[2017]
Parole e musica di Alessio Lega
Lyrics and music by Alessio Lega
Paroles et musique d'Alessio Lega

Abd el-Salam el-Danaf.
Va bene anche allearsi con la morte
di
Riccardo Venturi.
Abd el-Salām el-Danaf, 53 anni, egiziano, padre di cinque figli, operaio; ma un operaio che, in Egitto, insegnava. Faceva il professore.
Piacenza. La città di Piacenza è uno dei principali poli della logistica in Italia; la logistica (termine di precisa derivazione militare) è quella cosa per la quale io, tu, tutti noi -ad esempio- ci riempiamo il frigorifero, la casa o l'azienda di prodotti. Le merci sono sì prodotte con sfruttamenti vari, ma poi qualcuno le deve pure portare a destinazione, trasferendo così quegli sfruttamenti vari dalla produzione alla distribuzione. Quando si entra nel bel supermercato, ipermercato, centro commerciale così ben fornito, lo si fa a partire dalle otto di mattina; nessuno ci va alle tre o alle quattro di notte, quando i camion con tutto il nostro bendiddìo arrivano da chissà dove da qualche centro o polo di smistamento logistico.
Non si vedono mai questi centri, poli, enormi magazzini logistici. Di solito non stanno nelle grandi città, ma presso città piccole o medie, un po' fuorimano, tranquille ma situate in posizione strategica (e, ancora una volta, mi risuona in testa un termine militaresco) rispetto ai grandi centri di produzione, specialmente nel Nord Italia. Piacenza è una di queste, e forse la maggiore per tale settore decisivo nella catena delle merci. A Piacenza ci sta, ad esempio, la
GLS, vale a dire
General Logistic Systems, un colosso multinazionale del settore logistico.
In Italia, il settore della logistica è, come dire, in fermento da anni. Diciamo così. Il fatto è che le condizioni di lavoro in quel settore sono, come dire, problematiche -e spero che sarà apprezzata la mia moderazione nei termini, senza pericolosi furori estremistici, senza portare cerini nella polveriera. Però una polveriera è, e da tempo; tant'è che la logistica, in Italia, è in agitazione da tempo, ed è un'agitazione che coinvolge -come detto- un settore assolutamente decisivo. Senza la logistica, insomma, le merci rimarrebbero nelle fabbriche, e il tuo supermercato nonché il tuo frigorifero resterebbero vuoti (oppure dovresti tornare ai mercati rionali, dal contadino o da qualche oramai rarissimo dettagliante che si rifornisce a pochi chilometri di distanza col suo furgoncino).
Il fattò è che questo settore logistico in agitazione pressoché permanente sta sconvolgendo un po' tutto, e specialmente certi discorsi e discorsini che vanno per la maggiore (ottenendo peraltro qualche vittoria della quale, generalmente, si sa molto poco). Lo sapevate, ad esempio, che nel settore logistico, dove lavorano moltissimi immigrati a fianco degli italiani, le lotte sono state e sono condotte senza fare nessunissima distinzione tra
italiani e
stranieri? In pratica, e traducendo: il vero
straniero ha ricominciato a essere il padrone. Brutto affare, per il padrone e per i suoi scagnozzi, tipo i nazisti della Lega (ma non solo loro, chiaramente). Naturalmente, il padrone risponde con i suoi mezzi usuali: polizia, repressione, servi di qualsiasi natura.
Scioperi, picchettaggi, lotte presso quegli sconosciuti e enormi magazzini che noialtri non vediamo mai. E scontri, manganellate, spari, arresti, fogli di via. Ecco, in soldoni, la logistica; ed ecco quel che sta accadendo senza che se ne parli troppo.
Il 14 settembre 2016, l'operaio egiziano Abd el-Salām el-Danaf sta effettuando assieme ai suoi compagni di qualsiasi nazionalità un picchettaggio durante una manifestazione sindacale nel piazzale di carico e scarico della GLS, a Piacenza, presso il Polo Logistico delle Mose. Vale a dire: a Piacenza c'è una zona intera, Le Mose appunto, interamente occupata dalla logistica. Ad un certo punto, nel piazzale intende entrare un enorme camion; i compagni di lavoro di Abd el-Salām el-Danaf dicono che il camionista viene esortato, incitato, che gli viene ordinato da alcuni dirigenti dell'azienda a forzare il picchettaggio. Il camionista lo fa; l'operaio Abd el-Salām el-Danaf viene schiacciato dal camion e muore.

