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Corso Buenos Aires

Lucio Dalla


Lingua: Italiano


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[1977]
Testo e musica di Lucio Dalla
Da "Come è profondo il mare"

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L'esordio del Dalla paroliere non potrebbe essere più felice. "Come è profondo il mare" (1977), infatti, sfodera un attacco folgorante: "Siamo noi, siamo in tanti, ci nascondiamo di notte per paura degli automobilisti, dei linotipisti. Siamo i gatti neri, siamo pessimisti, siamo i cattivi pensieri, e non abbiamo da mangiare...". Finalmente consapevole dei propri mezzi espressivi, Dalla si rivela autore sensibile e fantasioso, mescolando idealismo politico e sentimenti, eccentricità e humour.
"Come è profondo il mare" è un disco di storie quotidiane a sfondo autobiografico, di cani randagi braccati e di anime perse. Un racconto scandito da una varietà di ritmi e stili: il blues, il rock, il soul, lo stomp, la ballata melodica. E' un disco più accessibile, ma ancora denso di richiami allegorici. Il mare della title track, ad esempio, raffigura il pensiero, che "dà fastidio, anche se chi pensa è muto come un pesce", ma "non lo puoi bloccare, non lo puoi recintare". E così i potenti si accaniscono sul mare: lo vogliono bruciare, uccidere, umiliare. Cantilena lenta e dolcissima, cadenzata sul basso liquido di Marco Nanni, ti si insinua, inesorabile, nelle orecchie e nel cuore.
Ma è solo l'inizio. Perché c'è da tuffarsi nella tenerezza del "Cucciolo Alfredo", che vaga sperduto nelle vie del centro tra la gente che "con gli occhi per terra prepara la guerra", sognando di fuggire sulle note di una canzone d'amore. Melodia che apre il cuore e testo ispiratissimo, con punte d'ironia bruciante ("la musica andina, che noia mortale!/ sono più di tre anni che si ripete sempre uguale..."; "uno scudo crociato e una stella cometa fanno pubblicità da un muro a una dieta"). La metropoli mostra il suo volto feroce anche in "Corso Buenos Aires", dove un terrone, un cane e un bambino rubano del tonno, un salame e una banana scatenando il "furore sacro" dei tutori dell'ordine. Un'allucinazione urbana a ritmo di blues-rock.
All'elegia fiabesca del primo lato, subentra la sensualità sboccata di "Disperato erotico stomp", che caracolla su un ritmo ripetitivo e beffardo, scandendo la storia di ordinaria depressione di un uomo abbandonato dalla propria donna, dei suoi incontri in una Bologna grottesca (la puttana "ottimista e di sinistra", il berlinese che si è perduto in centro...), del suo autoerotismo consolatorio, unico epilogo possibile. Volgarità, sì, ma arguta e graffiante: intere generazioni di canzonettari italiani, più o meno spiritosi, cercheranno di emularla. Prima dell'epilogo, affidato al nuovo sogno di "Barcarola", c'è ancora tempo per ubriacarsi di malinconia: "Quale allegria" potrà mai esservi quando sei "a letto insieme senza pace/ senza più niente da inventare" e non resta che "farsi anche del male per potersi con dolcezza perdonare, e continuare"? Una semplice ballata pop. Da groppo in gola.

Anche il suono si irrobustisce, grazie a un gruppo di strumentisti bolognesi che poi confluirà in parte negli Stadio (dal tastierista Fabio Liberatori al chitarrista Ricky Portera). Nasce così il tipico "Dalla-sound" del periodo, che mescola timbri mediterranei a cadenze soft-rock. Berretto rosso o blu in testa, braghe di tela e canottiera, Lucio Dalla porta in giro per l'Italia uno show trascinante, rivelando una presenza scenica sconosciuta ai nostri cantautori e cavalcando il successo di "Come è profondo il mare".

Il piccolo clown peloso incompreso e dileggiato negli anni '60 diviene una star. Una rivincita per Dalla, il quale, pur restando sempre con i piedi ben saldi nella canzone d'autore, non aveva mai nascosto di mirare al grande pubblico. L'idillio avviene però con una nuova generazione, quella che ha messo da parte "i favolosi anni 60", i Watussi e Bandiera Gialla, e vive tutte le incertezze di un decennio di contraddizioni, nato sulle ceneri del '68 e destinato a spegnersi negli anni di piombo. Dalla è comunista, eccentrico, scomodo, ma i suoi testi, sempre profondamente umani, e il suo grande talento melodico lo rendono sdoganabile anche alla "maggioranza silenziosa" ("quello che dicono le mie canzoni potrebbe dirlo anche mia zia", ha sempre tenuto a ribadire).

