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Fuori dal controllo

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Album: Fuori dal controllo
fdc

Una canzone che i Gang, in quella sorta di "Nomi e cognomi" che è l'album omonimo, hanno dedicato al "Profeta dell'Amiata", Davide Lazzaretti.

"Il profeta del monte Amiata, fondatore della "repubblica di Dio". Un momento importante della storia d’Italia. Un tentativo da parte dei contadini dell’Amiata di formare una cultura autonoma rompendo i legami culturali che fino ad allora li avevano legati al clero. Gli anni in cui agiscono Lazzaretti e i suoi seguaci sono quelli del novello stato italiano, quelli in cui la sinistra di Depetris entra nel governo .....lazzaretti viene ucciso da un carabiniere nell’agosto del 1878."
(I Gang raccontano "Fuori dal controllo", dal Sito Ufficiale).

18 agosto 1878, Arcidosso (GR). I carabinieri sparano sul corteo inerme e uccidono Davide Lazzaretti.
18 agosto 1878, Arcidosso (GR). I carabinieri sparano sul corteo inerme e uccidono Davide Lazzaretti.
DAVIDE LAZZARETTI
La voce di it.wikipedia è in gran parte opera di Riccardo Venturi.

Davide Lazzaretti (la grafia del cognome Lazzeretti è errata, seppure diffusa e usata anche in testi specifici), (Monte Labbro (Amiata) - Arcidosso, GR, 6 novembre 1834 - ivi 18 agosto 1878), è stato un predicatore, riformatore religioso e profeta sociale che operò nella Toscana del XIX secolo, particolarmente nella zona del Monte Amiata. Per il suo visionarismo e per la sua tragica fine, è stato chiamato il Cristo dell'Amiata (o profeta dell'Amiata). Al suo nome è legato quello del cosiddetto Giurisdavidismo (o Chiesa Giurisdavidica).

David Lazzaretti nasce a Arcidosso, sul Monte Amiata, in provincia di Grosseto nel 1834. Di famiglia contadina poverissima, per di più in una zona depressa e abbandonata, vive in un ambiente per natura ricco di misticismo e di superstizione; la levatrice che accudisce la madre per il parto arriva a giurare che il bambino fosse nato con due lingue, e che una gli sarebbe scomparsa pochi giorni dopo la nascita.

Per oltre metà della sua esistenza vive come un qualsiasi povero di quelle zone: fa tutti i mestieri per guadagnarsi il pane, tra i quali il barrocciaio, ovvero il conduttore di carri con muli o cavalli. Come molti in Maremma, si ammala di malaria, la malattia endemica che le bonifiche medicee e lorenesi non hanno ancora estirpato: durante la malattia gli si manifestano le prime visioni. Si sposa all'età di 22 anni, nel 1856; lascerà la famiglia quattro anni dopo, nel 1860, abbandonando la moglie e tre figli, per andare a combattere in cavalleria. Prende parte alla Battaglia di Castelfidardo e si dice Garibaldino.

Nel 1868 David Lazzaretti ha delle visioni: gli appare la Madonna sul Monte Labbro (facente parte del massiccio dell'Amiata), la quale gli dichiara che è un remoto discendente di un figlio illegittimo di un re Capetingio. Spinto dalle sue visioni, Davide Lazzeretti inizia a predicare nella zona e, ben presto, le genti più povere di quella montagna gli si stringono attorno. Stabilisce un eremo sul Monte Labbro, che chiama La nuova Sion,e gli adepti gli affidano il poco denaro che hanno (il che gli varrà l'accusa, mai provata e sicuramente artefatta, di truffa).

Nel 1870, poco prima della Presa di Porta Pia e della fine del potere temporale, Davide Lazzeretti si reca a Roma, e, dopo avere insistito con grande costanza, riesce ad essere ricevuto per pochi minuti dal papa Pio IX, che lo fa parlare senza minimamente ascoltarlo e lo congeda in tutta fretta con una benedizione formale. Ma la predicazione di Davide Lazzeretti prosegue e assume dimensioni impensate e impensabili. Fa proseliti in tutta la Toscana e persino in Francia; si fa chiamare L'Unto del Signore, mettendo in atto un carisma di grande rilievo.

Nel 1871 David Lazzaretti entra di fatto in conflitto insanabile con le gerarchie della Chiesa cattolica, fino a disconoscere l'autorità del Pontefice. La sua comunità, che chiama Giurisdavidica (= del diritto di Davide, con una interpretazione audace ma sorretta da rispettabili motivazioni), assume i caratteri di un socialismo mistico e utopistico: Davide Lazzeretti prende le difese della Comune di Parigi e raccoglie consensi anche da figure che, nella Chiesa, hanno posizioni sociali favorevoli ai ceti più deboli e diseredati, come San Giovanni Bosco, che lo ospita e lo sostiene. Ben presto l'attività di Lazzaretti e della sua comunità inizia a disturbare lo stato Italiano: pur essendo i rapporti tra Chiesa e Stato del tutto pessimi dopo Porta Pia, le autorità non hanno nessuna intenzione di esacerbare ulteriormente la Chiesa lasciando agire liberamente colui che viene oramai considerato come un eretico e un sovversivo.

