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En Méditerranée

Georges Moustaki


Lingua: Francese


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Paroles et Musique de Georges Moustaki
Parole e musica di Georges Moustaki

mous


olive-tree


Georges Moustaki. Proprio lui, lo "Straniero" di quell'unica canzone in lingua italiana che lo rese famoso anche da noi (ma si tratta della traduzione di una sua celeberrima canzone in francese, "Le Méthèque", una parola derivata –naturalmente- dal greco che significa alla lettera "Colui che cambia continuamente casa", o più semplicemente il "Senza patria").

Di Moustaki avevamo già alcune canzoni, tutte e tre inserite tra le "CCG Primitive" (le prime 600 della raccolta originaria); ne inseriamo quindi alcune altre, forse meno famose, ma che ci mostrano Moustaki in un suo aspetto che, del resto, traspare anche da canzoni che parlano di tutt'altri argomenti, anche dalle canzoni d'amore. La sua voglia di libertà, il suo sentirsi "cittadino del Mediterraneo" (cosa, questa, del tutto ovvia per un uomo della sua origine), la sua opposizione ad ogni forma di dittatura, di violenza, di repressione. In un vecchio libriccino dell'editore Savelli sulla canzone francese, che cito a memoria in quanto oramai perso da tempo, lo si definiva quasi benevolmente "gradevole", ma senza prenderlo in eccessiva considerazione; beh, Moustaki è decisamente qualcosa di più ed intendiamo dare il nostro piccolo contributo per rendergli la giustizia che crediamo meriti. [RV]

Cominciamo con questa canzone che parla del Mediterraneo. Di canzoni dedicate al Mediterraneo ne esistono molte, e forse ci dovremo decidere a mettere anche quella, magari tra gli "Extra", famosissima, di Joan Manuel Serrat, tradotta in tutte le lingue (in italiano l'autore è Gino Paoli). Queste canzoni hanno a volte svolto una funzione anche politica ben precisa, quasi a riaffermare un'identità di fronte alla sempre più massiccia colonizzazione americana e di fronte alle guerre e ai golpe fomentati in questo nostro mare ridotto a "area strategica" e a teatro di ogni sorta di gioco bellico e di potere delle grandi potenze (e della sola rimasta, adesso). Moustaki (e Llach) scrivono canzoni del genere negli anni '70; ed è indicativo che entrambi provengano da paesi (Moustaki come origine e come idealità, ma non per questo il legame e meno forte) come la Spagna e la Grecia, allora sotto il giogo di terribili dittature fasciste imposte nel sangue (quella greca, come è ben noto, per mano diretta della CIA: il dittatore Papadopoulos era alle sue dirette dipendenze). E la dittatura greca è ben presente in questa canzone, con le "isole di filo spinato" che riportano direttamente a Leros, a Makronisos e a tante altre isole dell'Egeo trasformate in lager e carceri per gli oppositori del regime. E gli "olivi che muoiono sotto le bombe" sono storia ancora tremendamente attuale, in Palestina.
Dans ce bassin où jouent
Des enfants aux yeux noirs,
Il y a trois continents
Et des siècles d'histoire,
Des prophètes des dieux,
Le Messie en personne.
Il y a un bel été
Qui ne craint pas l'automne,
En Méditerranée.

Il y a l'odeur du sang
Qui flotte sur ses rives
Et des pays meurtris
Comme autant de plaies vives,
Des îles barbelées,
Des murs qui emprisonnent.
Il y a un bel été
Qui ne craint pas l'automne,
En Méditerranée.

Il y a des oliviers
Qui meurent sous les bombes
Là où est apparue
La première colombe,
Des peuples oubliés
Que la guerre moissonne.
Il y a un bel été
Qui ne craint pas l'automne,
En Méditerranée.

Dans ce bassin, je jouais
Lorsque j'étais enfant.
J'avais les pieds dans l'eau.
Je respirais le vent.
Mes compagnons de jeux
Sont devenus des hommes,
Les frères de ceux-là
Que le monde abandonne,
En Méditerranée.

