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Poesia facile

Massimiliano Larocca


Lingua: Italiano


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1945
(Massimiliano Larocca)
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Nel nome della bella
(Massimiliano Larocca)


[2015]
Poesia di Dino Campana [1928]
Dai Canti Orfici
(1a edizione: Pubblicazione a cura dell'autore, Firenze, 1914)
Musica di Massimiliano Larocca
Interpretazione di Massimiliano Larocca
Voce e chitarra tenore di Cesare Basile
Album: Un mistero di sogni avverati [2015]

maxlarkamp


Il poeta Dino Campana, nato il 20 agosto 1885 a Marradi, nella Romagna Toscana, si dice fosse pazzo. Poiché di biografie di questo grande poeta, filologicamente corrette oppure romanzate (ed anche filmate e sceneggiate) ne esistono oramai parecchie, non ne aggiungerò certo un'altra in sedicesimo, non parlerò del suo famoso e grande amore con Sibilla Aleramo e andrà a finire che non dirò neppure che in manicomio ci morì davvero, il 1° marzo 1932 a Castelpulci nei pressi di Lastra a Signa, a un tiro di schioppo proprio dalla villa (di proprietà del tenore Enrico Caruso) che vide molta della sua relazione con la Aleramo. Ad un medesimo tiro di schioppo Dino Campana è sepolto, quasi come un imperatore, dentro la medievale e bellissima Badia a Settimo; mi è capitato di vederla, così come una lontana notte di Halloween, sic, mi era successo di entrare dentro il manicomio di Castelpulci (allora ancora in stato di lugubre abbandono, prima della sua riconversione in qualcosa afferente a istituti giuridici universitari europei o roba del genere, cose che non mi interessano) assieme a una congrega di ragazzotti sciamannati in vena di cacaiole a buon mercato (e il posto le provocava sul serio, garantisco).

Dino Campana, grande poeta, aveva senz'altro in sé un enorme disagio esistenziale; ma chi non ne ha. Solo che a non tutti è dato di essere Dino Campana, con tutto ciò che comporta. A lungo è rimasto, se non sconosciuto, misconosciuto. Mi ero sempre chiesto come mai -ad esempio a Firenze-, ad un poetastro “patriottico” come Aleardo Aleardi fosse stato dedicato un gran viale, mentre a Dino Campana era stata riservata una stradina insignificante (e senza sfondo) accanto al Centro Tecnico Federale del pallone, a Coverciano; poi mi accadde di leggere alcune critiche paludate assai, riportate persino nella mia bisunta e spaginata edizione dei “Canti Orfici”, Oscar Mondadori, che acquistai quando avevo quindici o sedici anni. Roba da ragazzi, probabilmente, perché Dino Campana è uno di quei poeti che vanno diritti ai ragazzi, specie se sono difficili e solitari, cioè ragazzi appunto. Come il ragazzo Rimbaud & alii, o come il ragazzo Massimiliano Larocca, cantautore fiorentino che, pare, all'età di anni diciannove, qualche anno fa, iniziò a cantautorare esattamente mettendo in musica alcuni dei Canti Orfici di Dino Campana.

A differenza di altri paesi (penso alla Francia, penso alla Grecia), che hanno una grande tradizione di poesia messa in musica da ragazzi (come il ragazzo Brassens, come il ragazzo Theodorakis), l'Italia di poeti in musica ne ha messi sempre pochi. Figuriamoci quindi un ragazzo di Rifredi, quartiere operaio e proletario di Firenze, che inizia a fare il cantautore scegliendo i Canti Orfici di Dino Campana, canzonette volgarucce che non da molto tempo sono state riconosciute tra le massime cose prodotte dalla letteratura italiana del XX secolo a cura di un poveraccio che ha fatto una vita strana, dolorosa, quasi sempre di merda, e che è morto in pazzisterio. Quel ragazzo di Rifredi, però, si è dimostrato assolutamente recidivo. Non soltanto nel prosieguo della sua carriera, tra ritorni di passioni e belle estati, Dino Campana lo ha sempre continuato a cantare e a portare in giro (una volta, anni fa, persino nella villa di Enrico Caruso a Lastra a Signa, c'ero pure io e ciò li testimòni); l'anno scorso, a Dino Campana c'è tornato in grande stile, assieme a Nada, a Riccardo Tesi, a Cesare Basile ed altri. Ha ripreso alcune delle sue prime cose “campaniane”, e ne ha musicate altre. Massimiliano Larocca è un po' più grande ora, ha sempre la sua bellissima e calda voce (sentirlo per credere) e porta regolarmente il suo famosissimo gileino scuro, che se lo vedesse Leonard Cohen aggiornerebbe senz'altro il famous blue raincoat. E Dino, Dino Campana, è sempre là. Cose da ragazzi, appunto. Cose da pazzi.

