Lingua   

Fabrizio De André: Amico fragile

GLI EXTRA DELLE CCG / AWS EXTRAS / LES EXTRAS DES CCG


Lingua: Italiano

Scarica / ascolta

Loading...

Guarda il video

Loading...

Ti può interessare anche...

Il ritorno di Giuseppe
(Fabrizio De André)
!Viva la Vida, Muera la Muerte!
(Modena City Ramblers)
Il Sentiero
(Modena City Ramblers)


fabfuma
[1973 come origine; 1973 as to origin]
Testo e musica di Fabrizio De André
Lyrics and music by Fabrizio De André
Album: Volume 8 [1975]

amicofragile


Riarrangiata nel 1979 dalla PFM nei celebri concerti pubblicati poi nel disco "Fabrizio De André in concerto - Arrangiamenti PFM"

Amico fragile è una canzone completamente autobiografica alla quale Fabrizio è sempre stato molto attaccato, riproponendola in tutti i suoi concerti, con un arrangiamento a volte leggermente modificato ed il finale che diventa spesso: "per raggiungere un posto che si chiamasse / Anarchia" invece dell'originale "Arrivederci".

Nacque in un momento di rabbia e di alcol, dopo una serata in compagnia di persone con le quali avrebbe voluto discutere di ciò che stava succedendo in Italia in quel periodo; in particolare le dichiarazioni di Paolo VI sull'esistenza del diavolo e sugli esorcismi. La gente insisteva perché lui suonasse anche quella sera; così, evaporato in una nuvola rossa, se ne andò a rintanarsi dove non poteva essere disturbato e compose questa canzone in una sola notte.

È la riflessione sulla fragilità dei rapporti umani, ma, nello stesso tempo, sulla necessità di averne e quindi sul senso di vuoto che nasce quando questi vengono meno o restano superficiali. Il risultato è una dichiarazione di amore-odio di un borghese pentito alla propria gente.
[Matteo Borsani - Luca Maciacchini, Anima salva, pp. 109-110]

Amico fragile è nata così: quando ero ancora con la mia prima moglie, fui invitato una sera a Portobello di Gallura, dove m'ero fatto una casa nel '69, in uno di questi ghetti della costa nord sarda: d'estate arrivavano tutti, romani, milanesi... in questo parco residenziale, e m'invitavano la sera che per me finiva sempre col chiudersi puntualmente con la chitarra in mano. Una sera ho tentato di dire: "Perché piuttosto non parliamo di...". Era il periodo, ricordo, che Paolo VI se n'era venuto fuori con la faccenda - ripresa poi mi pare da quest'altro qui, della stessa pasta - degli esorcismi. Insomma dico: "Parliamo un po' di quello che sta succedendo in Italia..."; nemmeno per sogno, io dovevo suonare. Allora mi sono proprio rotto i coglioni, mi sono ubriacato sconciamente, ho insultato tutti, me ne sono tornato a casa e ho scritto Amico fragile. L'ho scritta da sbronzo, in un'unica notte. Ricordo che erano circa le otto del mattino, mia moglie mi cercava, non mi trovava né a letto né da nessun'altra parte: c'era infatti una specie di buco a casa nostra, che era poi una dispensa priva anche di mobili, dove m'ero rifugiato e mi hanno trovato lì che stavo finendo proprio questa canzone.
[F. De André, in Doriano Fasoli, Fabrizio De André. Passaggi di tempo, p. 60]

Il narratore di Amico fragile, "evaporato in una nuvola rossa", osserva con il distacco e l'immaginazione di chi è "più curioso", "meno stanco" e "più ubriaco" i "luoghi meno comuni e più feroci", la diplomazia dei rapporti, le convenzioni del mondo in cui è immerso. Amico fragile da un lato sembra rifiutare qualsiasi ipotesi conciliativa, di comprensione, di accettazione delle contraddizioni e dei limiti umani e sembra voler evadere in uno spazio onirico, ricercando l'obnubilamento del sé; d'altro canto, ribadisce ancora una volta la funzione "infinitante" del canto ed esprime comunque la volontà di mettersi in gioco e in discussione così come continua ad affermare il valore della libertà e della ricerca. Amico fragile forse è l'elogio della sconfitta di chi ha scelto nello stesso tempo il ruolo dell'inquisitore e dell'eretico, del sacerdote e della vittima sacrificale, del moralista e del libertario.
[Ezio Alberione, in Fabrizio De André. Accordi eretici, p. 110]

Materiale estrapolato da: giuseppecirigliano.it
Evaporato in una nuvola rossa
in una delle molte feritoie della notte
con un bisogno d'attenzione e d'amore
troppo, "Se mi vuoi bene piangi "
per essere corrisposti,
valeva la pena divertirvi le serate estive
con un semplicissimo "Mi ricordo":
per osservarvi affittare un chilo d'erba
ai contadini in pensione e alle loro donne
e regalare a piene mani oceani
ed altre ed altre onde ai marinai in servizio,
fino a scoprire ad uno ad uno i vostri nascondigli
senza rimpiangere la mia credulità:
perché già dalla prima trincea
ero più curioso di voi,
ero molto più curioso di voi.

