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Comme un homme mort

Lynda Lemay


Lingua: Francese


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J'aime pas les uniformes
(Lynda Lemay)


[2008]
Paroles et musique: Lynda Lemay
Testo e musica: Lynda Lemay
Lyrics and Music: Lynda Lemay
Album: Allô c'est moi

lyndalemay

È con immenso piacere che le CCG/AWS “accolgono” tra i suoi autori Lynda Lemay. Una cantautrice franco-canadese che, nei paesi francofoni, gode giustamente una grande fama di finezza e profondità, specialmente nel trattare i temi legati alla donna: dai sentimenti (espressi in una forma mai banale) alla maternità, dai desideri alle problematiche della vita di tutti i giorni. Lynda Lemay è dotata di una capacità innata di raccontare storie, anche assai complesse ed anche partendo da particolari apparentemente banali; la sua scrittura è ora commovente, ora terribilmente ironica, ora graffiante specialmente quando tratta di diritti civili. In questa canzone, che peraltro “devia” un po' dai temi solitamente da lei trattati, fa parlare un ex combattente, un vecchio che spiega molte, molte cose. Fa parte del suo ultimo album, Allô c'est moi, uscito nel 2008. Le lasciamo la parola. [CCG/AWS Staff]
Je suis si vieux
J'étais si p'tit
Tout juste hier
J'étais nerveux
Je suis parti
C'était la guerre
J'ai fait le vœu
De revenir
En bon état
J' suis rev'nu vieux
Sans avenir
Et sans éclat

Ceux des obus
Ne m'ont pas eu
Je suis ici
J'ai survécu
Je suis rev'nu
En bonne partie
Je traîne mon âme
Qui n'est jamais
Sortie des flammes
J'effraie les dames
Je suis plus laid
Que mes secrets

Je plante ma canne
Dans les chemins
Et j' me revois
Planter mes armes
Dans des gamins
Qui étaient comme moi
Que des enfants
Pas assez grands
Déjà soldats
Que des garçons
Que d' l'innocente
Chair à canon

Je marche seul
Et je me butte
À des voyous
Je les engueule
Ces fils de pute
Je suis jaloux
D' leur ignorance
Qu'ils me brandissent
Comme un drapeau
D' leur insolence
Alors que moi
J' risquais ma peau

Pour ce pays
Que de mon mieux
J'ai défendu
Avec ma vie
Qui n'est pas bien
Mieux que perdue
Je suis un fou
En liberté
Un solitaire
Je survis saoul
Le cœur noyé
Au fond d'une bière

C'est tous les jours
Le même projet
Le même parcours
J'invite ma peine
Et mes regrets
À la taverne
D'où je ressors
En bafouillant
Ma confusion
Comme un homme mort
Mais plus vivant
Qu' ses compagnons

C'est toutes les nuits
Les mêmes chagrins
Les mêmes cauchemars
J' vois mes amis
Mais y a plus rien
Dans leur regard
Faut pas rester
Y faut s' couvrir
Faut qu'on s'en aille
Y faut s' sauver
Y faut courir
Jusqu'aux médailles

Je suis rev'nu
En un morceau
Moi, le héros
Je suis rev'nu
Sous les bravos
Serrer des mains
L'air égaré
Mais décoré
Comme un sapin
Y avait une fête
Mais dans ma tête
Y avait plus rien

Que ces souvenirs
De comportements
Inhumains
Qu'en pleine horreur
Et en pleine peur
Nous empruntions
Nous les garçons
Nous les soldats
Nous les gamins
Au cœur du crime
Autant victimes
Qu'assassins !

inviata da CCG/AWS Staff - 25/3/2009 - 12:11



Lingua: Italiano

Versione italiana di Riccardo Venturi
25 marzo 2009
COME UN MORTO

Sono così vecchio,
ero così piccolo
giusto ieri.
Ero nervoso,
sono partito:
era la guerra.
E feci il voto
di ritornare
sano e salvo:
tornai già vecchio,
senza futuro
e senza luce.

Quelli degli obici
non mi hanno avuto,
sopravvissuto
sono tornato.
In buona parte
mi trascino l'anima
che non è mai
uscita dalle fiamme;
spavento le donne,
sono più brutto
dei miei segreti.

Pianto il bastone
dove cammino
e mi rivedo
piantare le armi
dentro ragazzini
che erano com me;
quanti bambini
non ancor grandi,
di già soldati,
quanti ragazzi,
quanta innocente
carne da cannoni.

Cammino solo
e faccio risse
con degli stronzi,
li mando in culo
'sti figli di puttana,
sono geloso
della loro ignoranza.
Mi brandiscan pure
come bandiera
della loro insolenza
mentre che io
rischiavo la pelle
Per questo paese
che io ho difeso
come meglio potevo
con la mia vita
che non è poi
meglio che persa
io sono un pazzo
a piede libero,
un solitario.
Sopravvivo ubriaco
col cuore annegato
in fondo a una birra

E tutti i giorni
lo stesso programma,
lo stesso percorso:
invito la mia pena
e i miei rimpianti
all'osteria
da dove esco
facendo beffe
dei miei casini
come un morto
assai più vivo
dei suoi compagni

Tutte le notti
le stesse pene,
gli stessi incubi.
Vedo i miei amici
ma non c'è più niente
nei loro sguardi.
Non bisogna star fermi,
bisogna ripararsi,
bisogna andar via,
bisogna scappare,
bisogna correre
alle medaglie.

Sono tornato
fatto a pezzi.
Io, l'eroe,
sono tornato
sommerso dai « Bravo! »
stringendo mani
con aria smarrita
ma decorato
come un albero di natale.
C'era una festa
ma dentro in testa
più niente avevo.

Questi son ricordi
di comportamenti
disumani
che in pieno orrore,
in pieno terrore
noi assumevamo.
Noi, i ragazzi,
noi, i soldati,
noi, i ragazzini
in mezzo al crimine
s'era sia vittime
che assassini.

25/3/2009 - 15:36


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