Claudio Fabretti, da OndaRock


Il testo è ripreso dal blog "Pisolandia", l'unica pagina dove (finora) era possibile reperirlo in rete.
“Io non ho visto niente, non ho visto la sua faccia. Passavo di qua, con mia moglie andavo a caccia..”

“Io l’ho visto da vicino. Gli occhi erano due sputi, la faccia era gialla, una faccia da assassino!”

“L’ho visto accarezzare un cane, avevano lo stesso sguardo: cane e uomo morivano di fame.”

“Ma adesso dov’è?”

“Ma adesso dov’è?”

“Scendeva di corsa le scale, le scale della metropolitana. In mano ci aveva del tonno, un salame e una banana. Poi, sul più bello è spuntato anche il coltello! E un colpo di qua, e un colpo di là..”

Il cane gli stava sempre dietro. Gli occhi: lo stesso sguardo. Sembravano Cristo con San Pietro quando erano in ritardo.

“Ma allora chi è?”

“Ma allora chi è?”

“Dev’essere uno slavo che dorme e ruba alla stazione. Quegli occhi senza luce.. è senz’altro un mascalzone!”

“Chiamiamo un pulismano, ho appena visto l’assassino dar fastidio a un bambino: lo teneva per la mano!”

Il cane, l’uomo e il bambino, appena mangiato un po’ di tonno si sono stretti vicino vicino, forse morivano dal sonno...

“Ma allora chi è?”

“Ma allora chi è?”

“Ragioniere, dia a me la borsa e vada via di corsa in fondo a quella via, a chiamar la polizia!”

“Non dobbiamo perder tempo! C’è un bar qui vicino, si può telefonare. Ci beviamo anche un grappino..”

..arriva volando la volante, con un furore sacro. Confusa da tutta quella gente non frena, e fa un massacro.

(Alla fine della corsa il primo a cadere è il ragioniere che rivoleva la sua borsa; poi toccò a un bagnino che, ancora in mutande, aveva sospeso il lavoro in una piscina lì vicino. Falciati mentre guardavano i lavori in corso due gemelli in pensione furono scaricati in un pronto soccorso. Un salumiere e un tabaccaio che da anni non si rivolgevano la parola approfittarono della confusione per spararsi alcuni colpi di pistola!)

Il padre vide la scena, si prese paura e dimenticò il sonno e la fame. Prese per mano il bambino che disperato piangeva, perché non voleva lasciare lì il cane. Decisero in fretta di tornare a Barletta e corsero alla stazione, perché a Milano in agosto, oltre al gran caldo c’è veramente tanta confusione..

inviata da Riccardo Venturi - 31/1/2007 - 10:34


ma pubblicate articoli di Fabretti???? Quello che non capisce nulla di musica?
(Il Sardo)

Mi sembra qui che la lettura di Fabretti sia notevolmente esatta. Ma se "capisci di musica" più di lui allora pubblicane uno tu di commenti ove appunto tu dimostri di essere più ferrato in materia. Altrimenti taci. Saluti. [RV]

11/7/2009 - 20:38


non conosco questo Sardo, ma nemmeno tu mi sembra che abbia lasciato qualcosa di memorabile qui dentro e neanch'io. Ma almeno io non dico ad altri di tacere. Siamo in democrazia, remember.
(Sepp Maier)

Vedi, caro, a prescindere se sia "memorabile" o meno, io qui dentro ho fatto semplicemente mezzo sito e forse anche qualcosina di più. Per carità, nulla che mi consegnerà alla storia (di cui per altro non me ne frega niente); ma almeno mi sento autorizzato di rispondere a tono a quella che considero una stupida arroganza. Per il resto, che cosa tu non dica o non dica sono prettamente affari tuoi, e sarà bene che tu te lo "remember" in via definitiva, dato che di stupida arroganza hai fatto buon esercizio pure tu con il tuo buffo nickname pallonaro. Le lezioncine valle a dare a tua sorella. Saluti e cerca di scomparire spontaneamente in santa pace e con soavità. Se poi non scompari spontaneamente, vedrai che scompari lo stesso. [RV]

24/7/2009 - 20:30


Fascistello grullerello n°3

Come previsto, è bastato un innocuo riferimento alla sorellina per far saltar fuori l'ennesimo fascistello grullerello di cui questo sito offre a volte alcuni spassosi esemplari a fini di studio (questo qui lo chiameremo il fascistellus rememberius). Come di consueto in questi casi, gli offriamo, prima di spedirlo definitivamente nella spazzatura, un gentile omaggio adatto al suo livello intellettivo.

N° 3: Candy Candy.
N° 3: Candy Candy.

Riccardo Venturi - 26/7/2009 - 11:12



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