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Il maschio di Volterra

anonimo


Lingua: Italiano


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Fedayè
(Leoncarlo Settimelli)
Όσο βαρούν τα σίδερα
(anonimo)
Muri alti e inferiàe
(Alberto D'Amico)


[ca. 1900]
Alcuni dei testi qui presentati sono stati raccolti originariamente da La musica dell'Altra Italia; altri sono raccolti dalla Rete e da Catanuto-Schirone.

Inserendo questa canzone diamo l'avvio ad un nuovo percorso, che comprenderà canzoni già presenti in raccolta ed altre ancora da inserire dedicate all' "universo-galera" in tutto il mondo. Un percorso logico e doveroso che si occuperà della più logica manifestazione della repressione del potere e del suo sistema: la galera. A chi obiettasse che questo tema sembra allontanarsi da quello principale del sito, rispondo che tale lontananza non sussiste nella realtà dei fatti (si pensi, ad esempio, all'istituzione dei carceri militari, agli imprigionamenti per renitenza alla leva, alla "cella di rigore", alla violenza militaresca all'interno delle carceri e a innumerevoli altre cose). Ma, più che altro, vogliamo con questo rappresentare un'opposizione alla galera in sé ed alle idee che vi sottostanno. Null'altro da dire. [RV]

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"Il maschio di Volterra" ("maschio" ha qui il significato di "fortezza inespugnabile", come per il "Maschio Angioino" di Napoli) è un canto di provenienza fiorentina. Tra i più noti canti di galera dell'intera tradizione italiana, è stato raccolto in numerose versioni a partire del 1962. Nella prima, originale e più completa, si avvertono addirittura gli echi dell'affare Dreyfus con il riferimento diretto a Émile Zola.

"Il complesso della Fortezza, situato sul luogo dell'antica acropoli, costituisce uno degli esempi più felici dell'architettura militare rinascimentale. La Fortezza è composta da due corpi, la Rocca Vecchia e la Rocca Nuova, uniti tra loro da lunghe cortine a beccatelli. La Rocca Vecchia fu fatta costruire nel 1342 dal Duca d'Atene Gualtieri di Brienne, all'epoca governatore di Firenze. Fatta restaurare da Lorenzo il Magnifico, presenta una pianta trapezoidale con al centro una torre semiellittica, detta la Femmina. La Rocca Nuova, fatta costruire da Lorenzo tra il 1472 e il 1475, presenta una pianta quadrata con quattro torrioni circolari agli angoli e uno centrale detto il Maschio. Le due rocche svolgono ancora oggi la funzione di carcere che da sempre hanno avuto." (da questa pagina)

Il maschio di Volterra è un canto anarchico e fa parte di tale tradizione. Presenta degli indubbi accenti sociali; ciononostante fa più propriamente parte dei canti provenienti dall'interno del carcere, da quell' "universo" dolente e duro che mette davanti agli occhi la condizione dell'uomo privato, spesso per sempre, della libertà personale. E' questa una forma di guerra dichiarata dallo Stato al cittadino, tenuto sotto la costante minaccia della galera, ieri come oggi.


Interpretata da Marco Rovelli e Lara Vecoli. Campi Bisenzio, Parco Iqbal Masih, 21 giugno 2012.


