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Chanson des Vaudois

La Cantarana


Lingua: Francese


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[ca. XVII secolo]

La Chanson des Vaudois fa chiaro riferimento all’epoca delle persecuzioni immediatamente precedenti alla cacciata dalle valli. Le allusioni della seconda e terza strofa a Ginevra e all’Olanda (in cui si sperava aiuto), e nella quarta strofa al “grande re di Francia” (Luigi XIV) come anche la menzione dei bambini rapiti e cattolizzati, e dei Ministri di Culto prigionieri nelle carceri del Piemonte, hanno un preciso riscontro storico: la fine della pace religiosa imposta nel 1598 da Enrico IV con l'editto di Nantes, fine sancita da Luigi XIV nel 1685 con l'editto di Fontainebleau. Il riaccendersi delle persecuzioni portò ad una fuga di massa dei protestanti verso Svizzera, Olanda, Inghilterra e Brandemburgo...

Fonte: "Je suis parti un matin... Canti storici raccolti nelle Valli Valdesi", a cura dell'Associazione culturale La Cantarana di Pinerolo.
Qui veut ouïr charter – chansonnette nouvelle
elle est faite des Vaudois – de la vallée de Luserne
ils n’ont pas voulu promettre – de changer de religion
le Duc de la Savoie – les fit mettre en prison

Tous ces pauvres Vaudois – se sont mis en défense
tous ces pauvres Vaudois – se sont mis en défense
se sont mis en défense – contre leurs ennemis
en attendant que Genève – les vienne secourir

Ici nous attendons – le secours de la Suisse
ici nous attendons – le secours de la Suisse
le secours de la Suisse – de la Hollande aussi
qui a beaucoup d’autres guerres – qui vienne nous secourir

Genève aurait bien eu – la volonté très grande
de nous venir secourir – et donner assistance
mais ce grand roi de France – a détruit tous les pays
leur a bouclé le passage – qu’ils n’ont pas pu venir

Nous nous sommes battus – un mois ou cinq semaines
par les bois les rochers – les montagnes et les plaines
sans avoir assistance – ni secours d’aucun lieu
nous ne savons que faire – sinon de prier Dieu

Sinon de prier Dieu – et d’avoir patience
il nous protégera – et nous fera vengeance
Dieu nous fera vengeance – contre les ennemis
nous aurons récompense – un jour en Paradis

Nous voilà accablé – par toutes sortes d’outrages
on nous a persécutés – partout dans nos villages
hélas est-il possible – que ces persécuteurs
fassent sur notre église – fondre tant de malheurs

J’aurais beaucoup à conter – voulant conter l’histoire
de tous les traités – qui forment un mémoire
qui raconte l’histoire – de tous ces assassins
qui ont bien pris nos femmes – nos enfants dans leur sein

Ils arrivaient chez nous – voyant ces jeunes filles
qui dans leur grand courroux – étaient à leur fantaisie
ils leur arrachaient la vie – après avoir ravi l’honneur
ils faisaient cent fois pire – que des lions dans leur fureur

Dieu veuille consoler – les pères et les mères
qui voyaient leurs enfants – ôtés de leur mamelle
ce bourreaux pleins de rage – nos enfants empoignaient
au bout de leurs épées – on les voyait portés

Ces méchants Savoyards – ont manqué de parole
mais Dieu le leur rendra – ça leur sera grand’honte
si nous eussions mille vies – nous la leur payerons
si Dieu nous fait grâce – d’retourner dans nos maisons

Dieu veuille avoir merci – de tant de femme veuves
qui ont passé aussi – à des rudes épreuves
de tant de femme veuves – et d’enfants orphelins
Dieu veuille être leur père – et aussi leur soutien

Dieu veuille avoir merci – de tant de belles jeunesses
qui sont dans le Piémont – et s’en vont à la messe
Dieu leur fasse la grâce – de se pouvoir tirer
dehors de cette race – d’jamais lui ressembler

Dieu veuille avoir merci – de nos pauvres ministres
qui sont dans le Piémont – parmi les Jésuites
Dieu leur fasse la grâce – de pouvoir tenir bon
à chanter Ses louanges – et à bénir Son nom.

