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Παπαντοπ ντοπ ντοπ

Pavlos Sidiropoulos / Παύλος Σιδηρόπουλος




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Papadop-dop-dop
[1973]
Στίχοι: Μήτσος Κασόλας
Μουσική: Γιάννης Μαρκόπουλος
Πρώτη εκτέλεση: Παύλος Σιδηρόπουλος
Testo di Mitsos Kasolas
Musica di Yannis Markopoulos
Primo interprete: Pavlos Sidiropoulos


Pavlos Sidiropoulos (1948-1991)
Pavlos Sidiropoulos (1948-1991)


Più si va avanti nell'oramai più che cospicua sezione greca di questo sito, più affiora una variegatezza, nella sua musica e nella sua canzone d'autore, che quasi stordisce. Così, ad esempio, prendiamo una delle più importanti rock star di quel paese, Pavlos Sidiropoulos: morto nel '91 a soli 43 per un'overdose di eroina, dopo che già aveva perso l'uso delle mani per la medesima ragione; enfant terrible spuntato da un presupposto nulla dopo il 1974 e la caduta della dittatura (ma si vede che era un "nulla" che indicava, come sotto ogni regime autoritario, una scena musicale sotterranea ben lontana dalle solite "radici tradizionali" propugnate da militari e preti), che poi si ribella a ogni cosa di ribellabile fondando una band dal significativo nome di Απροσάρμοστοι ("Disadattati", o, meglio ancora, "Inadattabili")...beh, fin qui nulla di "strano", o comunque di non presente in altre scene musicali contemporanee. Ma qui siamo in Grecia. Un paese dove alla rock star Sidiropoulos può essere scritto un testo come questo, che suona Papadop-dop-dop; si provi a vedere che effetto fa ad un greco, anche di oggi, il (peraltro comune) nome adombrato nel titolo, e rivedrà stivaloni, carri armati, Ελλάς Ελλήνων Χριστιανών ("Grecia dei Greci cristiani"), isole-lager, stragi al Politecnico; il tutto inserito nel contesto di una canzone "apocalittica" con tanto di fungo atomico e di fine del mondo. Non soltanto: mettiamo, che so io, che ai Sex Pistols avesse scritto una musica Benjamin Britten, o Luciano Berio; a colui che per alcuni versi è stato il loro corrispondente greco, scrive una musica Yannis Markopoulos, uno dei principali musicisti greci, un mostro sacro ai livelli di Theodorakis o Hatzidakis. Ed ecco questa canzone, nel cui testo sono peraltro inseriti frammenti della poesia Θηρασία ("Caccia grossa") di Dimitris Varos.



Una canzone che fece parte della colonna sonora del film di Jules Dassin, mai uscito in Italia, Η δοκιμή ("La prova generale", uscito internazionalmente come The Rehearsal), del 1974, spietato atto di accusa contro la dittatura militare greca ed il resto della cui colonna sonora fu composto, toh, da Theodorakis. Nel film la canzone veniva cantata dagli studenti del Politecnico in rivolta, cosa che peraltro avvenne nella realtà; e nel cast del film di Dassin c'era Melina Mercouri...mentre il coro degli studenti-attori lo dirigeva Theodorakis stesso.

Insomma: si parte da un punto A, ma nella canzone greca si va a finire ad un insieme di punti che sembrano non finire mai. [RV]
Εν δυο αριστερά, δεξιά!
Παρουσιάστε, Αρμ!
Παπαντοπ ντοπ ντοπ.......

Κι εκείνος κι εκείνος κι εκείνος
που σωπαίνει θα χαθεί, θα χαθεί.
Κι εκείνος κι εκείνος κι εκείνος
που σωπαίνει θα χαθεί, θα χαθεί.

Διώξτε ή λιώστε, πατήστε
τις λέξεις μάνα, πατέρα,
αδελφός, αδελφή, σύντροφος,
φίλος, τιμή, μουσική.

Το μανιτάρι θα 'ρθει,
η διαταγή η γη να πεθάνει.
Ωσανά-ωσανά του θανάτου,
ωσανά-ωσανά του θανάτου.

Κατάρα-κατάρα, στη σφαγή,
στη σιωπή, κατάρα.
Παπαντοπ ντοπ ντοπ.......

Κι εκείνος κι εκείνος κι εκείνος
που σωπαίνει θα χαθεί, θα χαθεί.
Παπαντοπ ντοπ ντοπ.......
Κι εκείνος κι εκείνος κι εκείνος
που σωπαίνει θα χαθεί, θα χαθεί.
Παπαντοπ ντοπ ντοπ.......

Διώξτε ή λιώστε, πατήστε
τις λέξεις μάνα, πατέρα,
αδελφός, αδελφή, σύντροφος,
φίλος, τιμή, μουσική.
Το μανιτάρι θα 'ρθει,
η διαταγή να πεθάνει η γη.

