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Eskimo

Francesco Guccini


Lingua: Italiano

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Auschwitz (Canzone del bambino nel vento)
(Francesco Guccini)
Dio è morto
(Francesco Guccini)
Canzone di notte n°2
(Francesco Guccini)


it.fan.musica.guccini
[1978]
Testo e musica di Francesco Guccini
Album: Amerigo
Lyrics and music by Francesco Guccini
From the album "Amerigo"


Un eskimo innocente degli anni '70. Direttamente da eBay.
Un eskimo innocente degli anni '70. Direttamente da eBay.


Senza titolo (e senza eskimo)
di Riccardo Venturi

Chi leggerà queste righe penserà, forse: "Ecco, ci sono cascati pure loro". Nella mania degli -ennali, nel trentennale del '77, nel quarantennale del '68. In effetti, in quest'anno di grazia 2008, che rischia di passare alla storia come tra i più fascisti della nostra storia, è tutto un gran fiorire di sessantottate & sessantottaggini su quell'anno "che ha cambiato il mondo". Giuro solennemente che non è mia intenzione unirmi a questo coro –anzi, visto il cantautore protagonista di questa pagina, scusate, non mi lego a questa schiera. Stavo sonnecchiando nel mio candido lettino, quando una voce (sempre per restare in tema) mi ha detto: Riccardo! Svegliati, sono il tuo Dio. Solo che, essendo noto al mio Dio che non sono granché adatto a parlare di Genesi, mi ha proposto una specie di sproloquio sessantottardo; anno in cui, è bene farlo presente, avevo la veneranda età di anni cinque.

Viste le premesse, ho pensato di ricorrere a "Eskimo" di Francesco Guccini. In realtà, di canzoni –contro la guerra e di altra natura- nate intorno al '68, in tutti i paesi, in questo sito ce ne sono letteralmente a centinaia; però "Eskimo", anche per la sua notorietà, almeno limitatamente all'atmosfera italiana (più che agli avvenimenti, che anzi sembrano accuratamente evitati da Guccini in questa canzone dichiaratamente personalistica) può essere considerata una specie di "summa", un discreto Bignami di tutto quel che dev'essere stato quell'anno (e dintorni) nel nostro paese. Dico "dev'essere stato", perché a cinque anni d'età io mi ricordo di corse per i campi all'Isola d'Elba e poco altro di più.

Eppure, anche nella sua particolare dimensione, "Eskimo" è una canzone che riesce a rendere bene tutte le principali tematiche di quel periodo. Scritta in un altro "-ennale" (è del 1978, quindi un decennale, ma molto più recente, presente e vissuto di questo), era a volte preceduta, durante le esecuzioni dal vivo, da uno dei più classici sproloqui gucciniani in cui il "Vate" avvertiva che, in Italia, il '68 era in realtà avvenuto nel '69. Questo è vero soltanto in parte; in realtà, si può dire con altrettanti buoni motivi che il '68, in Italia, sia cominciato addirittura prima che in Francia, prima del maggio. I francesi, con la loro innata capacità di "nazionalizzare" ogni cosa, pure le rivolte, tendono ad ignorare cosa è avvenuto negli altri paesi; ma il '68 italiano, oltre ad avere avuto tra i suoi avvenimenti decisivi proprio quell'anno, è iniziato ben prima. E' iniziato con la Lettera alla professoressa di Don Milani, è iniziato con la "Zanzara" del liceo Parini, è iniziato con l'Alluvione di Firenze e con gli "angeli del fango", è iniziato con la mobilitazione contro il colpo di stato dei Colonnelli in Grecia il 21 aprile 1967, è iniziato con un sacco di cose. Lo sproloquio gucciniano è quindi, come detto, motivato solo in parte, oppure motivato dall'intenzione di fare una boutade che pure qualche fondo di verità ce lo ha. Magari, un po' d'inizio anticipato è dovuto anche a Guccini, che nel 1964 scrive Auschwitz, nel '67 L'atomica cinese e, nel '65, Dio è morto, canzone poi autocitata nel testo di "Eskimo". Sì, qualche granello al '68 l'ha portato pure il Guccini.

