Album / Albumit: 1.
2.
EL NOSTER GATT
di Riccardo Venturi (2023)
Scritta originariamente nel 1962 a tempo di valzer musette in 6/8, e ispirata a un reale episodio dell'adolescenza di Ivan Della Mea accaduto nel 1955/56, la canzone è, come quasi tutte quelle del "primo" Della Mea, accreditata anche al compositore e didatta
Ernesto Esposito [1939-2012], che, con lo pseudonimo di "Omicron" collaborava come trascrittore. Fu incisa per la prima volta nel medesimo anno nel primo album di Ivan Della Mea,
Ballate della violenza, in realtà un EP curato da
Roberto Leydi [I Dischi del Sole DS 19] e noto anche -in seguito- come
Ballate della piccola e della grande violenza. Con lo stesso titolo di
Ballate della violenza venne approntato, nel 1964, un
minidisco-antologia contenente tre brani:
La canzon del Navili, La ballata dell'Ardizzone e, appunto,
El me gatt. Come si può ascoltare, l'incisione originale del 1962 (v. il box video; recentemente riedita e digitalizzata nel cofanetto
I Dischi del Sole – Serie sperimentale / Canzoni d'uso a cura dell'Istituto Ernesto De Martino, 2021/2022) è assai scarna e con una linea di canto leggermente diversa; inoltre, è cantata con la voce di un Della Mea ventiduenne. L' “incisione standard” che si ascolta ancora comunemente oggi è in realtà quella del 1974, più elaborata anche musicalmente, proveniente dall'album
Ringhera.
Dal 1962, questa canzone è una delle più famose, e più belle e crude, canzoni di teppa in dialetto milanese: non solo di Ivan Della Mea, ma in generale. La storiaccia delle terribile vendetta su una brutta megera ammazzagatti, ambientata in Via Savona (a Porta Genova, insomma). Nella canzone, la storia è, comprensibilmente, un po' “letterarizzata” (ma non troppo): del resto, pare che fra le prime due persone che ascoltarono Ivan eseguirla, ci fosse
Umberto Eco (a sua volta, anche autore di canzoni; l'altra persona era Roberto Leydi), che definì Ivan Della Mea, non si sa perché, “un archetipo”. La vera storia della Ninetta, che era in realtà un'assistente sociale presso il primo "Centro per la Gioventù" milanese, istituito a metà degli anni '50 dall'amministrazione del sindaco socialdemocratico
Virgilio Ferrari in via Jacopino da Tradate (zona Ponte della Ghisolfa) e che, oltre ad essere brutta e cattiva, era pure democristiana, è raccontata nei particolari dallo stesso Ivan Della Mea in
questo video:
Da più di sessant'anni, insomma,
El me gatt va in giro senza essersi mai fermata; è pur vero che molti la conoscono, o l'hanno conosciuta, senza neppure sapere di chi fosse oppure credendola una generica "canzone popolare". Oppure lo sapevano, ma senza conoscere nessun'altra canzone di Ivan Della Mea. Oppure ancora, la conoscevano sì, ma cantata da mezza Milano, ad esempio dai
Gufi:
Oppure da
Nanni Svampa in solitaria:
Oppure addirittura,
con un testo un po' modificato, da
Bruno Lauzi (famoso anche per essere l'unico cantautore italiano che votava per Malagodi):
Inattesa incursione persino nel Teatro, quello con la "T" maiuscola: nello spettacolo
Sorelle d'Italia, la canzone è presentata e cantata nientepopodimeno che dalla grande attrice
Isa Danieli (che, tra le altre cose, nella sua lunghissima carriera ha fatto parte anche della compagnia di Eduardo De Filippo):
Senza ovviamente dimenticare
Alessio Lega (qui nel video assieme a Rocco Marchi e
Davide Giromini), uno che questa canzone l'ha interpretata e la continua a interpretare un giorno sì e un giorno sì (oltre a fare il biografo ufficiale di Ivan Della Mea e ad essere un gattofilo militante):
Si arriva infine al 2014, quando, a cura della band
Club 27 (
nome leggermente sinistro...),
El me gatt approda a una versione
ska-punk-rock-lup.mann o che diavolo sia, m'intendo poco di musica moderna:
A un certo punto,
El me gatt è uscita dalla natia Milano, ed è approdata, cantata e/o riscritta in tutti i dialetti d'Italia (a cominciare dal
napoletano), ai quattro angoli del paese come testimonianza della giustizia proletaria che si abbatte inesorabile su chi ammazza i gatti (e anche i cani e, perché no, i cinghiali). In questa pagina, siamo stati molto precisi e puntuali nel registrare e rendere noti tutte le varie vendette sui felinicidi operate da Aosta a Capo Passero. E non solo:
El me gatt ha varcato anche i confini nazionali, in una sorta di Brigata Internazionale Antiammazzagatti, venendo tradotta in inglese, in francese, persino in svedese e finlandese.