Vista la brutta aria che tira, David Lazzaretti si ritira sull'Isola di Montecristo, nell'Arcipelago Toscano, allora come oggi disabitata ma non ancora di accesso vietato; dopo qualche tempo ricompare con una bandiera rossa sulla quale è scritto La Repubblica è il Regno di Dio. Il visionarismo socialista di Lazzeretti si assume quindi il compito di guidare l'umanità verso l' era dello Spirito Santo, dopo che si erano concluse l' era del Padre (quando Mosè aveva ricevuto i comandamenti) e l' era del Figlio, ovvero Gesù. Nel 1877 la Chiesa Cattolica, per mano del Sant'Uffizio, lo scomunica e gli fa pervenire un vero e proprio ultimatum: o se ne sta tranquillo sui suoi monti, oppure avrebbe fatto intervenire la legge.

Ma Lazzaretti non ci pensa neppure e prosegue nella sua attività. La mattina del 18 agosto 1878, solo pochi mesi dopo la morte di Pio IX e l'ascesa al papato di Leone XIII guida una processione che dal Monte Labbro scende verso il suo paese natale, Arcidosso, allora il centro più importante dell'Amiata. Ad attendere la processione ci sono i Carabinieri in armi, che sparano sulla processione inerme. Davide Lazzeretti rimane ucciso; il suo cadavere viene portato da Arcidosso a Santa Fiora dove viene seppellito in fretta e furia in terra sconsacrata, ma viene poco dopo prelevato dal celebre antropologo Cesare Lombroso, il fondatore della criminologia, che aveva ottenuto le sue spoglie per i propri studi. Ciò che rimane di quel corteo variopinto (bandiere, labari, gonfaloni, vesti, tuniche) che Davide Lazzeretti predispose per un ingresso in Arcidosso, che doveva essere tragicamente trionfale, sono stati per circa un secolo conservati nel lascito che Cesare Lombroso aveva destinato al Museo di Antropologia Criminale di Torino, ed oggi trasferiti almeno in parte nel Centro Studi Giurisdavidici, nella sede del Comune di Arcidosso.

Dopo la morte, i seguaci di Davide Lazzaretti si dispersero in gran parte, tornando in seno alla Chiesa Cattolica o comunque lasciando la comunità. Alcuni seguaci, però, continuarono a perpetuare la predicazione e l'utopia socialista religiosa del fondatore; tuttora, secondo notizie comunque contrastanti, ne resterebbero alcune decine nella zona del Monte Amiata e in Maremma, dove sussistono ancora i resti di alcune costruzioni della primitiva comunità Giurisdavidica.


Fin qui la cronaca biografica della vita di David. Ma è opportuno segnalare la vasta letteratura cui hanno dato origine i fatti avvenuti sull'Amiata nella seconda metà dell'ottocento e che hanno visto protagonista proprio David Lazzaretti, per alcuni detto il "Santo", per altri raffigurato approssimativamente come un visionario socialista ante-litteram. Oggi si tende ad una rivalutazione di questa figura che ha impersonato un momento storico assai delicato, in cui Stato e Chiesa si sono trovati stranamente alleati in una singolare repressione che ha portato all'uccisione di David e di una decina di suoi seguaci. Un sacrificio che si è configurato in seguito, nelle pagine di giustizia e della storia, come una sorta di tentativo sociale di sollevazione pacifica e mistica dei ceti popolari, oppressi da tasse e da condizionameti sociali in molti casi inaccettabili e che la religione cattolica non riusciva a controllare e guidare, forse a seguito del declino che in quel tempo caratterizzava le strutture clericali di Roma. Quasi tutti i critici, filosofi e letterati dell'epoca e, ancor più successivammente, hanno analizzato il movimento di David Lazzaretti. Fra questi storici delle religioni come Rasmussen, Donini, Moscato; letterati come Barzellotti, Guy De Maupassant, Lazzareschi, Imberciadori, Arrigo Petacco, Gadda-Conti; filosofi e politici come Eric Hobsbawm, Antonio Gramsci, Ernesto Balducci. Questi illustri contributi di studio e di ricerca portano oggi a valutare l'avventura mistica del "profeta dell'Amiata" alla stregua di una protesta sociale genuina, nata in una situazione economica di alta depressione come quella presente nelle campagne toscane dopo l'unificazione, che ha cercato il possibile riscatto in un viatico religioso e millenaristico che David Lazzaretti ha impersonato con un carisma non comune.