A mio parere, uno dei più grossi errori che sono stati commessi nei confronti del modenese/pavanese è stato quello di considerarlo un cantautore "politico". Guccini è un contastorie (la "o" non è un refuso). Contando (e cantando, certo) le sue storie, Guccini si è sempre messo dalla propria parte, quella del proprio "io", senza sconfinare praticamente mai nel collettivo (con qualche rarissima eccezione). Qualche indulgenza al periodo, certo, i pugni chiusi, il suo presupposto anarchismo, le locomotive e le foto col cappellaccio. C'è poi la Canzone di notte n°2, forse un autentico "unicum" nella sua carriera. Ma Guccini dev'essere venuto al mondo per raccontare, e nessuno può imputargli di aver mai fatto qualcosa di diverso. A volte lo ha fatto meravigliosamente, a volte bene, a volte così e così, a volte male e a volte persino in modo pessimo. Però raccontato ha sempre; così in "Eskimo", in cui, attraverso la sua storia e i suoi ricordi, traccia un ritratto. I "ritratti" di Guccini non sono quelli del suo più recente (e a mio parere bruttissimo) album; sono quelli che ha fatto ben prima, anche in canzoni cosiddette "minori" (e questa, però, è probabilmente tra le maggiori).

Un ritratto che non parte nemmeno dal '68 e dal suo eskimo-simbolo, ma da ben prima. 1978, "Vent'anni fa o giù di lì": si va addirittura al '58, ai primissimi anni '60. Il racconto di quando aveva diciotto o vent'anni. Un racconto di una Bologna irrimediabilmente scomparsa (come ha fatto in altre canzoni), e un racconto che –diciamocelo francamente- è occupato in buona parte dal sesso. Gli anni della liberazione sessuale, soprattutto da parte delle donne, degli amori fatti "alla boia d'un giuda", eccetera. Ecco che si arriva al fatidico '68, quando "scoppia finalmente la rivolta": il ritratto viene fatto con poche pennellate, l'ovvio Dylan, i Provos olandesi, l'LSD. Ma una caratteristica di Guccini sono le sue brevi folgorazioni. Un verso, anzi un mezzo verso, poche parole. "Ma avevo la rivolta fra le dita". A rigore, tutta la canzone è qui. Tutto quel che sono stati quegli anni, è in quelle parole. La "rivolta fra le dita" che sembra sposarsi a meraviglia col "potere scagliato dalle mani" di Fabrizio de André.

Quel che poi è stato dopo, interessa relativamente. Che cosa ne sia stato veramente del '68, se abbia o meno "cambiato il mondo"…vengono quasi a mente i "quattro amici al bar" di Gino Paoli che "volevano cambiare il mondo", e anche la perfida parodia di Elio e le Storie Tese in stile "anniottanta", "eravamo quattro amici al bar che volevano cambiare il bar". Non voglio proprio "quarantennalizzare" un bel niente. La rivolta fra le dita, boh, magari qualcuno se la sente ancora; ma ha da fare i conti con quel che Guccini ha evitato di raccontare, ha a che fare con la repressione, con le galere, con la morte, con l'eroina messa in circolazione per distruggere una generazione, una rivolta e le sue dita. Interessa poco anche quel che è stato di Guccini, ché in fondo sono esclusivamente affari suoi. Interessa molto, invece, ritrovare in questa canzone, anzi in questa storia, quel voler essere forever young che sembra essersi perso; ma forse non si è perso. Si è soltanto nascosto. Sta a tutti noi ritrovarlo.
Questa domenica in Settembre non sarebbe pesata così,
l' estate finiva più "nature" vent' anni fa o giù di lì...
Con l' incoscienza dentro al basso ventre e alcuni audaci, in tasca "l'Unità",
la paghi tutta, e a prezzi d' inflazione, quella che chiaman la maturità...

Ma tu non sei cambiata di molto anche se adesso è al vento quello che
io per vederlo ci ho impiegato tanto filosofando pure sui perchè,
ma tu non sei cambiata di tanto e se cos' è un orgasmo ora lo sai
potrai capire i miei vent' anni allora, i quasi cento adesso capirai...

Portavo allora un eskimo innocente dettato solo dalla povertà,
non era la rivolta permanente: diciamo che non c' era e tanto fa.
Portavo una coscienza immacolata che tu tendevi a uccidere, però
inutilmente ti ci sei provata con foto di famiglia o paletò...