Cesare Batacchi.
Cesare Batacchi.
Il canto racconta un fatto realmente accaduto, e i personaggi che vi compaiono sono autentici. "Il 18 novembre 1877 [in realtà 1878, ndr] viene lanciata una bomba in via Nazionale, a Firenze, e viene subito accusato l'anarchico internazionalista Cesare Batacchi (ma per maggiori notizie si veda anche qui). Il processo si svolge l'anno successivo a Firenze con grande apparato propagandistico anche perché la bomba di via Nazionale [che fa quattro vittime, ndr] scoppia nel bel mezzo delle manifestazioni di euforia per lo scampato attentato, a Napoli, di Umberto I ad opera dell'anarchico Giovanni Passannante. Assieme a Batacchi, condannato all'ergastolo, altri sei imputati vengono condannati a vent'anni di prigione. L'accusa contro il maggiore imputato si fonda su testimonianze più che sospette e su accuse fabbricate espressamente dalla polizia, tanto che a distanza di anni alcuni tra i maggiori testimoni ritrattano pubblicamente le loro accuse. Il "superteste" Francesco Alessi, l' "infame Alessi" nominato espressamente nella canzone assieme a tale N. Menocci (nella canzone chiamato Maocci), un anno dopo la condanna degli imputati, ebbe a dichiarare: "Per impulso della mia coscienza dichiaro formalmente che la deposizione da me fatta nel processo della bomba di via Nazionale era completamente falsa [...] Tutto ciò che dissi lo dissi dietro ordine della questura di Firenze." Tra le altre incongruenze di questo famoso processo è da sottolineare che, il 18 novembre 1877, Ceare Batacchi era in carcere; ne era uscito soltanto due ore prima dell'attentato. Il processo serve soprattutto per reprimere l'Internazionale. L'ergastolo comminato al maggiore imputato è un avviso esemplare a tutti gli aderenti all'Organizzazione dei lavoratori. Ad un processo così apertamente fazioso risponde subito la piazza con numerose manifestazioni di solidarietà verso gli imputati. Le proteste contro la condanna e in favore della loro liberazione vengono organizzate in tutta Italia ma soltanto nel 1900 il Batacchi viene finalmente graziato (e con lui gli altri imputati, tranne uno che era morto in carcere) dopo aver passato gli anni di prigionia nel maschio di Volterra [Catanuto-Schirone, p. 146]. Dopo la liberazione, Cesare Batacchi torna a Firenze, in Santa Croce, e infine a Bagno a Ripoli dove muore l'11 maggio 1929 all'età di ottant'anni.



La prima versione, quella che segue, fu registrata da Michele Luciano Straniero a Galceti, presso Prato, nel 1962. L'informatore e cantore era Luciano Suisola, detto "Topino". Essa è la più precisa, praticamente cronachistica; non solo riguardo ai nomi (il Batacchi vi si nomina in prima persona, assieme al falso "superteste" fabbricato dalla questura, Francesco Alessi, e ad un altro falso testimone, il Maocci), ma anche ai luoghi che riportano le vicende al quartiere di Santa Croce di cui Cesare Batacchi era evidentemente originario, ivi compreso Borgo Allegri, una delle strade più malfamate della vecchia Firenze. Il canto è noto per avere una linea melodica tra le più belle dell'intera tradizione fiorentina.

borgallegri


Venne scritto presumibilmente poco prima della liberazione (14 marzo 1900; secondo altre fonti il 16 marzo) di Cesare Batacchi, e probabilmente da un anonimo cantastorie; ha un'immediata diffusione popolare, come testimoniano le molte versioni che si diffondono oralmente in tutta la Toscana una delle quali, più breve, riprende le prime quattro strofe e "sette innocenti" diventa "se gli innocenti"; è il caso della breve versione raccolta da Leoncarlo Settimelli a Lastra a Signa, suo luogo natale. Ma a Firenze città continuano ad essere cantate ancora quasi un secolo dopo i fatti le versioni più particolareggiate, come quella raccolta da Caterina Bueno a Firenze, da un fiaccheraio nel 1964. Nel 1900, l'editore fiorentino Nerbini (poi diventato famoso, molti anni dopo, per essere stato il primo in Italia a pubblicare le avventure di Topolino di Walt Disney) pubblica una serie di fascicoli dal titolo Processo Batacchi in cui si sostiene non solo l'innocenza dell'Internazionale per la bomba di Via Nazionale a Firenze, ma porta avanti una puntuale controinformazione sui fatti e sulla situazione politica che precede la creazione del "mostro" ad opera della questura. Il processo di venti anni addietro viene tutto ricostruito e insieme al processo vengono pubblicate le contraddizioni dei testimoni creati dall'accusa: da questi fatti il lettore comprende immediatamente come il processo Batacchi in realtà fosse una scusa per contrastare duramente l'Internazionale, che a Firenze contava una sezione importante e attiva.

Tale è la bellezza e la potenza del canto, che abbastanza presto esso valica i confini di Firenze e della Toscana. Ne vengono raccolte versioni in tutta l'Italia centrale, specialmente in Umbria e nelle Marche, dove rimane la localizzazione (il maschio di Volterra, carcere tra i più terribili di tutta Italia) ma la vicenda precisa di Cesare Batacchi è ormai oscurata per essere sostituita dal canto di galera. Si arriva persino, di recente, alle rielaborazioni in chiave rock, come quella del gruppo sardo Joe Perrino & The Mellowtones.