Finita qui? No di certo. Nell'appena trascorso 2022, infatti, è andata a finire che la
canzone ha
intortato persino il noto gattofilo
Francesco Guccini (conosciuto anche come cantautore, scrittore e lessicografo), che peraltro sarebbe stato coetaneo perfetto di Ivan Della Mea (tutti e due del 1940, Guccini di giugno e Ivan d'ottobre -dire "Ivan d'Ottobre" mi provoca qualche brivido storico). E ci fa uno smodato piacere, sebbene ancora non siano disponibili video o audio della sua interpretazione (se mai lo saranno, visto che l'album
Canzoni da intorto è stato, volutamente, diffuso soltanto su supporti fisici, cioè vinili e CD). C'è però un video in cui Guccini parla un po' della canzone:
A ragionarci sopra, forse, e contrariamente a quel che s'era testè detto al riguardo (come mi piace, lo confesso, infilare un bel
testè in quel che scrivo...), si capisce perché Umberto Eco, protoascoltatore del
Me gatt, la avesse definita -assieme al suo autore- un Archetipo. Lo potremmo chiamare “L'archetipo di Porta Genova”, o “della Ninetta”: tu mi sbudelli il gatto, e io ti piglio a legnate. Così, d'amblè, senza sovrastrutture socioculturali e/o giuridiche. Si capisce, certamente, come tutto ciò possa un po' inquietare le attuali anime belle, specificando che -fortunatamente- la legislazione si sia un po' evoluta, almeno in teoria, riguardo a chi fa del male agli animali. In questa pagina, comunque, e come già detto: c'è di tutto su questa canzone, in modo che ognuno possa farsi una seria idea e decidere -qualora gli venga ammazzato il gatto da un vicino, da un condòmino, da chiunque- se rivolgersi alla giustizia borghese o se passare all'
Action Directe randomizzandogli i denti a cazzotti o facendogli saggiare la durezza di un randello di buon legno (anzi, di una mazza da baseball, come pare essere realmente avvenuto alla sventurata e malvissuta Ninetta). Accettandone ovviamente le conseguenze, tipo finire "Al duu", ovvero in piazza Filangieri al numero 2, ingresso principale del carcere di San Vittore (Milano). La galera esiste fin dal 1872 e non hanno, credo, nessuna intenzione di togliercela (e sarebbe comunque sostituita da un'altra galera, modernamente "decentrata" in qualche landa desolata di periferia). Dai centri storici, oramai, vengono espulse persino le galere che, come con le vecchie Murate di Firenze, diventano appartamentini alla moda e localini "trendy". Che l'anima di quel povero gatto sbudellato da una stronza chissà quanti diavolo di anni fa si ribelli e faccia ancora ribellare contro le galere e la
giustissia che ci fa tort; che le muraglie, le sbarre e le torrette siano abbattute a codate, a graffi, a fusa. [RV]
Testo e musica / Lyrics and music / Paroles et musique / Sanat ja sävel: Omicron (Ernesto Esposito) - Della Mea
Album / Albumit: 1. Ballate della violenza [EP 1962; I Dischi del Sole DS 19]
2. Ringhera [1974]
"El me gatt is the first song of militant animalism in history"
"El me gatt est la première chanson d'animalisme militant dans l'histoire"
"El me gatt on historian ensimmäinen militantti animalismilaulu"
Alessio Lega
Questa pagina è (anche) per Alfredo Cospito
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Tämä sivu on (myös) Alfredo Cospitolle
"L'è la giustissia che me fa tort..."
