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Sussurri e grida

Andrea Parodi


Lingua: Italiano


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apar
[2004?]
Testo e musica di Andrea Parodi
I versi finali sono tratti da "Soldati" di Ungaretti:
"Si sta come d'autunno sugli alberi le foglie"
Da "Soldati", il nuovo album di Andrea Parodi del 2007
Il testo ci è stato gentilmente inviato dall'autore
Il sito di Andrea Parodi

Nell'album 'Soldati':
Andrea Parodi: voce
Laura Fedele: voce
Michael Perry: basso
John Shepp: batteria, telecaster
Mary Ancheta: rhodes
Flaviano Braga: fisarmonica
Andrea Parodi, Luciano Ripamonti, Massimiliano Larocca, Freddie: cori soldati


Andrea Parodi.
Andrea Parodi.


ANNI PARODIANI
di Riccardo Venturi

Non me ne vogliano i Delsangre, i Larocca, i Giromini & Apuamater Indiesfolk e tutti gli altri; ma, per me, questi ultimi sono stati gli anni parodiani. A partire da quell'anno di grazia e disgrazia che è stato il 2002, l'anno degli arrovesciamenti, l'anno del treno nell'alba, l'anno in cui tutto è sembrato esplodere, in me e attorno a me. Di tutti questi giovani e straordinari artisti fuori dal mercato ufficiale, Andrea Parodi è stato il primo che ho conosciuto, quello che ha aperto la strada. Sin da quando Franco Senia (e chi altri?) ebbe a parlarne per il suo album di esordio, Le Piscine di Fecchio. Per questo voglio parlare oggi, qui, di "anni Parodiani"; e non solo, non solo per motivi strettamente musicali.

Lo faccio dopo un concerto fiorentino in cui Andrea Parodi, poche sere fa, si è esibito assieme a Massimiliano Larocca e al grande Ron LaSalle (da grattarsi la pera: essere ad ascoltare Ron LaSalle dentro un ex manicomio, davanti a poche decine di persone). Un concerto aperto proprio da questa canzone, Sussurri e grida, che mi ha fatto letteralmente sobbalzare. Anche se non l'ho dato a vedere. Quando ascolto qualcuno cantare, sto esteriormente tranquillissimo. Mi lascio letteralmente cantare dentro, cercando di incamerare tutto quel che mi è possibile; la stessa cosa quando sento Ron LaSalle attaccare la sua canzone col suo berretto calato sulle 23 a coprirgli gli occhi. Parole e suoni, su quelle seggiolacce di plastica che ti massacrano il culo. Parole e suoni.

Dicevo del 2002. Doveva essere di gennaio. Stavo ancora a Livorno, non sapendo che sarebbe stato per molto poco tempo. Dicevo di quella sera in cui mi sento arrivare una telefonata, ciao Riccardo, sono Andrea Parodi, stasera suono a Livorno e se vuoi ci possiamo vedere, ti avrei portato l'album. Dicevo di quella sera in cui esco biascicando qualche parola alla mia ex moglie, andando verso un locale vicino a casa, una specie di rimessa di barche o roba del genere. Dicevo di quella foresta pluviale di capelli che mi ritrovo davanti, che ora è stata malauguratamente tagliata, di un locale vuoto, di un gestore che le canzoni del Parodi non le voleva perché "inadatte", di venti minuti quasi carbonari, di un CD che passa di mano. Cominciano così gli anni Parodiani, con la storia delle Piscine di Fecchio, col killer del Tennessee, con quelle storie in cui la Brianza si mescola alle grandi pianure di qualche imprecisato punto cardinale (e come non farsi venire a mente la Brianza e l'apertura della grande caccia al bisonte?)

