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Pardon, si vous avez mal à l'Espagne [Juillet 36]

Serge Utgé-Royo




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[1976]
Paroles et musique: Serge Utgé-Royo
Testo e musica: Serge Utgé-Royo

Serge Utgé-Royo
Serge Utgé-Royo


Chanson écrite pour le 40ème anniversarie de la guerre d'Espagne
Canción escrita por el 40. aniversario de la guerra civil
Canzone scritta per il 40. anniversario della guerra di Spagna


- Alessio Lega: "[...] Ricordo addirittura che mi stupii quando, nelle note di copertina del tuo secondo disco, quasi chiedevi scusa per una canzone sulla Spagna del '36, a tuo dire un po' troppo retorica."

- Serge Utgé-Royo: "Davvero ho scritto una cosa del genere? In effetti anche sul palco dico spesso: 'Può darsi che voi non siate d'accordo, ma questo è ciò che penso.' Non mi piace affatto l'idea di aggredire, scioccare o vessare il pubblico con accuse o recriminazioni. Ho una enorme preoccupazione per il modo in cui quanto scrivo può essere recepito."

*

Christiane Passevant : As-tu entendu un ou une interprète dire une de tes chansons en rap ?

Cristine Hudin : En rock avec le groupe des Patates rats qui a repris Juillet 1936.

Serge Utgé-Royo : René Binamé a également repris Juillet 1936 en le détruisant complètement, mais la démarche me touche beaucoup, même si le résultat me bouscule : ce n’est pas ma culture. Mais j’aime que les chansons soient prises, détruites et refaites.

Christiane Passevant : Toujours la récupération. L’interprète la fait sienne et la chanson continue sa vie.

Cristine Hudin : À tel point que des personnes pensent que cette chanson fait partie des chansons de la révolution espagnole.

Serge Utgé-Royo : Pour Juillet 1936, j’ai lu avec étonnement dans Le Monde Libertaire : « comme dit cette vieille chanson de la guerre civile, “Des ouvriers, des ouvrières détruisent une prison, d’abord...” ». Je ne suis pas mort quand même ! Cristine a fait savoir à l’auteur de ces lignes que c’était une de mes chansons et que j’étais encore en vie, « Mais il s’est inspiré d’une chanson de la guerre civile » a-t-il répondu, « et d’ailleurs, il a enregistré la version originale en espagnol sur un autre disque ! ». Mais non, pas du tout : j’ai enregistré ma traduction espagnole de ma première chanson française... Je ne sais d’ailleurs toujours pas de quelle chanson on pense que je me suis inspiré. C’est intéressant, l’histoire des chansons dans l’imaginaire...

Christiane Passevant : cela veut dire qu’elle traduisait bien l’ambiance de cette époque.

Serge Utgé-Royo : Oui, mais c’est un regard d’aujourd’hui sur la guerre civile. - Divergences, Revue Libertaire
Juillet 1936
dans les casernes catalanes
La mort bute sur les milices
et le peuple compte ses armes
Dans les villages et les hameaux
les paysans groupent les terres
En un seul et riche morceau
et passe le vent libertaire

Je pense à vous vieux compagnons
dont la jeunesse est à la douane
et pardonner si ma chanson
vous refait mal à votre Espagne
Mais j'ai besoin de vous apprendre
j'ai envie de vous ressembler
Je gueulerai pour qu'on entende
ce que vous m'avez enseigné

Donne-moi ta main camarade
Prête-moi ton coeur compagnons
Nous referons les barricades
Comme hier la confédération

A quelques heures de Barcelone
se sont groupés des menuisiers
Et sans patron tout refonctionne
on sourit dans les ateliers
Sur la place de la mairie
qu'on a changé en maternelle
Des femmes ont pris la blanchisserie
et sortent le linge au soleil

Donne-moi ta main camarade
Prête-moi ton coeur compagnons
Nous referons les barricades
Et la vie, nous la gagnerons

Tandis que quelques militaires
font leur métier de matadors
Des ouvriers, des ouvrières
détruisent une prison d'abord
Là-bas, c'est la mort qui s'avance
tandis qu'ici: Ah madame c'est l'Anarchie
La liberté dans l'espérance
il ont osé la vivre aussi

Dame tu mano compañero
Y préstame tu corazón
Barricadas leventaremos
Como ayer la Confederación.

inviata da Riccardo Venturi - 17/11/2004 - 02:57



Lingua: Italiano

Versione in italiano di Alessio Lega
Dal CD "Compagnia Cantante", allegato al volume "Canta che non ti passa - Storie e canzoni di autori in rivolta francesi, ispanici e slavi", Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri, 2008.
LUGLIO '36

Era il luglio del 36
che nelle caserme catalane
le armi nella mani dei plebei
la morte sulle truppe miliziane
la terra in mano a chi lavora
la terra e non un misero salario
tutto risplende in questa aurora
e sopra soffia il vento libertario

Vedo la rabbia e il vostro pianto
e tu compagno e tu compagna
e perdonate se questo canto
mi è preferito in quella vostra Spagna
ma ho bisogno del ricordo
di quanto ancora brucia quel passato
per cantare sopra qualche accordo
quello che mi avete insegnato.

Compagno questa ormai è l’estate
dammi la mano e un emozione
e rifaremo le barricate
come ieri la Confederazione

In qualche ora a Barcellona
gli operai erano viso a viso
senza padroni ora tutto funziona
e dalle officine hanno sorriso
E dal palazzo del comune
trasformato in maternità
risplendeva al sole come piume
la biancheria su tutta la città

Compagno questa ormai è l’estate
dammi la mano e un emozione
e rifaremo le barricate
come ieri la Confederazione

E mentre qualche militare
fa il suo mestiere di macellaio
una prigione viene fatta saltare
giù in città da qualche operaio
laggiù la morte già s’avanza
ma da questa parte :Signori
ma è l’Anarchia la libertà
che nutre la speranza
per chi ha voluto tentare questa via.