Mi perdonerete se, in conclusione, ricorrerò per un attimo alle famose biografie che, all'inizio, dicevo di non voler perpetuare qua dentro. Dopo che un accidente di nessuno gli aveva voluto stampare e pubblicare i Canti Orfici, e dopo essersi fatto perdere il manoscritto da Ardengo Soffici, a cui lo aveva consegnato (dovette quindi riscriverlo a memoria), Dino Campana stampò e pubblicò il libro a sue spese e si mise a venderlo in piazza Vittorio, a Firenze, alla gente che passava. Era il 1914, rulli di tamburi e squilli di guerra, Italia patriottarda e nazionalista, tricolori e quant'altro. Le biografie, sempre loro, dicono che, disgustato da tutto questo, Dino Campana dedicò il libro a Guglielmo II, imperatore de' Germani. Pace non cercava e guerra non sopportava, il Campana da Marradi; ma la “Poesia Facile” risale a tempo dopo, al 1928, perché i Canti Orfici, l'unica e eterna sua opera, non terminò mai e, forse, non è terminata neppure ora. E va detto, certo, che questa frase, il primo verso di questa poesia, è intesa generalmente come un sunto preciso della sua vita, dei disagi e dei rovelli di una mente, di uno “scontro dentro” senza soluzione. Non ha, insomma, un riferimento diretto all'argomento principale di questo sito, al suo “topic”, anche se mi è garbato pensare che potrebbe funzionare benissimo come una sorta di suo slogan riassuntivo (le vie della poesia sono infinite). Alla fine, questa “Poesia facile”, se deve andare da qualche parte, è stata messa nel percorso sui manicomi, bah. Arbitrarietà? Lo si potrà pensare, senz'altro. E', insomma, anche questo un Mistero di sogni avverati, come si intitola appunto l'album di Massimiliano Larocca. Ad esempio, io sogno a volte di essere passato, verso il 1914, per piazza Vittorio e di aver comprato una copia originale dei Canti Orfici da un giovane palesemente mezzo grullo; ciò, attualmente, mi avrebbe reso all'incirca milionario. Nulla da fare. Ciononostante, mi sentirei di sottoscrivere quel verso di Campana: pace non cerco, guerra non sopporto. Che rappresenta me, te, noi, voi, lui, loro. Saluti. [RV]
Pace non cerco, guerra non sopporto
Tranquillo e solo vo pel mondo in sogno
Pieno di canti soffocati. Agogno
La nebbia ed il silenzio in un gran porto.

In un gran porto pien di vele lievi
pronte a salpar per l’orizzonte azzurro
dolci ondulando, mentre che il sussurro
del vento passa con accordi brevi.

E quegli accordi il vento se li porta
lontani sopra il mare sconosciuto.
Sogno. La vita è triste ed io son solo.

O quando o quando in un mattino ardente
l’anima mia si sveglierà nel sole
nel sole eterno, libera e fremente.

E quegli accordi il vento se li porta
lontani sopra il mare sconosciuto.
Sogno. La vita è triste ed io son solo.

O quando o quando in un mattino ardente
l’anima mia si sveglierà nel sole
nel sole eterno, libera e fremente.

Pace non cerco, guerra non sopporto.
Pace non cerco, guerra non sopporto.
Pace non cerco, guerra non sopporto.
Pace non cerco, guerra non sopporto.
Pace non cerco.
[1]
[1] Massimiliano Larocca ripete questi versi nella canzone, non presenti la seconda volta nella poesia originale.

inviata da Riccardo Venturi - 14/8/2016 - 21:34


Un gran bel sonetto, Ricky :)
Grazie

Krzysiek - 14/8/2016 - 22:32



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