inviata da Alessandro - 22/1/2009 - 14:17



Lingua: Italiano

Versione italiana

Sul tale versione è stato approntato il necessario editing da parte dello Staff delle CCG/AWS. In generale ritengo (non mi riferisco ovviamente al contributore, ma a chi ha preparato il sito di origine) che un testo in versi disposto nel modo in cui lo era ("per risparmiare spazio e tempo", immagino) meriterebbe almeno due giorni di gogna per il relativo webmaster, con esposizione al pubblico ludibrio e alla cosiddetta "rotten ovation" (bombardamento con uova marce). [RV]
CANZONE DEI VALDESI

Chi vuol sentire cantare - una canzone nuova?
È fatta dai Valdesi - della Val Luserna
Non han voluto promettere - di cambiare religione
il duca di Savoia - li fece mettere in prigione

I poveri Valdesi - son pronti a difendersi
i poveri Valdesi - son pronti a difendersi
sono pronti a difendersi - dai loro nemici
in attesa che Ginevra - venga in loro aiuto

Ora aspettiamo - soccorsi dalla Svizzera
ora aspettiamo - soccorsi dalla Svizzera
soccorsi dalla Svizzera - e anche dall’Olanda
impegnata in molte altre guerre - che venga in nostro aiuto!

Ginevra avrebbe ben avuto - un desiderio grandissimo
di venire in nostro aiuto - e di prestare assistenza
ma quel grande re di Francia - ha distrutto tutto il paese
ha bloccato loro il passaggio - cosi non han potuto venire

Noi ci siamo battuti - un mese o cinque settimane
per boschi e dirupi - per montagne e pianure
senza ricevere assistenza - né soccorso alcuno
non sappiamo cos’altro fare - se non pregare Dio

Se non pregare Dio - e avere pazienza
Egli ci proteggerà - e saprà vendicarsi
Dio saprà vendicarsi - dei nostri nemici
noi saremo ricompensati - un giorno in Paradiso

Ed ora dobbiamo subire - ogni sorta di oltraggio
siamo perseguitati - ovunque nei nostri villaggi
Ahimè! È mai possibile - che questi persecutori
facciano ricadere sulla nostra chiesa - cosi tante sofferenze?

Avrei molto da dire - volendo raccontare la storia
di tutti i trattati - che formano una memoria
dove è scritta la storia - di tutti quegli assassini
che hanno preso le nostre donne - e i nostri figli nel loro seno

Arrivavano qui da noi - colmi di sdegno e di superbia
e le ragazze che vedevano - erano alla loro mercé
stroncavano la loro vita - dopo aver tolto l’onore
facevano cento volte peggio - dei leoni nel loro furore

Che Dio voglia consolare - i padri e le madri
che vedevano i loro figli - strappati dal loro seno
quei boia pieni di rabbia - agguantavano i nostri figli
che sulla punta delle spade - venivano portati

Quei malvagi savoiardi - hanno mancato di parola
ma Dio saprà ricompensarli - e ne saranno svergognati
ci volessero mille vite - gliela faremo pagare
se Dio ci farà la grazia - di farci tornare alle nostre case

Che Dio abbia pietà - di tante vedove
che hanno sopportato anche loro - delle dure prove
tante vedove - e tanti orfanelli
che Dio voglia essere loro padre - e il loro sostegno

Che Dio abbia pietà - di tanti bei giovani
che sono in Piemonte - dove vanno a messa
che Dio faccia loro la grazia - di potersi tirar fuori
da quella canaglia - e di non assomigliare mai a loro

Che Dio abbia pietà - dei nostri poveri ministri
che sono in Piemonte - fra i Gesuiti
che Dio faccia loro la grazia - e li aiuti a tener duro
a cantare le Sue lodi - e a benedire il Suo nome.

inviata da Alessandro - 22/1/2009 - 14:22


Un'integrazione doverosa in un sito che vede un webmaster "ginevrino" e un admin che ha a lungo risieduto in Svizzera. Il legame tra i Valdesi e la Svizzera protestante è stato ovviamente sempre molto forte, e non a caso l'intero cantone protestante di lingua francese (comprendente Ginevra, Losanna, Vevey, Montreux e altre città) si chiama "Vaud", la forma francese di "Valdo". Ancora oggi vi è perfetta identità tra il nome francese dei "Valdesi" e quello degli abitanti del cantone di Vaud: "Vaudois". In italiano, però, questi ultimi sono detti "vodesi".

