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La Geste de Sarajevo

Tri Yann


Lingua: Francese


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(Tri Yann)
My Name Is Lisa Kalvelage
(Pete Seeger)
Le prisonnier de 39-45
(Tri Yann)


Sarajevo, inverno 1993. Civili in fuga sulla Snajperova Aleja, il "Viale dei cecchini".
Sarajevo, inverno 1993. Civili in fuga sulla Snajperova Aleja, il "Viale dei cecchini".


Un estratto della canzone (oltre 1 minuto) può essere scaricato dalla Page du Pélégrin.

I Tri Yann, questo straordinario gruppo nantese-bretone con il quale già più volte abbiamo avuto a che fare nelle “CCG”, ha tra le sue specialità quella che potremmo chiamare la “rielaborazione” di antichi testi tradizionali. Non delle parodie, ma delle vere e proprie riscritture che, in fondo, ci fanno vedere davvero bene quanto attuali siano certi testi popolari medievali o rinascimentali.
La seguente canzone proviene dall’album "Le Pélégrin", del 2000, un “concept album” incentrato sul pellegrinaggio-viaggio picaresco di Ian Angus dall’Irlanda a Santiago de Compostela, costruito sia su testi tradizionali irlandesi, bretoni, scozzesi e galleghi che su composizioni originali. Solo che il “pellegrinaggio” si svolge ai nostri tempi. Il testo è stato comunque –e volutamente- mantenuto come una mistura di francese antico e modernissimo; e nella traduzione abbiamo cercato di...stare al gioco. E’ ispirato all’uccisione di un Casco Blu francese, avvenuta a Sarajevo nell’aprile del 1995. - Riccardo Venturi (2003).

LA CCG N° 702

Mi sia permesso un piccolo appunto personale su questa canzone, che ha a che fare con questo sito. Dopo la raccolta delle prime 600 CCG "primitive", pubblicate su vari siti in forma di files .doc o .zip da scaricare, il 14 aprile 2003 c'è il "termine ufficiale" sui newsgroup e sulle mailing list coinvolte; scrivo Postribolo e comincio di nuovo a vagabondare (allora ero ancora in Francia). Nel frattempo, tale Lorenzo Masetti da Firenze, che ha scoperto l'iniziativa proprio sui newsgroup e sulle mailing list in questione, da bravo e valente informatico ha pensato di mettere su un sito-database per rendere maggiormente fruibile la raccolta, già allora probabilmente unica al mondo; nasce Canzoni Contro la Guerra/AntiWar Songs. Gentilmente mi offre un "posto di amministratore" automatico dandomi un account e una password; ma Riccardo Venturi, con il suo fare da lentissimo pachiderma, non se ne cura (inoltre è in tutt'altre faccende affaccendato). L'account e la password restano inutilizzati per oltre un anno. Nel frattempo il sottoscritto passa da Firenze, dall'Elba, gira per il vasto globo e un bel dì, nel gennaio 2004, si stabilisce in Svizzera. Gennaio 2004. Bisogna quindi saltare al 26 settembre dello stesso anno. Quel giorno il Venturi mette su un cd dei Tri Yann dove c'è, giustappunto, La geste de Sarajevo. Non si sa come, si domanda dove sia il testo; e gli viene a mente che l'aveva inserita a suo tempo nelle "CCG". Accede quindi al sito di Lorenzo Masetti...per accorgersi che non c'è. "Ma come?!?" -si dice; "eppure ero sicuro di averla mandata...". Va a controllare sui files delle "CCG primitive" e si accorge che c'è effettivamente; il fatto è che il coraggioso, ma allora solitario Masetti, s'era dovuto sciroppare l'inserimento nel sito di quasi tutte le canzoni dei files, e qualcuna gli era sfuggita. Il Venturi, quindi, totalmente noncurante di avere un account e una password, spedisce il testo de "La geste de Sarajevo" da normale contributore, essendosi tra le altre cose dimenticato totalmente la password...e ne dà precisa notizia sul Guestbook (controllare per credere alla data del 26 settembre 2004). Da allora, all'improvviso, "scatta la molla". Il Venturi, così per curiosità, comincia letteralmente a scoprire il sito. Un lavoro enorme...ma qua c'è un segnetto sbagliato, là c'è una grafia scorretta, altrove c'è un titolo che non va...e soprattutto, tutti i nomi e i titoli francesi recano una " è " al posto della " é ". Un accentino. La lenta anima filologo-pignol-rompiballica del Venturi si risveglia dal suo lungo sonno come il vulcano Krakatoa, e esplode. E comincia a inviare testi. Quelli dimenticati dai files originali, ed alcuni nuovi. Se non sono proprio i primi vagiti delle "CCG" moderne, perché il buon Masetti aveva inserito dei testi di sua iniziativa (quello precedente a La geste de Sarajevo era, e procedo a memoria, My Name Is Lisa Kalvelage di Pete Seeger), senz'altro è l'inizio di un'avventura che ci ha portato fin qui, ad essere quello che siamo. Grazie al lavoro di tutti quanti. Le CCG/AWS sono un sito che amo definire "sotterraneo". Se si va su Google a cercarne qualche citazione da fonti esterne, non sono molte (anzi, decisamente poche). Non ha mai avuto un contatore di ingressi (meglio: il contatore di ingressi fa tanto "sito della casalinga di Voghera" con le fotine della famiglia e della gita a Roma per vedere il papa). Eppure, ne siamo più che certi, al mondo lo conosce diversa gente. E, più che altro, se ne serve. Per questo è nato: per mettere a disposizione canzoni che testimoniano un'opposizione alla guerra e al militarismo. Sempre qui siamo. Hic manebimus optime. Ma a La geste de Sarajevo attribuisco, nella mia ottica personale, un "posto speciale" o quanto meno particolare.

