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Ballade LXIV: Au jour d'ui veult chascun guerre mener

Eustache Deschamps




[XIV° secolo]
Una ballata composta da Eustache Deschamps, o Eustache Morel [1345-1405]
Testo trovato su Diachronie, sito belga dedicato alla poesia medievale.



Eustache Deschamps, poeta e uomo d'armi (fu poeta di corte ma anche ufficiale d'armi, scudiero e balivo) conobbe da vicino il potere e le sue lusinghe ma ebbe pure il destino di nascere alla vigilia dello scoppio della “Guerra dei 100 anni” e vide per tutta la vita anche le devastazioni, i saccheggi, la miseria, la morte. Forse parlare di un suo ripudio della guerra – come ho fatto nel'introduzione ad altre sue ballate – è improprio, ma certamente Eustache Deschamps, uomo colto ed intelligente, capiva che quella guerra, così prolungata, così feroce, era una guerra profondamente ingiusta dove i potenti e le loro soldataglie (e in particolare i “routiers”, i mercenari soldati di ventura) facevano il bello ed il cattivo tempo, disponendo a loro sadico piacimento della vita e della morte dei paysans, dei contadini, della popolazione. Da qui l'envoy ai coronati a proteggere e dar giustizia ai propri sudditi, difendendoli dalla devastazioni, dai saccheggi, dagli stupri e dalle violenze delle banditaglie.

Purtroppo l'appello di Eustache Deschamps cade nel vuoto ancora oggi e peggio di allora, visto che circa il 90% delle vittime dei conflitti in corso sono civili. E anche l'idea del pur illuminato poeta medievale che una guerra debba essere sempre giusta, nobile e condotta con giustizia sappiamo bene che è un'illusione quando non una menzogna.
Au jour d'ui veult chascun guerre mener
Et poursuit, pour avoir renommee.
Mais maint le font qui droit se vont dampner,
Quant ilz ne font justement leur armee
Sur ceuls qu'on doit, et qu'ilz aient souldee
Dont ilz puissent contentéz estre tuit.
Serve homs au sien et voist a son aree.
Il se dampne qui telle guerre suit.

Or est li temps qu'om ne fait que mander,
Mais li mandéz destruisent leur contree,
Prannent, pillent quanqu'ilz puelent trouver,
Sanz riens paier. L'eglise est violee,
Mainte chose est chascun jour ransonnee,
Et l'un pais l'autre voisin destruit.
Dieulx ! quelle honeur en deshoneur tournee !
Il se dampne qui telle guerre suit.

Telz gens se font gens d'armes appeler :
Trois lieues vont, c'est leur plus grant journee.
Comme ennemi s'en courent hosteller.
Chambre, huche n'y a, tant soit fermee,
Qu'ilz ne rompent : vez ci [la] noble armee,
Quant pour telz gens li povres peuples fuit
Qui ne scet mais ou Justice est alee !
Il se dampne qui telle guerre suit.

L'envoy

Princes qui d'or a teste couronnee
A ses subgiz ne doit soufrir tel bruit,
Mais doit vouloir justice estre gardee :
Il se dampne qui telle guerre suit.

envoyé par Bernart Bartleby - 28/6/2017 - 17:34




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