Riccardo Venturi - 22/1/2009 - 15:28


Attenzione: il Canton Vaud, con capitale Losanna, non comprende Ginevra, che è invece la capitale dell'omonimo "canton de Genève". I ginevrini naturalmente ci tengono tantissimo... ;)

Lorenzo - 22/1/2009 - 16:49


Errore madornale feci!!! Terìbbile! Chiedo venia!!

Riccardo Venturi - 22/1/2009 - 19:37


Sorry RV e CCG Staff, mea culpa, dovevo prendermi la briga di risistemare il testo invece che copiarlo e incollarlo... Invece più che "brigo" son stato pigro...
Massimo rispetto comunque alla Cantarana che, come La Grangia e alcuni (pochi) altri cori piemontesi, lavora con impegno e passione...


(Alessandro)

Nun te preoccupà, Alessandro...famo quer che potemo tutti quanti! :-DDD [RV]

22/1/2009 - 21:39


Moi aussi, il me plaît bien de trouver sur le site un chant des Vaudois. Vous devinez aisément pourquoi...

Marco Valdo M.I. - 22/1/2009 - 22:12


Ho qualche dubbio che possiate pubblicarmi questo contributo, ma ci provo lo stesso…
E’ che vi voglio raccontare che per la prima volta in vita mia ho acquistato un’arma…
Ammetterete che non sarebbe proprio una cosa da scriversi su di un sito che parla di canzoni contro la guerra, ma l’arma che ho comprato è una beidana, la mannaietta (nemmeno tanto piccolina, nonostante il diminutivo) che i guerriglieri valdesi usarono nel corso del XVI e XVII secolo per difendersi dai loro persecutori piemontesi e francesi…
E’ quindi un’arma simbolo di resistenza, e spero che questo mio breve intervento per raccontarvela trovi asilo su questo sito.