Riccardo Venturi
Friburgo, 22 agosto 2006.

LE MIE PRIME 700 CANZONI

A questa bella ricostruzione storica della rinascita (o Rinascimento) delle CCG, voglio aggiungere un paio di cose. Il sito fu messo on line a tempo di record, e, per forza di cose, non con tutte le canzoni delle storiche CCG originali. Ammattendo per far funzionare i caratteri greci, cirillici o non so cos'altro, chiedendosi perché questo Riccardo Venturi, così pignolo con tutte le lingue, poi scrivesse in italiano con l'apostrofo al posto degli accenti (a volte lo fa ancora!!).[*1] Ad ogni modo il sito doveva essere pronto al momento in cui sarebbero partiti i primi bombardamenti sull'Iraq. Era una data tragicamente annunciata da giorni. Ricordo, il giorno prima, una nottata in cui Popolare Network trasmetteva a ripetizione una canzone di Sergio Endrigo: "Dicono che domani ci sarà la guerra...". Sono passati più di tre anni e per tre lunghi anni tutto è continuato. Morti, ammazzamenti, stragi.

Quel 26 settembre 2004 ero appena tornato dal CERN, dove, guarda caso, sono a lavorare anche adesso. Per la cronaca l'ultima canzone prima della ricomparsa in scena di Riccardo (My Name Is Lisa Kalvelage) l'ha mandata la mia amica Kathi, austriaca, anche lei summer student, appassionata di Pete Seeger, Woody Guthrie, Phil Ochs, Bob Dylan (ma prima della "svolta elettrica") e di Murder Ballads. Penso che sia l'unica canzone che ci ha mai mandato, ma lo ha fatto in un momento "storico".

Lorenzo Masetti
Ginevra, 22 agosto 2006.

[*1] Lo facevo per un semplice motivo: dovendo, nelle "CCG primitive", spedire i testi, prima dell'inserimento nei files, a delle mailing list, era opportuno evitare categoricamente i caratteri accentati per non creare problemi di visualizzazione (ad esempio, la parola "révolution" veniva da molti visualizzata come "r&%?!?volution") o roba del genere...) A volte, è vero, mi è rimasto il vizio, specialmente nei titoli in maiuscolo...[RV]
Où est conté à Ian, à son arrivée en Petite Bretagne, le terme vrai de la vie d'un soldat de l'ONU envoyé a Sarajevo.