Il TIR e il corpo di Abd el-Salam coperto da un lenzuolo.
Sono circa le 23,45. Abd el-Salām el-Danaf lavora per una delle tante società appaltatrici di servizi per la multinazionale GLS che stava manifestando per i diritti di suoi colleghi. Infatti l’azienda aveva disatteso accordi sindacali per 13 persone. Il picchetto, finito in tragedia, è nato dopo un’assemblea sindacale che ha generato uno sciopero di otto ore e una trattativa, notturna, con l’azienda. Il fallimento della trattativa ha spinto il sindacato e i lavoratori a trasformare lo sciopero in picchetto. Per evitare che il picchetto bloccasse il viaggio dei camion e gli interessi dell’azienda, raccontano gli operai, un preposto di GLS ha iniziato a incitare il camionista a muoversi e partire. Così il TIR si è mosso, ha colpito il 53enne e poi l’ha trascinato per 4/5 metri e infine schiacciato. Un altro facchino è stato ferito, lievemente per fortuna. Il fratello dell’uomo ucciso, Elsayed el-Mongi Ahmed el-Danaf, afferma: «Non è la prima volta che ci hanno minacciato per le nostre lotte, spesso ci dicevano andate via, andatevene, non siete i benvenuti». E aggiunge «Antonio Romano è uno dei responsabili della GLS di Piacenza ed è lui che diceva all’autista di andare avanti. Diceva all’autista: Se qualcuno va davanti al camion schiaccialo come un ferro da stiro. Poi ci penso io. Il camionista così è andato avanti, perché ha ascoltato le parole del responsabile, provando a spaventare mio fratello, però l’ha colpito per poi farlo cadere e schiacciarlo».

Vignetta di Vauro Sanesi.
La “verità” della magistratura inquirente è, ovviamente, diversa. Per i magistrati, si è trattata di una
disgrazia ed il fatto viene rubricato come “omicidio stradale”, come ce ne sono tanti. Come si vede, c'è una
certa distanza (sarà ancora apprezzata, spero, la mia grande moderazione) tra le due versioni. Una cosa dietro le quinte. Quella
certa distanza che c'è tra la voce operaia e la voce del padrone; solo che la voce operaia è decisamente più debole, e spesso attraversata un po' più del dovuto da quella del padrone, con accondiscendenza e, a volte, persino complicità. La voce operaia sembra oramai una specie di rumore di fondo, non avendo più nessuna forza politica e mediatica; le lotte della logistica ne sono una prova, anche se hanno provato e provano a spezzare questo modo di agire. Risultato ne è stato, che ad essere spezzata è stata la vita di un operaio che scioperava.
Abd el-Salām el-Danaf non era un “immigrato” come lo si figura generalmente nell'immaginario collettivo. Era una persona dotata di cultura, e soprattutto di una precisa coscienza di classe. Militante USB (Unità Sindacale di Base). In Italia, nel 2016, si è riaperto il conto dei lavoratori e delle lavoratrici ammazzati durante uno sciopero o una manifestazione sindacale. E' tornato il '900.
Però, che questo '900 è tornato lo si è visto, con scarsissima informazione e copertura, anche da un altro fatto. Ad esempio, l'immediata reazione spontanea di una marea di fabbriche. Il giorno stesso si ferma la SAME di Treviglio; il giorno dopo la GKN, la Piaggio di Pontedera, la Oerlikon di Torino, la Electrolux, la Motovario. A Modena si ferma persino la Ferrari, assieme ad altri stabilimenti del gruppo FCA (l'ex Fiat, insomma). Scioperi spontanei, mentre la USB indice lo sciopero del settore della logistica con blocchi e presidi a tutti gli stabilimenti GLS. Scende in sciopero anche la Filt-CGIL della Lombardia. Da sottolineare, però, un'ulteriore
certa distanza tra la reazione di parecchie strutture della CGIL ed alcuni suoi dirigenti: il segretario della Filt nazionale, ad esempio, afferma che i lavoratori avrebbero dovuto evitare di chiamare in causa il Ministero degli Interni in quanto, secondo lui,
“Gli appalti della logistica sono soggetti a azioni non regolamentate e violente quali blocchi illegittimi e selvaggi delle attività”. Parole di un dirigente sindacale
di sinistra, non so se ci siamo capiti. O forse ci siamo capiti anche troppo bene.
