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J'entends sonner les clairons

Barbara


Lingua: Francese

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[1963]
Paroles et musique de Barbara
Parole e musica di Barbara
arrangiamento e contrabbasso di François Rabbath

Barbara.
Barbara.


Barbara, scomparsa nel 1998, è stata una delle icone più intense del dopoguerra canoro francese; eppure anche se oltralpe è un idolo, circondato da una venerazione diffusa e stratificata, da noi invece è appannaggio di pochi addetti ai lavori.

Chanteuse, ma soprattutto poetessa di un mondo di marginali e perdenti senza riscatto, a lei è toccato di indagare nelle pieghe dell'emozione soffocata, del rancore contenuto, della passione che non osa dire il proprio nome, sempre evidenziando un preciso talento poetico. Sola e con di fronte il pianoforte nero che è divenuto simbolo del suo agire in scena, Barbara ha iniziato a comporre alla fine degli Anni '50, dopo essersi distinta come interprete d'elezione delle struggenti o acide chansons di Jacques Brel e George Brassens. Subito segna una differenza con una song metafisica come Chapeau bas, in cui si interroga su a chi si debba attribuire la paternità del creato, giungendo infine alla considerazione che, Dio o Diavolo, bisogna abbassare il proprio cappello e rendere omaggio. Tra i brani che hanno segnato il suo iter, impossibile non citare la straziante Pierre in cui è affiancata dal sax di Michel Portal, per una dolente disamina di una perdita a cui non si può porre in alcun modo rimedio, oppure la drammatica Perlimpinpin, o la quasi strip-tease song Ni belle, ni bonne, tra i pezzi più sarcastici del suo repertorio. E' evidente nel suo mondo espressivo un fil rouge che la porta alla performance, alla spettacolarizzazione dei suoi brani, come spesso aveva fatto in televisione e come poi compirà apparendo in scena con Michail Barischnikov e con Gerard Depardieu, al suo fianco nel musical Lily Passion che passò anche in Italia nel 1986.

Indomita compagna di strada delle lotte a favore dei sans papier e della ricerca contro l'AIDS (tema a cui ha dedicato la tesissima e commovente Sid'amour à mort nel 1987) non ha mai permesso che il patetismo entrasse nel suo raggio d'azione e come nella sua autobiografia incompiuta, Il etait un piano noir, ha sempre affrontato gli aspetti più aspri della realtà con modi secchi, ma anche con grande partecipazione.

Luca Scarlini, da Cassero
J'entends sonner les clairons:
C'est le chant des amours mortes.
J'entends battre le tambour:
C'est le glas pour nos amours.
Sur le champ de nos batailles
Meurent nos amours déchirées.
Les corbeaux feront ripaille,
J'entends les clairons sonner.
T'as voulu jouer à la guerre
Contre qui et pour quoi faire?
J'étais à toi tout entière,
J'étais déjà prisonnière,
Mais du matin qui se lève,
Du jour à la nuit, sans trêve,
Tu voulais ton heure de gloire
Et je ne sais quelle victoire.

Entends sonner les clairons:
C'est le chant des amours mortes.
Entends battre le tambour:
C'est le glas pour nos amours.
Sur le champ de nos batailles
Meurent nos amours déchirées.
J'ai lutté vaille que vaille,
Mais je n'ai rien pu sauver.
Ci-gît, couché sous la pierre,
Tout nu, sans une prière,
Notre amour mort à la guerre.
Ah! fallait, fallait pas la faire!
Ci-gît, après tant d'arôme
Et la moitié d'un automne,
Ci-gît, sans même une rose,
Notre amour pour qui éclose?

Entends sonner les clairons:
C'est le chant des amours mortes.
Entends battre le tambour:
C'est le glas pour nos amours.
Va-t'en jouer à la guerre,
Va-t'en vouloir la gagner.
Tu m'as perdue tout entière,
Tu m'as perdue à jamais!
Tu peux déposer les armes,
Oui, j'ai fini de t'aimer.
Il est trop tard pour tes larmes:
J´entends les clairons sonner!

inviata da Riccardo Venturi - 17/4/2007 - 19:45



Lingua: Italiano

Versione italiana di Riccardo Venturi
18 aprile 2007
SENTO SUONARE LE TROMBE

Sento suonare le trombe:
è il canto degli amori morti.
Sento battere il tamburo:
campana a morto per i nostri amori.
Sul campo delle nostre battaglie
muoiono i nostri amori straziati.
I corvi si rimpinzeranno,
sento suonare le trombe.
Hai voluto giocare alla guerra,
contro chi, e per fare cosa?
Io ero tutta tua,
io ero già prigioniera,
ma dal mattino che sorge,
dal giorno alla notte, senza tregua
tu volevi la tua ora di gloria
e non so quale vittoria.

Senti suonare le trombe:
è il canto degli amori morti.
Senti battere il tamburo:
campana a morto per i nostri amori.
Sul campo delle nostre battaglie
muoiono i nostri amori straziati.
Ho lottato con tutte le forze,
ma non ho potuto salvare nulla.
Qui giace, steso sotto la pietra,
tutto nudo, senza una preghiera
il nostro amore morto alla guerra.
Ah! No, non bisognava farla!
Qui giace, dopo tanto profumo
e dopo la metà d'un autunno,
qui giace, senza neanche una rosa,
il nostro amore: per chi sboccia?

Senti suonare le trombe:
è il canto degli amori morti.
Senti battere il tamburo:
campana a morto per il nostro amore.
Vattene a giocare alla guerra,
vattene a volerla vincere.
Mi hai perduta tutta,
mi hai perduta per sempre!
Puoi deporre le armi,
sì, ho cessato di amarti.
Troppo tardi per le tue lacrime:
Sento suonare le trombe!

18/4/2007 - 17:51


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