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Totalvägra

Ebba Grön
Language: Swedish

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Related Songs

Häng gud
(Ebba Grön)
Staten och kapitalet
(Ebba Grön)
Den vita duvan
(Mats Rådberg)


[1979]
Album: We're Only In It For The Drugs


ebgg
Chiedi chi erano gli Ebba Grön, si potrebbe dire parafrasando il titolo di una delle più belle canzoni degli Stadio. Si potrebbe, però a questo interrogativo, apparentemente semplice – ma, nella realtà dei fatti, destinato a suonare come un vero e proprio arcano –, quasi nessun italiano saprebbe rispondere. E certamente non per ignoranza o pressappochismo in campo musicale (piaghe che, comunque, colpiscono seriamente una buona fetta dei nostri connazionali), bensì semplicemente per il fatto che questo gruppo punk svedese – che, con i suoi brani spietatamente critici e graffianti, ha fatto la storia della musica scandinava – non è mai arrivato a influenzare la cultura musicale del nostro paese. E probabilmente nemmeno quella di nessun altro paese, oltre alla Svezia, nazione all’interno della quale – per ragioni linguistiche, ma non solo – è rimasta confinata la notorietà degli Ebba Grön, popolarità che, tra la fine degli anni ’70 e la prima metà degli anni ’80, raggiunse il suo culmine, e che, a più di diciassette anni di distanza dallo scioglimento del gruppo, non si è ancora esaurita. Un successo indiscutibile, quindi, testimoniato dal grande interesse che questa band riesce ancora oggi a suscitare nelle nuove generazioni. Un successo fatto di buona musica beat, di testi polemici, duri, schietti al limite della crudezza (che, purtroppo, a meno che non si mastichi un po’ di svedese, non è possibile apprezzare), di denuncia sociale (pensate un po’, nella civilissima Svezia!) e costruito su una vigorosa contestazione di tutto ciò che è autorità, nonché su una tenace insubordinazione nei confronti delle istituzioni, insubordinazione messa in pratica dagli stessi componenti del gruppo e spinta fin quasi al punto da rasentare l’anarchia.

Pertanto, quella degli Ebba Grön è, come si può comprendere, una storia complessa. Una storia fatta di musica, politica e contestazione giovanile, ed inizia ta, per caso, nel 1977 – anno “ribelle” al quale si fa risalire la nascita della musica punk in Europa, genere che, in realtà, già qualche anno prima, aveva visto la luce con i britannici Sex Pistols, unanimemente considerati i veri fondatori del filone – nel centro sociale di Stoccolma chiamato “Oasen” (l’Oasi), locale che svolgeva la duplice funzione di punto d’incontro giovanile e di laboratorio sperimentale di nuove tendenze musicali. Fu qui che si incontrarono, provenienti da esperienze artistiche diverse, i tre membri fondatori della band. L’allora giovanissimo Joakim Thåström (oggi solista ed indiscusso re della ballata svedese), voce e chitarra della band – che assunse il nome di Pimme –, Gunnar Ljungstedt, batterista – il Gurra degli Ebba – e Lennart Eriksson, bassista e chitarrista – che, a seguito della nascita del gruppo, si diede il nome d’arte di Fjodor. E fu qui che vide la luce il primo disco degli Ebba – Oasen, per l’appunto –, inciso dal vivo e realizzato – nonostante la forte ostilità della classe politica svedese, che voleva la chiusura del centro sociale – grazie al contributo, anche economico, di altri gruppi musicali amatoriali di Stoccolma.
Per un breve periodo di tempo la band si fece chiamare “The Haters” (coloro che odiano) denominazione che, però, quasi subito si trasformò in quella con cui il gruppo è passato alla storia: Ebba Grön. Questa, già di per sé, la dice lunga sul carattere contestatario, quasi eversivo, della band. Ebba Grön era, infatti, il nome in codice attribuito dalla polizia svedese al noto terrorista Norbert Kröscher, un nome che, quindi, non lasciava presagire nulla di buono.

La filosofia ribelle degli Ebba trovò la sua più piena concretizzazione nel 1979, anno che vide la pubblicazione, dopo l’esperimento di “Oasen” (che conteneva solo tre brani), del primo vero album della band, quel “We’re only in it for the drugs” considerato universalmente il capolavoro del gruppo e il più “punk” dei tre album che la band realizzò prima di sciogliersi, dopo una breve ma intensa carriera, nel 1983.
Composto da 12 brani, esso inizia con la canzone che dà il titolo all’album, “We’re only in it for the drugs” (Ci siamo solo per la droga), una sorta di manifesto del gruppo, incorniciato da una melodia orecchiabile, intriso di eccessi verbali e caratterizzato da una vigorosa denuncia della vita degradata condotta dai giovani nelle periferie.

