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(Il grande poeta russo) Majakovskij e la scoperta dell'America

Claudio Lolli


Lingua: Italiano


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(Claudio Lolli)


[2006]
Testo e musica di Claudio Lolli
Lyrics and music by Claudio Lolli
Sax soprano: Nicola Alesini
Album: La scoperta dell'America

scopamerica
In una parte dello schermo vedi
dei pacifici nativi cacciare,
sono nudi, e come i nostri bambini.
E non si vergognano di camminare
perché il senso del peccato, del “non si può fare”
lo devono ancora imparare.
E poi, è così che si è scoperta l'America,
il paradiso dei divertimenti,
una terra lontana e lunatica,
lei ci fa tutti contenti.

Dall'altra parte dello schermo vedi
delle navi nazionali e corsare,
le vele e il vento che le fa gonfiare,
con un terrore che promette la guerra,
segno invariabile dell'estinzione,
la tua vita è una mano di terra,
la tua morte il cannone.
Con quello sfratto occidentale,
l'economia del capitale,
quella vertigine indifferente
tra il bene ed il male.

E se poi stappi quello schermo, vedi
camere digitali giapponesi,
foto incrociate sulla tua memoria.
E il grande poeta russo Majakovskij
strappare la gioia ai giorni futuri,
perché aveva già lui scoperto l'America
con i suoi occhi duri.

Ed il profetico amico Esenin,
morire oggi non è difficile,
è mille volte più difficile
vivere, vivere, vivere male,
con quello sfratto occidentale,
l'economia del capitale,
quella vertigine indifferente
tra il bene ed il male,
e poi, è così che si è scoperta l'America,
il paradiso dei divertimenti,
una terra lontana e lunatica,
che ci fa tutti contenti.

Ma se sai trattare anche il cielo, vedi
oltre le nubi colorate in rosso
pianure immense del dolore
che ti vive addosso,
in cui cammini sopravvissuto
tra dei bagliori sempre più scuri
o strappando bacche al terreno,
la gioia ai giorni futuri.

Perché questo è il frutto dell'America,
quel paradiso dei divertimenti
in cui sono soltanto i poeti russi
a morire di stenti.
Per queste lacrime dell'occidente
che si accontentano della vendetta,
Dio, che la gioia dei giorni futuri
non abbia fretta.

majakk

inviata da Riccardo Venturi - 30/11/2017 - 00:51


Majakowsky...
uno dei tanti...
un po' più fortunato...
lo hanno letto a Parigi
gli altri non sono sopravissuti

krzyś Ѡ - 30/11/2017 - 01:47


conosco il potere delle parole
conosco il segnale d'allarme
delle parole
non di quelle che strappano
applausi dai palchi
ma di quelle
che fanno scoppiare le bare
che le fanno andare al passo
con le loro quattro gambe
di quercia

spesso le buttano via
senza stamparle
senza pubblicarle
ma la parola galoppa
la cinghia delle sua sella
è stretta
risuona attraverso le età
ed educa i treni a strisciare più vicino
e a leccare..le mani
incallite e affaticate
della poesia


https://vimeo.com/45730385

Flavio Poltronieri - 30/11/2017 - 10:35



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