Sabato 17 settembre 2016, a Piacenza, viene indetta una grande manifestazione di protesta e di solidarietà per l'assassinio dell'operaio Abd el-Salām el-Danaf. Alla quale prendo parte anch'io, assieme ad un'amministratrice di questo sito, che è di Piacenza. Alla quale prendono parte migliaia di persone, di lavoratori, di cittadini arrivati da tutta Italia. E' una giornata di fine estate, ma ancora caldissima, e che poi si scioglierà in un acquazzone. Nei due giorni prima, a Piacenza, piccola città tranquillissima, scoppia il terrore: una manifestazione del genere non si è mai vista, da quelle parti. Arrivano gli operai, arrivano i
centri sociali, arrivano naturalmente anche i
black bloc a pullman interi, a trenate. Nei giorni precedenti, il sindaco di Piacenza (del PD) è nel panico e, coadiuvato dalla stampa, invita i commercianti alla serrata. I commercianti rispondono alla perfezione: a Piacenza non c'è un negozio aperto nemmeno a cercarlo col binocolo. Le strade sono pressoché deserte mentre il grosso corteo si muove e procede dal piazzale della Stazione ferroviaria.

Piacenza, 17 settembre 2016.
Si manifesta, ma non solo. E' una risposta di classe, che supera persino i confini delle organizzazioni sindacali e di certi loro indicibili dirigenti. Supera, soprattutto, le nazionalità e le “religioni”. Ci sono i bergamaschi che scioperano e manifestano per un lavoratore egiziano che riconoscono come loro compagno, per un professore passato dalla distribuzione di cultura a quella dei pacchi. Per un lavoratore ammazzato dal capitale, non per un “immigrato” o quant'altro. La propaganda razzista va a farsi fottere, però a Piacenza si avanza nel deserto. Fa caldo e qualcuno ha sete, si vorrebbe comprare una bottiglia d'acqua. Ma tutto è chiuso, tranne, si pensi un po', un “fast food” della catena Burger King. Il quale fa soldi a palate esaurendo le scorte di bottigliette d'acqua minerale distribuitegli sicuramente da qualche azienda logistica e forse, chissà, dalla stessa GLS. Viene da pensare che avrebbe potuto portargliele, quelle bottigliette, persino Abd el-Salām. Non succede naturalmente niente durante il corteo, “scortato” da forze di polizia che nemmeno ci fosse stata la rivoluzione in corso.
Abd el-Salām ammazzato per profitto. Abd el-Salām ammazzato dal capitale. Nessuno striscione, nessuna “verità per” o “Truth for”, come s'invoca tanto per il ricercatore Giulio Regeni torturato e ammazzato in Egitto per motivi che, invece, si sanno benissimo ed anche fin troppo bene.
A Bologna, qualche giorno dopo, viene occupato un immobile e ne viene fatto uno
Spazio sociale liberato che viene intitolato a Abd el-Salam el-Danaf. Ma a "ricordarlo" degnamente e ancora di più, ci pensa, come sempre, la polizia dello stato italiano. Il 28 febbraio l'Abd el-Salam viene sgomberato manu militari.
E allora Alessio Lega, qualche mese dopo, ci ha voluto scrivere sopra una canzone, che è ancora inedita. Qualche mese dopo, quando di Abd el-Salām pochi ancora si ricordano. Mentre le lotte continuano, quasi in silenzio, quasi ad ogni ora, quasi in ogni nostro piccolo ma ben fornito frigorifero. Mentre va sempre bene, come del resto sempre è andato per il capitale, allearsi con la morte. Un'alleanza che non finirà mai. [RV]
Parole e musica di Alessio Lega
Lyrics and music by Alessio Lega
Paroles et musique d'Alessio Lega
Va bene anche allearsi con la morte
di Riccardo Venturi.