Det finns inget att göra i den här trista förorten,
det finns ingenting här för oss.
Nå ursäkta jag överdrev litegrann, vi kan ju
knarka, supa och slåss.
Så har det alltid varit här ute...


“Non c’è niente da fare in questi tristi sobborghi,
non c’è niente qui per noi.
Beh, scusate se ho esagerato un pochino, ma ci
droghiamo, beviamo e facciamo a botte.
È sempre stato così da queste parti...”

Ed anche

Vi ville bara ha ett plejs för såna som oss.
Vi var trötta på zombielivet och att aldrig
vänta på nåt, att bara hänga runt och glo
sen plötsligt har dagen gått...


“Volevamo solo un posto per quelli come noi.
Eravamo stanchi di una vita da zombie e di non aspettarci mai
niente, di bighellonare e di guardare stupidamente
che improvvisamente il giorno se n’è andato...”
(e qui il riferimento è all’Oasen).

Vi började med konserter,
det va band och det kom folk.
Vi tyckte det gick jävligt bra,
vi började få flyt.
Det tyckte inte den svenska byroåkratin,
det tyckte inte vår stolta maskin.
Dom sa stopp, det här verkar vara
rena jävla anarkin.
Dessutom uppför ni er som
nåra jävla svin...


“Abbiamo iniziato con i concerti,
abbiamo messo su una band e sono venute delle persone.
Pensavamo fosse tremendamente bello,
iniziavamo a venire a galla.
Ma questo non lo credeva la burocrazia svedese,
non lo credeva la nostra fiera macchina (burocratica).
Dissero fermatevi, questa sembra essere
solo fottuta anarchia.
Allora ci siamo comportati come
dei fottuti maiali...”

Ogni commento a questi versi tratti da “We’re only in it for the drugs” sarebbe del tutto superfluo.

Molto significative, oltre che apprezzabili dal punto di vista melodico, sono anche “Pervers politiker” (Politico perverso) – in cui gli Ebba Grön espressero a tinte molto forti la loro avversione per la politica svedese –, “Det måste vara radion” (Deve essere la radio) – breve brano in stile beat in cui la radio viene dipinta come la principale responsabile dell’apatia giovanile –, “Schweden Schweden” (Svezia, Svezia – titolo in tedesco) – ironica, ma pungente critica della società svedese – e “Totalvägra” (Rifiuto totale) – in cui gli Ebba manifestarono, in maniera molto polemica, tutta la loro avversione per il servizio militare (Joakim Thåström subì la reclusione per renitenza alla leva).
Queste canzoni, insieme alle restanti sette, fecero la fortuna degli Ebba Grön che, dopo una breve serie di concerti nelle periferie svedesi, iniziarono una vera tournée, dal titolo significativo di “Turister i tillvaron” (Turisti nell’esistenza), tournée che segnò l’apoteosi della band.

La fama piovuta addosso al gruppo ebbe, però, lo stesso effetto dell’acqua sul fuoco, giacché non fece altro che stemperare il forte spirito polemico che aveva animato gli Ebba all’inizio della carriera. I testi si fecero, così, meno aggressivi e la musica, più curata, assunse delle sonorità decisame nte più commerciali, allontanandosi dal punk puro. Questa transizione ebbe luogo nel 1981, anno del secondo album degli Ebba Grön, “Kärlek och uppror” (Amore e ribellione), disco, che, a dispetto del titolo, vide una certa moderazione degli eccessi verbali che, in grande quantità, avevano caratterizzato il precedente “We’re only in it for the drugs”. Ciò non significò, comunque, una completa sterilizzazione della carica polemica che aveva ispirato la prima produzione musicale della band. Questa, infatti, trovò nuove forme espressive, più moderate, ma non meno pungenti delle precedenti, materializzandosi negli undici nuovi brani che la band presentò al suo folto pubblico. Tra essi spiccano, in un contesto generale caratterizzato da una qualità molto elevata, la splendida “800 grader” (800 gradi) – toccante metafora della società, ricca di ogni bene materiale, ma povera di valori –, l’aspra “Mamma, pappa, barn” (Mamma, papà, bambino) – cruda raffigurazione, fatta attraverso gli occhi di un bambino, del disfacimento della famiglia moderna –, la polemica “Stockholms pärlor” (le perle di Stoccolma) – in cui ricompaiono, nella loro durezza, gli eccessi verbali e lo spirito ribelle degli Ebba Grön – e la malinconica “Mental istid” (Glaciazione mentale) – nella quale, quasi in contrapposizione alla società tecnologica, oggetto della critica del brano, si odono solo la chitarra di Lennart Eriksson e la voce cantilenante di Joakim Thåström.

