Lingua   

Si chiamava Gesù

Fabrizio De André


Lingua: Italiano


Ti può interessare anche...

Un blasfemo [Dietro ogni blasfemo c'è un giardino incantato]
(Fabrizio De André)
Sogno numero due
(Fabrizio De André)
Nella mia ora di libertà
(Fabrizio De André)


fabfuma
[1967]
Parole di Fabrizio De André
Musica di Fabrizio De André e Gian Piero Reverberi
Dall'album di esordio "Volume 1"
Il testo da wikitesti corretto leggermente.

Volume 1 [[http://www.viadelcampo.com/ORL8898_Vol1_a5.jpg|Volume 1]


Fabrizio


#BeyondtheLyrics: "Si chiamava Gesù" di Fabrizio De André
di Eleonora Vergine, da Artspecialday di Valentina Ferraro, sabato 15 aprile 2017

La figura di Gesù Cristo e ciò che rappresenta per la religione cattolica sono stati per De André il filo rosso che ha percorso tutta la sua produzione: non si può negare che laddove l’artista abbia espresso una spregiudicata critica sociale e anticlericale, dall’altra parte abbia comunque intriso i suoi versi di un sottile velo di devozione e riverenza verso quelle figure che, a sua detta, si sono rivelate in primis dei rivoluzionari. Già nel suo primo album, Volume I, la quarta canzone si configura come una dedica esplicita al figlio di Dio: parliamo di Si chiamava Gesù, una delle canzoni più fortemente anti-dogmatiche che Fabrizio De André abbia mai composto.

Pubblicata nel 1967, Si chiamava Gesù venne censurata dalla Chiesa perché sfacciata e irrispettosa. In questa canzone infatti si parla di un Gesù bel lontano dal divino, ma visto come un uomo comune, di un Gesù fragile ma capace di rivoluzionare il mondo non perché figlio di Dio, ma perché semplicemente uomo in mezzo agli uomini. Si tratta di un Gesù “blasfemo“, simbolo di anarchia, critico nei confronti del clero, capace di perdono come puro atto di pietà, che scardina le fondamenta di una sovrastruttura probabilmente fittizia e terribilmente debole: quello dell’organizzazione religiosa.

In pochi versi l’autore genovese riesce anche a racchiudere un messaggio d’amore dalla forza eccezionale: il perdono. Un perdono inumano.

Non è Gesù ad essere in-umano, ma lo sono le sue parole e i suoi gesti, al di là dei quali non si può che intravedere la traccia di un affronto alla mera logica umana.

Non umano è il suo modo di perdonare sulla croce chi lo sta uccidendo; non umano è piangere l’addio di «quelli che l’ebbero odiato, chi gli portò in dono alla fine una lacrima o una treccia di spine».

Inumano è pur sempre l’amore che il Nazareno ha provato, regalato e predicato nel corso della sua vita. Un altro tipo di amore, un amore che sfugge alle categorie di interpretazione umana; un amore che ad un «estremo saluto», restituisce «la preghiera e l’insulto e lo sputo».

Non umano è «rantolare senza rancore», è il sacrificio compiuto, è il morire crocefissi per un ideale, per una speranza, per quella giustizia divina incarnata che dovrebbe sostituirsi alla cosiddetta giustizia umana, in cui né il cantautore, né il più grande filosofo di tutti i tempi – Gesù, appunto – hanno mai nutrito fiducia.

Il brano nega quindi la divinità del presunto figlio di Dio: lo fa a partire da una dichiarazione personale in versi nella prima strofa: «Non intendo cantare la gloria / né invocare la grazia o il perdono/ di chi penso non fu altri che un uomo / come Dio passato alla Storia». Lo fa criticando ironicamente la figura stereotipata imposta dalle celebrazioni, dai catechismi: «ebbe forse un po’ troppe virtù»; lo fa, descrivendo la naturalezza e l’universalità della morte: «E morì come tutti si muore / come tutti cambiando colore». Lo fa sottolineando l’inutilità del sacrificio massimo, di quella crocefissione in virtù di una presunta liberazione – mai avvenuta – da ogni male, avanzando la conseguente critica alla bontà e onnipresenza di Dio. A cosa è servita la passione di Cristo, la morte e la resurrezione (cui De André non fa assolutamente cenno nel corso del brano) se lo scandalo e il peccato non sono stati cancellati? Se ogni giorno, da più di 2000 anni, sentiamo di atrocità e siamo protagonisti indiscussi di scempi ed orrori? Se rimarchiamo gli stessi errori, se a malapena accettiamo il perdono e sappiamo perdonare? A nulla.