di Riccardo Venturi (2023)
Scritta originariamente nel 1962 a tempo di valzer musette in 6/8, e ispirata a un reale episodio dell'adolescenza di Ivan Della Mea accaduto nel 1955/56, la canzone è, come quasi tutte quelle del "primo" Della Mea, accreditata anche al compositore e didatta Ernesto Esposito [1939-2012], che, con lo pseudonimo di "Omicron" collaborava come trascrittore. Fu incisa per la prima volta nel medesimo anno nel primo album di Ivan Della Mea, Ballate della violenza, in realtà un EP curato da Roberto Leydi [I Dischi del Sole DS 19] e noto anche -in seguito- come Ballate della piccola e della grande violenza. Con lo stesso titolo di Ballate della violenza venne approntato, nel 1964, un minidisco-antologia contenente tre brani: La canzon del Navili, La ballata dell'Ardizzone e, appunto, El me gatt. Come si può ascoltare, l'incisione originale del 1962 (v. il box video; recentemente riedita e digitalizzata nel cofanetto I Dischi del Sole – Serie sperimentale / Canzoni d'uso a cura dell'Istituto Ernesto De Martino, 2021/2022) è assai scarna e con una linea di canto leggermente diversa; inoltre, è cantata con la voce di un Della Mea ventiduenne. L' “incisione standard” che si ascolta ancora comunemente oggi è in realtà quella del 1974, più elaborata anche musicalmente, proveniente dall'album Ringhera.
Dal 1962, questa canzone è una delle più famose, e più belle e crude, canzoni di teppa in dialetto milanese: non solo di Ivan Della Mea, ma in generale. La storiaccia delle terribile vendetta su una brutta megera ammazzagatti, ambientata in Via Savona (a Porta Genova, insomma). Nella canzone, la storia è, comprensibilmente, un po' “letterarizzata” (ma non troppo): del resto, pare che fra le prime due persone che ascoltarono Ivan eseguirla, ci fosse Umberto Eco (a sua volta, anche autore di canzoni; l'altra persona era Roberto Leydi), che definì Ivan Della Mea, non si sa perché, “un archetipo”. La vera storia della Ninetta, che era in realtà un'assistente sociale presso il primo "Centro per la Gioventù" milanese, istituito a metà degli anni '50 dall'amministrazione del sindaco socialdemocratico Virgilio Ferrari in via Jacopino da Tradate (zona Ponte della Ghisolfa) e che, oltre ad essere brutta e cattiva, era pure democristiana, è raccontata nei particolari dallo stesso Ivan Della Mea in questo video:
Da più di sessant'anni, insomma, El me gatt va in giro senza essersi mai fermata; è pur vero che molti la conoscono, o l'hanno conosciuta, senza neppure sapere di chi fosse oppure credendola una generica "canzone popolare". Oppure lo sapevano, ma senza conoscere nessun'altra canzone di Ivan Della Mea. Oppure ancora, la conoscevano sì, ma cantata da mezza Milano, ad esempio dai Gufi:
Oppure da Nanni Svampa in solitaria:
Oppure addirittura, con un testo un po' modificato, da Bruno Lauzi (famoso anche per essere l'unico cantautore italiano che votava per Malagodi):
Inattesa incursione persino nel Teatro, quello con la "T" maiuscola: nello spettacolo Sorelle d'Italia, la canzone è presentata e cantata nientepopodimeno che dalla grande attrice Isa Danieli (che, tra le altre cose, nella sua lunghissima carriera ha fatto parte anche della compagnia di Eduardo De Filippo):
Senza ovviamente dimenticare Alessio Lega (qui nel video assieme a Rocco Marchi e Davide Giromini), uno che questa canzone l'ha interpretata e la continua a interpretare un giorno sì e un giorno sì (oltre a fare il biografo ufficiale di Ivan Della Mea e ad essere un gattofilo militante):
Si arriva infine al 2014, quando, a cura della band Club 27 (nome leggermente sinistro...), El me gatt approda a una versione ska-punk-rock-lup.mann o che diavolo sia, m'intendo poco di musica moderna:
A un certo punto, El me gatt è uscita dalla natia Milano, ed è approdata, cantata e/o riscritta in tutti i dialetti d'Italia (a cominciare dal napoletano), ai quattro angoli del paese come testimonianza della giustizia proletaria che si abbatte inesorabile su chi ammazza i gatti (e anche i cani e, perché no, i cinghiali). In questa pagina, siamo stati molto precisi e puntuali nel registrare e rendere noti tutte le varie vendette sui felinicidi operate da Aosta a Capo Passero. E non solo: El me gatt ha varcato anche i confini nazionali, in una sorta di Brigata Internazionale Antiammazzagatti, venendo tradotta in inglese, in francese, persino in svedese e finlandese.