Abd el-Salām el-Danaf, 53 anni, egiziano, padre di cinque figli, operaio; ma un operaio che, in Egitto, insegnava. Faceva il professore.
Piacenza. La città di Piacenza è uno dei principali poli della logistica in Italia; la logistica (termine di precisa derivazione militare) è quella cosa per la quale io, tu, tutti noi -ad esempio- ci riempiamo il frigorifero, la casa o l'azienda di prodotti. Le merci sono sì prodotte con sfruttamenti vari, ma poi qualcuno le deve pure portare a destinazione, trasferendo così quegli sfruttamenti vari dalla produzione alla distribuzione. Quando si entra nel bel supermercato, ipermercato, centro commerciale così ben fornito, lo si fa a partire dalle otto di mattina; nessuno ci va alle tre o alle quattro di notte, quando i camion con tutto il nostro bendiddìo arrivano da chissà dove da qualche centro o polo di smistamento logistico.
Non si vedono mai questi centri, poli, enormi magazzini logistici. Di solito non stanno nelle grandi città, ma presso città piccole o medie, un po' fuorimano, tranquille ma situate in posizione strategica (e, ancora una volta, mi risuona in testa un termine militaresco) rispetto ai grandi centri di produzione, specialmente nel Nord Italia. Piacenza è una di queste, e forse la maggiore per tale settore decisivo nella catena delle merci. A Piacenza ci sta, ad esempio, la GLS, vale a dire General Logistic Systems, un colosso multinazionale del settore logistico.
In Italia, il settore della logistica è, come dire, in fermento da anni. Diciamo così. Il fatto è che le condizioni di lavoro in quel settore sono, come dire, problematiche -e spero che sarà apprezzata la mia moderazione nei termini, senza pericolosi furori estremistici, senza portare cerini nella polveriera. Però una polveriera è, e da tempo; tant'è che la logistica, in Italia, è in agitazione da tempo, ed è un'agitazione che coinvolge -come detto- un settore assolutamente decisivo. Senza la logistica, insomma, le merci rimarrebbero nelle fabbriche, e il tuo supermercato nonché il tuo frigorifero resterebbero vuoti (oppure dovresti tornare ai mercati rionali, dal contadino o da qualche oramai rarissimo dettagliante che si rifornisce a pochi chilometri di distanza col suo furgoncino).
Il fattò è che questo settore logistico in agitazione pressoché permanente sta sconvolgendo un po' tutto, e specialmente certi discorsi e discorsini che vanno per la maggiore (ottenendo peraltro qualche vittoria della quale, generalmente, si sa molto poco). Lo sapevate, ad esempio, che nel settore logistico, dove lavorano moltissimi immigrati a fianco degli italiani, le lotte sono state e sono condotte senza fare nessunissima distinzione tra italiani e stranieri? In pratica, e traducendo: il vero straniero ha ricominciato a essere il padrone. Brutto affare, per il padrone e per i suoi scagnozzi, tipo i nazisti della Lega (ma non solo loro, chiaramente). Naturalmente, il padrone risponde con i suoi mezzi usuali: polizia, repressione, servi di qualsiasi natura.
Scioperi, picchettaggi, lotte presso quegli sconosciuti e enormi magazzini che noialtri non vediamo mai. E scontri, manganellate, spari, arresti, fogli di via. Ecco, in soldoni, la logistica; ed ecco quel che sta accadendo senza che se ne parli troppo.
