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Μπροστά πηγαίνει ο λαός

Nikos Xylouris / Νίκος Ξυλούρης



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Stavros Xarchakos.
Stavros Xarchakos.
Brostá pigaínei o laós
Στίχοι: Γιώργος Σκούρτης
Μουσική: Σταύρος Ξαρχάκος
Πρώτη εκτέλεση: Νίκος Ξυλούρης & Χορωδία ( Ντουέτο )
Από τη "Συμφωνία της Γιάλτας και της πικρής αγάπης τα τραγούδια" [1976]
Testo di Yorgos Skourtis
Musica di Stavros Xarchakos
Interpretazione originale: Nikos Xylouris e coro (duetto)

Dall' "Accordo di Yalta e canzoni dell'amaro amore" [1976]

Η ΣΥΜΦΩΝΙΑ ΤΗΣ ΓΙΑΛΤΑΣ ΚΑΙ ΤΗΣ ΠΙΚΡΗΣ ΑΓΑΠΗΣ ΤΑ ΤΡΑΓΟΥΔΙΑ
L'ACCORDO DI YALTA E LE CANZONI DELL'AMARO AMORE


sinfoniayaltas


Che cosa abbia significato per la Grecia l'accordo di Yalta con il quale le potenze vincitrici della II guerra mondiale si spartirono il mondo per cinquant'anni, è cosa nota. Ricadendo la Grecia nel “mondo occidentale” sotto l'egida degli USA e della Gran Bretagna, ne susseguì una sanguinosa guerra civile (durata fino al 1949) che vide le forze partigiane comuniste soccombere e riempire i cimiteri e i campi di concentramento (tra i quali quello della famigerata isola di Makronisso). Non finì certamente con l'amnistia del 1950: le conseguenze della guerra fredda, e del trovarsi la Grecia, come altri paesi, sul “confine” della Cortina di Ferro, fecero sì che il Paese subisse in modo devastante l'influenza americana: lo stesso colpo di stato del 21 aprile 1967, che mise al potere -primo caso nel mondo- direttamente un dipendente della CIA (Georgios Papadopoulos) ne è una diretta emanazione. Su tutto ciò il grande musicista Stavros Xarchakos volle comporre la sua “sinfonia” (in lingua greca, lo ricordiamo, i termini “accordo” e “sinfonia” sono identici: συμφωνία) affidandola ai versi di Nikos Gatsos, Pavlos Matesis, Yorgos Skourtis, Vangelis Goufas e Mattheos Moundes, e alle voci di Nikos Xylouris, Dimitra Galani e Stavros Paravas. Un'opera capitale nella musica e nella canzone d'autore greca.

  • Αγάπη αγάπη
  • Τη σπάθα σήκωσε και πάλι
  • Ο Σαμ ο Τζόνυ κι ο Ιβάν
  • Πουλημένοι
  • Πατρίδα χιλιονικημένη
  • Μπροστά πηγαίνει ο λαός
  • Τριάντα χρόνια
  • Θρήνος για ένα παλικάρι
  • Κóκκινα τριαντάφυλλα
  • Κορίτσι στ'όνειρο
  • Ταξιδεύουμε αδέρφια

  • Come si evince dal video allegato, anche questa canzone è dedicata sia alla rivolta del Politecnico ateniese del novembre del 1973, sia, in senso più generale, alla lotta contro la dittatura militare greca. Dopo il goffo tentativo di "democratizzazione" di Papadopoulos e la rivolta del novembre, il regime, col colpo di stato di Ioannidis, tornò ad essere durissimo e repressivo al massimo grado per i pochi mesi che gli restavano da vivere. Nel luglio del 1974, col disastro cipriota, la dittatura si dissolse; iniziava la Μεταπολίτευση. Nel frattempo, canzoni come queste sostenevano il popolo greco nella sua resistenza. Ma il poeta Yorgos Skourtis, autore dei versi, non lesinava critiche alla passività dimostrata da una discreta parte della popolazione ellenica: sua è anche l'impietosa e realistica Μπήκαν στην πόλη οι οχτροί. A qualcuno farà comunque piacere sapere che il boia fascista Ioannidis si trova attualmente ancora in galera. D'accordo essere contro le galere, come lo siamo senz'altro: ma siamo anche ferocemente antifascisti, e un fascista in galera sta nel posto che gli compete. Delle vostre galere un giorno un buon uso sapremo far... [CCG/AWS Staff]
    Μπροστά πηγαίνει ο λαός
    Και πίσω ο χάρος πάει
    Ένας φρουρός κι άλλος φρουρός
    Στου χωρικού το πλάι

    Στο δάσος των παλιών νεκρών
    Τώρα χωριάτης φτάνει
    Το βασιλιά αψήφησε
    Την κεφαλή του χάνει
    Μα οι νεκροί σαλεύουνε
    Οι μνήμες ζωντανεύουν
    Οι ρίζες των παλιών νεκρών
    Εκδίκηση γυρεύουν

    Μα οι νεκροί σαλεύουνε
    Οι μνήμες ζωντανεύουν
    Οι ρίζες των παλιών νεκρών
    Εκδίκηση γυρεύουν
    Στο δάσος των παλιών νεκρών
    Τον φέρνουν τον Μπερτόλδο
    Τον άτρομο το χωρικό
    Σαν αδερφό ολόιδιο