E quanto son cambiato da allora e l'eskimo che conoscevi tu
lo porta addosso mio fratello ancora e tu lo porteresti e non puoi più,
bisogna saper scegliere in tempo, non arrivarci per contrarietà:
tu giri adesso con le tette al vento, io ci giravo già vent' anni fa!

Ricordi fui con te a Santa Lucia, al portico dei Servi per Natale,
credevo che Bologna fosse mia: ballammo insieme all' anno o a Carnevale.
Lasciammo allora tutti e due un qualcuno che non ne fece un dramma o non lo so,
ma con i miei maglioni ero a disagio e mi pesava quel tuo paletò...

Ma avevo la rivolta fra le dita, dei soldi in tasca niente e tu lo sai
e mi pagavi il cinema stupita e non ti era toccato farlo mai!
Perchè mi amavi non l' ho mai capito così diverso da quei tuoi cliché,
perchè fra i tanti, bella, che hai colpito ti sei gettata addosso proprio a me...

Infatti i fiori della prima volta non c' erano già più nel sessantotto,
scoppiava finalmente la rivolta oppure in qualche modo mi ero rotto,
tu li aspettavi ancora, ma io già urlavo che Dio era morto, a monte, ma però
contro il sistema anch' io mi ribellavo cioè, sognando Dylan e i provos...

E Gianni, ritornato da Londra, a lungo ci parlò dell' LSD,
tenne una quasi conferenza colta sul suo viaggio di nozze stile freak
e noi non l' avevamo mai fatto e noi che non l' avremmo fatto mai,
quell' erba ci cresceva tutt' attorno, per noi crescevan solo i nostri guai...

Forse ci consolava far l' amore, ma precari in quel senso si era già
un buco da un amico, un letto a ore su cui passava tutta la città.
L'amore fatto alla "boia d' un Giuda" e al freddo in quella stanza di altri e spoglia:
vederti o non vederti tutta nuda era un fatto di clima e non di voglia!

E adesso che potremmo anche farlo e adesso che problemi non ne ho,
che nostalgia per quelli contro un muro o dentro a un cine o là dove si può...
E adesso che sappiam quasi tutto e adesso che problemi non ne hai,
per nostalgia, lo rifaremmo in piedi scordando la moquette stile e l'Hi-Fi...

Diciamolo per dire, ma davvero si ride per non piangere perchè
se penso a quella che eri, a quel che ero, che compassione che ho per me e per te.
Eppure a volte non mi spiacerebbe essere quelli di quei tempi là,
sarà per aver quindici anni in meno o avere tutto per possibilità...

Perchè a vent' anni è tutto ancora intero, perchè a vent' anni è tutto chi lo sa,
a vent'anni si è stupidi davvero, quante balle si ha in testa a quell' età,
oppure allora si era solo noi non c' entra o meno quella gioventù:
di discussioni, caroselli, eroi quel ch'è rimasto dimmelo un po' tu...

E questa domenica in Settembre se ne sta lentamente per finire
come le tante via, distrattamente, a cercare di fare o di capire.
Forse lo stan pensando anche gli amici, gli andati, i rassegnati, i soddisfatti,
giocando a dire che si era più felici, pensando a chi s' è perso o no a quei party...

Ed io che ho sempre un eskimo addosso uguale a quello che ricorderai,
io, come sempre, faccio quel che posso, domani poi ci penserò se mai
ed io ti canterò questa canzone uguale a tante che già ti cantai:
ignorala come hai ignorato le altre e poi saran le ultime oramai...

inviata da Riccardo Venturi - 7/5/2008 - 16:58


"Provos" è il termine con cui venivano chiamati i contestatori in Olanda.

Raduno di Provos a Amsterdam, 1965.
Raduno di Provos a Amsterdam, 1965.


