1985 - AN EYE FOR AN EYE A TOOTH FOR A TOOTH
Breaking News, following an explosion in the centre of Jerusalem in which a young student was
killed, Israeli jets immediately launched an attack on a Palestinian refugee camp long thought to be
a stronghold of PLO terrorists.
One Man's Truth:
I am old and blind.
I have plucked out my own eyes.
Eyes that have no need to see.
No need to see the bombed terror
Of a village, not my own,
But one where I, scrap, stacked humanity,
I grow my rust.
Blind, but not to the vision of another land.
One that was once my own.
There, they say, grows the seed, the glory, of new
life.
Glory that feeds on the ashes of my people,
My village.
Who needs eyes to see this?
For eyes have roots
And mine have been stolen.
Better the blackness of empty sockets,
Than the dead vision I carry within.
And yet, as a child, I clasped a hand.
That of a friendship stronger than faith.
Here, where a bared artery seeps into foreign
land,
Lies its imprint.
My open mouth is bare and numb,
My teeth have fallen,
One by one,
Like my children,
One by one.
White tombstones,
To fall and to fall,
Never to land,
Never as planned,
But disintegrate, piece by piece,
As we disintegrate, piece by piece,
In this strangers' land.
And now they are coming
To take my ears, my nose, my tongue.
But the heart, my heart,
This, this is already theirs.
And so I sit, within these wire walls,
Dispossessed of sight and bite,
Dispossessed of love and light and fight,
And wait for oblivion.
A blind man in a blind world.
An eye for an eye,
A tooth for a tooth,
A life for a life,
And how many of mine, could pay for that of a
child?
2025 - COLLATERAL DAMAGE
They're killing the children!
The women and children,
In the splintered remains
Of the world that we knew
My Father, my Mother,
My Sister, my Brother,
My neighbours and friends,
All blown away too.
They're looking for someone,
They have to kill someone,
And thousands have died
In this search for the few.
Now I sleep in the rubble,
The bomb strewn stubble
Of the place where we lived
And the life that we grew.
Without food, without water,
Surrounded by slaughter,
Inflicted by weapons,
All shiny and new..
And if you fail to feel it,
To know it and grieve it,
The 'Collateral Damage'
Is deep within you.
Naza è il nuovo documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor, già coautori di No Other Land, vincitore dell’Oscar nel 2025.
Il film entra dall’interno nel sistema con cui vengono pianificati gli attacchi israeliani sulla Striscia di Gaza dopo il 7 ottobre 2023. A raccontarlo sono 24 tra soldati e membri dell’intelligence israeliana, intervistati in forma anonima. Davanti alla telecamera descrivono il proprio ruolo nella selezione degli obiettivi, nei sistemi di sorveglianza e di intelligenza artificiale e nel calcolo preventivo delle vittime civili previste in un bombardamento.
Il titolo stesso deriva dall’acronimo utilizzato dall’intelligence israeliana per indicare il numero di civili che si prevede possano essere uccisi insieme all’obiettivo di un attacco.
Presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia del 2026, unico documentario tra i film in gara per il Leone d’oro, Naza ha ottenuto il Premio speciale della giuria.
Il film ha provocato una durissima reazione in Israele. I due registi hanno ricevuto minacce e alcuni esponenti del governo israeliano, compreso il primo ministro Benjamin Netanyahu, hanno sostenuto la richiesta di privarli della cittadinanza israeliana.
Il film entra dall’interno nel sistema con cui vengono pianificati gli attacchi israeliani sulla Striscia di Gaza dopo il 7 ottobre 2023. A raccontarlo sono 24 tra soldati e membri dell’intelligence israeliana, intervistati in forma anonima. Davanti alla telecamera descrivono il proprio ruolo nella selezione degli obiettivi, nei sistemi di sorveglianza e di intelligenza artificiale e nel calcolo preventivo delle vittime civili previste in un bombardamento.