E poi sorpreso dai vostri "Come sta"
meravigliato da luoghi meno comuni e più feroci,
tipo "Come ti senti amico, amico fragile,
se vuoi potrò occuparmi un'ora al mese di te"
"Lo sa che io ho perduto due figli"
"Signora lei è una donna piuttosto distratta."

E ancora ucciso dalla vostra cortesia
nell'ora in cui un mio sogno
ballerina di seconda fila,
agitava per chissà quale avvenire
il suo presente di seni enormi
e il suo cesareo fresco,
pensavo è bello che dove finiscono le mie dita
debba in qualche modo incominciare una chitarra.

E poi seduto in mezzo ai vostri arrivederci,
mi sentivo meno stanco di voi
ero molto meno stanco di voi.

Potevo stuzzicare i pantaloni della sconosciuta
fino a vederle spalancarsi la bocca.
Potevo chiedere ad uno qualunque dei miei figli
di parlare ancora male e ad alta voce di me.
Potevo barattare la mia chitarra e il suo elmo
con una scatola di legno che dicesse perderemo.
Potevo chiedere come si chiama il vostro cane
Il mio è un po' di tempo che si chiama Libero.
Potevo assumere un cannibale al giorno
per farmi insegnare la mia distanza dalle stelle.
Potevo attraversare litri e litri di corallo
per raggiungere un posto che si chiamasse arrivederci.

E mai che mi sia venuto in mente,
di essere più ubriaco di voi
di essere molto più ubriaco di voi.

inviata da Gianluca Perlongo - 21/12/2007 - 22:33




Lingua: Inglese

La versione inglese di Dennis Criteser [2014]
Dal blog Fabrizio De André in English

ydeand

"De André wrote "Amico fragile" in a drunken rage after attending a party of rich Italians vacationing on Sardinia. They were only interested in having him play guitar and sing his songs, whereas De André wanted to engage people in discussions about events going on in Italy. He became ever more frustrated and inebriated with the shallowness of the evening, returning home to stay up all night and produce this "stream of semi-consciousness" rant. The song was a staple in his live shows and was one of De André's favorites." - Dennis Criteser
FRAGILE FRIEND

Evaporated into a red cloud
in one of the many hole-in-the-walls of the night,
with a need for attention and for love,
too much “If you care for me, cry”
to be requited.
It was good enough for you, to enjoy the summer evenings
with the simplest “I remember”:
to observe yourself renting a chunk of grass
to the retired countrymen and to their wives,
and giving handfuls of ocean
and waves and more waves to the hired deckhands
until discovering one by one your hideaways,
never missing my naiveté.
Because already, from the very first trench,
I was more curious than you,
I was much more curious than you.

And then left hanging between your "How-are-you?"s,
astonished by places not so common and oh so cruel,
like “How are you feeling, friend, fragile friend?
If you want I can devote an hour a month to you.”
“You know I lost two children.”
“Madam, you are one absent-minded woman.”

And still slayed by your courtesy
in the hour when one of my dreams,
a ballerina in the second row,
was agitating for who knows what to happen,
her here-and-now of enormous breasts
and her fresh C-section.
I was thinking it’s beautiful that where my fingers end
there would have to begin, in some way or other, a guitar.

And then seated in the midst of your goodbyes,
I felt less tired than you,
I was much less tired than you.

I could tease at the pants of the stranger
until I saw her mouth open wide.
I could ask someone or other from my kids’ circles
to talk loud and trashy about me.
I could barter my guitar and its protective helmet
for a wooden box they said we will lose.
I could ask you the name of your dog,
mine is a little bit of time called Free.
I could hire a cannibal a day
to make them teach me how far I am from the stars.
I could go through liter after liter of rotgut coral
to reach a place that was called Goodbye.

And never did it enter my mind
that I was drunker than you were,
that I was so much more wasted than you.

inviata da Riccardo Venturi - 9/2/2016 - 20:47




Lingua: Francese

Version française de Riccardo Venturi
it.fan.musica.de-andre, 22 marzo 2001
AMI FRAGILE

Évaporé dans un nuage rouge,
dans une des mille fentes de la nuit
avec un besoin d’attention et d’amour
trop "Si tu m’aimes, pleure donc"
pour qu’on le partageât,
valait la pein’ de vous amuser, dans les soirs d’été,
tout simplement avec un "je me rappelle"...
Pour vous regarder louer un kilo d’herbe
aux paysans retraités et à leurs femmes
et offir à pleines mains des océans,
et encor’ d’autres vagues aux mâtelots en service
jusqu’à découvrir, une par une, toutes vos cachettes
sans regretter ma crédulité:
car, dès la premièr’ tranchée,
j’étais déjà plus curieux que vous,
j’étais déjà bien plus curieux que vous.

Et puis, suspendu entre vos "Comment ça va",
étonné par des lieux moins communs et plus féroces
du typ’, "Comment vas-tu, ami, ami fragile,
si tu veux, une heure par mois je pourrai m’occuper de toi",
"Vous savez que j’ai perdu deux enfants?"
"Madame, vous êtes plutôt étourdie..."