    Τον φέρνουνε για θάνατο
    Τον φέρνουν για μαχαίρι
    Γιατί δεν φίλησε ποτέ
    Του βασιλιά το χέρι
    Μα εμείς οι ρίζες οι παλιές
    Και των νεκρών η γνώμη
    Τον δήμιο θ'αρπάξουμε
    Αυτόν που θανατώνει

    Μα εμείς οι ρίζες οι παλιές
    Και των νεκρών η γνώμη
    Τον δήμιο θ'αρπάξουμε
    Αυτόν που θανατώνει

    Μα οι νεκροί σαλεύουνε
    Οι μνήμες ζωντανεύουν
    Οι ρίζες των παλιών νεκρών
    Εκδίκηση γυρεύουν

    Μα οι νεκροί σαλεύουνε
    Οι μνήμες ζωντανεύουν
    Οι ρίζες των παλιών νεκρών
    Εκδίκηση γυρεύουν.

    inviata da Riccardo Venturi - 19/9/2008 - 01:17





    Il testo originale trascritto semifoneticamente:
    Romanized (semi-phonetical) lyrics:
    BROSTA PIJENJI O LAOS

    Brostá pijénji o laós
    kje píso o háros pái
    énas frurós kji álos frurós
    stu horikú to plái

    Sto dásos tom baljón nekrón
    tóra horjátjis ftánji
    to vasiljá apsífjise
    tin gjefaljí tu hánji

    Ma i nekrí salévune
    i mnjímes zondanévun
    i rjízes tom baljón nekrón
    egδíkjisi jyrévun

    Sto dásos tom baljón nekrón
    ton férnun to Bertólδo
    ton átromo to horikó
    san aδerfó olóiδjo

    Ton férnune jia θánato
    ton férnun jia maçérji
    jiatí δen fíljise poté
    tu vasiljá to çérji

    Ma emjís i rjízes i paljés
    kje ton nekrón i γnómji
    ton δímjo θ'arpáxume
    aftóm bu θanatónji.

    inviata da Riccardo Venturi - 19/9/2008 - 02:38




    Lingua: Italiano

    Versione italiana di Riccardo Venturi
    19 settembre 2008
    AVANZA IL POPOLO

    Avanza il popolo,
    indietreggia la morte.
    L'uno e l'altro vegliano
    a fianco della gente.

    Nel bosco degli antichi morti
    ora giunge un contadino.
    Il re lui ha disprezzato,
    la testa gli ha spiccato.
    Ma i morti si muovono
    e i ricordi vivono.
    Le radici degli antichi morti
    chiedono vendetta.

    Ma i morti si muovono
    e i ricordi vivono.
    Le radici degli antichi morti
    chiedono vendetta.

    Ma i morti si muovono
    e i ricordi vivono.
    Le radici degli antichi morti
    chiedono vendetta.
    Nel bosco degli antichi morti
    stanno portando Bertoldo;
    e impavido è il Paese
    proprio come un fratello.

    E lo portano a morte,
    lo portano al supplizio
    perché non ha mai amato
    la mano del re.
    Ma noi, radici antiche
    e saggezza dei morti
    cattureremo il boia,
    quello che dà la morte

    Ma noi, radici antiche
    e saggezza dei morti
    cattureremo il boia,
    quello che dà la morte

    Ma i morti si muovono
    e i ricordi vivono.
    Le radici degli antichi morti
    chiedono vendetta

    Ma i morti si muovono
    e i ricordi vivono.
    Le radici degli antichi morti
    chiedono vendetta.

    19/9/2008 - 02:27


    Se mai esiste una canzone che sappia rendere, nella melodia e nelle parole, la cruda e magnificente solennità di una Grecia senza tempo, è questa. Significativamente, però, come esempio senza alcuna nazione di resistenza al potere anche a costo della vita, il grande e scomodissimo Skourtis ha voluto prendere una figura della tradizione popolare di un altro paese, Bertoldo. Logico che questa canzone la si veda associata, anche in YouTube, alla resistenza alla dittatura fascista e ai soprusi assassini polizieschi: dal Politecnico a Alexandros Grigoropoulos. Il tutto è sottolineato dall'interpretazione popolare drammatica di Xylouris e del coro: una canzone che potrebbe essere l'inno di un intero popolo e di un'intera resistenza di secoli.

    Riccardo Venturi - 9/3/2009 - 22:03


    Un'altra di quelle canzoni interpretate da Xylouris, direi, che andrebbero fatte ascoltare a forza ai signorini dell' "arcangelo né di destra né di sinistra". O come sarà che codesto "arcangelo" la Ποτέ θα κάνει ξαστεριά non è mai andato a cantarla ai circoli ufficiali, bensì in mezzo al Politecnico in rivolta? E quando cantava le poesie dei comunisti Ritsos e Vàrnalis? Ci vorrebbe un autobus per andare una mezza giornata in Arcangelandia a raccontarglielo, ché i nemici non sono entrati soltanto in città, ma anche a casa sua...

    Riccardo Venturi - 6/7/2012 - 13:55


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