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Con il termine Armadio della Vergogna si indica l'armadio rinvenuto nel 1994 in un locale di Palazzo Cesi (sede di vari organi giudiziari militari), in via degli Acquasparta a Roma, contenente 695 fascicoli e il Registro generale riportante 2274 notizie di reato, relativi a crimini di guerra commessi sul territorio italiano durante l'occupazione nazifascista.

Tra i documenti ritrovati anche un promemoria prodotto dal comando dei servizi segreti britannici, dal titolo Atrocities in Italy (Atrocità in Italia), con stampigliato il timbro secret, frutto della raccolta delle testimonianze e dei risultati dei primi accertamenti effettuati sui casi di violenze da parte dei nazifascisti, che al termine della guerra era stato consegnato ai giudici italiani.

Il Consiglio della magistratura militare con una relazione finale nel 1999 e poi la II Commissione Giustizia della Camera dei deputati nel 2001 ravvisarono nella gestione dei fascicoli delle anomalie, spiegate da entrambi gli organi con presumibili pressioni della politica per impedire l'azione giudiziaria contro i responsabili tedeschi «per motivi di opportunità politica, in un certo senso una superiore ragione di stato».

Sulla questione fu poi istituita, con legge n.107/2003 d'iniziativa parlamentare del deputato Carlo Carli ed altri, una Commissione parlamentare d'inchiesta sulle cause dell'occultamento di fascicoli relativi a crimini nazisti, presieduta da Flavio Tanzilli, all'epoca esponente dell'UDC. La Commissione operò dall'ottobre 2003 fino alla primavera del 2006 raccogliendo una mole ragguardevole di documenti, circa 80.000, e interrogando più di trenta militari, giornalisti e politici. Una certa risonanza ebbero le audizioni di Giulio Andreotti e di Oscar Luigi Scalfaro. Come ricostruito dal ricercatore Alessandro Borri, la Commissione lavorò in particolare su tre focus tematici:

la cosiddetta "pista atlantica", secondo cui i processi contro i responsabili tedeschi sarebbero stati fermati per mantenere buoni rapporti con la Repubblica Federale di Germania (Germania Ovest), che nel periodo della guerra fredda, stava assumendo un ruolo di argine all'avanzata culturale e politica sovietica;
la cosiddetta "pista jugoslava", già anticipata dagli studi degli storici Klinkhammer e Focardi, secondo cui sarebbe prevalsa una linea dilatoria nei confronti degli imputati tedeschi, per salvare i nostri soldati accusati di violenze in Albania, Jugoslavia, Grecia ed Etiopia;
la cosiddetta "pista dei servizi segreti", a dimostrare il legame fra immunità e attività svolta da ex nazisti e fascisti all'interno dei servizi segreti occidentali.
La Commissione inoltre chiarì le modalità del ritrovamento, avvenuto in un locale posto in un ammezzato di Palazzo Cesi, in un armadio e su una scaffalatura; e ricostruì la complessa gestione dei fascicoli: una parte (260 fascicoli) fu inviata ai tribunali ordinari nell'immediato dopoguerra, un'altra (695 fascicoli) fu chiusa con il dispositivo di "archiviazione provvisoria" nel 1960, un'altra ancora (circa 1250 fascicoli) fu inviata alle varie procure militari territorialmente competenti.

Il lavoro della Commissione non portò ad una relazione condivisa. Al termine delle attività sono emersi due orientamenti profondamente differenti: la relazione di maggioranza, a firma di Enzo Raisi, ha sottolineato come manchi il documento probante l'ingerenza politica e/o dei servizi segreti sulla magistratura militare, mentre la relazione di minoranza, a firma di Carlo Carli, «si è posta in linea di continuità rispetto alle indagini precedenti del Consiglio della magistratura militare e della Commissione Giustizia della Camera, cercando di precisare in che modo la “ragion di stato” e il contesto internazionale abbiano influenzato l'azione penale contro i criminali tedeschi»

Un provvedimento di provvisoria archiviazione di crimine tedesco per insufficienza di elementi probatori
Un provvedimento di provvisoria archiviazione di crimine tedesco per insufficienza di elementi probatori
60 anni sono passati
i fascisti da qui non se ne sono mai andati
c'è una storia cche lo ricorda
storia dell'armadio della vergogna

i nostri padri si sono sbagliati
si sono fidati di cuori ingrati
e per un fatto sempre taciuto
nessuno ha pagato per quelle stragi

vogliono riscrivere la nostra storia
così che chi non ha memoria
possa dire di quel che è stato
vittime e carnefici lo stesso reato

Nomi e cognomi degli assassini
erano scritti in quegli archivi
ma questo a nessuno sembra interessi
troppi anni anni intessi

ora i nipoti di quell'idea assassina
riabilitano camicie nere e repubblichini
nessuno scandalo, nessuna vergogna
viviamo nel paese della menzogna

vogliono riscrivere la nostra storia
così che chi non ha memoria
possa dire di quel che è stato
vittime e carnefici lo stesso reato

Non fare conti con il passato
per anni ed anni sempre taciuto
nessuna giustizia per i caduti
i figli piangono ancora per i loro padri

sessant'anni sono passati invano
la rabbia dentro i nostri cuori
una storia ce lo ricorda
storia dell'armadio della vergogna

vogliono riscrivere la nostra storia
così che chi non ha memoria
possa dire di quel che è stato
vittime e carnefici lo stesso reato

inviata da dq82 - 23/6/2016 - 15:26


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