Encore, tué par votre courtoisie
à l’heure où un de mes rêves,
danseuse de deuxième rang,
ell’ agitait, je n’sais pour quel avenir,
son présent fait de gros seins,
sa césarienne récente,
j’pensais, il est si beau que, là où mes doigts terminent,
une guitarre commence, de quelque façon.

Et puis, assis entre vos au revoir,
j’me sentais moins fatigué que vous,
j’étais beaucoup moins fatigué que vous...

J’aurais pu picoter l’inconnue sur son pantalon
jusqu’à la voir rester bouche bée,
ou demander à un quelconque de mes fils
qu’il dise encor’ du mal, et à voix haute, de moi,
ou troquer ma guitarre, mon heaume contre
une boîte en bois qui dit "nous perdrons".
J’aurais pu vous demander le nom de votre chien,
quant au mien, y a du temps qu’il s’appelle "Libre",
J’aurai pu engager un cannibale par jour
Pour qu’il m’enseigne combien je suis loin des étoiles,
ou traverser de litres, de litres de corail
pour parvenir à un lieu qui s’appelle "au revoir"...

Et non, au grand jamais, je n’ai pensé
Que j’étais plus ivre que vous,
Que j’étais beaucoup plus ivre que vous.

22/12/2007 - 00:33




Lingua: Polacco

La versione polacca di Krzysztof Wrona [2013]

Tanto prima che vi decidiate di rispondere eccovi 'na versione 'lacca, fresca di giornata
di Krzysio Wrona [2013]
PRZYJACIEL SŁABY
Tekst i muzyka: Fabrizio De André

Szkarłatny tuman uniósł mnie ze sobą
do jednej z wielu suteren nocy
w nagłej potrzebie miłości i względów
zbytnio: „Płacz jeśli mnie kochasz”
by oczekiwać wzajemności
bo warto było bawić was w letnie wieczory
najzwyczajniejszym: „Tak, pamiętam”
by obserwować jak odnajmujecie kilo trawy
emerytowanym tutejszym chłopom i ich kobietom
jak darujecie pełne garście oceanów
fala za falą marynarzom na służbie
aż do odkrycia jedna po drugiej waszych kryjówek
nie bolejąc nad własną naiwnością;
bo przecież już od pierwszego szańca
byłem bardziej ciekawski niż wy
byłem o wiele bardziej ciekawski niż wy.

Tak zawieszony między waszymi: „Co nowego?”
wprost zadziwiony okrutną pustką frazesów typu:
”Jak się masz przyjacielu, przyjacielu słaby,
mogę poświęcić ci godzinę w miesiącu, jeśli chcesz”,
„Pan wie, ja straciłam obydwu synów”
- „Ależ proszę Pani, Pani jest kobietą niezwykle beztroską”
I do tego zmordowany waszą uprzejmością
w chwili gdy sen mój
drugorzędna tancerka,
potrząsała dla kto wie jakiej kariery
swą obecnością przeogromnych cycków
i swą świeżą cesarką,
myślałem: „To wspaniałe, że gdzie kończą się me palce
tam sposobem jakimś ostatecznie musi zjawić się gitara”.

I siedząc tak miedzy waszymi dowidzenia-mi
czułem się mniej zmęczony niż wy
byłem o wiele mniej zmęczony niż wy.

Mogłem podszczypywać zakryte nogi nieznajomej
aż do momentu gdy rozchyli swoje usta
mogłem poprosić którekolwiek z moich dzieci
by mówiło o mnie głośno i jak najgorzej.
mogłem zamienić swoją gitarę i jej tarczę
na pudełko z drewna mówiące: ”Przegramy”.
Mogłem pytać was jak wabi się wasz pies
mój od jakiegoś czasu nosi imię Wolny
mogłem zatrudniać jednego kanibala dziennie
aby nauczał mnie jak daleko mi jeszcze do gwiazd
mogłem przemierzać litry i litry karmazynu
by dotrzeć do miejsca zwanego do widzenia. (anarchia)

I nigdy też nie przyszło mi do głowy
by być bardziej pijanym niż wy
być o wiele bardziej pijanym niż wy.

inviata da Krzysztof Wrona - 6/10/2013 - 22:52





Traduzione greca di Velvet, dal blog Stavento
( Μετάφραση - Velvet )
ΕΥΑΙΣΘΗΤΕ ΦΙΛΕ

Εξατμιζόμενος σε ένα κόκκινο σύννεφο
σε μια από τις πολλές χαραμάδες της νύχτας
με την ανάγκη για προσοχή κι αγάπη, όπως
«Αν μ` αγαπάς τότε κλάψε για μένα»
Ισως άξιζε να σας διασκεδάσω
στα καλοκαιρινά βράδια με ένα απλό «Θυμάμαι»
Και να σας βλέπω να νοικιάζετε ένα κιλό χόρτο
στους συνταξιούχους χωρικούς και στις γυναίκες τους
Να χαρίζετε απλόχερα ωκεανούς
κι ακόμη πολλές τρικυμίες στους ναυτικούς
μέχρι να ανακαλύψω κάθεμια από τις κρυψώνες σας
χωρίς να μετανιώσω για την ευκολοπιστία μου
Γιατί ήδη από το πρώτο ανάχωμα
ήμουν πιο περίεργος από σας