Come i teddy boys inglesi, i beatniks americani, i blousons noirs francesi, i capelloni italiani. I loro leader erano Jasper Grotveld e Bernard de Vries. Quest'ultimo, studente di lettere, diventa notissimo il 10 marzo 1966 organizzando una goliardata contro la famiglia reale. Qualcuno grida all'attentato, ma è solo un atto dimostrativo: durante il corteo nuziale della principessa Beatrice vengono esplosi petardi fumogeni che non fanno alcuna vittima, ma spaventano e imbizzarriscono i cavalli della carrozza reale. L'altro, Grotveld, è un pulitore di vetri che va in giro con pantaloni da cavallerizzo e inventa slogan creativi come "Invenzione, fantasia, comunicazione!". Scelgono di chiamarsi "provos", cioè "provocatori", ma non hanno nulla di violento. La "rivoluzione del provotariato" è un susseguirsi di azioni più scherzose che pericolose. Cementano le marmitte per convincere ad abbandonare le auto, tirano fuori dai giacconi all'improvviso dei biberon e succhiano latte davanti alla gente, si vestono con jeans e giubbotti di tela bianchi e circolano con biciclette rigorosamente dipinte di bianco.

Una witte fiets, la bicicletta bianca dei Provos.
Una witte fiets, la bicicletta bianca dei Provos.


Il loro simbolo è una mela, che mangiano pubblicamente e offrono in continuazione ai passanti. Il loro slogan è: "Siamo il vermetto che rode la società bacata." E sulla mela-simbolo c'è un piccolo punto nero che rappresenta questa funzione di erosione. Sono contro il capitalismo e il socialismo, perché il primo costringe la gente a lavorare per vivere, il secondo fa del lavoro la sua religione. Bisogna invece arrivare a far fare tutto dalle macchine, eliminando la necessità del lavoro. Nel novembre 1966 viene organizzato a Maastricht un raduno dei provos di tutta Europa: arrivano solo in sessanta, ma ci sono oltre cento giornalisti americani ed europei pronti a raccontare le loro stravaganze. Il movimento dura poco, superato dalla politicizzazione del '68, ma lascia il segno per le sue anticipazioni anticonsumistiche ed ecologiste.

Rielaborato da: Antonio Longo, Giommaria Monti, Le voci del'68, L'Unità-Le chiavi del tempo-Editori Riuniti, 2008, pp. 164/165.

