Lingua   

Aquitania

Massimo Priviero


Lingua: Italiano


Ti può interessare anche...

Canzone per Fausto e Iaio
(Beppe Giampà)
Giugno 1917
(Municipale Balcanica)
Lovers of the World, Unite!
(David & Jonathan)


[2017]
All'Italia
italia

Un album che parla di emigrazione, un vero e proprio concept-album che omaggia storie di vita degli Italiani di ieri e di oggi, parlando di rinascita, di rinnovamento, di forza.

Un giovane parte verso la Francia Sud Occidentale per spendere la propria vita di contadino. Viene da un mondo in cui anche la possibilità di imparare a scrivere e a leggere, durante l’infanzia, non era data. Per questa ragione, cerca aiuto per poter comunicare il suo amore alla giovane donna che non è potuta partire con lui. Dalla quale vuole tornare. Perché la sua vita è rimasta idealmente in una valle del Trentino da dove è partito e dove alla fine riuscirà a tornare per bussare alla porta di chi lo ha aspettato.

Sapevo fin da ragazzino che una parte di parenti della mia famiglia, dal versante di mia madre, se n'era migrata verso mete lontane. Questa mia gente abitava la collina veneta che sta sopra Treviso e sale poi a nord per diventare più in là dolomite bellunese e trentina. Così, parte di questi miei famigliari si diresse subito dopo la fine della seconda guerra verso l'Australia mentre un’altra parte, viceversa, andò a coltivare buone terre nel sud ovest della Francia. Ero solito da ragazzino ascoltare con piacere la narrazione di queste vite che avevano preso il largo e di cui restavano tracce per lo più in lettere e cartoline che ogni tanto comparivano. Diversamente da quanto racconta "Aquitania", Ada, una delle sorelle di mia madre, aspettò per un paio d'anni che il suo giovane grande amore tornasse dalla Francia. Ad un certo punto però, realizzato che questo non poteva succedere, a poco più di vent'anni decise di raggiungerlo per andare a stare in una piccola casa di provincia dalle parti di Bordeaux dove lui in qualche modo si era sistemato. Fe- cero vita da contadini in realtà, alle dipendenze di non so quale grande proprietario terriero del- la zona che produceva dell'ottimo vino. Ebbero una sola figlia che ben conobbi e che fisica- mente per una qualche ragione assomigliava tantissimo a mia madre da giovane. Anch'essa, ad un certo punto, migrò lasciando il sud della Francia per diventare qualche anno più tardi un eccellente avvocato in quel di Parigi. Capitò un paio di volte, soprattutto in giorni a ridosso del Natale, che si riuscisse a vedersi più o meno tutti per un qualche pranzo nella grande casa che rimaneva nella campagna sulle colline trevigiane dove ancora viveva mia nonna insieme ad un figlio e alla famiglia sua. "Non era stato facile convivere coi francesi. Apparentemente eravamo simili. In fondo avevamo solo bisogno di lavorare e di guadagnarci il pane. Ma non andava pro- prio così". Non è affatto detto che una difficile condizione comune crei solidarietà e anzi, è la situazione in cui è ancor più facile che inizi una sorta di guerra tra poveri. Talvolta, anche se rara- mente in verità, capitava che il protagonista che era partito decidesse di tornare. Magari per bussare ad una porta che gli sarebbe stata aperta con un sorriso. Magari nel nome di una gran- de storia d'amore.
Massimo Priviero
Son partito che era fine estate
dal Trentino nel ‘46
Ormai la guerra era passata via
ma la fame non finiva mai
La mattina che presi quel treno
Anna mi strinse poi mi disse vai
Appoggiai la testa sul suo seno
lei mi disse non scordarmi mai
Contadino qui in terra di Francia
questo è quel che adesso sono io
Vorrei scriverle quanto mi manca
però a scriver non son buono io
Dio del Cielo se parli italiano
Dille che un giorno io ritornerò
Dio del cielo del mio cuore alpino
Se mi vuole mai la lascerò
Qui coltivo il grano d’Aquitania
c’è terra buona quanta tu ne vuoi
Ma il mio mondo è tutto lì in montagna
e i francesi non son buoni sai
Qui ci chiaman tutti maccaronì
e non è facile riderci su
Però a travagliare siamo migliori
che a chi non ne ha basta del pane in più
Mi vedo con il Bruno che è di Trento
lui è studiato già un poco di suo
Ieri ho imparato e son così contento
a scriver Anna sei amore mio
Dio del Cielo se parli italiano
Dille che un giorno io ritornerò
Dio del cielo del mio cuore alpino
Se mi vuole mai la lascerò
Sai mi han fermato prima per strada
mi han detto Italia mafia vai a casa tua
Ma in valle mia c’è solo tanta fame
e quella cosa non è di terra mia
Anna è duro ogni giorno che viene
ma tu sorridi in ogni giorno che c’è
E se alla porta un giorno senti bussare
sappi son io che son tornato da te
Dio del cielo se parli italiano
dille che un giorno io ritornerò
Dio del cielo del mio cuore alpino
se mi vuole mai la lascerò
Dio del cielo se parli italiano
dille che un giorno io ritornerò
Dio del cielo del mio cuore alpino
se mi vuole io la sposerò

inviata da dq82 - 15/9/2017 - 11:38


Canzone stupenda. Molto poetica.

24/12/2017 - 16:47


Ogni volta che la sento, mi commuovo. Canzone bellissima.

27/2/2018 - 14:31



Pagina principale CCG

Segnalate eventuali errori nei testi o nei commenti a antiwarsongs@gmail.com




hosted by inventati.org