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La tua prima luna

Claudio Rocchi
Langue: italien


Claudio Rocchi

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Claudio Rocchi - La tua prima luna


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Album: "Viaggio" (1970)
Claudio Rocchi - Viaggio
Voce femminile: Roberta Rossi


Forse questa è una canzone che può voler dire poco a chi è giovane oggi, in questo presente dove ogni libertà sembra essere concessa.
Agli inizi degli anni settanta, quando Claudio Rocchi l’ha scritta, non era proprio così.
Nel film di Gillo Pontecorvo “Queimada” un capo rivoluzionario dice una cosa del genere: “La tua libertà nessuno te la può regalare, la tua libertà puoi solo prendertela tu, tu solo puoi conquistarla.”
Questo per cercare di spiegare, anche se solo in minima parte, la differenza tra la libertà di ieri e le “libertà” di oggi.
Io so solo che in quegli anni, quando ho ascoltato questa canzone, ho sentito che Claudio Rocchi stava raccontando esattamente quello che io stavo pensando di me e del mondo che avevo intorno e oggi dopo tanto tempo, sembrerà strano, ma ho scritto questo testo a memoria, perché ho scoperto di non averlo mai dimenticato.
Questa è la tua prima luna che vedi fuori di casa
sapendo di non ritornare
Oggi sei uscito e ti sei domandato
“Ma dove sto andando e che cosa farò?”
Sei finito in un prato, mangiando una mela
comprata passando dal centro
dove i tuoi amici parlavano ancora
di donne e di moto
e tu che fumavi la gioia di esser riuscito
a uscire di casa portandoti dietro
soltanto la voglia di non tornar…

Hai pochi soldi,
sai bene domani
nessuno ti aiuta
e hai voglia di chiedere aiuto,
ma in quella prigione
dove ti hanno insegnato ad amare
poche persone una volta,
non vuoi ritornare,
vuoi amare più gente,
vuoi vivere in mezzo alla gente,
e, mentre dormi sul prato,
sentendo un po’ freddo
e con dentro una voglia di piangere forte,
tu vedi passare una macchina verde della Polizia…
non ti vedono neanche…
li senti andar via…
capisci di colpo
che il loro discorso è diverso dal tuo…

envoyé par i.fermentivivi



Langue: français

Version française – TA PREMIÈRE LUNE – Marco Valdo M.I. – 2013
Chanson italienne - La tua prima luna – Claudio Rocchi - 1970

“Ragazza in viaggio”  Foto di Fausto Giaccone, 1977
“Ragazza in viaggio” Foto di Fausto Giaccone, 1977


Peut-être est-ce une chanson qui peut dire peu à celui qui est jeune aujourd'hui, dans ce présent où chaque liberté semble être concédée.
Aux débuts des années soixante-dix, lorsque Claudio Rocchi l'a écrite, ce n'était pas vraiment ainsi.
Dans le film de Gillo Pontecorvo « Queimada » un chef révolutionnaire dit une chose du genre : « Ta liberté personne ne peut te l'offrir, ta liberté tu peux seulement te la prendre toi, toi seul peut la conquérir. » Ceci pour chercher à expliquer, même si seulement dans une très partiellement, la différence entre la liberté hier et les « libertés » d'aujourd'hui.
Je sais seulement que dans ces années-là, lorsque j'ai entendu cette chanson, j'ai senti que Claudio Rocchi racontait exactement ce que je pensais de moi et du monde que j'avais autour et aujourd'hui après tant de temps, cela semblera étrange, mais j'ai écrit ce texte de mémoire, parce que j'ai découvert ne jamais l'avoir oublié.
TA PREMIÈRE LUNE

Voici ta première lune hors de chez toi
Tu sais que tu ne rentreras pas…
Aujourd'hui tu es sorti et tu t'es demandé
« Où vais-je aller et qu'est ce que je ferai ? »
Tu as fini dans un pré, à manger une pomme
Achetée en passant dans le centre
Où tes amis parlaient encore
De motos et de femmes
Toi, tu goûtais la joie d'avoir osé
Sortir de chez toi en emmenant
L'envie de ne pas y retourner…

Tu as peu d'argent,
Tu sais bien que demain
Personne ne t'aidera
Toi, tu aimerais un coup de main
Mais dans cette prison
Où ils t'ont appris à aimer
Peu de personnes, au fond,
Tu ne veux pas rentrer,
Tu veux aimer plus de gens,
Tu veux vivre au milieu des gens,
Pendant que tu dors sur le pré,
En sentant un peu le froid
Avec une forte envie de pleurer,
Une auto verte de la police vient à passer…
Ils ne te voient même pas…
Toi, tu les entends s'en aller…
Et tu comprends soudain
Que leur discours est différent du tien…

envoyé par Marco Valdo M.I. - 21/6/2013 - 20:06


Ogni volta che l'ascolto mi proietto su quel prato e percepisco il sole che baciava la pelle dei figli dei fiori. Mi commuove questa canzone, sempre, ogni volta che la sento, o che la canticchio da sola..

lamiaprimaluna - 29/1/2009 - 16:34


bello leggervi.

susanna schimperna - 21/11/2010 - 00:35


Ho sentito ora alla radio che Claudio Rocchi se n'è andato a 62 anni a causa di una malattia degenerativa di cui soffriva da tempo...

Bernart - 18/6/2013 - 20:29


sì, se ne andato Claudio Rocchi... che anni quei primi '70... la musica era l'inevitabile contorno e condimento di tutta la vita. Anche se io ero su altre posizioni, non so che ha avuto poi (o avrà) torto o ragione.
s.

steno - 19/6/2013 - 12:40


Beh, steno, non credo che sia una questione di torto o ragione aver capito "di colpo che il loro discorso è diverso dal tuo"... E' un fatto, punto e basta, al di là di quali siano stati gli esiti politici dei "magnifici 70".
E poi per gente come Claudio Rocchi la musica non era "contorno e condimento" ma il pane e il vino, ragione stessa di vita. Ed erano la musica e la vita prima di ogni altra cosa.

Bernart - 19/6/2013 - 14:04


Ho appena finito di ascoltare questa canzone. Bella, ammetto che non la conoscevo.
È una strana sensazione quando qualcun altro esprime proprio quello che proviamo (o che abbiamo provato una volta..) Io me la ricordo bene la prima notte fuori casa (anche se – devo essere sincera – non mi ricordo se c'era la luna:-) ). Gli anni 70 erano già passati da un bel po' – ma è lo stesso. Non c'era un prato ma una sperduta stazione di frontiera – ma è lo stesso. C'ero io, sola, senza un posto preciso dove passare la notte, con pochi soldi e consapevole che nessuno mi avrebbe aiutato.. Con tante domande e tanti pensieri confusi in testa, sapendo che i miei amici continuavano a vivere una vita semplice e delineata. Dove andavo? Perché? Perché anch'io non volevo fare una vita “normale”? Non tentavo neanche di rispondere. Ma ero convinta che stavo facendo l'unica cosa giusta – dal mio punto di vista – cioè partire e andare, senza dire nulla (quasi) a nessuno, senza voler tornare.. E ne provavo una gioia inspiegabile... Grazie per avermi fatto rivivere queste emozioni. Ha ragione chi dice che le emozioni sono universali...

Stanislava - 19/6/2013 - 20:53


Brividi, anni indimenticabili bastava un sacco a pelo e un cielo di stelle

MaxGili - 9/12/2015 - 10:49




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