Si chiamava Gesù è un’accusa. È l’accusa di un uomo che si interroga, che osserva, che pensa, che si rende conto dell’ipocrisia, dell’incoerenza, della disgrazia e della miserabilità dell’uomo. È la riflessione di un uomo che ha colto nel Cristo non il divino, non il lato de-umanizzato, bensì la sensibilità, «l’attrazione da quell’umanità traboccante in cui – almeno in parte- si riconosce» ( S. Zucal – Il cristo dei filosofi).
Venuto da molto lontano
a convertire bestie e gente
non si può dire non sia servito a niente
perché prese la terra per mano
vestito di sabbia e di bianco
alcuni lo dissero santo
per altri ebbe meno virtù
si faceva chiamare Gesù.

Non intendo cantare la gloria
né invocare la grazia o il perdono
di chi penso non fu altri che un uomo
come Dio passato alla storia.
Ma inumano è pur sempre l’amore
di chi rantola senza rancore
perdonando con l’ultima voce
chi lo uccide fra le braccia d'una croce.

E per quelli che l’ebbero odiato
nel Getsemani pianse l’addio,
come per chi lo adorò come Dio
che gli disse: "Sii sempre lodato"
per chi gli portò in dono alla fine
una lacrima o una treccia di spine,
accettando ad estremo saluto
la preghiera e l’insulto e lo sputo.

E morì come tutti si muore
come tutti cambiando colore.
Non si può dire che sia servito a molto
perché il male dalla Terra non fu tolto.
Ebbe forse un po' troppe virtù,
ebbe un volto ed un nome: Gesù.
Di Maria dicono fosse il figlio
sulla croce sbiancò come un giglio.

inviata da Krzysiek Wrona - 1/4/2018 - 15:51




Lingua: Italiano

La versione inglese di Dennis Criteser
Dal blog Fabrizio de André in English

Il Vangelo secondo Matteo - Pasolini
HIS NAME WAS JESUS

Coming from far, far away
to convert beasts and humans,
you can’t say it was for naught,
because he took the earth by its hand.
Dressed in sand and in white,
some said he was a saint,
for others he had less virtue -
he went by the name of Jesus.

I don’t intend to sing of the glory
nor to invoke the grace and forgiveness
of one who I think was not other than a man,
like God passed into history.
Yet inhuman, it is still forever, the love
of one whose last gasps are without ill will,
pardoning with his final voice
those who kill him in the arms of a cross.

And for those who had hated him,
in Gethsemane he wept farewell,
as for those who adored him as a God
and who said to him, "Praise be to you always,"
and for whoever brought to him as a gift at the end
a tear or a braid of thorns,
accepting at the final farewell
the prayer, the insult and the sputum.

And he died like everyone dies,
like everyone, changing color.
You can’t say it did much good,
because the evil from the land wasn't removed.
He had perhaps a few too many virtues,
he had a face and a name: Jesus.
Of Maria they say he was the son,
on the cross he turned white as a lily.

1/4/2018 - 19:49




Lingua: Francese

Traduzione francese di Maryse (L. Trans.)
Traduction française de Maryse (L. Trans.)
IL S'APPELAIT JÉSUS

Venu de très loin
pour convertir bêtes et gens
on ne peut pas dire que ça n'ait servi à rien
parce qu'il prit la terre par la main
vêtu de sable et de blanc
certains le dirent saint
pour d'autres il eut moins de vertu
il se faisait appeler Jésus.

Je n'entends pas chanter la gloire
ni invoquer la grâce et le pardon
de ceux qui pensent qu'il ne fut qu'un homme
laissant son nom dans l'histoire en tant que Dieu.
Mais l'amour de celui qui agonisa sans rancoeur
pardonnant de sa dernière voix
à ceux qui le tuèrent entre les bras d'une croix
est cependant à tout jamais amour inhumain.

