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Le bruit des bottes

Jean Ferrat


Lingua: Francese


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[1975]
Paroles de Guy Thomas
Musique de Jean Ferrat
Testo di Guy Thomas
Musica di Jean Ferrat

Album: La femme est l'avenir de l'homme
ferratfemme

Una canzone del 1975 che si riallaccia direttamente al colpo di stato in Cile dell'11 settembre 1973 e alla lotta antifranchista. In particolare, ricordiamo che Francisco Franco morì proprio nell'anno di composizione della canzone, non senza aver messo per un'ultima volta in funzione la garrota. Ma non soltanto questo. Una canzone contro ogni tipo di tortura, di discriminazione sessuale, di "ordine morale" imposto con la violenza dai militari, in tutto il mondo. Davvero una dimenticanza imperdonabile nelle CCG, alla quale ha rimediato assai opportunamente l'amico e collaboratore Jacky Fluttaz.

Une chanson de 1975 liée directement au coup d'état au Chili du 11 septembre 1973 et à la lutte anti-franquiste. Plus en particulier, on rappelle que Francisco Franco est mort l'an même où cette chanson a été composée, et pas sans avoir mis la garrote à son sale boulot pour une dernière fois. Pas seulement. C'est une chanson contre tout type de torture, de discrimination sexuelle, d' "ordre moral" que les militaires imposent par la violence dans le monde entier. C'est vraiment impardonnable que d'avoir oublié cette chanson, et nous remercions notre ami et collaborateur Jacky Fluttaz pour y avoir porté remède. [RV]
C'est partout le bruit des bottes
C'est partout l'ordre en kaki
En Espagne on vous garotte
On vous étripe au Chili
On a beau me dire qu'en France
On peut dormir à l'abri
Des Pinochet en puissance
Travaillent aussi du képi

Quand un Pinochet rapplique
C'est toujours en général
Pour sauver la République
Pour sauver l'Ordre moral
On sait comment ils opèrent
Pour transformer les esprits
Les citoyens bien pépères
En citoyens vert-de-gris

A coup d'interrogatoires
De carotte et de bâton
De plongeon dans la baignoire
De gégène et de tison
Il se peut qu'on vous disloque
Ou qu'on vous passe à tabac
Qu'on vous suicide en lousdoc
Au fond d'un commissariat

Il se peut qu'on me fusille
Pour avoir donné du feu
Pour avoir joué aux billes
Avec un petit hébreu
On va t'écraser punaise
Pour avoir donné du pain
Pour avoir donné du pèze
Au petit nord-africain

Il se pourrait qu'on m'accuse
Avec un petit gourdin
D'avoir étudié Marcuse
D'avoir été sartrien
Ils auront des électrodes
Ils diront tu veux du jus
Pour connaître la période
Où j'étais au P.S.U.

A moins qu'ils me ratatinent
Pour mon immoralité
Pour avoir baisé Delphine
Pour avoir été pédé
A moins qu'ils ne me condamnent
A mourir écartelé
Entre l'amour de Roxane
Et celui du beau Dédé

Il se peut qu'on me douillette
Pour que je veuille attester
Qu'en mil neuf cent soixante-sept
Je lisais l'Humanité
Il se peut qu'on me tourmente
Et qu'on me fasse avouer
Que dans les années soixante
J'étais à la C.G.T.

A moins qu'ils me guillotinent
Pour avoir osé chanter
Les marins du Potemkine
Et les camps de déportés
A moins qu'avec un hachoir
Ils me coupent les dix doigts
Pour m'apprendre la guitare
Comme ils ont fait à Jara

C'est partout le bruit des bottes
C'est partout l'ordre en kaki
En Espagne on vous garotte
On vous étripe au Chili
Il ne faut plus dire qu'en France
On peut dormir à l'abri
Des Pinochet en puissance
Travaillent aussi du képi
Travaillent aussi du képi

inviata da Jacky Fluttaz - 5/9/2007 - 23:19



Lingua: Italiano

Versione italiana di Riccardo Venturi
6 settembre 2007
Si vedano le Note alla traduzione
I link diretti rimandano alle canzoni di Jean Ferrat cui si fa allusione nel testo, e a "Estadio Chile" di Víctor Jara.
IL RUMORE DEGLI STIVALI

Dovunque è un rumore di stivali,
dovunque è ordine in kakì [1]
in Spagna vi si mette alla garrota,
vi si sbudella in Cile
e avete voglia a dirmi che in Francia
si può dormire tranquilli al riparo,
ché di Pinochet potenziali
ne lavorano anche col kepì. [2]

Quando càpita un Pinochet
è sempre in veste da generale
per salvare la Repubblica
per salvare l'Ordine Morale
e si sa come agiscono
per trasformare le menti:
i cittadini tranquilli tranquilli
vengono messi in grigioverde.