Κι ύστερα αιωρούμενος ανάμεσα στα "Πως είστε"
Ξαφνιασμένος από τις ανυπόφορες κοινοτυπίες:
«Πως αισθάνεσαι καλέ μου ευαίσθητε φίλε
αν ήθελες θα μπορούσα να σε φροντίζω για μια ώρα τον μήνα»
«Το ξέρεις ότι έχω χάσει δυο γιους?»
«Κυρία μου είστε μια γυναίκα μάλλον απρόσεκτη»

Κι ύστερα υποχρεωμένος από την καλοσύνη σας
την στιγμή που ένα από τα όνειρα μου
σαν μια χορεύτρια της δεύτερης σειράς
κουνούσε ποιος ξέρει για ποιο λόγο
στο παρόν, τα τεράστια στήθη της
και την καισαρική φρέσκια τομή της
Σκεφτόμουν ότι θα ήταν όμορφο
εκεί όπου κατέληγαν τα δάχτυλά μου
να ξεκινούσε κατά κάποιο τρόπο μια κιθάρα.

Κι ύστερα καθισμένος ανάμεσα στα "Arrivederci" σας
ενοιωθα λιγότερο κουρασμένος από σάς
ημουνα λιγότερο κουρασμένος από σάς
Μπορούσα να τσιγκλώ το παντελόνι της άγνωστης
μέχρι να την βλέπω διάπλατα να ανοίγει το στόμα
Μπορούσα να ρωτήσω κάποιο απο τα παιδιά μου
να μιλήσει δυνατά και άσχημα για μένα
Μπορούσα να σημαδέψω την κιθάρα και το κράνος μου
με ένα ξύλινο κουτί, να μου αποδείκνυε ότι χάσαμε
Μπορούσα να ρωτήσω πως φωνάζετε το σκυλί σας
-Το δικό μου, από καιρό το φωνάζω "Λεύτερο"-
Μπορούσα να προσλάβω καθημερινά ένα ανθρωποφάγο
να μου διδάξει την απόσταση που έχω από τ` αστέρια
Μπορούσα να διασχίσω χιλιάδες λίτρα από κοράλλια
φτάνοντας σε ένα μέρος που το λένε....Arrivederci

Όχι βέβαια ότι μου πέρασε από το μυαλό
ότι είμαι πιο μεθυσμένος από σας
ότι είμαι περισσότερο μεθυσμένος απο σάς

inviata da VELVET - 21/9/2016 - 15:03




Lingua: Tedesco

Traduzione tedesca / German Translation / Traduction allemande / Deutsche Übersetzung: da/from/d'après/aus - Questa pagina/this page/cette page/dieser Seite
ZERBRECHLICHER FREUND

Verdunstet in einer roten Wolke
in einer der vielen Schießscharten [1] der Nacht
mit einem Bedürfnis nach Beachtung und Liebe
zuviel von "wenn du mich gern hast, dann weine"
um erwidert zu werden
es war der Mühe wert euch an den sommerlichen Abenden zu unterhalten
mit einem einfachen "Ich erinnere mich daran":
um euch zu beobachten, wie ihr ein Kilo Gras vermietet
an Bauern in Pension und an ihre Frauen
und wie ihr mit vollen Händen Ozeane verschenkt
und weitere Wellen an Matrosen im Dienst
bis ich eines nach dem anderen eurer Verstecke entdecke
ohne meine Leichtgläubigkeit zu bedauern
weil bereits vom ersten Schützengraben an
war ich neugieriger als ihr
war ich viel neugieriger als ihr.

Und dann zwischen euren "Wie geht's dir?" schwebend
verwundert über Gemeinplätze - weniger gemein, dafür umso grausamer
in der Art "Wie fühlst du dich, Freund, zerbrechlicher Freund,
wenn du willst, opfere ich dir eine Stunde im Monat"
"Wissen Sie, ich habe zwei Kinder verloren"
"Signora, Sie sind eine eher zerstreute Frau".

Und noch getötet von eurer Höflichkeit
in der Stunde, in der einer meiner Träume,
Tänzerin der zweiten Reihe
bewegt für wer weiß was für eine Zukunft
ihre Gegenwart aus riesigen Brüsten
und ihren frischen Kaiserschnitt
ich dachte, es ist schön, wenn dort, wo meine Finger enden,
eine Gitarre auf irgendeine Art beginnt.

Und wenn ich mitten in euren "Auf Wiedersehen" saß
fühlte ich mich weniger müde als ihr
war ich viel weniger müde als ihr.

Ich hätte die Hosen einer Unbekannten reizen können
bis ich sie den Mund aufreißen sah.
Ich hätte von jedem meiner Kinder verlangen können
weiter mit lauter Stimme schlecht von mir zu sprechen.
Ich hätte meine Gitarre und ihre Seele eintauschen können
gegen eine Holzschachtel, die sagt: wir werden verlieren.
Ich hätte euch fragen können, wie euer Hund heißt.
Ich habe seit einiger Zeit einen, der Libero heißt.
Ich hätte täglich einen Kannibalen einstellen können
mir meine Entfernung zu den Sternen zu zeigen.
Ich hätte Liter um Liter von Corallo durchqueren können
um einen Platz zu finden, der sich "Auf Wiedersehen" nannte.

