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José Pedroni: El niño de Guatemala

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Lingua: Spagnolo


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[1954]
Versi del poeta argentino José Bartolomé Pedroni Fantino (1899-1968)
Testo trovato su questo sito dedicato a José Pedroni

José Pedroni

“El 18 de junio de 1954 se produce un golpe de estado para derrocar al presidente democráticamente electo Jacobo Arbenz Guzman. En el trancurso de esta jornada muere asesinado por la metralla de los aviones enemigos un niño que jugaba en las calles de la capital guatemalteca.” (N del E)



Jacobo Arbenz Guzmán (1913-1971) era un militare di carriera ma anche un docente di scienze e storia. Sua moglie proveniva da una ricca famiglia di proprietari terrieri ma aveva convinzioni politiche di sinistra. Nel 1944 il colonnello Arbenz Guzmán appoggiò la deposizione del dittatore Ubico e fu ministro della difesa nel governo progressista di Juan José Arévalo, del quale divenne successore nel 1951 a seguito di democratiche elezioni. I due primi atti del presidente Arbenz furono il tentativo di nazionalizzazione delle imprese statunitensi che operavano nel (saccheggio del) paese, in particolare la potentissima United Fruit Company, e la legalizzazione del Partito Comunista. Non poteva durare. La CIA di Allen Welsh Dulles passò subito al contrattacco, finanziando un golpe guidato da Carlos Castillo Armas, un ufficiale addestrato dagli stessi americani nella base di Fort Leavenworth e che aveva già tentato di rovesciare il presidente Arévalo. Arbenz dovette dimettersi e fuggire in Messico, dove morì in circostanza misteriose nel 1971.

Carlos Castillo Armas, con l’inseparabile revolver sempre infilato nella cintura dei pantaloni.
Carlos Castillo Armas, con l’inseparabile revolver sempre infilato nella cintura dei pantaloni.


Dopo la “stabilizzazione” del paese realizzata dagli USA, il Guatemala scivolò in una guerra civile, la cosiddetta “guerra sucia”, che durò ininterrottamente, con fasi alterne, per oltre 40 anni, fino al 1996, e che fece oltre 200.000 morti tra assassinati e desaparecidos (una cifra impressionante se si pensa che nel 1995 il paese aveva una popolazione di circa 10 milioni).



Mi trovavo nella giungla guatemalteca nel gennaio 1996, sopra Chajul, nel Quiché, quando fu annunciata la firma degli accordi di pace. Ci arrivava notizia degli ultimi scontri, delle ultime vittime, e la gente non poteva crederci, anche se sapevano che la loro condizione di miseria non sarebbe cambiata. Forse però avrebbero smesso di ammazzarli, speravano. Quei luoghi, soprattutto negli anni 80, sono stati al centro della guerra sporca, degli scontri tra esercito e gruppi paramilitari di estrema destra, da una parte, e la guerriglia, dall’altra. Lì i nativi pagarono un prezzo altissimo e ancora oggi quei boschi sono disseminati di fosse comuni solo parzialmente rinvenute.
Te prometí una canción:
“Tu vestido en los caminos”.
Quién sabe cuándo la haré.
Llevo en brazos, muerto, un niño.

Con una fruta en la mano;
con mi corazón mordido.

Han dejado al árbol solo.
Afuera está solo el río.
Sin árbol, sin sol, en cuevas
las madres se han escondido.

Dentro de una nube blanca
está el avión mata niños.
¡Tan lindo el cielo inocente,
azul como tu vestido,

con su día de palomas,
con su noche de berilos!
¡Tan lindo el cielo inocente!
Por la ventana lo miro.

Tiene derecho y revés.
Me acuerdo de tu vestido.

Pero llevo un ñino muerto.
No es rubio ni es morenito.

Dios me lo ha puesto en los brazos.
De todo el mundo es el niño.

Con una fruta en la mano,
muerto lo llevo, y es mío.

inviata da Bernart Bartleby - 18/10/2017 - 13:41


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