Riccardo Venturi - 7/5/2008 - 17:36



Lingua: Esperanto

La versione in esperanto di Renato Corsetti

Dal sito di Pier Luigi Cinquantini
ANORAKO

Dimanĉo tia, tiam en septembro
verŝajne ĝi ne pezus tiel ĉi,
somero mortis laŭ alia tembro
ĝis antaŭ dudek jaroj pli-malpli.
Kun senkonscio en la pubo subo
revolucio kaŭris sub la saĝo,
vi plene pagas kaj laŭ inflacio
pro via tiu ĉi matura aĝo.
Sed dume vi ŝanĝiĝis tre malmulte
eĉ se nun estas en ekzpozici'
la io, kiun mi alstrebis stulte
kaj stulte filozofiumis pri.
Ĉe vi de tiam ne ŝanĝiĝis multo
kaj se vi nun komprenas pri orgasmo
duone klaras mia juntumulto
vi nun centjaras kaj sen entuziasmo.
Mi portis tiam simplan anorakon
pro malriĉeco kaj ne pro prefero:
ĝi ne simbolis klaskonscian jakon
por mi ne estis tio la afero.
Mi portis senmakulan konsciencon
kaj ĝin mortigi estis via celo,
vi uzis vian tutan paciencon
per fotoj familiaj kaj mantelo.
Jes ja, ŝanĝiĝis mi de tiu dato
la anorako, kiun konis vi,
ankoraŭ nun ĝin portas mia frato,
vi portus ĝin sed jam ne rajtas vi.
Ne eblas ŝanĝi flankon pro kapricoj
nur poste kaj pro ia mondospito,
vi nun promenas kun liberaj cicoj,
mi faris tion tiam sen medito.
Ni estis kune en Sankta Luĉia,
sub la servistarkado dum Kristnasko,
mi pensis ke Bolonjo estas mia,
dum dancis ni kun karnavala masko.
Ni ambaŭ lasis iun eksamikon
sen dramoj, sen kialoj, sen ŝancelo,
pro pulovero sentis mi ĝenpikon,
min ĝenis tiu aĵo, la mantelo.
Miaj fingroj sentis jam ribelimpeton,
sed mono tute mankis en la poŝo,
por mi vi pagis la kinejbileton
neniam iris vi kun ul' sen groŝo.
Mi ne komprenas kial vi min amis,
malsamis mi je ĉiu via kliŝo,
sed inter multaj, kiujn vi enflamis,
inklinis vi al ĉi bedaŭra fiŝo.
Unuafojaj floroj ne plu estis
en tiu jaro, en la sesdekoka,
finfine la ribelon mi ekfestis
aŭ simple fuĝis el medi' sufoka.
Ankoraŭ vi atendis ilin, tamen
mi jam diskriis ke ĵus "mortis Dio"
kaj mortis la sistemo, punkto, amen!
Kaj revis pri Dilan' kaj kompanio.
Kaj Ĝani ĵus revena de Londono
detale li prelegis pri LSD
lekciis al ni ĉiuj pri la fono
de geedziĝo laŭ hipia modo.
Ni kiuj ja neniam faris tion
ni kiuj ja neniam tion faros
ni spektis ĉi kreskantan utopion
kaj vidis ke problemoj ade aros.
Kaj eble nin konsolis nur amoro,
amoro kun iomo da perturbo,
en lito luprenebla nur dum horo
sur kiu kuŝis vice tuta urbo.
Amoro laŭ la stilo "je la diablo"
ĉu vidi aŭ ne vidi vian nudon
en tre malvarma ĉambra malagrablo
dependis de klimato ne de prudo.
Nun kiam ni ja povus tion fari
nun kiam la problemoj estas for
ni ree ŝatus por amoro stari
malantaŭ muro en malfrua hor'.
Nun kiam spertas ni pri preskaŭ ĉio
ni stare umus ree laŭ la kliŝo
kaj pro la damne granda nostalgio
ni riskus malpurigi vian tapiŝon.
Parolu ni pro emo al parolo,
ni ridu por ne plori ĉar en fin',
pensante pri tiama nia bolo,
mi gapas nun kompate vin kaj min.
Mi tamen nun imagas ke kvazaŭe
ni ree estas tiam en la fablo,
por esti dek kvin jarojn malantaŭe
kaj havi ĉion nur pro la probablo.
Je dudek jaroj ĉio estas ebla,
je dudek jaroj ĉio estas, eble.
Je dudek jaroj kiom da imagoj,
la kapo plenas nur je stultaj blagoj
aŭ eble tiam estis ni ni memaj
kaj la juneco estas iluzio
post diskoj kaj debatoj plurproblemaj
diru la veron, nu, ĉu restas tio?
Nun en septembro ĉi dimanĉa tago,
ĝi malrapide venas al la fino
kun la kutima tre sencela vago
dum zorgas mi pri aĵoj laŭ rutino.
Kaj same pensas eble la amikoj,
eksuloj, rezignintoj, forgesintoj
ludantaj per pasintomistifikoj
dum pensas ili pri malaperintoj
kun mia anorako laŭ kutimo
ankoraŭ ne sendita al arĥivo
mi faras mian eblon sed en limo
kaj morgaŭ zorgos, eble, pri la vivo,
plukantos mi al vi ĉi tiun kanton
kantitan same jam ali-okaze
ignoru ĝin, vi jam ignoris kvanton
kaj temas pri la lastaj ĉiukaze.

inviata da Nicola Ruggiero - 8/5/2008 - 11:27


GRANDE

FILEMAZIO - 27/12/2010 - 18:07


"Portavo allora un eskimo innocente, dettato solo dalla povertà"
da Bielle

"L’Eskimo? Lo comprai a Trieste, ero là per il servizio di leva e faceva un freddo boia: lo usavo non certo come una divisa, ma come un cappotto che teneva caldo e costava poco" Questo dichiarò il Maestrone in un'intervista da cui si evinceva che le idee sono una cosa, le etichette un'altra. Eskimo simbolo sì della rivolta, ma anche di una condizione esistenziale. Quella che porta alla poesia più che alla politica «A quell'epoca leggevo non tanto Marx e Marcuse - afferma Guccini nella stessa intervista - quanto Jorge Luis Borges e Omar Kayyam. E molti americani: Dos Passos, Steinbeck, Caldwell, Hemingway, Kerouac, Salinger. Nonché ovviamente Bob Dylan, il poeta in musica difficilmente inscrivibile in una fazione, influenzato da Dante e dalla Bibbia, da Rimbaud e Blake, da Ginsberg e dai grandi beatnik. Eravamo dylaniani fino al midollo - continua - fu lui, non Marcuse, a farci scoprire la contestazione studentesca e la canzone di protesta». Secondo Guccini il Sessantotto è stato il proseguimento di una vicenda umana, non soltanto sua, ma di tutta una generazione, quella che arrivava dagli anni Cinquanta, annusava ancora il retrogusto della guerra ed era piena di desiderio di cambiamento. «Prima che politico - spiega il cantautore emiliano - il Sessantotto fu un fatto propriamente umano. Da vivere tuttora, nella memoria, in chiave esistenziale, perché c'è un ideale libertario che è sempre esistito nell'uomo e va ben oltre gli schieramenti».