Pour ceux qui le haïrent
au Gethsémani pleurant l'adieu
comme pour celui qui l'adora comme Dieu
lui disant "Sois loué pour toujours"
et pour celui qui lui apporta en dernier don
une larme ou une couronne d'épines,
il accepta comme ultime salut
la prière l'insulte et le crachat.

Il mourut comme tout le monde meurt
comme tous en changeant de couleur
on ne peut pas dire que ça ait beaucoup servi
parce que le mal ne fut pas enlevé de la terre.
Il eut peut-être un peu trop de vertu,
il eut un nom et un visage : Jésus.
On dit qu'il fut le fils de Marie
celui qui sur la croix blanchit comme un lys.

inviata da Riccardo Venturi - 3/4/2018 - 07:34




Lingua: Tedesco

Traduzione tedesca di Michi e Herbert Killian da questa pagina
Deutsche Übersetzung von Michi und Herbert Killian aus dieser Seite
ER HIEß JESUS

Er kam von weit her
Um Menschen und Tiere zu bekehren
Man kann nicht sagen, es hätte nichts genutzt,
Weil er die Welt an der Hand nahm.
Gekleidet in Sand und in Weiß
Manche sprachen ihn heilig,
Für andere war er weniger tugendhaft,
Er ließ sich Jesus nennen.

Ich will nicht Ruhm besingen
Weder um die Gunst und die Gnade flehen
Von einem von dem ich denke,
Er wäre nichts anderes als ein Mann gewesen
Der als Gott in die Geschichte einging.
Nicht menschlich muß die Liebe sein
Dessen der ohne Groll flüsternd
Vergebend mit letzter Stimme
Denjenigen, die ihn am Kreuz umgebracht hatten.

Und für die, die ihn gehaßt hatten
In Getzemane weinte er den Abschied
Genau so wie für den, der ihn angebetet hatte, wie einen Gott
Und “gepriesen sei's Du” zu ihm gesagt hatte.
Für den, der ihm als letzte Gabe brachte
Eine Träne oder eine Dornenkrone
Als letzter Gruß nahm er hin
Das Gebet die Beleidigung und die Spucke.

Und er starb wie jeder stirbt
Wie jeder die Farbe wechselnd
Man kann nicht sagen, es hätte viel genutzt
Weil das Böse von der Welt nicht genommen wurde.
Er hatte vielleicht zu viele Tugenden,
Er hatte ein Gesicht, einen Namen: Jesus.
Sie sagten er sei Maria's Sohn gewesen,
Auf dem Kreuz wurde er blass wie eine Lilie.

inviata da Riccardo Venturi - 3/4/2018 - 17:32




Lingua: Spagnolo

Traduzione spagnola di Hampsicora (L. Trans.)
Traducción al español por Hampsicora (L.Trans.)
SE LLAMABA JESÚS

Había llegado de muy lejos
para convertir bestias y gente,
no se puede decir que no sirvió de nada
porque tomó el mundo de la mano.
Vestido de arena y de blanco,
algunos le dijeron santo;
para otros tuvo menos virtudes:
se hacía llamar Jesús.

Yo no voy a cantar la gloria
ni a invocar la gracia o el perdón
de quien, yo creo, no fue más que un hombre
que pasó a la historia como Dios.
Y no obstante, inhumano es el amor
de quien resuella sin rencor
perdonando con la última voz
a quien le mata en los brazos de una cruz.

Y para quienes lo hubieron odiado
en el Getsemaní lloró al despedirse
al igual que para quien le adoró como a un Dios,
para quien le dijo “Sé siempre alabado”,
para quien al final le trajo de regalo
una lágrima o una trenza de espinas,
aceptando como último adiós
la oración, el insulto, el esputo.

Y murió así como todos morimos,
como todos, cambiando de color.
No se puede decir que sirvió de mucho
porque el mal no fue eliminado de la tierra.
Quizás tuvo demasiadas virtudes,
tuvo un rostro y un nombre: Jesús.
De María dicen que era hijo,
en la cruz blanqueó como un lirio.

inviata da Riccardo Venturi - 3/4/2018 - 07:38




Lingua: Svedese

Svensk översättning av Riccardo Venturi
(Tack till Juha Rämö för hjälp)
3. april 2018 (St. Richard)

HAN HETTE JESUS

Han kom från mycket långt borta
för att omvända djur och människor,
man kan ej säga, det var helt onyttigt
därför att han tog jorden i hand.
Han var klädd i sand och i vitt,
några sade, han var en helig man,
andra sade, han var inte så god,
han lät kalla sig Jesus.