Ecoutez, c'est la geste nouvelle composée
D'un brigader de France en ost dans Sarajevo,
Casque bleu et sans armes, en face à mil dangers,
Bannière azure et blanche à rameau d'olivier.
Les Balkans ont semblance, masque de liberté,
Ce n'est que maleguise et malemine des bourreaulx;
Espurations, essils, viols et atrocités,
Les mestres de Belgrade se font loups carnassiers.
Croates aussi Bosniaques Islam et Chrestienté,
Depuis trois ans s'estrivent essepté en Sarajevo
Où n'est nulle mésamance entre communautés,
Guerre à la tolérance les serbes ont déclarié.
Sur enfants hommes et femmes, des collines ont tiré,
En tuant trente et trente au marché de Sarajevo;
Pâques nonante cinq, leur tir a fouldroyé
Le casque bleu de France dans la Sniper Alley,
Il dressait palizade pour mettre hors du danger
Les civils exposés aux tireurs embusqués.
On en parla en France deux fois à la télé,
En chief d'un journal et joste avant la météo,
Qui donques s'en mémore hormis sa parenté?
Il eut une médaille et vade in pace!
On dit qu'en son village les cloches ont tant sonné,
Le vent les a portées dire au monde de Sarajevo
que le nationalisme est folle herbe è fauchier,
de Serbie en Bretagne, de Corse aux Pyrenées,
Si donques aussi en France, de Belfort à Bordeaux,
Maudite soit la guerre! Maudits les généraulx!
Petit soldat de France, frapé dans ton esté,
Tes maçacriers chassent encore anuit au Kosovo;
Demain dans la Hollande, qu'à pendre ils soient jugiés,
Qu'on brusle leurs palais et eux dans le braisier!

inviata da Riccardo Venturi




Lingua: Italiano

Versione italiana di Riccardo Venturi, 2004
CANZON DI GESTA DI SARAJEVO

Ove si narra a Ian, al suo arrivo in Picciola Brettagna, come veramente si passi la vita d'un soldato dell'ONU ispedito a Sarajevo.

Ascoltino la nuova Canzon di Gesta, fatta
su d'un Soldato Gallo in oste [*] a Sarajevo,
Casco Blu e sanz'Arme, dinanzi a mil Perigli,
Stendardo azzurro e bianco col Ramo d'Ulivo.
Ed i Balcani sembran Simulacro di Libertà,
ma non è che la Ghigna torva e ria de' Boja;
Epuratïoni, Esigli, Stupri ed Atrocità,
i padron di Belgrado lupi Mannar si fan.
Bosniaci, Crovatti, Cristiani e Maomettan
si batton da tre Anni, tràttone a Sarajevo
ove non v'ha Malporto [**] tra le comunità;
guerra alla Tolleranza i Servi han declarato.
E su Fanciulli e Donne, sugli Huomini han tirato
Uccisi ne han sessanta in Sarajevo, al Mercato;
Pasqua Novanta Cinque, lor tiro ha fulminato
Il Casco Blu di Gallia sul Viale de' Cecchini,
erigeva un riparo per por fuor dal Periglio
I civili espòsiti a' tiratori all'Imboscata.
Se n'è parlato in Gallia per due Fiate [***] in Tivvù,
Al principio d'un Tiggì, giusto prima di "Che Tempo fa",
Ma chi se ne sovviene, a parte i suoi parenti?
Ha avuto una Medaglia, et Vade in Pace!
Al suo Paese, dicon, sonorno le campane,
e 'l Vento l'ha portate a dire alla Gente di Sarajevo
che il Nationalismo malerba è da falciare,
dalla Servia in Brettagna, dalla Corsica a' Pirinei,
e dunque eziandio in Gallia, da Belforte a Bordeo
sia maladetta Guerra! Maladetti i general!
O soldatino Gallo, colpito in tua gioventude,
I tuoi assassini caccian oggi ancor in Kosovo;
E domani, in Holanda, a Forca sian dannati,
che ardan i lor Palatij, e loro pur nel rogo!
[*] esercito; spedizione militare
[**] maltrattamento, cattiva condotta
[***] volte