A colpi d'interrogatori,
di bastone e di carota,
di tuffi in vasca da bagno [3]
di tortura [4] e di tizzoni
può darsi che vi si sloghi,
che vi riempiano di botte
che vi si suicidi alla chetichella [5]
in fondo a un commissariato

Può darsi che mi fucilino
perché ho dato da accendere
o perché ho giocato alle bilie
con un piccolo ebreo,
ti si schiaccia come una cimice
perché hai dato del pane
perché hai dato un po' di soldi
al piccolo nordafricano

Può darsi che mi accusino
però con un manganelletto
d'avere studiato Marcuse [6]
e d'essere stato sartriano,
avranno degli elettrodi,
diranno: La vuoi la scossa? [7]
per sapere di quando
stavo nel P.S.U. [8]

A meno che non mi faccian fuori
per la mia immoralità,
per aver trombato con Delphine [9]
o per essere stato un frocio
A meno che non mi condannino
a morire squartato
tra l'amore per Rossana [10]
e quello per il bel Culetto [11]

Può darsi che mi schiaccino i coglioni [12]
per farmi dichiarare
che nel millenovecentosessantasette
leggevo L'Humanité [13]
Può darsi che mi torturino
e che mi facciano confessare
che negli anni sessanta
ero alla C.G.T. [14]

A meno che non mi ghigliottinino
per aver osato cantare
dei marinai della Potëmkin
e i campi di concentramento
A meno che con un'accetta
non mi taglino tutt'e dieci le dita
per insegnarmi a suonar la chitarra
come hanno fatto a Jara

Dovunque è un rumore di stivali,
dovunque è ordine in kakì
in Spagna vi si mette alla garrota,
vi si sbudella in Cile
e avete voglia a dirmi che in Francia
si può dormire tranquilli al riparo,
ché di Pinochet potenziali
ne lavorano anche col kepì,
ne lavorano anche col kepì.
NOTE ALLA TRADUZIONE

Si tratta di un testo di non facilissima interpretazione, pieno da un lato di termini familiari e gergali che si è tentato di rendere adeguatamente in italiano, e dall'altro di riferimenti letterari non sempre facilmente coglibili da un lettore italiano.

[1] Il kakì è il colore di molte divise militari.

[2] Come è noto, il kepì (o cheppì) è il berretto con visiera tipico dei corpi di polizia francesi. E' portato anche dai militari (celebri le immagini del generale De Gaulle col kepì).

degol


[3] Uno dei più comuni sistemi di tortura: il soffocamento mediante immersione forzata della testa in una vasca da bagno o in un qualsiasi altro recipiente contenente acqua.

[4] Gégéne: termine gergale formato su gêne, che arcaicamente significa anche "tortura, tormento" con la tipica ripetizione familiare della sillaba iniziale (cfr. ad esempio pépère "nonno, nonnino", su père o guéguerre "guerricciola").

[5] En lousdoc: termine del gergo "poilu" ("poilus", alla lettera "pelosi", furono soprannominati i soldati francesi nella I guerra mondiale per i capelli, le barbe e i peli cresciuti a dismisura durante la vita in trincea.) Significa genericamente "pian pianino", "lentamente", "alla chetichella", "di nascosto" e roba del genere.

[6] Il riferimento è a Herbert Marcuse, il filosofo di origine tedesca che è considerato tra gli ispiratori e i fondamenti teorici del '68.

Herbert Marcuse nel 1955.
Herbert Marcuse nel 1955.


[7] Familiarmente, jus ("succo") significa "corrente elettrica". Coup de jus significa "scossa elettrica".

[8] Acronimo di Parti Socialiste Unifié. Il Partito Socialista Unificato è stato un partito della sinistra francese (non comunista) dal 1960 al 1989.

[9] Il riferimento è alla figura protagonista di un celebre romanzo epistolare di Madame De Staël, intitolato appunto Delphine. Il romanzo fu considerato assai licenzioso e dangereux.

Madame de Staël in un dipinto di Gérard.
Madame de Staël in un dipinto di Gérard.


[10] Qui il riferimento è invece ovviamente alla Rossana del Cyrano de Bergerac di Rostand.

[11] Dédé è il "culetto" nel gergo familiare/infantile (formato con la ripetizione della prima sillaba di derrière "(di)dietro", così come ad esempio dodo "nanna" formato con la prima sillaba di dormir). Per estensione significa anche "omosessuale" (non comunemente) ed è un appellativo familiare con vari usi, anche lontani dal significato originale. Dédé fu soprannominato il cantante franco-canadese André Fortin.

[12] Si tratta qui probabilmente di una nuova creazione idiolettica degli autori del testo. Douilleter, non comune termine gergale formato su douillet "morbido, soffice" (a sua volta diminutivo di doux) significa alla lettera "blandire, trattare con (falsa) dolcezza"; ma tale significato non è compatibile con il testo. Si è quindi inteso come una "neoformazione" basata su un altro significato gergale di douillet: "testicolo, coglione", con riferimento ad un'altra pratica di tortura.

[13] L'organo (tuttora in grama esistenza) del Partito Comunista Francese (in altrettanta grama esistenza).

[14] La Confédération Générale du Travail (Confederazione Generale del Lavoro), il principale sindacato unificato francese legato alla sinistra.

6/9/2007 - 11:59


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