Quella di cui finalmente sono entrato in possesso non è una beidana originale, non potrei permettermela… L’ho comprata a Luserna San Giovanni, in Val Pellice, da Pino Costa, il fabbro forgiatore che ha contribuito alla riscoperta di questo oggetto, bello e micidiale, così carico di storia, una storia di sangue, di lotta e di dignità.
Pino Costa vive in un’antica cascina di un’antica frazione valdese arrampicata sulle colline di Luserna, non molto distante dalla casa natale di Giosuè Janavel, il capo della resistenza valdese nella seconda metà del 600…
Pino Costa fa il “forgiairon” da una vita e da alcuni anni batte l’acciaio per forgiare beidane assolutamenti fedeli alle forme originali.
E ci tiene a farti subito sapere che la beidana non era affatto, come pure alcuni studiosi sostengono, un attrezzo agricolo usato accidentalmente come arma di difesa… Se è vero che dalle mannaie e dalle roncole contadine deriva, la beidana (il nome discende probabilmente dal patois “bec d’ània”, ossia “becco d’anatra”) nacque proprio come arma da difesa, e nel corso del tempo – man mano che persecuzioni e resistenza continuavano - venne perfezionata, si allungò gradatamente e si arricchì di dettagli, alcuni funzionali (come lo spacca-lama posto in prossimità del manico, che serviva ad intercettare la lama dell’avversario e a disarmarlo), altri puramente artistici, come il famoso traforo a cuore o a croce sulla sommità della lama, nella sua parte più larga.
Le prime beidane vere e proprie furono usate contro i soldati di Giorgio Costa, conte della Trinità, mandati da Emanuele Filiberto di Savoia a scorta dei missionari che avrebbero voluto imporre “col Vangelo e con la spada” il cattolicesimo nelle valli Pellice, Chisone e Germanasca… La repressione non ebbe alcun successo e, anzi, Emanuele Filiberto dovette scendere a più miti consigli e, con la “Pace di Cavour” del 1561, i valdesi delle valli ottennero da lui una relativa libertà di culto e la restituzione dei beni che erano stati loro confiscati…
Ben più violente furono le persecuzioni cui i valdesi delle valli furono soggetti cento anni più tardi… Nel corso delle cosiddette “Pasque piemontesi” del 1655, le truppe del marchese di Pianezza, integrate da criminali comuni e persino da mercenari irlandesi (cattolici, of course), portarono morte e distruzione nei paesi delle valli Pellice e Germanasca…Il bilancio finale oscilla tra i 1700 e i 2000 morti e le efferatezze compiute dalle soldataglie sulla popolazione civile furono tali che il Signore de Petitbourg, comandante di uno dei reggimenti, arrivò a rassegnare le proprie dimissioni per protesta… Ma la resistenza dei valdesi, beidana e archibugio alla mano, fu eroica… Pino Costa mi ha portato a Rorà a visitare la casa dove nacque Giosuè Janavel, che proprio durante le “Pasque piemontesi” tenne testa con 17 compagni a 600 soldati del reggimento del conte Cristoforo di Lucerna. Janavel era un irriducibile e continuò la guerriglia contro i Savoia per anni, tanto che la sua testa divenne la posta in gioco in cambio della pace: nel 1663 Janavel e i suoi partigiani accettarono volontariamente l’esilio in Svizzera purchè il duca Carlo Emanuele II avesse posto fine alle incursioni contro la popolazione civile… Ma i Savoia non mantennero la parola e Janavel fu ben presto raggiunto in Svizzera dai profughi valdesi cacciati dalle valli da Vittorio Amedeo II. Nel 1689, pur essendo ormai troppo vecchio e malandato per combattere, Janavel scrisse le istruzioni militari che consentirono ai valdesi il “Glorioso Rientro”, il ritorno nelle terre che erano stati costretti ad abbandonare solo qualche anno prima.
Il “Leone di Rorà”, il “Capitano delle Valli” si spense a Ginevra, in terra d’esilio, il 5 marzo 1690.

Et voilà, ed ora sono proprietario di una bella beidana, con tanto di traforo a cuore e di ricciolo e ne sono fiero, checchè voi ne pensiate…
Grazie a Pino Costa per la bella mattinata che mi ha fatto trascorrere nelle terre degli indomiti valdesi che nessuna persecuzione potè annientare anche perché, come si gridava in piazza ormai molto tempo fa: “El pueblo unido jamás será vencido”, però anche “El pueblo armado jamás será matado”…

Alessandro - 30/11/2009 - 12:48


Naturalmente ho mandato il mio contributo sulla beidana a Pino Costa, il Maestro che le forgia di nuovo, negli stessi luoghi che le videro impugnate dai valdesi contro l'intolleranza e la repressione, per la libertà...

Pubblico quanto Pino Costa mi ha scritto in risposta il 1 dicembre scorso, un messaggio stringato ma che credo importante:

"Ciao Alessandro, scusa se ti rispondo con un pò di ritardo. Considero quello che mi hai mandato un gradito regalo.
Quello che penso su tutto ciò occuperebbe troppo spazio e troppo tempo per dirlo con una certa compiutezza.
Sono sicuramente antimilitarista mentre ho sempre avuto dei dubbi sul pacifista, pur considerandolo un alto e nobile ideale... Vorrei che nessuno mai dovesse essere stato costretto a trasformare un attrezzo da lavoro in un arma, invece a qualcuno è toccato...
E questo mondo continua a sfornare soprusi tali da rendere facile vedere dove stia il male.
Ho sempre visto nella beidana questo messaggio."

Quanto Pino Costa ha scritto mi ricorda molto quello che scrisse il SubComandante Marcos dell'EZLN all'inizio dell'insurrezione zapatista in Chiapas, Messico, nel 1994: "Per questo ci siamo fatti soldati, perché un giorno non siano più necessari i soldati."

Alessandro - 3/12/2009 - 08:48


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