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Amour, liberté, vérité

Pierre Perret


Lingua: Francese


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[1981]
Paroles et musique de Pierre Perret
Testo e musica di Pierre Perret
Album: Amour Liberté Vérité

perretamour
Ce matin ma plume est alerte
Elle redore le blason des mots
Un peu usés galvaudés certes
Mais qui ont pas dit leur dernier mot
Elle va sublimer les mots libres
La subversion et l'irrespect
Contester ma morale des livres
Innocenter les mots suspects

Amour liberté vérité
Il faudra choisir
Amour liberté vérité
Plutôt qu'obéir

Ce matin ma plume est au centre
En plein dans le cœur du sujet
La folle se frotte le ventre
Aux quadrillés d'un premier jet
Réhabilitant la mâtine
Les mots traqués qui en ont bavé
Qu'elle va quérir dans les épines
Voire même sous quelque pavé

Amour liberté vérité
Il faudra choisir
Amour liberté vérité
Plutôt qu'obéir

Elle va livrer sans rectitude
Ses solécismes en un bagout
Que d'aucuns trouvent d'habitude
Tout persillé de mauvais goût
Certes le goût des dithyrambes
Qu'un futur académicien
Accompagne de ronds de jambe
N'a rien à voir avec le mien

Amour liberté vérité
Il faudra choisir
Amour liberté vérité
Plutôt qu'obéir

Léautaud chrétien détestable
Confiait en ricanant tout bas
Qu'avant tout une chose convenable
C'est bien sûr celle qui ne convient pas
Que notre première patrie sur terre
Mes chers ministres c'est la vie
Je vous dis ça avant qu'y ait une guerre
Et que vous ne soyez dans vos abris

Amour liberté vérité
Il faudra choisir
Amour liberté vérité
Plutôt qu'obéir

Sacrifice et patriotisme
Gloire et honneurs fumisteries
Ces mots ne sont que des sophismes
Qui envoient les hommes à la boucherie
Aujourd'hui ironie suprême
Hiroshima boit du Coca
Les français et les allemands s'aiment
Le commerce a repris ses droits

Amour liberté vérité
Il faudra choisir
Amour liberté vérité
Ça ne veut plus rien dire

inviata da Alessandro - 8/1/2008 - 15:20



Lingua: Italiano

Versione italiana di Riccardo Venturi
Mercatale Val di Pesa, 9/10 gennaio 2008
Traduzione di una difficoltà spaventosa
AMORE, LIBERTÀ, VERITÀ

Stamattina ho la penna sveglia,
ridona smalto alla nobiltà delle parole
un poco usate, certo, e disonorate
ma che non hanno detto l'ultima parola.
Sublimerà le parole libere,
la sovversione e l'irrispetto,
contesterà la mia morale libresca,
assolverà le parole sospette.

Amore libertà verità
bisognerà scegliere
amore libertà verità
piuttosto che obbedire

Stamattina ho la penna al centro,
e completamente in tema
quella pazza si gratta la pancia
ai quadretti di una brutta copia
e riabilita, la furbastra
le parole perseguitate che ne sono sbavate
e che lei ricercherà nelle spine
oppure persino sotto qualche selciato

Amore libertà verità
bisognerà scegliere
amore libertà verità
piuttosto che obbedire

Sciorinerà ingiustamente
i suoi solecismi a gogò
che alcuni trovano di solito
aromatizzato al cattivo gusto
certo, il gusto dei ditirambi
che accompagna a spron battuto
un futuro accademico
non ha nulla a che vedere col mio

Amore libertà verità
bisognerà scegliere
amore libertà verità
piuttosto che obbedire

Léautaud, quell'odioso cristiano
confidava, ridendo sotto i baffi
che una cosa conveniente è soprattutto
quella che non conviene affatto
che la nostra prima patria sulla terra,
miei cari ministri, è la vita,
e ve lo dico prima che ci sia una guerra
e che voi siate dentro ai vostri rifugi

Amore libertà verità
bisognerà scegliere
amore libertà verità
piuttosto che obbedire

Sacrifizio e patriottismo,
gloria e onori, fumisterie,
queste parole sono solo sofismi
che mandano la gente al macello
oggi, ironia suprema,
Hiroshima beve cocacola,
i francesi e i tedeschi si amano,
il commercio si è ripreso i suoi diritti

Amore libertà verità
bisognerà scegliere
amore libertà verità
non vuol dire più niente.

11/1/2008 - 00:37


leautaudUna nota relativa all'apertura della quarta strofa: "Léautaud chrétien détestable..."

Non avevo mai sentito parlare di questo Léautaud e così mi sono incuriosito e, visto che mi avete dato mano libera sui suggerimenti bibliografici, ho trovato una recensione a firma Bartolomeo Di Monaco ad un libro di Kazimierz Brandys, "Hotel D’Alsace e altri due indirizzi” (edizioni E/O, pagg. 152 e costa pure poco), che ci offre le biografie di tre grandi artisti che hanno tutti vissuto a Parigi: Oscar Wilde, André Paul Guillaume Gide e, appunto, Paul Léautaud. Il libro - che non ho letto ma forse leggerò - deve essere interessante. A proposito della parte dedicata a Léautaud, Di Monaco scrive:

"E Léautaud è personaggio a cui non mancano di certo gli attributi per suscitare la nostra attenzione. Considerato una leggenda dai francesi, nei suoi diari non risparmia nessun tipo di annotazioni, come questa ad esempio, che riguarda l’episodio del funerale del marito della sua amante, madame Cayssac, chiamata la Pantera o anche Flagello: “Lunedì 8 settembre. Cremazione. La sera rapporto molto piacevole. Si concede tutta al piacere.” Oppure quando è tentato di chiedere alla sua attraente madre di far l’amore con lui.