Le incisioni del canto:

*Canzoni dal carcere 2 EP (Caterina Bueno)

*Addio Lugano bella. Antologia della canzone anarchica in Italia 1
(registrazione originale di Luciano Suisola; strofe I, II e V)
*Canti e racconti di prigione (reg. orig. 4)
*Canzoniere internazionale: Gli anarchici
*Gruppo Z: Canti anarchici italiani
*Dodi Moscati: Con i pugni alzati camminano
*Marco Rovelli e Lara Vecoli


Fonti:

*G. Vettori - Il folk italiano. Canti e ballate popolari
*Leoncarlo Settimelli e Luciano Falavolti: Canti anarchici

Ah me ne stavo mesto a lavorare
rinchiuso dentro il maschio di Volterra;
un secondin mi venne a salutare
con lieto volto la mano mi serra
e mi dice: «Allegro, grazia faranno a te
tutti i giornali parlano, combattano per te».

Grazia l' accetterò se mi daranno
coi miei diritti di buon cittadino,
sono innocente e l'è già ventun anno
non vo' morir col marchio d'assassino.
Sette innocenti ci voller condannar,
ma i nostri patimenti, chi li compenserà?

Non ebbi l'amicizia di un Labori
e il mio processo non lo vide Zola
dovrò subire sì pene offese e rancori
e dalla rabbia mordo coperte e lenzuola
nel ripensar quanto dovrò soffrir
a tormentar mi sento l'anima lo stesso si morir.

In queste quattro mura sì malidette
la meglio gioventù io l'ho qui passata
si portano l'offese a noi dirette
nel pronunciarci la galera a vita
mondo crudele che hai dato luce a me
son vittima di agenti di rinnegata fe'.

Vola pensiero mio sera e mattina
là nei dintorni di Borgo la Croce
via dei Pilastri e via Ghibellina
qua in borgo Allegri e piazza Santa Croce
mondo crudele che desti luce a me
sono vittima di agenti di rinnegata fe'.

L'hanno riconosciuta la mia innocenza
or che lo vedi il mio capello è grigio
viva l'adorno cavalier di scienza
che mi convertirono il bianco con il bigio
sette innocenti ci voller qui serrar
ma i nostri patimenti chi li compenserà.

Di quell'infame Alessi io mi rammento
e di tutti gli altri falsi testimoni
sento nell'aria un gelid'e un lamento
che mi sembra pervaso dai demoni.
Stride il Maocci che rantolando va
e gli dico: «Sei dannato per la tua falsità».

E addio compagni, viva la libertà
e questo l'è il Batacchi che non vi scorderà.
Addio compagni, viva la libertà
un saluto dal Batacchi: vi saluta e se ne va.

inviata da Riccardo Venturi - 3/4/2007 - 15:07




Lingua: Italiano (Toscano Fiorentino)

La versione raccolta a Firenze da Caterina Bueno, da Stefano Arcidiacono, fiaccheraio, nel 1964. E' quella più marcatamente dialettale, caratteristica accentuata dalla dizione di Caterina.
Incisa in "Canzoni dal Carcere", vol. 2, 1964

Caterina Bueno.
Caterina Bueno.
IL MASTIO DI VORTERRA
[STORIA DEL PROCESSO BATACCHI]

Io me ne stavo mesto a lavorare
rinchiuso dentro a i' mastio di Vorterra,
un secondin mi venne a salutare
con lieto volto mano mi serra.

«Allegro - disse -
grazia faranno a te,
tutti i giornali parlano,
combattano per te».

Grazia l'accetterò, se mi daranno,
e i mie' diritti come a un cittadino,
'nnocente i' gli ho fatti ventun anno,
non vo' morì co i' marchio dell'assassino.

Sette 'nnocenti
ci vollero condannà,
ma i nostri patimenti
chi li compenserà!

Non ebbi l'amicizia d'un Labuori
e i' mi processo non lo vide Zola.
Dovrò subirne ancora, pene e rancori,
dalla rabbia ne mordo coperte e lenzuola.

E nel pensaro
quanto dovrò soffrì,
mi sento stiantà l'anima,
lo stesso che morì.

In queste quattro mura, o malidette,
la meglio gioventù l'è già svanita.
Ricordo dell'offese a me dirette
nel condannammi alla galera a vita.

Mondo crudele,
che désti luce a me,
son vittima d'agenti
di rinnegata fé.

