosa per me non ha mai rappresentato un problema: per una Nicoleta (poi naturalmente scomparsa) che ha criticato la mia traduzione in rumeno, ci sono stati tanti altri che mi hanno fatto i complimenti per altre cose. Sinceramente, poi, credo che la "critica" della Nicoleta fosse in gran parte...motivata dal fatto che avessi definito "strana" la lingua rumena: il che, tra l'altro, voleva essere un complimento a quella lingua che ho cominciato a imparare quando avevo poco più di 14 anni. Per me "strana" significa, appunto, "particolare", "non come tutte le altre"; la Nicoleta, con la sua scarsa conoscenza dell'italiano, deve aver preso tutto questo come un'offesa e ha operato una sorta di "vendetta"; io, perlomeno, l'ho intesa così. Diceva del resto Eugène Ionesco, che i rumeni li conosceva bene essendo rumeno lui stesso (nome originale: Eugeniu Ionescu): "Le roumain est un animal nationaliste". Certo, un episodio spiacevole; se la Nicoleta "madrelingua" avesse risposto con una traduzione più corretta, oppure semplicemente spiegandomi dove avevo sbagliato, la avrei invece ringraziata di cuore (cosa che mi è capitato di fare con alcuni). Invece si è beccata una "pettinata" memorabile che deve averle fatto decidere di non mettere più il becco qui dentro. Con tutto ciò, io continuo imperterrito a fare quel che ho sempre fatto, a volte bene, a volte meno bene; e, se mi permetti, tutte queste considerazioni non mi hanno mai fatto recedere di un millimetro dalla voglia e dalla passione di farlo. Senza contare la mia, di "vendetta" personale: non è stato raro nella mia vita incontrare e conoscere dei "madrelingua" di vari idiomi, che scrivevano penosamente la loro stessa lingua. E se per caso si azzardavano a fare osservazioni, non sai quante volte mi sono divertito a sputtanarli e a rimetterli in riga. Questo, devo dirti, mi è successo in particolare coi francesi; non immagini la soddisfazione nel vedere un francese rimettere la codina tra le gambe mentre un italiano di un metro e novanta e rotti gli dice "mon ami, il faut que tu apprennes mieux ta langue maternelle, tu écris le français vraiment comme un chien". Forse, però, il francese è l'unica lingua in cui me lo posso veramente permettere anche se, vedendo ad esempio come i nostri beneamati greci scrivono generalmente la loro lingua, c'è da mettersi le mani nei capelli. In greco, mi fido sinceramente più delle mie conoscenze che dei "madrelingua greci"; mi è capitato di tradurre per lavoro documenti ufficiali in greco redatti da funzionari giudiziari o dello stato, avvocati e roba del genere, e a volte mi sono trovato di fronte a autentiche barzellette e orrori vari. Cosa che, peraltro, succede molto spesso anche presso gli italiani. Ma è sempre così: chi ama fare "correzioni" scortesi e piccate, è quasi sempre un perfetto ignorante buono per guardare telenovelas, non per occuparsi di Fabrizio De André in rumeno o in cataplasmico citeriore.

Non amo le "bacchettature", ma le spiegazioni e l'apprendimento continuo (ben conscio che, a parte rari casi, la "perfezione" in un idioma diverso dal proprio è una chimera). Avere a che fare con un "madrelingua", per me rappresenta un occasione per migliorarmi -a condizione che il "madrelingua" in questione abbia piena coscienza e conoscenza della propria lingua e dei suoi meccanismi, cosa che non accade spesso. Se non la ha, per me parla soltanto il linguaggio universale dell'incultura, che mi risulta ben più diffuso al mondo dello stesso inglese. Se qualcuno, addirittura, si vuole divertire a "bacchettarmi" stupidamente e per qualche intento di ripicca, specie se derivato da una qualche forma di nazionalismo di serie B, allora si prepari ad essere trattato come quella cretina da quattro soldi che, probabilmente, non ha fatto la "traduzione migliore" perché del tutto incapace di farla nella sua stessa lingua; e, del resto, i rumeni stessi sono spesso disperati per il modo in cui la loro lingua viene trattata dai connazionali, specialmente in Rete. Saluti!

Riccardo Venturi - 13/1/2014 - 09:30


E così ha da essere, Riccardo. Concordo perfettamente con la tua linea (e anche con le tue osservazioni sul modo in cui molti madrelingua stuprano le loro madri).

Gian Piero Testa - 13/1/2014 - 10:18


Doveva succedere: prima o poi, questa canzone per la quale avevo lasciato "libertà di decidere contro chi e che cosa sia contro" è stata tolta dagli "Extra". Finalmente. Mentre lo facevo, mi sono chiesto per l'ennesima volta che cosa ci facesse ancora.

Viene tolta dagli "Extra" non soltanto perché sta per essere istituito un percorso sui Pescatori, nel quale, ovviamente, finirà per prima; ne viene tolta, soprattutto, per se stessa e per quello che dice e racconta. Sotto qualsiasi angolazione la si voglia considerare (laica, cristiana, semplicemente umana), "Il pescatore" descrive un gesto di ribellione. Descrive qualcosa che, in questi tempi di merda, verrebbe senz'altro definita contro la legalità.

Descrive un vecchio pescatore cui si presenta un uomo, un fuggitivo, un inseguito. Un uomo che chiede da mangiare e da bere e a cui il pescatore lo dà senza chiedersi, né chiedergli, niente. Pur sapendo che è un assassino, perché l'uomo glielo dice chiaramente, senza mentire. Quando si presenta la Legge che bracca, il pescatore dorme; e ognuno può immaginare ciò che vuole.

A mio parere, una canzone che parla di un simile gesto è contro tutta una serie di cose; ma non è mia intenzione parlarne. Lascio parlare lei stessa, senza gesuccristi, senza simbologie più o meno nascoste, senza niente. La lascio nella sua nudità descrittiva.

Riccardo Venturi - 28/8/2014 - 17:59


Sembrerebbe la sigla di una telenovela cinese, non saprei dire di che parla il testo, ma senza dubbio la musica è quella del pescatore. se si potesse andrebbe un bollino bleah, solo su questo video

dq82 - 17/1/2015 - 10:15


Pur essendo fuori dal coro della moltitudine che osanna questa canzone (una delle poche di De Andrè che non mi piacciono) voglio esprimere i miei complimenti sinceri per le varie traduzioni pubblicate: un lavoro collettivo straordinario!
Inoltre, anche se con oltre dieci anni di ritardo (vedi l'intervento di Riccardo Venturi del 2-12-2004), vorrei contribuire con queste informazioni riguardanti il gruppo tedesco Diesiebenleben assieme ai quali (e ad altri) ho partecipato a un evento mondiale dedicato a Cohen svoltosi a Berlino nell'agosto del 2006.

Diesiebenleben

Flavio Poltronieri - 17/1/2015 - 18:15


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