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Atto secondo scena ottava

Mulini a Vento


Lingua: Italiano


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2016
Tutti in pentola

Essere liberi e senza padroni. Come Cyrano.
Liberamente ispirata all'atto secondo, scena ottava, del Cyrano de Bergerac di Edmond Rostand
Che dovrei fare cercarmi un tutore?
Un protettore un signore?
E come l'edera leccare la scorza
Invece di salir con forza?

Fare il buffone per un potente
Saziarmi di labbra contente?
Mangiare rospi, contar le altrui scale
Far prodigi di agilità dorsale

No grazie, no grazie no, grazie no
L'anima mia dice no
No grazie no, grazie no, grazie no
Felice ti dico di no

E progredire di girone in girone
Esser grande tra poche persone
Poi sempre prono in ginocchio a pregare
Per farmi qua e là presentare

Dovrei pagare un buon editore
E scrivere con disonore
Scoprire ingegno agli incapaci
A talpe e ai grulli dar ali

No grazie, no grazie no, grazie no
L'anima mia dice no
No grazie, no grazie, no grazie no
Felice ti dico di no

Ma… cantare e sognare senza paura
Aver l’occhio e la voce sicura
Metter il feltro se mi va di traverso
E battermi o fare un verso

Lavorar senza cura di gloria o fortuna
A un viaggio lassù nella luna
E mai copiare, che sia tutta mia
La gloria se gloria mai sia

No grazie, no grazie, no grazie no
L’edera non fa per me
Magari una quercia né un tiglio sarò
Ma libero la vita vivrò
Magari una quercia né un tiglio sarò
Ma libero la vita vivrò

inviata da dq82 - 25/5/2016 - 14:43



Lingua: Italiano

Cyrano, atto secondo, scena VIII.

E che dovrei fare? Cercarmi un protettore? Trovarmi un padrone? Arrampicarmi oscuramente, con astuzia, come l’edera che lecca la scorza del tronco in cui si avvinghia, invece di salire con la forza?
No, grazie.
Dedicare versi ai ricchi come qualsiasi opportunista? Fare il buffone nella speranza vile di vedere spuntare sulle labbra di un ministro un sorriso che non sia minaccioso?
No, grazie.
Mandar giù rospi tutti i giorni? Logorarmi lo stomaco? Sbucciarmi le ginocchia per il troppo genuflettermi? Specializzarmi nel piegare la schiena?
No, grazie.
Accarezzare la capra con una mano e annaffiare il cavolo con l’altra? Avere sempre a portata di mano il turibolo dell’incenso in attesa di potenti da compiacere?
No, grazie.
Progredire di girone in girone, diventare un piccolo grande uomo da salotto, navigare avendo per remi madrigali e per vele sospiri di vecchie signore?
No, grazie.
farmi pubblicare dei versi a pagamento dall’editore Sercy?
No, grazie.
Farmi eleggere papa da un concilio di dementi in una bettola?
No, grazie.
Affaticarmi per farmi un nome con un sonetto invece di scriverne degli altri?
No, grazie.
Trovare intelligente un imbecille? Essere angosciato dai giornali e vivere nella speranza di vedere il mio nome apparire sulle riviste letterarie?
No, grazie.
Vivere di calcolo, ansia, paura? Anteporre i doveri mondani alla poesia, scrivere suppliche, farmi presentare?
No, grazie. Grazie, grazie, grazie no!
Ma invece… cantare, ridere, sognare, essere indipendente, libero, guardare in faccia la gente e parlare come mi pare, mettermi – se ne ho voglia – il cappello di traverso, battermi per un si o per un no o fare un verso!
Lavorare senza curarsi della gloria e della fortuna alla cronaca di un viaggio cui si pensa da tempo, magari sulla luna!
Non scrivere mai nulla che non sia nato davvero dentro di te!
Appagarsi soltanto dei frutti, dei fiori e delle foglie che si sono colte nel proprio giardino con le prorpie stesse mani!
Poi, se per caso, ti arriva anche il successo, non dovere nulla a Cesare, prendere tutto il merito per te solo e, disprezzando l’edera, salire – anche senza essere ne una quercia ne un tiglio – salire, magari poco, ma salire da solo!

inviata da dq82 - 25/5/2016 - 14:45



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