Jag ämnar inte sjunga till äran
eller anropa om nåd av någon
som jag tror var bara en människa
som gud gången till historien.
Men omänsklig är dock kärleken
av någon, som dör utan agg
och förlåter med sin sista röst
de, som dödar honom på ett kors.

Och över de, som hade hatat honom,
grät han i Getsemane till farväl,
såväl över de, som avgudat honom
och sade honom, “Vare dig lov”,
över de, som till slut kom till honom
med en tår eller en törnkrona som gåva.
En bön, ett hån, en spottning,
som sista hälsning antog han allt det.

Och han dog som vi alla dör,
som vi alla blev han dödsblek.
Man kan ej säga, det var så mycket nyttigt
därför att det onda ännu står på jorden.
Han var kanske för mycket god,
hade ett ansikte och ett namn: Jesus.
Man sade, han var Marias son,
på korset vitnade han som en lilja.

3/4/2018 - 10:02




Lingua: Finlandese

Traduzione finlandese / Finnish translation / Traduction finnoise / Suomennos: Juha Rämö

hAndrea_Camagna_drawing_2016
HÄNEN NIMENSÄ OLI JEESUS

Pitkien taivalten takaa
hän tuli käännyttämään eläimiä ja ihmisiä.
Turhaksi sitä ei voi mainita,
sillä hän tarttui maailmaa kädestä.
Hän oli vaatetettu hiekkaan ja valkeaan.
Jotkut kutsuivat häntä pyhimykseksi,
toisille hänen hyveensä olivat vähäisemmät.
Hänen nimensä oli Jeesus.

En aio laulaa ylistystä sille
enkä anoa armoa ja anteeksiantoa siltä,
joka minulle oli vain ihminen,
jumalana historian lehdille siirtynyt.
Mutta enemmän kuin ihmisestä on iäti hänen rakkautensa
niitä kohtaan, joiden viime henkäykset ovat vailla vihaa,
ja hänen viimeisten sanojensa anteeksianto
niille, jotka tuomitsevat hänet ristinkuolemaan.

Ja niille, jotka olivat häntä vihanneet,
hän itki jäähyväisiksi Getsemanessa,
samoin kuin niille, jotka palvoivat häntä jumalana
sanoen »Ikuisesti pyhitetty olkoon nimesi«
ja niille, jotka lopun lähestyessä tulivat hänen luokseen
lahjanaan kyyneliä tai orjantappurakruunu,
ja viimeisenä tervehdyksenä hän otti tyynesti vastaan
niin rukoukset kuin pilkan ja halveksunnankin.

Ja hän kuoli niin kuin me kaikki kuolemme,
kasvoillaan kuolonkalpeus niin kuin meillä kaikilla.
Ei voi sanoa, että siitä oli juurikaan hyötyä,
sillä pahuus jäi elämään maan päälle.
Ehkäpä hän oli liian hyvä,
ihminen, jolla oli kasvot ja jonka nimi oli Jeesus.
Häntä sanottiin Marian pojaksi,
ristillä hän kuihtui kuin lilja.

inviata da Juha Rämö - 4/4/2018 - 09:07




Lingua: Polacco

Traduzione polacca di Azalia (Agnieszka) (L. Trans.)
Tłumaczenie: Azalia (Agnieszka) (L. Trans.)
NAZYWAŁ SIĘ JEZUS

Przyszedł z bardzo daleka,
by nawracać zwierzęta i ludzi;
nie można powiedzieć, że na nic się zdało,
bo wziął ziemię za rękę,
ubrany w kolory piasku i bieli.
Niektórzy zwali go świętym,
dla innych miał mniej cnót.
Kazał się nazywać Jezusem.

Nie zamierzam głosić chwały,
ani wzywać łaski i przebaczenia
tego, który według mnie był tylko człowiekiem,
a przeszedł do historii jako Bóg.
Lecz ponadludzka będzie na wieki miłość
tego, który kona bez goryczy,
w ostatnim słowie przebaczając
tym, którzy go zabili na ramionach krzyża.