Il titolo stesso deriva dall’acronimo utilizzato dall’intelligence israeliana per indicare il numero di civili che si prevede possano essere uccisi insieme all’obiettivo di un attacco.
Presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia del 2026, unico documentario tra i film in gara per il Leone d’oro, Naza ha ottenuto il Premio speciale della giuria.
Il film ha provocato una durissima reazione in Israele. I due registi hanno ricevuto minacce e alcuni esponenti del governo israeliano, compreso il primo ministro Benjamin Netanyahu, hanno sostenuto la richiesta di privarli della cittadinanza israeliana.
NAZA : Papà è in casa?
NAZA : Papà è in casa?
dopo la visione del film vi mando questo mio articolo
Ho visto Naza nella multisala dove al giovedì facciamo il cineforum.
Era esaurita, cosa che col cineforum non capita mai, anche se abbiamo fatto spesso film necessari come Naza e tra questi molti film Palestinesi.
Va bene lo stesso, provo ad essere contento, anche se faccio fatica a vedere qualcuno che mangia i popcorn durante una visione come questa, davanti alle parole pronunciate dai soldati intervistati.
Naza è un film soprattutto di parole, a parte gli impressionanti minuti finali. Parole fuori dall'ordinario che entrano nelle nostre orecchie mentre i nostri occhi guardano ordinarie immagini di abitazioni vissute dai loro abitanti israeliani nella capitale Tel Aviv.
Ascoltiamo le parole dei soldati dell’Idf in risposta alle domande del bravo regista che cerca di farci capire il tipo di guerra che si sta combattendo a Gaza e il tipo di operazioni che vi vengono svolte.
Nei titoli di testa ci viene detto che per tutelare i 24 soldati intervistati sono state alterate e camuffate le loro voci. La proiezione però è doppiata in italiano e quindi la nostra emozione è affidata alla voce di un attore o di una attrice che interpreta. Dobbiamo quindi fare lo sforzo di decifrare noi lo stato emotivo di chi parla - ed è difficile.
Per la stessa ragione non conosciamo i nomi dei 24 soldati, ma nel film purtroppo non conosceremo il nome di nessuna delle vittime, rimangono solo i numeri.
Nelle risposte, tranne poche eccezioni, percepiamo un senso di distacco, prevale l'ubbidienza a ordini, protocolli, procedure, (la banalità del male). Una volta si dice pure di aver provato euforia per aver portato a termine l’operazione, anche se comportava decine di Naza (civili uccisi, danni collaterali).
La maggior parte delle risposte illustra tecnicamente come funziona l’algoritmo che decide di colpire, o meglio tutte le operazioni di intelligence che precedono l'attacco mortale. Operazioni di cyber controllo, pedinamento e ascolto dei telefoni, che trovano sintesi nella frase: "papà è in casa" identificando che il terrorista di Hamas è nella sua abitazione con la famiglia e può essere colpito.
Gli intervistati sono incalzati dalle domande: come hai potuto passare l'ordine di colpire dopo aver sentito le voci dei bambini, dei figli, dei vicini di casa? Quanti sono stati uccisi a causa dei tuoi “ok procedete”? Spesso gli intervistati non rispondono oppure dicono: non sparo io, lo fa l'aeronautica; o semplicemente affermano che sono stati formati per questo, oppure tranquillamente danno dei numeri: decine, centinaia, forse migliaia.
C'è una domanda che avrei voluto fosse fatta dal regista, questa: "hai mai dato l’ordine di colpire un ospedale, un teatro, un museo, una moschea, un ufficio di fotoreporter e giornalisti?”
L'attacco e la distruzione di questi edifici viene sottintesa nel racconto dei soldati, quando spiegano come procedono a far distruggere tutto dopo le evacuazioni pianificate di interi quartieri per rendere poi inutile il ritorno. Ma non basta, nel film sembra che si sia ucciso solo per cercare di colpire uno o più terroristi di Hamas, mentre si è ucciso per eliminare, cancellare, annientare, impedire la cura, l'informazione.
