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Dieci preghiere

Andrea Sigona


Lingua: Italiano


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[2008]
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Nel Bosco delle Castagne, in provincia di Udine Belluno, nel 1944 i fascisti si resero protagonisti dell’impiccagione di dieci partigiani una a distanza dell’altro di pochi alberi. Un’offesa alla dignità umana.



Località Bolzano bellunese, Belluno, Belluno, Veneto

Data 10 marzo 1945

Matrice strage Nazista

Numero vittime 11

Numero vittime uomini 11

Numero vittime uomini adulti 10

Numero vittime uomini senza informazioni 1

Descrizione: Il 6 marzo 1945 due (o tre) militari tedeschi muoiono a causa di una mina posta sotto un cartello antitedesco, al poligono di tiro di Belluno. Questo scatena la rappresaglia da parte del maggiore Schroder, il quale, al termine di una riunione con altri ufficiali, stabilisce l’uccisione di cinquanta partigiani. Una volta ottenuta l’approvazione del maggiore delle SS Thirolf da Bolzano, Schroder chiede i prigionieri al tenente Karl, capo della gendarmeria tedesca di Belluno, con sede nella caserma Tasso. Dato che non sono disponibili 50 prigionieri, il numero dei condannati scende a 10, 2 prelevati dalla caserma “Tasso” e 8 dalla caserma “D’Angelo”. Questi, scortati da Schroder, il suo battaglione e dal maresciallo Jabel nella frazione di Bolzano Bellunese, sono portati al “bosco delle Castagne” che si trova sopra il paese. Qui i 10 partigiani vengono impiccati a 10 alberi. Una volta tornati in caserma i tedeschi si rendono conto di aver impiccato Giovanni Cibien al posto di Giuseppe Cibien, che viene quindi portato nel piazzale della caserma e fucilato.

Modalità di uccisione:fucilazione,impiccagione

Trattamento dei cadaveri:Esposizione dei cadaveri

Tipo di massacro: rappresaglia

Estremi e note penali: Procura militare di Verona, n° registro generale 1930, fonte CPI 19/76.

Annotazioni: Le fonti non concordano sulla data dell’eccidio. Boschis e Pirina sostengono che il 10 marzo sarebbero stati uccisi i tedeschi dalla trappola e il 12 marzo 1945 si sarebbe compiuta la rappresaglia. Invece Gentile e Sirena affermano che l’episodio si sarebbe consumato il 10 marzo, mentre la morte dei soldati tedeschi risalirebbe a qualche giorno prima. La data dell’impiccagione è di certo quella del 10 marzo 1945, qualche dubbio rimane invece sul momento dell’attentato ai soldati tedeschi che scatena la rappresaglia.

straginazifasciste.it
L’una in punto....il fuoco cuoceva
Le solite scorte di un mattino qualunque vicino a primavera
Da dietro la soglia da dietro quel monte
I soliti spari di una guerra schifosa
E quei ragazzi la al fronte
In un mattino di marzo su queste strade scoscese
Dieci soldati marciavano cantando sopra la neve
Un attimo un fiato un pane e un saluto
Un augurio di tanta fortuna di un vecchio soldato

Se torneranno da vivi alzeremo bandiere
Se torneranno da morti piegheremo le vele
Se torneranno da vivi ci sarà per tutti da bere
Se torneranno da morti diremo preghiere

Pomeriggio in cantina e un pensiero al passato
Di quando anch’io da quel fronte quasi morto ammazzato
Vedevo l’Italia tra un ricordo e una foto
E una donna di soli vent’anni che mi avrebbe cercato
La fortuna e l’amore mi portarono indietro
Alle porte di questa mia vita ora vivo sereno
Ma quando rivedo divise e occhi belli
Come un incubo mi passan davanti galere e cancelli

Se tornerete da vivi alzerò le bandiere
Se tornerete da morti piegherò queste vele
Se tornerete da vivi alzerò il mio bicchiere
Se tornerete da morti dirò dieci preghiere

E se tornerete perché il vento avrà incrociato due stelle
Vorrà dire che disertare è più giusto che andare a vendere cara la pelle

inviata da adriana - 29/2/2008 - 14:09




Il 10 marzo 1945, furono dieci i partigiani impiccati al Bosco delle Castagne: Mario Pasi “Montagna”, Giuseppe Santomaso “Franco”, Francesco Bortot “Carnera”, Marcello Boni “Nino”, Pietro Speranza “Portos”, Giuseppe Como “Penna”, Ruggero Fiabane “Rampa”, Giovanni Cibien “Mino”, Giovanni Candeago “Fiore” e Ioseph, un soldato francese.