Vola i' pensiero mio sera e mattina,
vola in su que i'rione di Santa Croce,
via de' Pilastri e via o Ghibellina,
via Borg'Allegri e Borgo Santa Croce.

E addio compagni!
Evviva la libertà!
E questo gli è i' Batacchi,
saluta e se ne va.

E addio compagni!
Evviva la libertà!
E questo gli è i' Batacchi,
saluta e se ne va.

inviata da Riccardo Venturi - 3/4/2007 - 15:23




Lingua: Italiano

Una versione tramandata oralmente nel contado fiorentino, che si distingue per il "cappello" iniziale e per altre strofe non presenti altrove; è, per il resto, singolarmente particolareggiata (anche nell'ambientazione fiorentina) anche se non nomina i falsi testimoni fabbricati dalla questura che portarono Cesare Batacchi alla rovina. E' stata eseguita a due voci dal cantastorie e maestro dell'ottava rima Realdo Tonti (nato ad Agliana [PT] nel 1937) e Piero Nocentini il 20 aprile 1995 a Coiano di Prato e nel maggio 1996 a San Piero d'Agliana. Sarà bene notare il primo luogo dove è avvenuta la registrazione, Coiano di Prato: è il paese dove nacque Gaetano Bresci.
IL MASTIO DI VOLTERRA
[IL BATACCHI]

Realdo Tonti.
Realdo Tonti.
Addio Firenze, addio anche alle mura,
non so quando vi potrò rivedere.
Io lascio babbo e mamma alla sventura
e andrò a morir nelle terre straniere.

Ma se il coraggio io non lo perderò
e voglio veder la fine
e questa è la ragion.


E mesto me ne stavo a lavorare
e rinchiuso qui nel Mastio di Volterra,
da un secondino mi sentii o chiamare,
con lieto volto la mano mi serra.

Mi disse: Allegro, grazia faranno a te,
e tutti i giornali ne parlano,
combattono per te.

Grazia l'accetterò se me la danno
coi miei diritti da buon cittadino,
sono in galera qui, gli è ventun anno,
e non vo' morì col marchio dell'assassino.

Sette innocenti ci vollero serrà,
e i nostri patimenti
chi li compenserà.

Cavallo dove vai, porti la sella,
fontana che dai bere agli amatori
o sole che riscaldi l'universo
perché non vieni a farmi compagnia.

È tanto tempo che la tua luce ho perso
rinchiuso in questa tetra prigionia;
ma se un dì esco e la tua luce avrò
e coi tuoi raggi angelici io mi scalderò.

L'avevo un'amicizia co' il Valori,
e il mio processo non lo vide Zola,
non posso sopportar pene e rancori,
coi denti mordo coperte e lenzuola.

Mondo brutale
che vita désti a me,
e' son vittima innocente di rinnegata fe'.

Vola pensiero mio sera e mattina,
via dei Lungarni e piazza Santa Croce,
io vi passavo sempre sera e mattina,
ora son qui a patire pena atroce.

Se ci ripenso a quanto dovrò soffrì
e' mi sento strazio all'animo
più forte che morir.

Io son rinchiuso in queste quattro mura
in queste quattro mura maledette;
e la mia vità andò alla sventura
e maledetto chi pena mi dette.

Se ci ripenso a quanto dovrò soffrì
e' mi sento strazio all'animo
più forte che morir.

Hanno riconosciuto la mia innocenza,
or che vedete il mio capello è grigio
riconosciuta prova a onor di scienza
e di chi ha cambiato il bianco con il grigio.

E addio compagni, il Batacchi se ne va,
e addio compagni,
addio, viva la libertà.

E addio compagni, il Batacchi se ne va,
e addio compagni,
addio, viva la libertà.

inviata da Riccardo Venturi - 2/7/2013 - 18:15




Lingua: Italiano

La versione, assai più breve, raccolta da Leoncarlo Settimelli a Lastra a Signa (Firenze).

Leoncarlo Settimelli (con la chitarra), nel 2005.
Leoncarlo Settimelli (con la chitarra), nel 2005.
IL MASCHIO DI VOLTERRA
[IL BATACCHI]

E me ne stavo mesto a lavorare
rinchiuso là ni' maschio di Volterra
e un secondin mi viene a salutare
e nella sua la mia destra mi serra.

E mi disse: «Allegro, grazia la fanno a te,
tutti i giornali parlano,
combattono per te».