E proseguono, gli anni Parodiani, dopo l'esplosione avvenuta di lì a poco, e dopo che ad una ad una esplodono tutte le persone più care che hai. Proseguono anche nel mezzo di giri complicati e grandi, che mi portano lontano, in posti mai visti dove per un momento penso di stabilirmi per sempre. Proseguono al ritorno, proseguono un torrido giorno di giugno del 2003 proprio a casa di Andrea Parodi, a Cantù, al circolo ARCI di Mirabello che si rivela fatidico nel senso letterale (cioè quello di previsore del destino). Proseguono con una ragazza che arriva dalla Svizzera con un carico di formaggi assortiti, con un primo pomeriggio in uno spiazzato dove qualcuno, a mia insaputa, mi coglie chino con accanto un bicchiere e una bottiglia di vino rosso, proseguono con una partita di calcio (forse l'unica che mi sarà mai capitata di giocare) su un campo polveroso, proprio a Fecchio, quello delle piscine. Proseguono infine quando la vita mi porta ancora al di sopra; e continuano tuttora. Continuano a cementarsi, assieme a tutti coloro che sono venuti dopo, che ho avuto modo di conoscere e di ascoltare, che mi hanno spostato completamente il baricentro almeno per quel che riguarda la canzone d'autore in lingua italiana.

Continuano, e continuano con dei ricollegamenti stavolta diretti. Andrea attacca una canzone, dice, ispiratale da sua nonna. Sua nonna valtellinese, di Teglio, plaga di frontiera e di quel povero contrabbando di generi di prima necessità. La storia di una ragazza che, per contrabbandare un po' di caffè, di roba da mangiare e di chissà quale altra cosa, si fingeva incinta di otto mesi infilandosi tutto in una sacca sotto il vestito. Il fatto è, diamine, che questa storia io l'ho ascoltata proprio dalla nonna di Andrea Parodi, dalla sua voce, in mezzo a parole in dialetto che trascrivevo in grafia fonetica sul mio quadernetto a quadretti con la copertina verde. Un primo pomeriggio, sempre nell'attesa di un concerto a tarda sera, dopo aver massacrato e ingurgitato l'intera dispensa di casa Parodi sotto gli sguardi esterrefatti e divertiti di mezza famiglia. Poi Andrea andò a dormire. Andrea è uno di quelli che dorme sempre a ore strane, noi siamo quelli dell'anarchia del sonno.

All'anima come sono volati, questi anni Parodiani. Cinque anni. Forse, chissà, sono cominciati su una spiaggia, quella stessa dove feci arrivare Piero Ciampi dopo la sua resurrezione. O forse in una stanza con una pentola a bollire sulla stufa. O forse una sera milanese nel viale Sarca, in una "trattoria toscana". Forse. E vanno avanti, con le loro murder ballads senza titolo ambientate nel '53, coi loro soldati diventati veterani delle guerre puniche, con quei tre che saltellano sulle sedie, con l'ultimo romantico in città del Larocca (con il quale sappiamo finalmente che il mondo si divide in chi porta l'ombrello e in chi non lo porta). Anni ventosi. Anni sonori. Anni di vita.
La luna mi ha voltato le spalle
Luna assassina
A chi griderà vendetta
Ha dato il mio nome
Mi hanno fatto cadere
Sopra il confine
Avevo in bocca canzoni
Avevo in mano il fucile

Ho ballato per ore con quello straniero
Lo straniero era Dio, ed io non c'ero

Mamma ti scrivo dal fronte la mia canzone
Ti vedo tra i tuoi gerani seduta al balcone
Chi l'avrebbe detto che si andava a morire
Il tenente rideva e versava da bere

Ho ballato per ore con quello straniero
Lo straniero era Dio, ed io non c'ero

Si spegneranno presto
le luci alle finestre come il pane
tra il singhiozzo e la preghiera
Cadranno nella pioggia
le diversità come ogni foglia
che cercava di volare

E noi che camminiamo
Indifferenti, poi indignati, indaffarati
Dall'altra parte della storia
Che Dio ci benedica
E benedica questa terra e l'abbondanza
la libertà e la gloria
Che questo Dio si uccida
Che fa non li sente, i sussurri e le grida

E si sta come d'autunno sugli alberi le foglie.
E si sta come d'autunno sugli alberi le foglie.

inviata da Riccardo Venturi - 10/2/2007 - 10:08


Finalmente il secondo album di Andrea Parodi, "Soldati", è uscito. Dopo una lunghissima genesi (oltre cinque anni) è disponibile alla vendita e all'ascolto.

parodisoldati

CCG Staff - 2/7/2007 - 15:23



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