“Kärlek och uppror” ebbe un notevole successo commerciale, ma il 1981 fu l’ultimo anno felice degli Ebba Grön. Già nel 1982 cominciarono, infatti, ad emergere le prime inquietanti avvisaglie della crisi che, l’anno seguente, avrebbe portato il gruppo allo scioglimento. Il singolo “Scheisse” (cazzate – titolo in tedesco), carta di presentazione dell’album ̶ 0;Ebba Grön”, fu quasi un fiasco, e fu immediatamente seguito dal brano “Vad pojkar vill ha” (Quello che i ragazzi vogliono), pubblicato da Thåström, che ne attribuì la paternità al fantomatico gruppo chiamato Rymdimperiet. Questa mossa fu il chiaro segnale del malessere che attraversava gli Ebba, ormai profondamente divisi in merito al percorso artistico che il gruppo avrebbe dovuto seguire. La pubblicazione di “Vad pojkar vill ha” – brano che segnava un ritorno alla vecchia produzione della band, e che riscosse un successo decisamente superiore rispetto a “Scheisse” – rivelò, anche, il reale obiettivo di Thåström, che intendeva chiudere la parentesi Ebba Grön e dare inizio ad una nuova esperienza professionale, caratterizzata da un ritorno alle origini. La rottura, alla base della quale c’era la piega eccessivamente commerciale presa dalla band, segnò, infatti, un punto di non ritorno, ed il discreto successo dell’album “Ebba Grön”, pubblicato quello stesso anno, non fu sufficiente a sanarla. Nel febbraio del 1983 venne, infatti, annunciato ufficialmente lo scioglimento del gruppo, scioglimento che pose fine all’esperienza esaltante di un gruppo di ragazzi ribelli che, partendo dalle strade dei sobborghi di Stoccolma, erano riusciti a realizzare il sogno della loro vita.

da questa pagina
Att göra lumpen ger mig inte ett skit
ändå är jag tvungen att sticka dit
små gröna as försöker göra mej till man
då väljer jag hellre att va barnslig som fan

Jag ska Totalvägra

Att stoppa in en massa killar i baracker
tjejer blir till hål i kåtattacker
så jag sa till befälet som de va
lära sig mörda så får de va

Jag ska Totalvägra

Dom sa till mig, det här blir dryga böter
än sen det är mitt samvete jag sköter
sverige har politiska fångar
sitta på kåken för nåt ja inte ångrar

Jag ska Totalvägra
KRASCH BOOM

Contributed by Riccardo Venturi - 2007/1/29 - 17:04




Language: Italian

Versione italiana di Riccardo Venturi
29 gennaio 2007
RIFIUTO TOTALE

Non me ne frega un cazzo di andare in giro zozzo
finché sono costretto a stare incollato qui
degli stronzi verdi (*) cercano di "farmi uomo"
piuttosto vorrei restare un bambino idiota

Rifiuto totale [del servizio militare]

Una massa di ragazzi pigiati nelle caserme
i buchi dei paletti delle tende ci fanno da ragazze (**)
e così ho detto al comandante come stanno le cose
imparare a ammazzare, ecco come stanno

Rifiuto totale

Mi hanno detto: per questo qui ci vuole una punizione dura
ma è con la mia coscienza che io sparerò
la Svezia ha prigionieri politici
vado in galera per qualcosa di cui non mi pento

Rifiuto totale
CRASH BOOM!
NOTE ALLA TRADUZIONE

(*) Anche in Svezia la divisa militare è generalmente di colore verde.

(**) Cioè per sfogare i propri istinti sessuali. L'immagine è particolarmente e volutamente cruda.

2007/1/29 - 17:22




Language: Finnish

Traduzione finlandese / Finnish translation / Traduction finnoise / Finsk översättning / Suomennos: Juha Rämö
TOTAALIKIELTÄYTYJÄ

Intistä ei ole paskankaan hyötyä,
ja kuitenkin sinne on pakko mennä.
Natsapellet yrittävät tehdä minusta miehen,
mutta mieluummin olen vaikka kuinka lapsellinen.

Minusta tulee totaalikieltäytyjä!

Kun laumoittain miehiä ahdetaan kasarmeihin,
naisista tulee pelkkiä reikiä märkiin uniin.
Niinpä sanoinkin kapiaisille suoraan,
että tappamaan oppiminen saa minulta jäädä.

Minusta tulee totaalikieltäytyjä!

Minulle sanottiin, että tästä vielä häkki heilahtaa.
Entä sitten, minun omatuntonihan tässä on pelissä.
Onhan meillä poliittisia vankejakin,
ja minä joudun istumaan jostain, mitä en kadu.

Minusta tulee totaalikieltäytyjä!
PAM PAM JA PUM!

Contributed by Juha Rämö - 2018/11/24 - 14:12



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