Und nie wäre es mir in den Sinn gekommen
daß ich betrunkener wäre als ihr
viel betrunkener wäre als ihr.

De André schrieb das Lied Amico Fragile in einem Zustand höchst depressiver Verstimmung und vollkommen betrunken in nur einer Nacht. Er war von der Gleichgültigkeit seiner Mitmenschen über die damalige politische und gesellschaftliche Lage Italiens zutiefst enttäuscht.

Er wurde häufig in hohe Gesellschaftskreise eingeladen, doch die Gastgeber sahen in ihm nur ein Unterhalter mit Gitarre, der ihnen die Abende kurzweilig gestalten sollte.

[1] Das Wort "feritoia" leitet sich aus "ferire" (verletzen) ab.

Es bezeichnet die kleinen Öffnungen in den Mauern von Burgen und anderen Befestigungsanlagen, von denen aus Angreifer beschossen wurden. De André könnte damit die Menschen meinen, die ihm durch ihr Verhalten und ihre Gleichgültigkeit die seelischen Wunden beigebracht haben, die ihm viele Jahre seines Lebens zu schaffen gemacht haben.

Oder die "feritoia", dieser kleine Spalt, symbolisiert die Fluchtmöglichkeit (Alkohol, Drogen) aus der beklemmenden Enge der Nacht.

inviata da Juha Rämö - 25/9/2016 - 10:20


Ma non era "fino a vederle spalancarsi la bocca"?
(Maria Cristina)

Certo che sì, Maria Cristina. Ho già corretto.
(Lorenzo)

22/12/2007 - 12:50


...allora mi sono permesso di trovare 'sta cosa qua, spero vi piacerà! :P

"Amico Fragile" e la disarticolazione poetica della realtà
di Riccardo Venturi, Livorno.

Base di partenza per ogni seria analisi di un testo poetico è il contesto ove una particolare espressione artistica si è venuta a formare. Contesto contingente (qui il celebre "sgabuzzino" nel quale De André si ritirò ubriaco per una notte intera) e contesto più generale.
Il contesto contingente, ovviamente, è qui di natura del tutto particolare ed è necessario tenerne ben conto; "Amico fragile", a parte qualche cosa di Piero Ciampi (penso a "Hitler in galera" o a "Il Natale è il ventiquattro"), è uno dei rarissimi esempi di testo poetico in musica scritto palesemente e dichiaratamente "in vino". Ciononostante, sarebbe un errore considerare tale testo come un puro esempio di "scrittura incosciente", o "automatica", o qualcosa del genere; ne fanno fede, oltre alla struttura metrica e ritmica dei versi (che sembrano, sebbene sciolti, letteralmente modellati sulla texture musicale, indizio questo abbastanza chiaro di un adattamento successivo del testo ad una musica, o, meglio, ad un arpeggiamento di base -un atto che testimonia chiaramente una coscienza comunque non totalmente obnubilata dall'alcool), anche i riferimenti, criptati in flash, agli avvenimenti che avevano immediatamente preceduto la composizione della canzone.

Racconta De André (riprendo da "Come un'anomalia", p.180): "Stavo ancora con Puny, la mia prima moglie, e una sera che eravamo a Portobello di Gallura, dove avevamo una casa, fummo invitati in uno di questi ghetti per ricchi della costa Nord. Come al solito, mi chiesero di prendere la chitarra e di cantare, ma io risposi: «Perché invece non parliamo?»
Era il periodo che Paolo VI aveva tirato fuori la faccenda degli esorcismi, aveva detto che il diavolo esiste sul serio. Insomma, a me questa cosa era rimasta sul gozzo e così ho detto: «Perché non parliamo di quello che sta succedendo in Italia?» Macché, avevano deciso che io dovevo suonare. Allora mi sono rotto le palle, ho preso una sbronza terrificante, ho insultato tutti e sono tornato a casa. Qui mi sono chiuso nella rimessa e in una notte, da ubriaco, ho scritto «Amico Fragile». La Puny mi ha stanato alle otto del mattino, non mi trovava né da nessuna parte, ero ancora nel magazzino che finivo di scrivere."

I riferimenti nel testo sono abbastanza chiari: "Le serate estive", il "semplicissimo mi ricordo", i "vostri «Come sta». Se Roland Barthes scrisse i "Frammenti di un discorso amoroso", potremmo considerare questi come dei "Frammenti di un discorso noioso", la compagnia non voluta, la meraviglia che suscitano i "Luoghi meno comuni e più feroci".
E' il disagio che coglie chiunque senta dentro di sé di non appartenere a un dato mondo o a un dato ambiente prova quando vi si trova catapultato, per di più in qualità di "celebrità", di "attrazione". E una parte del racconto di De André ("Macché. Avevano deciso che dovevo suonare") sembra riprodurre fedelmente la storia del Suonatore Jones, che assurge quindi al ruolo di canzone autobiografica o, quantomeno, di identificazione profonda ("E poi se la gente sa, e la gente lo sa che sai suonare / Suonare ti tocca per tutta la vita...").