Versione in inglese medio (sec. XII) di Riccardo Venturi
21 agosto 2006

Per sottolineare lo "status particolare" che attribuisco a questa canzone, una traduzione ancora una volta del tutto particolare. E' in inglese medio, fase premoderna dell'inglese; la lingua scelta, sebbene "mista" (e forzatamente arbitraria in diversi punti, specialmente laddove nel testo originale vi sono parole moderne), è volutamente anteriore a quella di Geoffrey Chaucer e si situa piuttosto in pieno XII secolo (coeva quindi a Sir Gawain And The Green Knight). Per i termini moderni ci si è basati su radici germaniche per forgiare dei composti. Per consuetudine filologica abbiamo indicato le vocali lunghe.
ÞE GESTE IN SARAJEVO

Hwæt ! Hēr ys þe geste newelye yseten doune
of āne Frenssche hēreman bī hoste in Sarajevo,
blāwe helm ond wāpenlesse bīforne grēte fāre,
hwyte ond blāwe fane wiþ olive twīges bilde.
Balcānas hauen andlīt ond masc of frēdōme
yt is but euelnesse ond frēcnesse of hengimen ;
epuracyouns, exiles, rāpes ond atrocitees
þe mastres of Hwīðbūrh weorden wērwulfes.
Horfātes ond Bogumīles, Mahounde ond Chrestientë
sīnde þrēn gearen feohten alle but in Sarajevo
hwēr ys nān hāte nor euel betwyste gemeanschāpes
warre ān toleranse hauen þe Serwes benamen.
Ān cindren men ond wīfmen hauen frām hilles yschoten,
ond þrītti ond þrītti yslaine bī marcede in Sarajevo ;
Eostre .xcv. hwēn schotes hauen yslaine
þe Frenssche blāwe helm in þe Snīpren Alee,
heo dresyd paliçade to puten to sicrenesse
þe gemeanfolces þēr under hidne archiers.
Weard ysprocen þervmb in Fransse at farensēoht
bī fyrste strīc ond āne forne weaðeres berēoht
hwā ðen suueneþ hām but dēre ond ældres hāme ?
Ygyuen wæs hīm medayle ond vade in pace !
Ysayde ys in hys þrōpe þe cloces haue lang yclong,
þe winde hāþ hīe ybrāht to sayen runde ān Sarajevo,
ðæt fæðrelondes lufe sī fvle grasse to mowen,
frām Serwelond to Brētlond, frām Corsey to Pyrinees,
gif auch in Fransse gilaþ frām Beaufort to Bordeulx,
ycursen sī þe warre ! Ycursen þe hostemen !
Lytle Frenssche hēreman ystricen in iunge gearen,
þīn sleohteres stil gān ān hunten bīnaht in Kosovo ;
to mōrwe in Ducgalonde wēorden yhangen hye,
þēre burhs wēorden ybrūnt wið hīem in þe fyer !

22/8/2006 - 02:42




Lingua: Croato

Versione croata di Monia Verardi.
Vorrei ringraziare Riccardo Venturi per la sua traduzione in italiano che mi ha aiutato molto.
JUNAČKI DJELOVI SARAJEVA