Za tych, którzy go nienawidzili,
w Ogrodzie Oliwnym wieszcząc pożegnanie;
za tych, którzy wielbili go jako Boga,
którzy mówili mu „bądź pochwalony na wieki”,
za tych, którzy jako ostatni dar przynieśli mu
łzę lub cierniową koronę,
przyjął jako ostatnie pozdrowienie
modlitwę, zniewagę i splunięcie.

Umarł, jak umierają wszyscy,
jak wszyscy zmieniając kolor.
Nie można powiedzieć, by na wiele się to zdało,
bo zło nie zniknęło z tej ziemi.
Może miał zbyt wiele cnót,
miał twarz i miał imię... Jezus.
Mówią, że był synem Maryi ten,
który na krzyżu zbielał niczym lilia.

inviata da Riccardo Venturi - 3/4/2018 - 07:42




Lingua: Polacco

Versione polacca di Jarosław Mikołajewski da http://wyborcza.pl
Przyznajmy, że się natrudził
nawracając zwierzęta i ludzi.
I nie mówmy, że przyszedł tu po nic,
wszak dotykał nam serca i skroni.
Nosił suknię z piasku i bieli,
choć niektórzy w nim zbawcę widzieli,
to w większości swej Boży lud
nie dostrzegał w nim zbyt wielu cnót.

Nie zamierzam opiewać tu glorii
ani twierdzić, że na wszystko był lekiem,
jako Bóg się zapisał w historii,
ale dla mnie był zwykłym człowiekiem,
chociaż miłość niezwykłą ma w sobie,
kto umiera przebaczając osobie,
która temu, co kona, ubliża,
przybijając mu ręce do krzyża.

Gdy w ogrodzie się żegnał, to łzami -
z celnikami, uczniami, katami,
z pokornymi, co bijąc pokłony
pozdrawiali go "bądź pochwalony",
z tymi, co go w ostatniej odsłonie
chcieli ujrzeć w cierniowej koronie,
i tym samym dziękował uśmiechem
za obelgę, szyderstwo, pociechę.

Umarł tak, jak się zawsze umiera,
kiedy śmierć róż policzkom odbiera,
na nic zdały się jego cierpienia,
bo wciąż mamy nieczyste sumienia,
w sztuce cnoty się okazał prymusem,
nazywali go ludzie Jezusem.
Powiadają, że był synem Maryi,
kiedy konał, wiatr go głaskał po szyi.

inviata da Krzysiek Wrona - 14/4/2018 - 16:32




Lingua: Turco

Traduzione turca di Celal Kabadayı (L. Trans.)
ADI İSA'YDI

Çok uzaklardan geldi
Hayvanları ve insanları dönüştürmeye
Bunun bir şeye yaramadığı söylenemez
Çünkü toprağı eline aldı
Kumu ve beyazı giyindi
Kimileri ona aziz dediler
Öbürleri için daha az değerliydi
Onu İsa diye adlandırıyorlardı

Anlamıyorum zafer şarkısı söylenirken
Ne de iyilik ve merhamet dileniyorum
Onun yalnızca bir insan olmadığını düşünüyorum
Tanrı gibi tarihe mal olmuş
Ama kin duymadan canını veren
Onun saf ve temiz sevgisi
Son nefesinde bağışlıyor
Onu bir haçın kolları arasında öldürenleri

Getzemani'de yaşama veda ederken
Kendinden nefret edenler için ağladı
Kendine tanrı gibi tapanlar için ağladığı gibi
Ona " her zaman övül" dediler
Ve onun için son bir armağan getirdiler
Bir gözyaşı ya da dikenli bir taç
Son selam olarak kabul etti
Duayı, küfrü ve tükrüğü

Herkesin öldüğü gibi öldü
Herkes gibi renk değiştirerek
Çok işe yaradı denemez
Çünkü kötülük yeryüzünden kalkmadı
Belki biraz fazla erdemliydi
Bir adı ve bir yüzü vardı: İsa
Meryem'in oğlu olduğunu söylüyorlar
Haçın üzerinde bir zambak gibi bembeyazdı.

inviata da Riccardo Venturi - 3/4/2018 - 07:47


cacchio...