Il Poeta voleva parlare del Diavolo. Voleva parlare di qualcosa che "gli stava sul gozzo". Voleva parlare addirittura di pratiche esorcistiche riconosciute dalla Chiesa; ma doveva suonare e cantare. Scatta quindi il meccanismo della ribellione estrema: il Poeta canterà e suonerà, ma da solo e stravolgendo irrisoriamente quella realtà che non sente sua. Si prende la "sbronza terrificante", si chiude nel garage e suona, finalmente ed autenticamente libero.

Qui inizia quella che abbiamo chiamato la "disarticolazione della realtà"; una forma particolare che può assumere un momento violento di ribellione derivante da un disagio profondo. Non è affatto improbabile che De André, in un certo qual modo, gliela abbia voluta "far pagare" a modo suo, ai "ricchi del ghetto". Da questo punto di vista, "Amico Fragile" è un testo che ha anche una sua precisa connotazione umoristica (sottolineo: umoristica; e, non per niente, ad uno dei "luoghi comuni/feroci" del "frammento del discorso noioso", «Lo sa che io ho perduto due figli», il Poeta risponde con una battuta sarcastica: «Signora, lei è una donna piuttosto distratta»). Il Suonatore Jones decide quindi di disarticolare la realtà, ma lo fa nell'unico modo che conosce: scrivendo, cantando e suonando.

La ribellione, il sarcasmo, il disagio; ma su questo, stante anche la complicità dell'alcool (che abbassa totalmente le barriere della coscienza), s'innesta, com'è a questo punto logico vista la situazione, il subliminale. Ma un subliminale che sembra andare "a strappi" e che fa di "Amico Fragile" quel meraviglioso intreccio derivante dalla registrazione esatta dello spettrogramma di una coscienza in un suo momento di lampi, di chiaroscuri violenti, di barbagli. Si potrebbe quasi dire che, se James Joyce, nell' "Ulisse", ha applicato per la prima volta lo "Stream of Consciousness", la riproduzione fedele del libero fluire del pensiero-parola, De André, in "Amico Fragile", fornisce un esempio di "Stream of Semi-Consciousness"; non casualmente, uno dei pochi esempi del genere che si ricordino è proprio una composizione poetica di Joyce, "The Ballad of Perse O'Reilly".

Il Poeta, dunque, suona. E registra come un sismografo le sue variazioni; dall'immagine totalmente onirica della "ballerina di seconda fila" (che sembra riprendere un'immagine da vecchio avanspettacolo degli anni '30, con la danzatrice che ha appena partorito) si passa a un flash di coscienza lucida, totale, che rappresenta forse il momento più alto della canzone perché esprime la gioia totale, la compenetrazione profonda dell'artista con il suo strumento: "Pensavo è bello che dove finiscono le mie dita / debba in qualche modo incominciare una chitarra". L'artista diventa un tutt'uno con il suo strumento, non c'è soluzione di continuità; ed è solo apparentemente singolare che proprio in una canzone del genere, De André esprima questa cosa con una semplicità, uno "scoppio" da ragazzo felice. Si è *liberato*. Dal ghetto dei ricchi, dai discorsi noiosi, dal teatrino dove lo volevano costringere.

Un mondo "trincea", di "nascondigli", di immagini sfatte; e lui, che in un nascondiglio si trova davvero, è molto più libero di loro, oltre che più curioso.
E la coscienza si abbassa di nuovo. Lo "Stream of Semi-consciousness" non dà tregua; di nuovo seduto fra gli "arrivederci" (come finiscono tutte le serate tranquille? Con un "arrivederci"), di nuovo a pensare come l'avrebbe presa la "sconosciuta" se il grande Artista-Idolo le avesse palpato i pantaloni (altro punto in cui la semi-incoscienza assume connotati umoristici, qui addirittura comici; un altro tratto decisamente joyciano! Sarebbe interessante poter effettivamente verificare il rapporto tra il lettore De André e l'autore Joyce: ad esempio, se, quando e come ne aveva affrontato la lettura, se conosceva quella specie di enorme "Amico Fragile" che si chiama "Finnegans Wake" ecc.). C'è il tempo anche per liberare un povero cane che, lo confesso, è da tempo una delle mie "fissazioni" principali. Vorrei scrivere la storia del cane Libero.

La realtà è finalmente stata disarticolata. Insultata dai figli che parlano ancora male e ad alta voce di lui, divorata dal cannibale che gli insegna la sua distanza dalle stelle, asfissiata tra litri e litri di corallo per raggiungere un posto che si chiamasse "Arrivederci"; posto finalmente raggiunto da Fabrizio de André l'11 gennaio 1999 e dal quale continua ad emettere segnali all'infrarosso. Il cane Libero li capta sicuramente meglio di tutti noi.