Ogni tanto le immagini ci rimandano una notizia televisiva e ci permettono di capire, attraverso le dichiarazioni di Netanyahu, la campagna di propaganda politica che sostiene il suo progetto genocida.
C'è un solo testimone intervistato che ci fa salire di livello nel quadro di comando, portandoci nel gruppo militare incaricato di impedire che le incriminazioni del Tribunale penale internazionale abbiano testimoni. L' intervistato racconta di spionaggio e corruzione ai danni dei familiari di coloro che hanno sporto denuncia.
I soldati intervistati dicono di essere la punta di diamante dell'esercito. Dicono di appartenere alla classe più elitaria di Israele, sono laureati, "di sinistra" (mi è corso un brivido nella schiena). Si sono sottoposti alle più rigide prove di ingaggio, hanno fatto sacrifici, si sono battuti per entrare a fare parte di questo braccio operativo con lo scopo di dare una mano al paese.
Nel sentire queste parole ho pensato alle dichiarazioni della scrittrice Susan Abulhawa, sempre radicale nelle sue analisi.
Lei dice "non applaudite Naza": i 25 minuti di stand ovation a Venezia per un film israeliano corrono il rischio di essere una forma di consolazione, che ci fa pensare che ci sia ancora speranza se dei soldati si raccontano, se dei registi possono fare film come questi. Abulhawa dice di applaudire i film Palestinesi, da "La voce di Hind Rajab " fino al recente “Palestina 36”.
La scrittrice palestinese Susan Abulhawa ha detto con durezza: “I palestinesi hanno dato la vita per raccontare questa storia. Dentro e fuori Gaza abbiamo gridato al mondo ciò che Israele faceva, come gridiamo da decenni. Ma si crede solo agli israeliani, celebrati come narratori coraggiosi, mentre i carnefici vengono umanizzati e trattati con il beneficio del dubbio. E’ questo il punto. Non solo che la testimonianza palestinese venga ignorata, ma che alla conferma israeliana venga riconosciuto un valore morale che alla parola palestinese non è mai concesso. Un palestinese vi dice che la sua famiglia è stata uccisa, ed è una vittima. Un israeliano vi dice che i palestinesi sono stati uccisi consapevolmente, e diventa coraggioso. Il palestinese fornisce il corpo. L’israeliano fornisce la rivelazione”.

Nessuno in sala ha applaudito, non credo avessero letto l 'articolo, sono usciti tutti silenziosi e frastornati.
L' ultimo minuto, che mostra un padre che chiama disperatamente il nome dei figli sotto le macerie, nonostante abbiamo visto decine di filmati girati dai coraggiosi reporter palestinesi -di cui 270 non rispondono più all' appello - rasenta l'osceno, ci ammutolisce.
The Guardian, produttore del film, ha comunicato che da novembre lo si potrà vedere gratuitamente sulle piattaforme internazionali. Facciamolo, rivediamolo, consigliamo ad altri di farlo. In quella data si saranno fatte le elezioni in Israele e se l'esito assolverà Netanyahu o lo sostituirà con i peggiori Katz e Smotrich capiremo che i film sono importanti, ma la mobilitazione di piazza costante lo è ancora di più.
In questi giorni, in Italia, bisogna manifestare contro la legge che accusa di antisemitismo chiunque critichi il governo israeliano. La stessa Segre ha chiesto di emendare alcuni articoli.
Suggerisco la lettura di questo articolo uscito su The Guardian
dopo la visione del film vi mando questo mio articolo

Ho visto Naza nella multisala dove al giovedì facciamo il cineforum.
Era esaurita, cosa che col cineforum non capita mai, anche se abbiamo fatto spesso film necessari come Naza e tra questi molti film Palestinesi.