È il medesimo Léautaud che, ancora giovinetto, riconoscendo Verlaine seduto ad un tavolo con una signora, gli manda immediatamente un mazzetto di viole, e poi si nasconde alla vista del poeta, che cercherà invano con lo sguardo il suo misterioso ammiratore.

Della gente non gli importava nulla, e meno che meno di ciò che pensavano di lui. “Si stupiva che per strada la gente si fermasse ad osservarlo, non rendendosi conto di attirare l’attenzione con il suo aspetto di straccione, dandy e clown insieme.”

La sua casa in rue Guérard (è questo il terzo indirizzo del titolo) non era da meno: “In ogni angolo c’erano cani e un’infinità di gatti, alcuni molto belli, altri miseri, spelacchiati o rognosi, altri ancora stesi e immobili, come se stessero per morire.”

È il personaggio per eccellenza che emerge da questo libro, più di Wilde e di Gide. Sentite con quanta franchezza fa questa osservazione: “Della compagnia di una donna con cui non vado a letto, non so che farne! Che resti a casa sua!” E sull’assassinio di Gandhi: “Gli sta bene. Così impara ad occuparsi della felicità altrui.”

Della sua concezione del mondo, quasi al termine della sua vita, scrisse: “Antipedagogica, antipopolare. Anarchica per temperamento, forse è questa la definizione più adatta.”
(Bartolomeo Di Monaco)

Che tipo, eh, 'sto Léautaud! Leggetevi un po' cosa pensava a proposito dei governi, delle rivoluzioni e delle religioni:

"Tutti i popoli sono per la pace, nessun governo lo è" (wikiquote)

"La religion, comme je disais, est peut-être un instrument de force, mais oppressif seulement. Qu'est-ce qu'un individu qui a besoin de croire pour être fort, et à qui la religion enseigne de se résigner ici-bas, dans l'espoir des jouissances célestes. Le fort est celui qui considère que la vie a son but et sa fin en elle-même et que le bonheur est ici et s'y doit trouver, sans aucun espoir de le trouver dans une autre vie."
(Paul Léautaud / 1872-1956 / Journal littéraire, 20 février 1906)

"Toute révolution prétend travailler pour le bien universel et veut propager sa doctrine dans le monde entier. En 1792, toute l'Europe était contre la Révolution française. Aujourd'hui, toute l'Europe est contre la Révolution russe. Il n'y a pas à s'échauffer. Il faut seulement se méfier des gens qui veulent le bonheur de l'humanité, d'où qu'ils soient. Les juges de l'Inquisition eux aussi, voulaient faire le bonheur de leurs victimes."
(Paul Léautaud / 1872-1956 / Journal littéraire, 4 novembre 1932)

"... dans une chapelle voisine, des gens communiaient. Ils étaient là à genoux devant l'autel. Le prêtre assistant se mit à cracher dans son mouchoir. Celui qui officiait se mettait les doigts dans le nez. Il offrit ensuite, des mêmes doigts, l'hostie à ses clients. Je regardais la physionomie de ces gens retournant s'asseoir, le visage confit en recueillement et précaution. Aucun rapport, décidément, entre le Saint-Esprit et l'esprit."
(Paul Léautaud / 1872-1956 / Passe-temps)
(citazioni trovate qui: Atheisme)

Et voilà!

Alessandro - 11/1/2008 - 10:51


Ah, stupida dimenticanza...

Paul Léautaud è uno scrittore francese, nato a Parigi nel 1872, vissuto a Fontenay-aux-Roses (Hauts-de-Seine). Muore a Châtenay-Malabry (Hauts-de-Seine) il 22 febbraio 1956. Aristocratico ed anarchico nello spirito, causticissimo e misantropo (ma gaudente), pare che le sue ultime parole siano state: "Maintenant, foutez-moi la paix!" (E adesso, lasciatemi in pace!)
(it.wikipedia)

Alessandro - 11/1/2008 - 11:01


Vorrei a tal fine ricordare che Léautaud (anzi, i suoi famosi gatti) sono citati addirittura in una canzone di Georges Brassens presente in raccolta, Don Juan:

Gloire au flic qui barrait le passage aux autos
Pour laisser traverser les chats de Léautaud
Et gloire à don Juan d'avoir pris rendez-vous
Avec la délaissée, que l'amour désavoue


Gloria al vigile che faceva fermare le macchine
per far attraversare i gatti di Léautaud!
E gloria a Don Giovanni per aver preso appuntamento
con quella trascurata, rinnegata dall'amore.

Così come Maxime Le Forestier ambienterà una sua curiosa e delicata canzone del 1973, tratta dall'album Mon frère, proprio a Fontenay-aux-Roses. La storia di un uomo che osserva le ragazzine di uno studentato femminile immaginando...beh lasciamo perdere.

Riccardo Venturi - 11/1/2008 - 19:12


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