Getsemani, no Getzemani


scusate, sulla pagina della fondazione era scritto cosi, ormai non ci si puo fidare di nessun sito in questa rete...

k - 1/4/2018 - 20:12


L'orto dei Jazzemani
Il Pap'Occhio, 1980

L'Anonimo Toscano del XXI secolo - 1/4/2018 - 22:37


PS per Krzysiek Wrona. A rigore, la trascrizione dovrebbe essere "Gethsemani", che procede dal greco Γεθσημανή. E va bene, perché i Vangeli sono stati scritti in greco. Però la resa grecotestamentaria è molto imperfetta: il nome originale dell' "Orto degli Olivi" è, in aramaico, ܓܕܣܡܢ /Gaḏ Šmānê/, ebraico גת שמנים /Gat Shmanim/, che significa, alla lettera, "frantoio, pressa delle olive". Salutim !

Riccardo Venturi - 3/4/2018 - 06:26


Peccato che "i solidi perfidi" non hanno passato la canzone "Wizja zmartwychwstania" dei Bardziej. Ho abbinata alla canzone di De Andre', perche' in una forma magari piu' breve e leggera dice piu' o meno le stesse cose sul personaggio Gesu'. Poi, va bene, illustrata con un Gesu' in vesti di un astronauta, puo' anche turbare qualcuno, ma i'idea mi e' venuta a seguito di uno scambio di battute tra me e dr Grzechu dopo il suo concerto solista del dicembre scorso.
Ho "googlato" nella grafica "Jezus kosmonauta" e ho scoperto che qualcuno ce n'e' gia' pensato :)
Saluten

krzysiek - 3/4/2018 - 10:06


Guarda che la Wizja è stata approvata, e persino tra gli Extra come avevi suggerito tu stesso. Il fatto, Krzysiek, che per le canzoni in polacco, qualcuno (= IO) deve prima capirci qualche cosa e, come sai, per me non è immediato come per altre lingue. Quindi le canzoni in polacco a volte restano qualche giorno in approvazione. Poi devo dirti che, ieri, io e la Daniela -k.d.- siamo tornati a casa dopo una bella giornata di primavera passata al parco tra uccellini che cinguettavano, alberi in fiore, bambini felici che giocavano e animali che passavano, e all'improvviso ci siamo trovati di fronte la parola "zmartwychwstania". Ne abbiamo riportato un senso di immediato terrore, abbiamo pianto la morte delle vocali e, prima di ricollegare che significa "dai-morti-resurrezione-della" mi ci è voluto un attimino....

Riccardo Venturi - 3/4/2018 - 10:25


Nell'introduzione leggo che la canzone "venne censurata dalla Chiesa", a me risulta un'altra storia e cioè che fu la RAI democristiana dell'epoca a censurarla, mentre (come per altri celebri casi, vedi Auschwitz o Dio è morto di Guccini) venne trasmessa di domenica proprio dalla Radio Vaticana,assieme a Preghiera in Gennaio e Spiritual, altri pezzi regolarmente censurati dalla radiotelevisione italiana. Di questo esiste testimonianza scritta da colui che fece la messa in onda (ovvero Paolo Scappucci della Pro Civitate Christiana che mandò una lettera entusiasta a Fabrizio De André: «Molto spesso, quando ho occasione di parlare ai giovani in riunioni o conferenze e dibattiti porto sempre i tuoi dischi»).

Flavio Poltronieri - 3/4/2018 - 12:27


Sottoscrivo quanto detto da Flavio Poltronieri. Aggiungo un ricordo personale, seppure di ben più modesta portata: ho ancora il libriccino contenente il "canzoniere" ciclostilato della parrocchia nel cui quartiere abitavo da ragazzo (fine anni '60 / metà anni '70), ed è letteralmente infarcito di canzoni di De André (compresa questa)...

Riccardo Venturi - 3/4/2018 - 17:14


Dear all,

I have to say I'm rather confused by the above German translation credited to Eloise Villaz. The exact same text can be found here (https://diamantame.wordpress.com/2014/07/23/si-chiamava-gesu/#more-675) on a website known as the "home" to German translations of De André songs by Michi and Herbert Killian.

Sincerely,

JR

Juha Rämö - 3/4/2018 - 20:05


Eloïse ha fatto la presentazione, credo, ma anche io mi chiedevo chi ha fatto la traduzione e chi la esegue nel video, la voce pare maschile (a parte un'evenienza da non scartare per nulla, che la canta l'autrice della presentazione che è dotata della voce bassa e profonda, praticamente baritonale :)

k - 3/4/2018 - 21:28


One more thing about the German translation of the song: past tense 3rd person singular of heißen is hieß, not heißte.

