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Canzone del popolo Algerino

Fausto Amodei
Lingua: Italiano


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Testo di Michele L. Straniero
Musica di Fausto Amodei

«La canzone successiva di Straniero, che ebbi il compito di mettere in musica, fu "La canzone del popolo algerino". Nella presentazione, che Straniero stesso ne fece, riproponendola in un disco pubblicato anni dopo, scriveva fra l’altro:
Per la mia generazione, la guerra d’Algeria ha avuto il valore che ebbe per i nostri padri la guerra di Spagna, e per i più giovani quella del Vietnam: ci fece scoprire l’oppressione e la tortura, ci diede la certezza morale e l’entusiasmo di essere dalla parte giusta, ci aiutò a capire la dinamica della storia, fu quella che si dice una "presa di coscienza" che ci aiutò a diventare adulti.

L’elemento del testo, che per me ebbe più importanza, e che tesaurizzai anche per le mie successive performances da cantautore, fu il fatto che, anziché risolversi in un’invettiva contro il colonialismo e contro le sue guerre di oppressione, riusciva a sviluppare delle riflessioni e dei giudizi meditati, allorché ad esempio rivolgendosi con aria dolente al soldato francese, mandato lontano a far la guerra, gli ricorda: «Dal tuo paese un giorno, dalla Francia/ venne una luce immensa: / dicevano "Uguaglianza, Fratellanza…"/ Ora fermati e pensa!». Con una canzone cioè era possibile svolgere un discorso anche complesso, non solo elementare e visceralmente sentimentale, un discorso che, a naso avrebbe dovuto essere affidato di norma solo ad un saggio critico o ad un articolo di fondo. Fu un esempio che mi aiutò moltissimo a definire e sviluppare i caratteri e le possibilità della "canzone militante" della "canzone d’intervento", con la quale per un bel po’ di anni a venire mi sarei cimentato. La musica di questa canzone si componeva di due distinte melodie, che si alternavano: la prima, dolente e da cantare sottovoce, accompagnava la domanda reiterata: «Chi ti ha mandato/ soldato,/ col fucile alla mano?/ Chi ti ha mandato/ ragazzo,/ a sparare (ferire, morire) lontano?» La seconda invece più concitata ed impetuosa, accompagnava le strofe in cui si chiedeva al ragazzo di rendersi conto della gravità di ciò che era obbligato a compiere, lo si invitava a ribellarsi in nome, appunto, delle nobili tradizioni del suo paese.»

(Fausto Amodei, da Gli argomenti umani)
Chi ti ha mandato, soldato,
col fucile alla mano?
chi ti ha mandato, ragazzo,
a sparare lontano?

Tu vieni con la rabbia nella voce,
vieni con l’odio in faccia:
è tuo dovere d’essere feroce,
sangue lasci per traccia.

Non senti ribellarsi nelle vene
il grido della gente,
non sai più cosa sono il male e il bene
quando gridi "presente!".

Chi ti ha mandato, soldato,
col fucile alla mano?
chi ti ha mandato, ragazzo,
a ferire lontano?

La terra che ti brucia sotto i piedi
ci costa tanti morti:
fermati e pensa a tutto ciò che vedi,
al grido degl’insorti.

Dal tuo paese un giorno, dalla Francia,
venne una luce immensa:
dicevano "uguaglianza, fratellanza"
ora fermati e pensa:

Chi ti ha mandato, soldato,
col fucile alla mano?
chi ti ha mandato,
ragazzo, a morire lontano?

Ritorna a casa, racconta,
tutto quello che vedi:
offesa, invasa, sconvolta,
la terra d’Algeria rimane in piedi!

inviata da Riccardo Venturi



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