«La grazia l'accetterò se me la danno,
coi miei diritti di buon cittadino:
io son rinchiuso qui da ventun anno,
non vo' mori' co i' marchio d'assassino.

Se gli innocenti li voglion qui serrar,
e i nostri patimenti
chi li compenserà?»

inviata da Riccardo Venturi - 3/4/2007 - 15:21




Lingua: Italiano

Una versione extratoscana, raccolta da S. Boldini a Ancona nel 1964. Come si vede, resta la localizzazione precisa (il maschio di Volterra, sempre presente in tutte le versioni) ma la coscienza della vicenda precisa di Cesare Batacchi è perduta e il canto diviene un semplice, ma potente canto di galera.
IL MASCHIO DI VOLTERRA

Onesto me ne stavo a lavorare
nelle galere al Maschio di Volterra:
il capoguardia mi viene a salutare
e la sua man con la mia si serra.

Mi disse: «Allegri!
Grazia faranno a te...
Tutti i giornali parlano,
combatteran per te.

La grazia accetterò, se me la danno
ma li diritti voglio da cittadino.
Rinchiuso son qui drento da vent'un anno:
non vo' morir col marchio d'assassino!

Sette innocenti
si volsero inserrar.
Ma i nostri patimenti
chi ce li pagherà?

Dentro 'ste quattro mura maledette
la meglio gioventù m'è già sparita.
Ricordo due parole a me dirette,
mi sento pronunciar: galera in vita...

Mondo brutale,
tu mi denunci a me:
io, vittima di gente
di rinnegata fe'.

inviata da Riccardo Venturi - 3/4/2007 - 15:24




Lingua: Inglese

English translation by Riccardo Venturi
June 11, 2016

batlib
THE DONJON OF VOLTERRA

Alas! I sat working, sad and down-hearted
Jailed inside the donjon of Volterra;
a warden came and greeted me so happy,
he shook my hands so merry in his face.
He told me: “Be happy! You are pardoned!
All papers are talking and struggling for you.”

“I accept the pardon if I am granted
with all my rights of a good citizen,
I am innocent in jail since twenty one years,
I don't want to die marked as a murderer.
Seven innocents were sentenced to jail,
who will pay for the pains we had to endure?

Among my friends there was no Labori,
my trial wasn't attended by Emile Zola,
I'll have to suffer pains, insults, malice,
I bit in anger my sheets and my blankets.
if I think of all what I'll have to endure
and I feel dying in my tormented soul.

Shut up in this damned prison cell
I have spent all of my youth years,
we were insulted and so deeply offended
when we were sentenced to life imprisonment.
You cruel world! Why did I come to you?
I am the victim of treacherous policemen.

My thoughts keep flying back night and day
there to the streets next to Borgo La Croce,
Via dei Pilastri and Via Ghibellina,
and Borgo Allegri and Piazza Santa Croce.
You cruel world! Why did I come to you?
I am the victim of treacherous policemen.

Now that my innocence is acknowledged,
now that my hair, you see, has turned grey,
I say my thanks to the excellent scientist
who turned my white hair into grey.
Seven innocents were sentenced to jail,
who will pay for the pains we had to endure?

Now I remember that vile, infamous Alessi
and all others who swore my life away,
now I feel chilled and hear heart rending moans
as if I were surrounded by hideous demons.
Maocci's screeches rattling in agony,
I tell him, 'Now you're damned for all your lies.'

Farewell comrades! Long live liberty!
Your comrade Batacchi won't never forget you all.
Farewell comrades! Long live liberty!
Your comrade Batacchi says you farewell, and goes.

11/6/2016 - 22:20


BATACCHI Cesare (Chicciotti, Chezzotti)
(Firenze 4.9.1849 – Firenze 11.5.1929)

Pubblicato nel volume "L'Internazionale italiana fra libertari ed evoluzionisti"
Dall' Archivio Biografico del Movimento Operaio