Questo il ricordo del fatto nelle parole di Giovanna Zangrandi nel libro “I giorni veri. Diario della Resistenza”:

Belluno, marzo 1945
Nella cucina del recapito 67 c’era traffico stamane, anche una certa euforia, c’erano diversi comandanti che parlavano di faccende, Carlo, Gianni e degli altri. C’era Burrasca che raccontava con enfasi il colpo fatto da Radiosa Aurora: l’altra notte andarono nel Bosco delle Castagne a mettere delle mine legate a cartelli con su «abbasso Hitler» e abbasso altre cose del genere là dove i tedeschi fanno i tiri. Eccoli infatti al mattino, arrivarono ben marciando e videro, tentarono di cavare gli indegni cartelli: kaputt un po’ di loro.
Ma adesso qualcuno è salito di corsa al 67, ha fiato in gola; dice che sta arrivando una colonna tedesca e che sta parandosi avanti dieci ostaggi dei nostri prelevati nelle carceri. Uno lo trascinano inerte su di una scala, forse è Montagna. Dieci dei nostri li portano al Bosco delle Castagne e non c’è bisogno di dirsi di più.
Montagna è un medico di Ravenna, arrivò qui con i primi organizzatori, lo presero e l’hanno torturato e torturato perché non parlava. Dopo il colpo grosso alle carceri nella scorsa primavera, dopo l’altra evasione rocambolesca di Attilio Tissi, un terzo colpo a Baldenich era impossibile. Hanno torturato Montagna fin che le piaghe delle botte gli hanno fatto marcio e cancrena; dentro un pezzo di pane è riuscito a mandar fuori un biglietto: «Compagni; mandatemi del veleno, non posso più…»; l’ho visto quel biglietto, scritto storto a matita, se vivrò ricorderò fino all’ultimo barlume quella riga e mezza a matita.
E adesso lui e gli altri nove per rappresaglia. I nostri comandanti e alcuni ragazzi corrono come matti, ma è impossibile far niente: se danno battaglia, se sparano, i tedeschi si mettono davanti i nostri e li sparano.
Questo greto sassoso di fiume bruciato e si corre tra i sassi, si corre come bestie impazzite, si vorrebbe far qualcosa e si corre.
La colonna verdognola avanti, tra gli alberi ancora spogli: si sono sentiti dei comandi rapidi, lontano tra gli alberi.
Si sono visti i nostri alzarsi, tirati su, a due a tre per albero, sulla collina; non sappiamo quale sia Montagna e i nomi esatti degli altri, dieci sono, dai tronchi sbuca un piede, una testa torta, uno con una maglietta a righe; in quell’albero che ne porta tre forse c’è anche il ragazzo dell’Ada, non conta chi sia, sono dieci e adesso sono ormai fermi come i tronchi che li portano.
Uno ha detto: «Far fesserie non serve. Ormai…». Un altro: «Andarsene noi vivi, pochi e quasi disarmati, restar vivi per ucciderli bene, quelli».

Il biglietto menzionato dalla Zangrandi è quello riprodotto in apertura: è di Mario Pasi, antifascista, medico e dirigente partigiano,  delle formazioni operanti nel bellunese. Catturato dalle SS alla fine del 1944, fu torturato e seviziato per quattro mesi e ridotto in fin di vita dal famigerato tenente Georg Karl, comandante della Gestapo di Belluno, ma rifiutò sempre di fornire informazioni. Fu fatto trasportare dai suoi stessi compagni perché non camminava nemmeno più, con le gambe fracassate dalla bastonate, una già divorata dalla cancrena.

anpimirano.it

Dq82 - 6/11/2017 - 19:29


Andrea Sigona, anche nel video, dice che il Bosco delle castagne è in provincia di Udine, invece è vicino a Bolzano Bellunese, in provincia di Belluno.

Dq82 - 6/11/2017 - 19:43


E' vero...non so perché la storia mi abbia suggerito Udine, ma l'importanza sta nel fatto che questo eccidio fu commesso a Belluno. La storia non deve avere errori, nella speranza augurio che non si debba ripete
andrea sigona

andrea sigona - 18/7/2018 - 14:07



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