Va bene lo stesso, provo ad essere contento, anche se faccio fatica a vedere qualcuno che mangia i popcorn durante una visione come questa, davanti alle parole pronunciate dai soldati intervistati.
Naza è un film soprattutto di parole, a parte gli impressionanti minuti finali. Parole fuori dall'ordinario che entrano nelle nostre orecchie mentre i nostri occhi guardano ordinarie immagini di abitazioni vissute dai loro abitanti israeliani nella capitale Tel Aviv.
Ascoltiamo le parole dei soldati dell’Idf in risposta alle domande del bravo regista che cerca di farci capire il tipo di guerra che si sta combattendo a Gaza e il tipo di operazioni che vi vengono svolte.
Nei titoli di testa ci viene detto che per tutelare i 24 soldati intervistati sono state alterate e camuffate le loro voci. La proiezione però è doppiata in italiano e quindi la nostra emozione è affidata alla voce di un attore o di una attrice che interpreta. Dobbiamo quindi fare lo sforzo di decifrare noi lo stato emotivo di chi parla - ed è difficile.
Per la stessa ragione non conosciamo i nomi dei 24 soldati, ma nel film purtroppo non conosceremo il nome di nessuna delle vittime, rimangono solo i numeri.
Nelle risposte, tranne poche eccezioni, percepiamo un senso di distacco, prevale l'ubbidienza a ordini, protocolli, procedure, (la banalità del male). Una volta si dice pure di aver provato euforia per aver portato a termine l’operazione, anche se comportava decine di Naza (civili uccisi, danni collaterali).
La maggior parte delle risposte illustra tecnicamente come funziona l’algoritmo che decide di colpire, o meglio tutte le operazioni di intelligence che precedono l'attacco mortale. Operazioni di cyber controllo, pedinamento e ascolto dei telefoni, che trovano sintesi nella frase: "papà è in casa" identificando che il terrorista di Hamas è nella sua abitazione con la famiglia e può essere colpito.
Gli intervistati sono incalzati dalle domande: come hai potuto passare l'ordine di colpire dopo aver sentito le voci dei bambini, dei figli, dei vicini di casa? Quanti sono stati uccisi a causa dei tuoi “ok procedete”? Spesso gli intervistati non rispondono oppure dicono: non sparo io, lo fa l'aeronautica; o semplicemente affermano che sono stati formati per questo, oppure tranquillamente danno dei numeri: decine, centinaia, forse migliaia.
C'è una domanda che avrei voluto fosse fatta dal regista, questa: "hai mai dato l’ordine di colpire un ospedale, un teatro, un museo, una moschea, un ufficio di fotoreporter e giornalisti?”
L'attacco e la distruzione di questi edifici viene sottintesa nel racconto dei soldati, quando spiegano come procedono a far distruggere tutto dopo le evacuazioni pianificate di interi quartieri per rendere poi inutile il ritorno. Ma non basta, nel film sembra che si sia ucciso solo per cercare di colpire uno o più terroristi di Hamas, mentre si è ucciso per eliminare, cancellare, annientare, impedire la cura, l'informazione.
Ogni tanto le immagini ci rimandano una notizia televisiva e ci permettono di capire, attraverso le dichiarazioni di Netanyahu, la campagna di propaganda politica che sostiene il suo progetto genocida.
C'è un solo testimone intervistato che ci fa salire di livello nel quadro di comando, portandoci nel gruppo militare incaricato di impedire che le incriminazioni del Tribunale penale internazionale abbiano testimoni. L' intervistato racconta di spionaggio e corruzione ai danni dei familiari di coloro che hanno sporto denuncia.
I soldati intervistati dicono di essere la punta di diamante dell'esercito. Dicono di appartenere alla classe più elitaria di Israele, sono laureati, "di sinistra" (mi è corso un brivido nella schiena). Si sono sottoposti alle più rigide prove di ingaggio, hanno fatto sacrifici, si sono battuti per entrare a fare parte di questo braccio operativo con lo scopo di dare una mano al paese.