Nato a Firenze nel 1849 da Pietro e Carolina Ciulli. Falegname. Membro della sezione fiorentina dell’Ail, più volte condannato per resistenza a pubblico ufficiale, partecipa ai moti dell’agosto 1874 per i quali viene accusato di cospirazione politica. Al processo di Firenze dell’anno dopo, dichiaratosi estraneo ai fatti e alla stessa Internazionale, viene assolto per mancanza di indizi insieme a tutti gli altri imputati. Nell’ottobre del 1878 viene arrestato con i coniugi Pezzi, la Kuliscioff ed altri e, nel novembre, subisce ancora il carcere preventivo in occasione della visita del re a Firenze. Il 18 novembre, il giorno dopo l’attentato di Passanante, vengono lanciate delle bombe in via Nazionale durante una manifestazione a sostegno della monarchia. Subito arrestato insieme ad altri internazionalisti, viene accusato di essere l’autore dell’attentato nonostante fosse appena uscito dal carcere e si stesse recando al teatro Comunale dove lavorava quale macchinista teatrale. Al processo, tenuto a Firenze nel maggio 1879, viene condannato all’ergastolo, mentre agli altri coimputati vengono inflitti lunghi anni di lavori forzati. Nel 1882 il periodico libertario La Lanterna del Popolo organizza una campagna per la sua liberazione, in seguito alle ritrattazioni dei principali testimoni che erano stati spinti dalla polizia ad accusarlo; ma l’azione non ha esito positivo. Dopo 17 anni di silenzio, nel 1899 riparte una campagna per la sua liberazione ad opera, ora, di tutte le forze democratiche e soprattutto per iniziativa del settimanale socialista La Difesa, che istituisce il comitato “pro Batacchi” per la sua scarcerazione. Presentato quale candidato-protesta nelle liste socialiste del collegio di Pietrasanta, nel marzo del 1900 viene eletto deputato. Anche se la sua elezione non viene poi convalidata, ottiene però la grazia e nello stesso mese è finalmente scarcerato – nel 1827, a due anni dalla morte, verrà anche riabilitato –. Stabilitosi nel quartiere fiorentino di S. Croce, apre prima una rivendita di carbone e poi una di tabacchi. Ancora sottoposto a sorveglianza speciale per tre anni, nel 1910 si trasferisce con l’attività a Bagno a Ripoli dove, pur rimanendo fedele alle idee anarchiche, non svolge più alcun particolare lavoro politico. Solo durante la guerra riprende una certa attività e nel novembre 1917 è segnalato fra i partecipanti ad un convegno tra anarchici e socialisti. L’assise, indetta per la costituzione dei Fasci rivoluzionari, riprendeva le decisioni del Congresso anarchico clandestino dell’anno prima.

Fonti: Archivio Centrale dello Stato (Roma), Ministero di Grazia e Giustizia, Direzione delle Grazie e del Casellario, Miscellanea, b. 33; Archivio di Stato di Firenze, Corte d’Assise di Firenze, Sentenze, Verbali, Ricorsi (1866-1946), N/323, 21 (1879); Andreucci Franco, Detti Tommaso, Il movimento operaio italiano. Dizionario biografico, Roma, E. R., 1975-1979, 5 volumi; Conti Elio, Le origini del socialismo a Firenze (1860-1880), Roma, Edizioni Rinascita, 1950; Dell’Erba Nunzio, Giornali e gruppi anarchici in Italia 1892-1900, Milano, Franco Angeli, 1983; Dizionario Biografico degli Anarchici Italiani, Pisa, Biblioteca F. Serantini editrice, 2003-2004, due volumi; Dizionario biografico degli italiani, Roma, 1960-in corso; Masini Pier Carlo, Storia degli anarchici italiani da Bakunin a Malatesta (1862-1892), Milano, Rizzoli editrice, 1973; Processo Batacchi, Firenze, G. Nerbini, 1900; Trevisani Giulio (acd), Piccola enciclopedia del socialismo e del comunismo, Milano, Soc. Ed. de “Il Calendario del popolo”, 1966.

Riccardo Venturi - 2/7/2013 - 18:50


Cesare Batacchi
Dal Dizionario biografico degli italiani


BATACCHI, Cesare. - Nato nel 1849, di professione falegname, poi macchinista teatrale, fin dall'inizio del 1874 fu, quasi certamente, in contatto con gli anarchici A. Natta, C. Ceretti, G. Scarlatti che, a loro volta, erano collegati con Bakunin, allora residente a Locarno.

Aveva già subito due condanne per resistenza a pubblici ufficiali, prima di essere sottoposto a un nuovo, più importante processo, quello promosso a Firenze nel 1875 contro anarchici e repubblicani, accusati di aver organizzato un tentativo rivoluzionario.