Il 14 settembre 2016, l'operaio egiziano Abd el-Salām el-Danaf sta effettuando assieme ai suoi compagni di qualsiasi nazionalità un picchettaggio durante una manifestazione sindacale nel piazzale di carico e scarico della GLS, a Piacenza, presso il Polo Logistico delle Mose. Vale a dire: a Piacenza c'è una zona intera, Le Mose appunto, interamente occupata dalla logistica. Ad un certo punto, nel piazzale intende entrare un enorme camion; i compagni di lavoro di Abd el-Salām el-Danaf dicono che il camionista viene esortato, incitato, che gli viene ordinato da alcuni dirigenti dell'azienda a forzare il picchettaggio. Il camionista lo fa; l'operaio Abd el-Salām el-Danaf viene schiacciato dal camion e muore.
Sono circa le 23,45. Abd el-Salām el-Danaf lavora per una delle tante società appaltatrici di servizi per la multinazionale GLS che stava manifestando per i diritti di suoi colleghi. Infatti l’azienda aveva disatteso accordi sindacali per 13 persone. Il picchetto, finito in tragedia, è nato dopo un’assemblea sindacale che ha generato uno sciopero di otto ore e una trattativa, notturna, con l’azienda. Il fallimento della trattativa ha spinto il sindacato e i lavoratori a trasformare lo sciopero in picchetto. Per evitare che il picchetto bloccasse il viaggio dei camion e gli interessi dell’azienda, raccontano gli operai, un preposto di GLS ha iniziato a incitare il camionista a muoversi e partire. Così il TIR si è mosso, ha colpito il 53enne e poi l’ha trascinato per 4/5 metri e infine schiacciato. Un altro facchino è stato ferito, lievemente per fortuna. Il fratello dell’uomo ucciso, Elsayed el-Mongi Ahmed el-Danaf, afferma: «Non è la prima volta che ci hanno minacciato per le nostre lotte, spesso ci dicevano andate via, andatevene, non siete i benvenuti». E aggiunge «Antonio Romano è uno dei responsabili della GLS di Piacenza ed è lui che diceva all’autista di andare avanti. Diceva all’autista: Se qualcuno va davanti al camion schiaccialo come un ferro da stiro. Poi ci penso io. Il camionista così è andato avanti, perché ha ascoltato le parole del responsabile, provando a spaventare mio fratello, però l’ha colpito per poi farlo cadere e schiacciarlo».
La “verità” della magistratura inquirente è, ovviamente, diversa. Per i magistrati, si è trattata di una disgrazia ed il fatto viene rubricato come “omicidio stradale”, come ce ne sono tanti. Come si vede, c'è una certa distanza (sarà ancora apprezzata, spero, la mia grande moderazione) tra le due versioni. Una cosa dietro le quinte. Quella certa distanza che c'è tra la voce operaia e la voce del padrone; solo che la voce operaia è decisamente più debole, e spesso attraversata un po' più del dovuto da quella del padrone, con accondiscendenza e, a volte, persino complicità. La voce operaia sembra oramai una specie di rumore di fondo, non avendo più nessuna forza politica e mediatica; le lotte della logistica ne sono una prova, anche se hanno provato e provano a spezzare questo modo di agire. Risultato ne è stato, che ad essere spezzata è stata la vita di un operaio che scioperava.
Abd el-Salām el-Danaf non era un “immigrato” come lo si figura generalmente nell'immaginario collettivo. Era una persona dotata di cultura, e soprattutto di una precisa coscienza di classe. Militante USB (Unità Sindacale di Base). In Italia, nel 2016, si è riaperto il conto dei lavoratori e delle lavoratrici ammazzati durante uno sciopero o una manifestazione sindacale. E' tornato il '900.
Però, che questo '900 è tornato lo si è visto, con scarsissima informazione e copertura, anche da un altro fatto. Ad esempio, l'immediata reazione spontanea di una marea di fabbriche. Il giorno stesso si ferma la SAME di Treviglio; il giorno dopo la GKN, la Piaggio di Pontedera, la Oerlikon di Torino, la Electrolux, la Motovario. A Modena si ferma persino la Ferrari, assieme ad altri stabilimenti del gruppo FCA (l'ex Fiat, insomma). Scioperi spontanei, mentre la USB indice lo sciopero del settore della logistica con blocchi e presidi a tutti gli stabilimenti GLS. Scende in sciopero anche la Filt-CGIL della Lombardia. Da sottolineare, però, un'ulteriore certa distanza tra la reazione di parecchie strutture della CGIL ed alcuni suoi dirigenti: il segretario della Filt nazionale, ad esempio, afferma che i lavoratori avrebbero dovuto evitare di chiamare in causa il Ministero degli Interni in quanto, secondo lui, “Gli appalti della logistica sono soggetti a azioni non regolamentate e violente quali blocchi illegittimi e selvaggi delle attività”. Parole di un dirigente sindacale di sinistra, non so se ci siamo capiti. O forse ci siamo capiti anche troppo bene.