Čujete novu pjesmu o jednim junačkim djelovima,
napisana od jednog francuskog doćasnika karabinjera u vojsci u Sarajevu
plava kaciga i bez oružja, ispred tisućih opaznosti
plavi i bijeli stijeg s jednom granom uljike
Balkan se čini maska slobode
ali nije ništa nego zlotvorana i grozna maska krvnika
čistke, proganstva, silovanja i okrutnosti,
beogradski gospodari postanu vukodlaci
Hrvati kao i Bošnjaci, islam i krsćanstvo
dugo tri godine ratuju u Sarajevu
gdje nema zlostavljanje među zajednicama
Srbi su navijestili rat toleranciji
oni su pucali iz brežuljaka na djecu, muževe i žene
ubili su šezdesetaka u Sarajevu, u tržištu
na Uskrs devedesetpetaka, njihovi pucanj je ubio
plave kacige iz Francuske na Sniperovu Aleju
izgradio je palisadu odnijeti izložene gradjane sniperima s zasjedom
dva puta se govorilo o tome u francuskoj televisiji
na početku jednih novina i baš prije vremenskih prognoza
ali tko će toga sjećati osim nijhovih rodjaka?
Dobio je medalju i nek' ide u mir!
Kažu da su puno zvona zazvonila u njegovom selu
i vjetar je ih nosio ljudima Sarajeva
da kaže da je nacionalizam kao korov i da ga moramo kositi
od Srbije do Bretanje, od Korzike do Pireneija,
i ovako i u Francuskoj od Belforta do Bordeauxa,
Neka bude rat proklet! Prokleti generali!
Mali vojniče iz Francuske, uništen u tvojoj mladosti
tvoje ubojce još i danas love u Kosovu
i sutra će u Nizozemskoj, neka bude uvijek osuđenici
neka njihove izgrade gore, i oni u onima također!

inviata da Monia - 6/9/2005 - 20:44


Sono io che ringrazio te, Monia. E la tua traduzione va dritta dritta sulla mailing list dei Tri Yann, cui partecipano i Tri Yann stessi.

Riccardo Venturi - 7/9/2005 - 00:36


3 aprile 2009, 4.51 del mattino

Non c'è niente da fare; prima o poi, quando sto su questo sito, per un motivo o per un altro ricasco sempre su questa canzone. Stavolta, continuando nel certosino lavoro di mettere il "tag delle Primitive" su tutte le canzoni che fanno parte della raccolta originale del 2003 (un lavoro cominciato 2 anni fa, e che prevede in ultima analisi la risistemazione di tutte le 600 pagine relative a tali canzoni "storiche" per questo sito), ci sono ricascato proprio per questo. Ovvio rileggere l'introduzione che avevo fatto nell'agosto del 2006, l'ultimo agosto passato in Svizzera, con un clima decisamente novembrino. Il 9 settembre dello stesso anno sono tornato a Firenze per non più muovermene. E stavo ripensando a tutti i posti per i quali ho vagato in questi ultimi anni; posti che non hanno niente in comune, tranne una cosa: questo sito.

La voglia di vagabondare mi è definitivamente finita. "Heureux qui comme Ulysse", insomma. Le CCG hanno visto camere disordinate con gatti certosini, sgabuzzini ricavati da ingressi, portici, altri sgabuzzini ricavati da ripostigli, canoniche di parrocchie, giardinetti pubblici in wi-fi, centralini del 118, e, infine, un monolocale ipogeo all'Isolotto, quello dal quale sto scrivendo adesso. Hanno ritardato decine di traduzioni "professionali" (meglio una canzone o un manuale per uno scambio ferroviario?), fumato quintali di Diana Blu (cosa credete che abbia in mano in questo momento?), mangiato panini perché non volevo interrompere un inserimento o una traduzione, pronunciato caterve di mòccoli per un bug, un errore o un qualcosa che ha cancellato una pagina già fatta. Di tutto e di più.

Adoro lo humor nero. Poiché ho una paura fottuta della morte, mi piace scherzarci sopra. Soprattutto sulla mia. Un giorno o l'altro, quando vi ritroverete la seguente pagina,

tiriuno

tiridue

tiritre


vorrà dire che sarò crollato sulla tastiera e caduto sul campo di battaglia.

Riccardo Venturi - 3/4/2009 - 05:04


E' inutile fare: ogni tanto, io, su questa pagina ci devo tornare. E quella "storica" per me per quanto riguarda questo sito, quella che il 26 settembre 2004 segnò il mio arrivo in pianta stabile sul sito. La CCG n° 702, insomma. Stavolta ci torno perché, a pochi giorni dal decimo anniversario del sito, sono riuscito finalmente a scovare il video della canzone su YouTube. Un'occasione anche affinché chi non conosce questa bella canzone dei TriYann la possa ascoltare.

Riccardo Venturi - 26/3/2013 - 13:00



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