Firenze era allora una delle città in cui più agguerrito si presentava il movimento anarchico: alla fine del 1873 essa era diventata la sede della Commissione di corrispondenza della Federazione italiana anarchica e il centro dell'organizzazione internazionalista in Italia. Per questo il processo assunse una importanza nazionale, anche perché voleva essere una risposta del governo alla fallita insurrezione anarchica di Imola e ai conati rivoluzionari di Firenze, delle Marche, di Roma e della Puglia dei 1874.

Durante il processo il B. si dichiarò estraneo ai fatti e proclamò di non aver mai appartenuto all'Intemazionale: fu assolto per mancanza di prove. Ma pochi anni dopo egli si trovò ad essere il principale protagonista di uno dei più clamorosi processi contro l'Internazionale e il capro espiatorio, non si sa se incidentalmente o premeditatamente, di una operazione poliziesca contro l'organizzazione anarchica che iniziò, da allora, il suo declino definitivo.

Gli internazionalisti, già logorati dal dissidio interno tra gli elementi estremisti "anarchici" e i cosidetti "evoluzionisti", avevano appena cominciato a riprendersi dal colpo subito nel 1874 e a riorganizzarsi (forse fidando anche in una maggiore tolleranza da parte della Sinistra, che nel 1876 era succeduta nel governo alla Destra), quando ricevettero un nuovo, decisivo attacco proprio dal Depretis.

Dopo l'insurrezione della banda del Matese nel 1877, l'occasione per porre sotto accusa l'organizzazione davanti alla opinione pubblica nazionale, fu offerta al governo dallo scoppio di una bomba avvenuto a Firenze il 18 nov. 1878 in via Nazionale durante una manifestazione organizzata per dimostrare la solidarietà dei Fiorentini con il re, scampato, il giorno prima, all'attentato di G. Passanante. Nel tragico incidente morirono quattro persone, e subito gli anarchici vennero indicati come i colpevoli. Il B. divenne il principale indiziato, malgrado fosse stato rilasciato dalla polizia, che lo aveva trattenuto in carcere per motivi preventivi, due ore prima dello scoppio della bomba, e avesse fornito, anche per quelle due ore, un validissimo alibi.

Secondo il Romano, e l'incidente e il processo hanno tutta l'aria di essere stati una "provocazione poliziesca". Infatti i testi di accusa contro il B. e altri sei anarchici, che vennero in seguito condannati a pene gravissime, furono tutti o confidenti della polizia (un ladro, il Buci) o persone, come F. Alessi e N. Menocci, che, sotto le pressioni e le minacce, deposero il falso.

Il processo, iniziato il 31 marzo 1879, terminò con la condanna all'ergastolo del Batacchi. Soltanto nel 1881, quando entrambi erano riparati all'estero, F. Alessi ad Alessandria d'Egitto e N. Menocci a Nizza dichiararono, di loro spontanea volontà, davanti a pubblici ufficiali, di aver inventato le loro accuse per istigazione della polizia e sostennero l'innocenza dei condannati.

In seguito a queste rivelazioni clamorose gli internazionalisti iniziarono una agitazione per la revisione del processo, e nel 1882 Francesco Pezzi pubblicò un opuscolo sul B. con le dichiarazioni dell'Alessi e del Menocci. Il giornaletto anarchico La lanterna promosse una campagna di stampa a suo favore. Ma, dopo la fine dell'Intemazionale a Firenze, il caso B. cadde in dimenticanza, finché nel 1899, per iniziativa del giornale socialista fiorentino La difesa, fu costituito un comitato pro B. a cui parteciparono rappresentanti di tutti i partiti e di cui fu segretario l'avv. A. Angiolini. Durante le elezioni del 1900 i socialisti presentarono il B., ultimo dei condannati del 1879 rimasto a scontare la pena nel Mastio di Volterra, come candidato nel collegio di Pietrasanta: egli venne eletto e il suo caso fu discusso in parlamento il 10 marzo 1900. Quattro giorni dopo veniva graziato. Dopo gli echi suscitati dalla sua elezione, peraltro invalidata, non si hanno più tracce di una sua attività politica, né notizie sulla sua vita.

Riccardo Venturi - 23/7/2012 - 22:44


La versione dei Joe Perrino & The Mellowtones



Dall'album Canzoni di malavita. Si tratta di una versione totalmente aberrante del canto originale, di cui rimane soltanto l'imprescindibile Maschio di Volterra; per il resto, della vicenda di Cesare Batacchi non rimane niente.

Riccardo Venturi - 2/7/2013 - 18:32


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