La figura di David Lazzaretti è stata oggetto di testi e articoli in quotidiani e riviste a dimensione anche ultranazionale, trasmissioni televisive, documentari, rappresentazioni teatrali (teatro povero di Monticchiello), cantiche folkloristiche, storie in ottava rima, nonché la canzone dei Gang "Fuori dal controllo" dall'omonimo album, ed altre forme di rievocazioni spettacolari e di studio.
Fuori legge fuori riga
fuori moda fuori raggio
fuori dal ghetto fuori dal palazzo
fuori consenso fuori sondaggio
fuori da questa palude
da questi campi senza terra
fuori da queste mura
da questa pace fatta di guerra
fuori dal controllo
fuori fuori
fuori dal controllo
fuori fuori
fuori mano fuori tiro
fuori servizio fuori mercato
fuori dal valore d’uso
fuori di gabbia fuori di stato
fuori da questo presente
che in ostaggio ci trattiene
fuori da questo sistema
da questo ordine di regime
fuori dal controllo
fuori fuori
fuori dal controllo
fuori fuori fuori
fuori avremo un posto ancora
dove andare
fuori strade nuove al volo prenderemo
fuori avremo altri giorni da imparare
fuori liberi saremo
fuori dal controllo
fuori fuori
fuori dal controllo
fuori fuori fuori.

inviata da Riccardo Venturi - 21/3/2007 - 18:35


Su Davide Lazzaretti esiste un disco CETRA collana FOLK contenente la ballata VITA PROFEZIE E MORTE DI DAVIDE LAZZARETTI DETTO IL NUOVO MESSIA, eseguito dal CANZONIERE INTERNAZIONALE con brani di Leoncarlo Settimelli quali LA STRADA D'ARCIDOSSO, CINQUE I NODI, SE DENTRO UN ALVEARE, nonché preghiera della Comunità lazzarettista. Tanto perché si sappia.

settimelli leoncarlo - 15/12/2008 - 17:09


Carissimo Leoncarlo, hai detto "tanto perché si sappia", e purtroppo non lo sapevamo. Dove possiamo reperire i testi delle tue canzoni interpretate dal Canzoniere Internazionale? Sicuramente le inseriremmo tutte quante. Facci sapere! E grazie in anticipo.

CCG/AWS Staff - 15/12/2008 - 20:17


"Lassù sul monte Amiata
è morto Gesù Cristo
da vero socialista
ucciso dai carabinieri"

Frammento di canzone popolare amiatina.

Bernart Bartleby - 14/8/2014 - 10:09


Credo che almeno una parte dei testi scritti a suo tempo da Settimelli per il disco dedicato alla figura di Davide Lazzaretti siano stati utilizzati per il bruscello “Davide Lazzaretti – Il profeta dell’Amiata, messo in scena nel 2002 dalla Compagnia del Bruscello di Castelnuovo Berardenga.
Purtroppo nel testo disponibile in Rete non è dato distinguere il testo originale dalle interpolazioni successive, però riporto a mo’ d’esempio le strofe che dovrebbero corrispondere almeno in parte al brano che in “Vita profezie e morte di Davide Lazzaretti detto il nuovo Messia” s’intitola “Se dentro un alveare”:

SE DENTRO UN ALVEARE

Se dentro un alveare
c’è un’ape che si appropria
di tutto quanto il miele
delle altre che sarà
Così succede al mondo
e miele c’è per tutti
ma in pochi ne hanno tanto
e sono senza i più...

Quando si piega un uomo
di un altro alla pretesa
è la peggior offesa
che a Dio far si potrà
E Dio non sta di certo
insieme a chi comanda
chi soffre si domanda
cosa lo aspetterà…

Mi chiesero i fratelli
se quella dell’inferno
condanna è per l’eterno
ed io risposi che
Del Cielo la giustizia
non è quella terrena
perciò all’eterna pena
mai non condannerà...

E chi le proprie colpe
palesa al confessore
la dignità e l’amore
verso di sé non ha
Perché soltanto Iddio
ciò che sta dentro al cuore
delle sue creature
conoscere dovrà...

Bernart Bartleby - 11/1/2016 - 13:25


Questo invece potrebbe essere il testo – incompleto? - del brano conclusivo, “La morte del profeta”

LA MORTE DEL PROFETA

Eran le sette e mezza e il gran Messia
seguito da duemila e più persone
verso Arcidosso si metteva in via
avvolto in grande e ricco tonacone.

Nessun’arma in costoro comparia
ma sotto gli stendardi e il gonfalone
s’avanzavano in fila e in faccia lieta
cantando le canzoni del profeta.

Già stavano vicini al crocevia
quand’ecco si presenta il delegato
che in nome della legge A quella ria
turba ordinò d’andare in altro lato

Ma Davide riprese: «Ad una pia
funzione dunque il moversi è negato?
Noi non abbiamo idea di fare offese
ma solamente visitar le chiese».

II delegato punto non s’arrese
e ripetè la fatta intimazione
sempre con aria placida e cortese
sperando che servissero le buone

Ma visto ch’era inutile discese
a far sì che spianassero il trombone
«Fermati – poi gridò – sennò alla lesta
ti ficcherò una palla nella testa!»

Bernart Bartleby - 11/1/2016 - 13:33


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