Ma il parziale recupero della coscienza sembra farsi strada; e, con esso, c'è l'ultimo sussulto umoristico. No, in tutta quella notte a Fabrizio tutto è sicuramente venuto in mente, tutto gli ha invaso la mente fuorché il pensiero di essere più ubriaco di noi, di essere molto più ubriaco di noi. Da un gesto di ribellione e di noia è iniziato un viaggio nella propria mente, un "viaggio allucinante" come quello del romanzo di Asimov con il sottomarino all'interno del corpo umano. Il "sottomarino" di De André è stata la sua chitarra, e quel che ne è risultato è stata, come detto, la registrazione precisa di questa traversata notturna in solitaria, ogni singolo momento dalla quale promana nell'ascoltatore.

Perché è questo il "senso" profondo di questa canzone: ogni volta che la ascoltiamo, volenti o nolenti, entriamo con lui in quello "sgabuzzino".
Sappiamo esattamente ogni singolo attimo di quella notte, ma non lo sappiamo esprimere. Ci sarebbero due soluzioni: riuscire a registrare fedelmente un nostro momento di dissolvimento, oppure ragionare con esegetica freddezza sul testo. Prendere una boccia di whisky e scolarsela oppure fare appello a tutte le proprie conoscenze per un'analisi approfondita e a tutto campo. Il senso estetico, il "significato" ed il valore poetico di un testo del genere non possono scaturire che da queste due cose; lascio a te, Lupo Grigio, e a tutti coloro che saranno arrivati in fondo a questa cosa, decidere se chi l'ha scritta, il dott. prof. Riccardo Venturi da Livorno, di anni 38, la notte fra l'11 e il 12 dicembre 2000 si è scolato mezza bottiglia di Laphroaig oppure ha solo allungato un po' le mani per acchiappare un paio dei due o tremila libri che lo circondano.

ΔΙΩRAMA Poco Ligio All'Ufficialità! - 8/3/2009 - 10:46


Non so dove tu sia andato a scovarla, caro Διώραμα* (stasera ti scrivo in minuscole per mettere bene l'accento dove deve stare :-P), però devo ringraziarti: è un testo che mi ero quasi dimenticato di avere scritto. Forse, chissà, la storia del cane Libero la scriverò per davvero. Prima o poi.


*Nota di pignoleria grafica (altrimenti non sarei io!). Quando ti scrivi in majuscole, fai una specie di pot-pourri: inizi bene in greco, ΔΙΩ-, però poi passi improvvisamente all'alfabeto latino (-RAMA). La cosa potrebbe essere voluta, e in tal caso taccio rispettoso; ma se non è voluta, devi scrivere -PAMA (ΔΙΩΡΑΜΑ). Ok, ora taccio sul serio :-PP

Riccardo Venturi mai stato ligio all'Ufficialità - 10/3/2009 - 01:04


No, no, Riccardo, è voluto :P http://addiorama.blogspot.com/2009/02/la-il-fine.html
E ΔΙΩRAMA è piana/parossitona.

Comunque non può che farmi piacere un tuo appunto ^^

ΔΙΩRAMA Poco Ligio All'Ufficialità! - 10/3/2009 - 17:25


Beh ti sei senz'altro guadagnato un linco al mio blogghino; spero ti farà piacere, anche perché per il gioco dell'ordine alfabetico sei stato inserito al primo posto della lista :-)
Insomma, benvenuto nella Rete Asociale!

NB Ho notato che nel tuo post sui "giochi di lingue", non pochi esempi da te proposti (tipo il mitico skwamish karoota neelano "mia figlia sta cucinando") provengono da un mio antidiluviano post su it.cultura.linguistica (o it.cultura.linguistica.italiano, non ricordo) :-) Mi fa piacere che 'ste cose girino ancora :-PPP

Riccardo Venturi molto ligio alle Diana Blu - 10/3/2009 - 18:01


Sì, se ne trovano in giro, ma posso dire però che quelle in latino sono quasi tutte opera di mio padre! =D

ΔΙΩRAMA Poco Ligio all'Ufficialità! - 10/3/2009 - 18:42


Ho la versione polacca quasi pronta, ma sono bloccato da qualche dubbio nel decifrare questo testo di Faber, ermetico per quanto celebrimo. Il primo riguarda i versi:
"per osservarvi affittare un chilo d'erba
ai contadini in pensione e alle loro donne".
Li sto interpretando alla pari con: "regalare a piene mani oceani" nel senso quantitativo. In un commento su internet ho trovato un parere sul doppio senso di queste parole ("cannaioli" - qualsiasi cosa voglia dire), che però, mi convince poco. C'è forse un'altra spiegazione plausibile?
Un altro punto che mi crea difficolta è: "con una scatola di legno che dicesse perderemo". Questo verso fa riferimento a una chitarra "morta", una bara o forse a qualche gioco?
Sarei infinitamente grato per i vostri suggerimenti. Salud!

Krzysiek Wrona - 6/10/2013 - 12:00


scatola di legno la vedo più come abbassarsi alle logiche di mercato e fare musica (con la chitarra) in modo commerciale

17/7/2014 - 00:31


Franz Di CioccoDurante il tour del ‘79 non sono mai riuscito a godere a pieno l’esecuzione di Amico fragile, attento com’ero a destreggiarmi tra una serie di pause vere, presunte, intenzionali o sottintese. Stare dietro al tempo era la mia maggior preoccupazione.

