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Merci mon dieu

Léo Ferré


Lingua: Francese


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(Léo Ferré)


ferrel
[1955]
Testo e musica di Léo Ferré
dall'album "Les années Odéon Live 1954-1957"

Non è semplice etichettare questa canzone (ma quale canzone di Léo Ferré lo è...?). Anch'essa dall'andamento di litania, sembra quasi fare da contraltare alla più celebre Thank you, Satan!, ma non è la stessa cosa. Da questa canzone la figura di Dio viene sì accusata delle più palesi ingiustizie contro l'umanità (guerra compresa), ma non ne esce poi così malconcia come in altre canzoni del Monegasco (si veda particolarmente l'ultima strofa). E' un po' la storia di tutti gli anticlericali e gli antireligiosi, anche i più convinti e feroci, che però, quasi per una sorta di « consuetudine » con il personaggio, qua e là ne sentono la fascinazione. Senza arrivare al caso estremo di Brassens, dove Dio occupa una discreta parte dei testi, certamente anche in Ferré ogni tanto c'è qualche crepa. Perlomeno, nel « sian rese grazie a Dio » di questa canzone, sembra accettarsene l'esistenza; o, forse, meglio sarebbe dire l'esistenza dell'immaginazione del suo cielo. Ma sono considerazioni abbastanza oziose. Resta una canzone di Léo Ferré, nata magari da un suo momento, e che non pregiudica certamente quel che altrove egli ha riservato alla divinità, alle sue morali e all'oppressione della Chiesa e delle chiese. C'è magari da chiedersi quanto in realtà Dio, o chi per lui, ci avrebbe guadagnato senza l'esistenza di coloro che si sono autoproclamati suoi agenti in terra. [RV]
De nos tanières de draps blancs
De nos gravats mangés en rêves
De notre pain de temps en temps
Et de nos miettes marche ou crève
Avec la vie au beau milieu
Et puis la faim qui nous soulève
Nous te disons merci mon dieu

De nos salaires raccourcis
Et qui rallongent notre gêne
De l'or qui pousse au quat'jeudis
De nos éternelles semaines
Avec la rage au beau milieu
Et puis l'envie qui nous malmène
Nous te disons merci mon dieu

De notre terre à ciel perdu
De nos fusils à cicatrices
De nos enfants qui n'ont pas pû
Eloigner d'eux l'amer calice
Avec la guerre au beau milieu
Et puis le héros qui s'y glisse
Nous te disons merci mon dieu

Des chevaux d'avoine posthumes
Qui traînent leurs derniers convois
Des chiens perdus que l'on transhume
Vers leurs derniers pipis de croix
Avec la mort au beau milieu
Et la pitié qui nous consumme
Nous te disons merci mon dieu

De cette croix du Golghota
Qui crucifie tant de poitrines
Et de ton fils qui n'a fait ça
Que pour la peau et les épines
Avec l'amour au beau milieu
Et puis ton ciel qu'on imagine
Nous te disons pourquoi mon dieu.

inviata da Riccardo Venturi - 20/11/2004 - 13:19



Lingua: Italiano

Versione italiana di Riccardo Venturi
21 novembre 2004
RENDIAMO GRAZIE A DIO

Per le nostre tane di bianche lenzuola
per i nostri calcinacci mangiati in sogni
per il nostro pane di tanto in tanto
e per le nostre briciole marcia o crepa
con la vita proprio nel bel mezzo
e poi per la fame che ci solleva
rendiamo grazie a dio

Per i nostri salari diminuiti
che aumentano i nostri guai
per l'oro che spunta il giorno di san Mai
dalle nostre eterne settimane
con la rabbia proprio nel bel mezzo
e poi per l'invidia che ci prende a botte
rendiamo grazie a dio

Per la nostra terra dal cielo perso
per i nostri fucili da cicatrici
per i nostri figli che non hanno potuto
allontanar da loro l'amaro calice
con la guerra proprio nel bel mezzo
e poi per l'eroe che ci s'infila dentro
rendiamo grazie a dio

Per i cavalli postumi d'avena
che trainano i loro ultimi convogli
per i cani perduti che si fan transumare
verso le loro ultime pisciate sulle croci
con la morte proprio nel bel mezzo
e per la pietà che ci consuma
rendiamo grazie a dio

Per quella croce del Golgota
che crocifigge tanti cuori
e per tuo figlio che ha fatto questo
solo per la pelle e per le spine
con l'amore proprio nel bel mezzo
e poi per il tuo cielo che immaginiamo
rendiamo grazie a dio.

21/11/2004 - 09:57



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