Finita qui? No di certo. Nell'appena trascorso 2022, infatti, è andata a finire che la canzone ha intortato persino il noto gattofilo Francesco Guccini (conosciuto anche come cantautore, scrittore e lessicografo), che peraltro sarebbe stato coetaneo perfetto di Ivan Della Mea (tutti e due del 1940, Guccini di giugno e Ivan d'ottobre -dire "Ivan d'Ottobre" mi provoca qualche brivido storico). E ci fa uno smodato piacere, sebbene ancora non siano disponibili video o audio della sua interpretazione (se mai lo saranno, visto che l'album Canzoni da intorto è stato, volutamente, diffuso soltanto su supporti fisici, cioè vinili e CD). C'è però un video in cui Guccini parla un po' della canzone:
A ragionarci sopra, forse, e contrariamente a quel che s'era testè detto al riguardo (come mi piace, lo confesso, infilare un bel testè in quel che scrivo...), si capisce perché Umberto Eco, protoascoltatore del Me gatt, la avesse definita -assieme al suo autore- un Archetipo. Lo potremmo chiamare “L'archetipo di Porta Genova”, o “della Ninetta”: tu mi sbudelli il gatto, e io ti piglio a legnate. Così, d'amblè, senza sovrastrutture socioculturali e/o giuridiche. Si capisce, certamente, come tutto ciò possa un po' inquietare le attuali anime belle, specificando che -fortunatamente- la legislazione si sia un po' evoluta, almeno in teoria, riguardo a chi fa del male agli animali. In questa pagina, comunque, e come già detto: c'è di tutto su questa canzone, in modo che ognuno possa farsi una seria idea e decidere -qualora gli venga ammazzato il gatto da un vicino, da un condòmino, da chiunque- se rivolgersi alla giustizia borghese o se passare all'Action Directe randomizzandogli i denti a cazzotti o facendogli saggiare la durezza di un randello di buon legno (anzi, di una mazza da baseball, come pare essere realmente avvenuto alla sventurata e malvissuta Ninetta). Accettandone ovviamente le conseguenze, tipo finire "Al duu", ovvero in piazza Filangieri al numero 2, ingresso principale del carcere di San Vittore (Milano). La galera esiste fin dal 1872 e non hanno, credo, nessuna intenzione di togliercela (e sarebbe comunque sostituita da un'altra galera, modernamente "decentrata" in qualche landa desolata di periferia). Dai centri storici, oramai, vengono espulse persino le galere che, come con le vecchie Murate di Firenze, diventano appartamentini alla moda e localini "trendy". Che l'anima di quel povero gatto sbudellato da una stronza chissà quanti diavolo di anni fa si ribelli e faccia ancora ribellare contro le galere e la giustissia che ci fa tort; che le muraglie, le sbarre e le torrette siano abbattute a codate, a graffi, a fusa. [RV]