And a couple of remarks about the Swedish translation:

- in the 1st stanza, it should read "han lät kalla sig" instead of "han lät sig kalla"

- in the 2nd stanza, the 3rd line should be without "han", and in the last line, it should read "dödar" instead of "döder"

- in the 3rd stanza, it should red "Getsemane" instead of "Gethsemani"

- in the 2nd line of the 4th stanza, it should read "alla" instead of "älla"

Juha Rämö - 3/4/2018 - 23:20


Thank you for all your remarks, which have been duly integrated into the relevant translations. The German translation is now correctly credited to Michi and Herbert Killian: the website "cantautori.at" is rather well known, and wrong crediting to Eloise Villaz as the translator is my fault. I should have checked better.

Riccardo Venturi - 4/4/2018 - 00:07


Caro Riccardo, ubriacando il tempo e lo spazio, sarebbe stato bello condividere con te e com Krzysiek lo stesso banchetto di legno e formica d'epoca, nello scantinato angusto e parecchio umido, senza finestre, dove facevo catechismo col grembiulino azzurro, i capelli cortini e la timidezza stampata in faccia. Però se ci foste stati anche voi, avremmo sicuramente sobillato l'aula scalcinata e organizzato qualcosa di musica e poesia, la scena sarebbe cambiata, il vecchio prete nero scappato e al suo posto sarebbe arrivato magari Silvano Zucal a farci ascoltare "Si chiamava Gesù" e a parlarci del suo Cristo dei filosofi inutilmente sacrificato affinchè il male sparisse dal mondo. E l'avremmo ricambiato con il sacro e il profano di "Suzanne": la Signora del Fiume unita al Pescatore di Uomini, perchè anche noi non scherziamo affatto e la nostra generazione in adolescenza custodiva gelosamente nel cuore un chirurgo delle emozioni che usava le canzoni con la delicatezza di uno scalpello.

Flavio Poltronieri - 4/4/2018 - 10:21




Lingua: Polacco

Versione polacca (cantabile) di Krzysiek Wrona
8 – 14 aprile 2018


https://anarchismoliberale.files.wordpress.com/2010/01/deandre11.jpg
MIAŁ NA IMIĘ JEZUS


Przybył z bardzo daleka,
by człowieka przemienić i zwierzę,
że na nic się to zdało, nie można powiedzieć,
bo wywiódł wszakże Ziemię z cienia,
utkane miał szaty z piasku i bieli,
niektórzy w nim świętego widzieli,
według innych cnotami nie zasłynął wśród mężów,
mówił, że nazywa się Jezus.

Nie chcę pieśnią tą wzywać litości,
kadzić tym co w poczet bogów go liczą,
nie chcę strony brać tych, co człowieka w nim widzą,
który przeszedł jako Bóg do historii,
ale wciąż nam nieludzką się zdaje ta miłość,
która kaźń z rąk oprawców każe przyjąć,
to życie, które w swym ostatnim tchnieniu
z krzyża męki szepce nam o wybaczeniu.

I tak samo, modląc się w Ogrójcu,
żegnał tych co głowy jego żądali,
jak i tych, co jak Boga go miłowali,
łzy swe dzieląc między jednych i drugich,
w bolesnym rozstaniu dziękując za dary,
warkocz cierni, uścisk dłoni, wsparcie ramion,
przyjmując z pokorą jako rzecz oczywistą,
tak modlitwę, jak splunięcie i wyzwisko.

I tak umarł, jak każdy umiera,
z twarzą szarą szarością gołębia,
nie można powiedzieć, że na coś się to zdało,
bo zła z Ziemi wyplenić się nie udało,
być może posiadał cnoty zbyt liczne,
imię Jezus i zbyt jasne oblicze,
mówili, że podobno Marii był synem,
krzyża czarny kwiat zdusił białą lilię.

inviata da Krzysiek Wrona - 14/4/2018 - 17:51



Pagina principale CCG

Segnalate eventuali errori nei testi o nei commenti a antiwarsongs@gmail.com




hosted by inventati.org