Come valutiamo "Eskimo"? 4 "locomotive" sia nella versione di Guccini che dei Luf. E' una canzone che è "invecchiata", anzi, che è già nata vecchia quando è stata fatta e a cui il resto del tempo passato non ha fatto particolarmente bene. E' roba dei "nostri tempi", roba de noantri che abbiamo fatto il '68, bene o male (o gli anni immediatamente circostanti). Non credo sia più attuale. La versione dei Luf diventa quasi un allegra ballata paesana, un po' bizzarra, un po' folle, che scarica su una situazione di provincia, quello che invece avveniva in una grande città. Ma siamo così sicuri che fosse poi tanto diverso?
http://www.bielle.org/Altro/Raffica/Luf_Eskimo.mp3

DonQuijote82 - 29/12/2010 - 11:14


Caspita! Tutti i link MP3 di Guccini andati in fumo! Volati via con l'anno vecchio?

giorgio - 1/1/2011 - 10:23


Caro Giorgio,
Questo è quello che l'esperta amministratrice Daniela K.D scriveva giorni fa nelle chiacchiere degli amministratori:

"tutti gli mp3 di grammy.ru inesistenti: i vecchi link puntavano tutti a canzoni diverse e ricercandoli ex-novo, anche se li si trova, non ne funziona nemmeno uno, quindi ho tolto tutto :-(
il problema con grammy.ru penso che non sia limitato a Guccini, purtroppo "

Io , che in queste e in molte altre cose "sono un povero ignorante e del suo discorso astratto ci ho capito poco o niente":) mi limito ad approvare i nuovi mp3 ed ad augurarti tutto quello che desideri!
Ciao

adriana - 1/1/2011 - 11:13


Per Adriana
-..da giorgio reduce da.. una bella sudata a capodanno:).. (ad ogni modo il sito lo merita!)
I link grammy.ru non sono inesistenti ma vengono sovente spostati... Comunque quelli che avevo postato io erano funzionanti (ne ho di tutti, per fortuna!, una copia nel PC).
Ragazzi, non occorre essere espertissimi: si fa la verifica, se "suona" si lascia, se no si cancella. Per alcuni siti sarebbe bene provare più volte prima di cancellare perché funzionano solo in determinate fasce orarie. Ma non è il caso di grammy.ru. Se vi sono altri altri link di grammy non funzionanti segnalàtemelo.. vedrò di estrapolare il link diretto, che offre, diciamo così, garanzie maggiori di durata..(grammy come altri siti, per es. unasmp3.net, fanno capo allo stesso database).

Adrianita.. ricambio di cuore il tuo stesso augurio insieme a quello di un felice 2011 senza guerre a te, a Daniela e a tutti gli altri admins (Grazie di esistere!)

giorgio - 1/1/2011 - 12:08


Se i link di grammy.ru vengono sovente spostati, allora non ne possiamo certamente usufruire per questo sito, e per quanto riguarda i link che funzionano solo in alcune ore del giorno francamente avrei qualche remora pure lì. Prima di cancellarli li ho ovviamente provati, e inoltre ho provato a cercarne dei nuovi e non ne funzionava neanche uno.
Inoltre sui video del Guccio è caduta la mannaia della EMI, che ha ne fatto rimuovere un'enormità da youtube (quelli per fortuna sono riuscita a sostituirli quasi tutti)... Insomma, un bell'inizio anno, non c'è che dire

daniela -k.d.- - 2/1/2011 - 14:43


Please, dear Daniela, don't lose your temper cioè 'un fari 'a bili :). Se no è davvero un brutto inizio anno. Ditemi soltanto se i link relativi al Guccio che ho postato ieri sono tutti funzionanti. È questo quello che conta, no?

Buon anno a tutti.

giorgio - 2/1/2011 - 15:08


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