Κι εκείνος κι εκείνος κι εκείνος
που σωπαίνει θα χαθεί, θα χαθεί.
Παπαντοπ ντοπ ντοπ.......
Κι εκείνος κι εκείνος κι εκείνος
που σωπαίνει θα χαθεί, θα χαθεί.
Παπαντοπ ντοπ ντοπ.......

(Μόνο ένα παγωμένο αγέρι
ξαγρυπνά στους δρόμους,
προσμένοντας καρτερικά τον ήλιο.
Ως και τα ελεγεία ξεχάσαμε
που τραγουδούσαν τα τσακάλια.
Μείνε σε παρακαλώ ξάγρυπνη
για λίγο ακόμα, με τον όμορφο
παλμό στα στήθια σου που μεταγγίζει
κουράγιο στο κορμί μου.

Πάω να φτιάξω άλλον έναν καφέ.
Μείνε λίγο ξάγρυπνη ακόμα
κρατώντας τούτη τη γραμμή ανοιχτή.
Τη γραμμή που χτίζει κάστρα
γύρω απ' τα όνειρά μου.
Τη γραμμή που ρίχνει σωσίβια
κάθε που ναυαγώ στο φόβο.

Κράτα τη γραμμή ανοιχτή.
Βάρκα που ψάχνει έλεος
στα απάνεμα βράχια σου η ζωή μου.
Δάκρυα και δηλητήρια παραμορφώνουν
το πρόσωπό μου στο σκοτάδι.
άσπρα γλαρόπουλα στο γαλάζιο σου ορίζοντα.

Κράτα τη γραμμή ανοιχτή!
Το αίμα θα ξαναγίνει κρασί στη Κανά σου λέω!
Θ' ακούσουμε ξανά παιδιάστικα γέλια σου λέω!
Θα πούμε ξανά τραγούδια στη θάλασσα σου λέω!
Θα πιούμε ξανά από ανοιξιάτικο ρυάκι σου λέω!
Θα κάνουμε ξανά έρωτα στα χωράφια!

Κράτα μόνο τη γραμμή ανοιχτή!
Κράτα τη γραμμή ανοιχτή!
Κράτα, κράτα, κράτα.........)

inviata da Riccardo Venturi - 16/3/2009 - 20:22



Lingua: Italiano

Versione italiana di Riccardo Venturi
8 maggio 2009
PAPADOP-DOP-DOP

Un-due, sinist' - dest'!
Presentat' arm!
Papadop-dop-dop.....

E chi, e chi, e chi
sta zitto è perduto, è perduto.
E chi, e chi, e chi
sta zitto è perduto, è perduto.

Cacciate via, schiacciate, calpestate
le parole madre, padre,
fratello, sorella, compagno,
amico, onore, musica.

Verrà il fungo,
l'ordine è che la terra muoia.
Osanna, osanna alla morte,
osanna, osanna alla morte.

Mannaggia, mannaggia, fanculo
al silenzio, mannaggia.
Papadop-dop-dop....

E chi, e chi, e chi
sta zitto è perduto, è perduto.
Papadop-dop-dop...
E chi, e chi, e chi
sta zitto è perduto, è perduto.
Papadop-dop-dop...

Cacciate via, schiacciate, calpestate
le parole madre, padre,
fratello, sorella, compagno,
amico, onore, musica.
Verrà il fungo,
l'ordine è che la terra muoia.

E chi, e chi, e chi
sta zitto è perduto, è perduto.
Papadop-dop-dop...
E chi, e chi, e chi
sta zitto è perduto, è perduto.
Papadop-dop-dop...

(Soltanto una brezza gelida
veglia per le strade
e aspetta, paziente, il sole.
Abbiamo scordato persino le elegie
che cantavano gli sciacalli.
Ti prego, rimani sveglia
ancora un po', con il bel battito
nel tuo petto che m'infonde
coraggio, a me, un buono a nulla.

Vado a fare un altro caffè.
Resta sveglia ancora un po'
tenendo quella linea aperta.
La linea che costruisce un fortino
con dentro i miei sogni.
La linea che lancia salvagenti
ogni volta che naufrago nella paura.

Tieni aperta la linea.
Una barca che cerca pietà
nelle tue braccia al riparo del vento è la vita mia.
Lacrime e veleni
mi sfigurano il volto nel buio.
Piccoli gabbiani bianchi nel tuo orizzonte azzurro.

Tieni aperta la linea!
Il sangue si trasformerà ancora in vino a Cana, ti dico!
Sentiremo ancora le risa dei bambini, ti dico!
Canteremo ancora canzoni al mare, ti dico!
Berremo ancora da un ruscello a primavera, ti dico!
Faremo ancora l'amore nei campi!

Soltanto, tieni aperta la linea!
Tieni aperta la linea!
Tieni, tieni, tieni....)

8/5/2009 - 19:03


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