Sabato 17 settembre 2016, a Piacenza, viene indetta una grande manifestazione di protesta e di solidarietà per l'assassinio dell'operaio Abd el-Salām el-Danaf. Alla quale prendo parte anch'io, assieme ad un'amministratrice di questo sito, che è di Piacenza. Alla quale prendono parte migliaia di persone, di lavoratori, di cittadini arrivati da tutta Italia. E' una giornata di fine estate, ma ancora caldissima, e che poi si scioglierà in un acquazzone. Nei due giorni prima, a Piacenza, piccola città tranquillissima, scoppia il terrore: una manifestazione del genere non si è mai vista, da quelle parti. Arrivano gli operai, arrivano i centri sociali, arrivano naturalmente anche i black bloc a pullman interi, a trenate. Nei giorni precedenti, il sindaco di Piacenza (del PD) è nel panico e, coadiuvato dalla stampa, invita i commercianti alla serrata. I commercianti rispondono alla perfezione: a Piacenza non c'è un negozio aperto nemmeno a cercarlo col binocolo. Le strade sono pressoché deserte mentre il grosso corteo si muove e procede dal piazzale della Stazione ferroviaria.
Si manifesta, ma non solo. E' una risposta di classe, che supera persino i confini delle organizzazioni sindacali e di certi loro indicibili dirigenti. Supera, soprattutto, le nazionalità e le “religioni”. Ci sono i bergamaschi che scioperano e manifestano per un lavoratore egiziano che riconoscono come loro compagno, per un professore passato dalla distribuzione di cultura a quella dei pacchi. Per un lavoratore ammazzato dal capitale, non per un “immigrato” o quant'altro. La propaganda razzista va a farsi fottere, però a Piacenza si avanza nel deserto. Fa caldo e qualcuno ha sete, si vorrebbe comprare una bottiglia d'acqua. Ma tutto è chiuso, tranne, si pensi un po', un “fast food” della catena Burger King. Il quale fa soldi a palate esaurendo le scorte di bottigliette d'acqua minerale distribuitegli sicuramente da qualche azienda logistica e forse, chissà, dalla stessa GLS. Viene da pensare che avrebbe potuto portargliele, quelle bottigliette, persino Abd el-Salām. Non succede naturalmente niente durante il corteo, “scortato” da forze di polizia che nemmeno ci fosse stata la rivoluzione in corso.
Abd el-Salām ammazzato per profitto. Abd el-Salām ammazzato dal capitale. Nessuno striscione, nessuna “verità per” o “Truth for”, come s'invoca tanto per il ricercatore Giulio Regeni torturato e ammazzato in Egitto per motivi che, invece, si sanno benissimo ed anche fin troppo bene.
A Bologna, qualche giorno dopo, viene occupato un immobile e ne viene fatto uno Spazio sociale liberato che viene intitolato a Abd el-Salam el-Danaf. Ma a "ricordarlo" degnamente e ancora di più, ci pensa, come sempre, la polizia dello stato italiano. Il 28 febbraio l'Abd el-Salam viene sgomberato manu militari.
E allora Alessio Lega, qualche mese dopo, ci ha voluto scrivere sopra una canzone, che è ancora inedita. Qualche mese dopo, quando di Abd el-Salām pochi ancora si ricordano. Mentre le lotte continuano, quasi in silenzio, quasi ad ogni ora, quasi in ogni nostro piccolo ma ben fornito frigorifero. Mentre va sempre bene, come del resto sempre è andato per il capitale, allearsi con la morte. Un'alleanza che non finirà mai. [RV]