Nel sentire queste parole ho pensato alle dichiarazioni della scrittrice Susan Abulhawa, sempre radicale nelle sue analisi.
Lei dice "non applaudite Naza": i 25 minuti di stand ovation a Venezia per un film israeliano corrono il rischio di essere una forma di consolazione, che ci fa pensare che ci sia ancora speranza se dei soldati si raccontano, se dei registi possono fare film come questi. Abulhawa dice di applaudire i film Palestinesi, da "La voce di Hind Rajab " fino al recente “Palestina 36”.
La scrittrice palestinese Susan Abulhawa ha detto con durezza: “I palestinesi hanno dato la vita per raccontare questa storia. Dentro e fuori Gaza abbiamo gridato al mondo ciò che Israele faceva, come gridiamo da decenni. Ma si crede solo agli israeliani, celebrati come narratori coraggiosi, mentre i carnefici vengono umanizzati e trattati con il beneficio del dubbio. E’ questo il punto. Non solo che la testimonianza palestinese venga ignorata, ma che alla conferma israeliana venga riconosciuto un valore morale che alla parola palestinese non è mai concesso. Un palestinese vi dice che la sua famiglia è stata uccisa, ed è una vittima. Un israeliano vi dice che i palestinesi sono stati uccisi consapevolmente, e diventa coraggioso. Il palestinese fornisce il corpo. L’israeliano fornisce la rivelazione”.

Perché dovete vedere Palestine 36, e non applaudire NAZA - Palestina Cultura Libertà
di Tawfiq Al-Ghussein e Rania Hammad su L’ Antidiplomatico Alla Mostra del Cinema di Venezia una sala si è alzata in piedi e ha applaudito per venticinque minuti. È l’ovazione più lunga nella storia del festival. L’anno prima il record era di ventitré minuti, e apparteneva anch’esso a un filmLEGGI TUTTO
Nessuno in sala ha applaudito, non credo avessero letto l 'articolo, sono usciti tutti silenziosi e frastornati.
L' ultimo minuto, che mostra un padre che chiama disperatamente il nome dei figli sotto le macerie, nonostante abbiamo visto decine di filmati girati dai coraggiosi reporter palestinesi -di cui 270 non rispondono più all' appello - rasenta l'osceno, ci ammutolisce.
The Guardian, produttore del film, ha comunicato che da novembre lo si potrà vedere gratuitamente sulle piattaforme internazionali. Facciamolo, rivediamolo, consigliamo ad altri di farlo. In quella data si saranno fatte le elezioni in Israele e se l'esito assolverà Netanyahu o lo sostituirà con i peggiori Katz e Smotrich capiremo che i film sono importanti, ma la mobilitazione di piazza costante lo è ancora di più.
In questi giorni, in Italia, bisogna manifestare contro la legge che accusa di antisemitismo chiunque critichi il governo israeliano. La stessa Segre ha chiesto di emendare alcuni articoli.
Suggerisco la lettura di questo articolo uscito su The Guardian
Guardare NAZA era come sbirciare attraverso una finestra e vedere la macchina di morte a Gaza - Palestina Cultura Libertà
Mahmoud Mushtaha su The Guardian Per tanto tempo mi sono chiesto perché fossi sopravvissuto mentre familiari e amici venivano uccisi. Ora so che l’unica differenza tra la vita e la morte potrebbe essere stata un algoritmo di intelligenza artificiale. Le luci si abbassano e per un attimo dimentico di stare
Paolo Rizzi - 2026/10/1 - 10:19
×
Note for non-Italian users: Sorry, though the interface of this website is translated into English, most commentaries and biographies are in Italian and/or in other languages like French, German, Spanish, Russian etc.



Kris Myers: words & vocals
Mario Mazzenga: music
Bandcamp