Detta così può sembrare un’assurdità perché il batterista, specie in un concerto, è il musicista di riferimento per l’andamento del tempo, ma Amico fragile più che una canzone è un film che scorre scena dopo scena e ti inchioda. Gran parte della sua emotività è data proprio da un susseguirsi di stati d’animo dove le pause, guidate della voce che le sottolinea, giocano un ruolo determinante.

Ovvio che il tempo c’era, ma scorreva nella testa di Fabrizio. Lui lo plasmava, lo modellava trasmettendolo alle dita che a loro volta lo riproducevano attraverso l’arpeggio di chitarra. Insomma il tempo era lui stesso. Rallentava e accelerava a seconda delle parole, a seconda dei fiati, delle chiavi espressive, dei toni vocali che rendevano più palpabile l’emozione. Non c’era il sequencer come si farebbe oggi, ma solo puro sentimento.

Io, appeso alle parole, seguivo quella storia ricca di immagini e immancabilmente mi perdevo nei suoi innumerevoli significati criptici. Anche perché la mia parte era solamente un doppio colpo di cassa (un suono tipo “pum-pum”) qua e là e con quel testo ce ne era abbastanza da essere ipnotizzati.

Avrei potuto fare come il timpanista durante il lunghissimo “Bolero” di Ravel quando, impassibile davanti alla partitura – fatta di pause, di attesa e pochi colpi finali – aspetta, contando diligentemente, di fare il suo intervento. Ma io non ce la facevo. Era difficile non distrarsi perché Amico fragile ti si incolla addosso, ti assorbe proprio come quando si è dentro a un film e non si ha proprio voglia di essere disciplinato e di contare le battute di attesa.

Allora avevo escogitato un escamotage: curavo due leggeri movimenti che Fabrizio faceva con la testa, impercettibili come si conviene ad un poeta, due cenni che cadevano là dove le parole respiravano. Lì, esattamente lì c’erano i miei “pum-pum”. E’ stata in assoluto la mia performance più sofferta, anzi quel brano lunghissimo a volte l’ho quasi odiato perché mi ipnotizzava.

Confesso che non aspettavo altro che arrivasse la parte strumentale per potermi sfogare. Credo che alla fine nel disco questo sfogo venga fuori in maniera prorompente. Quando c’è il crescendo sui tamburi che annuncia lo special musicale sembra proprio che io dica: «Scusami se gli do dentro ma ho bisogno di liberare la mia energia compressa nell’attesa di quel “pum-pum” con la grancassa.»

Forse sono proprio questi stati emozionali, un misto di curioso rispetto e di timore di sporcare in qualche modo quelle parole così pese, così inquietanti ma per dio così vere da scuotere chiunque, che hanno dato ad Amico Fragile quella magia che me lo ha fatto amare.

Oggi è il pezzo in assoluto che preferisco di tutto l’album. Lo amo non solo perché poi riascoltato trovano un senso le mie attese, le mie piccole sofferenze che “subivo” sotto i suoi accordi, ma soprattutto mi sono accorto che è il più bell’affresco musicale che io abbia mai sentito, intenso come un quadro di Van Gogh. Il più bell’autoritratto in musica e poesia che io conosca.

Franz Di Cioccio, batterista della Premiata Forneria Marconi
da Rock Celebration

3/5/2015 - 19:30




Lingua: Italiano

2009
Dal profondo
2015
Tracce Clandestine
tracce clandestine

Questa canzone dei Modena City Ramblers sicuramente si ispira nel titolo a De André. Dedicata a Luca "Gabibbo" Giacometti.
CANZONE PER UN AMICO FRAGILE

Mentre suono una canzone
tra le rime e le parole
è un accordo in movimento
che si allunga oltre il silenzio
sulle pagine di un libro,
mentre vago in equilibrio
tra le righe un non so che
talvolta penso a te
io penso a te
per un attimo infinito
io penso a te
mio amico fragile

un ricordo all'improvviso
è una lama ed un sospiro
malinconia per un sorriso
e una bestemmia
un saluto affettuoso
io penso a te
mio amico fragile

Quando il sole buca gli alberi
e le foglie sono smeraldi
e la sera pare aspettare
solo il canto delle cicale
e il domani vale più di ieri
e mi perdo tra i miei pensieri
la promessa e un non so che
talvolta penso a te
io penso a te
per un attimo infinito
io penso a te
mio amico fragile

un ricordo all'improvviso
è una lama ed un sospiro
malinconia per un sorriso
e una bestemmia
un saluto affettuoso
io penso a te
mio amico fragile

nel traffico impazzito
dietro a un pallone
in mezzo al prato
uno squillo al cellulare
una vecchia storia su cui scherzare
un sigaro sopra un muretto
e un arcobaleno per braccialetto
tra un dejavù e un non so che
talvolta io penso a te
io penso a te
mio amico fragile

inviata da Donquijote82 - 1/6/2015 - 11:18


Pagina principale CCG

Segnalate eventuali errori nei testi o nei commenti a antiwarsongs@gmail.com




hosted by inventati.org