Compagno questa ormai è l’estate
dammi la mano e un emozione
e rifaremo le barricate
come ieri la Confederazione

Dame tu mano compañero
Y préstame tu corazón
Barricadas leventaremos
Como ayer la Confederación.

inviata da adriana - 18/6/2006 - 18:52


Luglio
di Riccardo Venturi.

jultreintaseis


Mi dispiace, in questi giorni, di non potermi molto occupare del sito. Farei volentieri altro, ma anche per me arrivano dei momenti in cui devo ottemperare a quell'orrenda cosa che va sotto il nome di “lavoro”, perché “lavorare per vivere” è una delle cose che ci vengono imposte. In più, mi tocca farlo in dei giorni climaticamente spaventosi. Oggi, a Firenze, il termometro si è fermato a 39 gradi, e menomale che si è fermato. Sto scrivendo a mezzanotte e mezzo, sono uscito un attimo fuori a fumare una sigaretta e ci saranno ancora 30 gradi. Mi tocca tenere acceso il condizionatore, a porte chiuse. E' una cosa che detesto. A me piace stare, giorno e notte, con le porte aperte, spalancate sul cortile. Così, come l'altra notte, zitto zitto mi entra in casa il gatto della vicina e va a sistemarsi...nel cestello della lavatrice. Si chiama, il gatto, Niccolò Machiavelli. Poi se ne va a dormire beato sul mio letto, mentre io faccio l'alba e anche ben oltre.

Però stasera mi sono ricordato che, fra un giorno, è il diciotto luglio. Non è mica un anniversario speciale, non è un cinquantenario o un altro “ario” qualsiasi. Sono passati dei settantatré anni qualsiasi da quel diciotto luglio del 1936 a Barcellona; e non voglio dire altro. Ho cessato di uniformarmi all'agiografia, persino a quella anarchica, e ai sogni del “se ci fossi stato”. Se ci fossi stato, grosso e sgraziato come sono, c'è caso che mi avrebbero ammazzato il diciannove luglio. Nelle rivoluzioni, porca troia, bisogna essere agili e magri. Bisogna saper resistere non soltanto a parole. Bisogna saper fare a meno di ogni cosa. Io sono grosso. Mangio come un branco di rinoceronti incazzati. E non ne so proprio fare a meno.

Proprio per questo lo ricordo, quel diciotto luglio. Proprio perché è lontano. Dicono che facesse un caldo tremendo, come oggi. Dicono che quei maledetti fascisti e quei preti di merda contassero anche su quello: sbagliarono i calcoli. Per vincere, gli ci vollero gli aerei di Hitler e i tradimenti di Stalin. Poi fu la notte del fascismo, per decenni e decenni. Poi furono i torturati e i fucilati. Ma mi devo fermare qui, perché sennò ricomincio a sognare, e il mio sognare è fatto di libri, di film, di canzoni. Come questa. E' fatto di “Terra e Libertà”, è fatto di “Omaggio alla Catalogna”, è fatto dei “Figli della notte” del mio conterraneo Bruno Salvatori, che si faceva chiamare Antonio Giménez.

anarkriotE di luglio, sotto il caldo atroce, succedono grandi e piccole cose. Pochi giorni fa, ad esempio. A Firenze, la polizia ha tentato di sgomberare due squat, Villa Panico e la Riottosa. E' arrivata in pompa magna, con tutta la sua forza; e gli anarchici degli squat sono saliti sul tetto. Sotto il sole e senza una goccia d'acqua. Dicendo che loro non sarebbero scesi fin quando i poliziotti non se ne fossero andati via. Poi è arrivata altra gente, qui a Firenze, nell'Italia del 2009. Ed è successa una cosa che, ultimamente, non ha avuto pari in Europa. Torme di poliziotti in armi e pochi ragazzi sul tetto che resistevano. E sono stati, alla fine, i poliziotti a andarsene via, scornati, sconfitti. Senza naturalmente rinunciare a devastare quel che trovavano, come dei ladri d'appartamento delusi di non aver trovato la refurtiva. Come dei ladri. Come dei ladri. Come dei ladri!

Questo episodio non sarà stato certamente riportato dei “principali quotidiani europei”. Nessuno ne saprà niente, sicuramente. Lo voglio raccontare qui, perché in luglio, sotto il sole che a queste latitudini è una cosa seria, succedono cose straordinarie. Ci riproveranno anche nel freddo di gennaio, i “servi dello stato”, e gli anarchici saliranno ancora sul tetto. Non saran l'uno per cento ma, credetemi, esistono. Esistevano a Barcellona nel luglio del 1936, esistono a Firenze nel luglio del 2009. Quelli del '36 sono andati sui libri di storia. Quelli del 2009, in due squat, continuano a farla, la Storia. Una storia che non finisce e che non finirà mai. A loro dedico questa canzone di luglio, nel caldo asfissiante, nella festa che hanno fatto ancora sul tetto, negli sberleffi lanciati all'ordine costituito, nella loro vittoria ottenuta montando su un tetto, senza niente, senz'armi, senza acqua, e con quel tutto che hanno dentro che ha sconfitto il nulla di chi obbedisce per due sporchi soldi a fine mese.

La Riottosa.
La Riottosa.


Ora e sempre luglio!

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