Le ciel est endeuillé,
Par-dessus l'Acropole
Et liberté ne se dit plus
En espagnol.
On peut toujours rêver,
D'Athènes et Barcelone.
Il reste un bel été
Qui ne craint pas l'automne,
En Méditerranée.

inviata da Riccardo Venturi - 14/1/2007 - 18:06




Lingua: Italiano

Versione italiana di Riccardo Venturi
14 gennaio 2007
NEL MEDITERRANEO

In questo mare dove giocano
bambini dagli occhi neri,
ci sono tre continenti
e secoli di storia,
Profeti e dèi,
il Messia in persona.
C'è una bella estate
che non teme l'autunno,
nel Mediterraneo.

C'è l'odore del sangue
che fluttua sulle sue rive
e paesi feriti
come altrettante piaghe vive,
isole di filo spinato,
muri che imprigionano.
C'è una bella estate
che non teme l'autunno,
nel Mediterraneo.

Ci sono olivi
che muoiono sotto le bombe
là dov'è apparsa
la prima colomba,
popoli dimenticati
che la guerra falcia.
C'è una bella estate
che non teme l'autunno,
nel Mediterraneo.

Su questo mare io giocavo
quand'ero bambino.
Avevo i piedi in acqua.
Respiravo il vento.
I miei compagni di gioco
son diventati uomini,
fratelli di coloro
che sono abbandonati dal mondo
nel Mediterraneo.

Il cielo è in lutto
sopra l'Acropoli
e "libertà" non si può
più dire in spagnolo.
Si può sempre sognare
da Atene a Barcellona.
Resta una bella estate
che non teme l'autunno
nel Mediterraneo.

14/1/2007 - 19:00





Versione greca di Dimitris Hristodoulou
Ελληνική απόδοση από το Δημήτρη Χριστοδούλου

Στίχοι: Δημήτρης Χριστοδούλου
Μουσική: Ζωρζ Μουστακί
Πρώτη εκτέλεση: Ζωρζ Μουστακί
Άλλες ερμηνείες: Μελίνα Μερκούρη (1972) || Αντώνης Καλογιάννης || Γιώργος Νταλάρας


Questa bella canzone di Georges Moustaki fu anche resa in greco dal poeta e romanziere Dimitris Hristodoulou (Atene, 1927 – 1991), che fu non solo un combattente della Resistenza, per la quale ebbe a soffrire l’esilio, ma anche una figura di spicco nell’ambito del rinnovamento culturale della Grecia del dopoguerra, nei campi letterario, teatrale e cinematografico. Durante la Dittatura (1967 – 1974) lasciò il suo Paese e visse e lavorò in Francia. Vicino alle esperienze dei grandi musicisti popolari della sua età, è l’autore di testi di canzoni fondamentali, come Βράχο Βράχο, e Καημός (nota in Italia come “Fiume Amaro”) di Theodorakis, Δεν έχει δρόμο να διαβώ, di Zambetas, Καλημέρα ‘Ηλιε, di Manos Loizos. Trascrivo il testo, come si trova in stixoi.info e la mia traduzione per lo stesso sito. [GPT]
ΜΕΣΟΓΕΙΟΣ

Μεσόγειο τη λεν και παίζουνε γυμνά
παιδιά με μαύρα μάτια αγάλματα πικρά
γέννησε τους Θεούς, τον ίδιο το Χριστό
το καλοκαίρι εκεί δεν τρέμει τον καιρό
μεσ' τη Μεσόγειο

Το αίμα τους αιώνες σκάλισε εκεί
τα βράχια και τους κάβους και τη βαθιά σιωπή
νησιά σαν περιστέρια αιώνιες φυλακές
το καλοκαίρι εκεί δεν τρέμει τις βροχές
μεσ' τη Μεσόγειο

Οι κάμποι κι οι ελιές χάνονται στη φωτιά
τα χέρια μένουν μόνα κι άδεια τα κορμιά
λαοί της συμφοράς και πίκρα του θανάτου
το καλοκαίρι εκεί δε χάνει τα φτερά του
μεσ' τη Μεσόγειο

εδώ στη λίμνη αυτή γεννήθηκα κι εγώ
μεσόγειος του φόβου και των πικρών καιρών
τα όνειρα που 'παίζαν στα βαθιά νερά
γινήκαν δέντρα μόνα στα ξερά νησιά
μεσ' τη Μεσόγειο

Τον Παρθενώνα κρύβουν σύννεφα βαριά
στην Ισπανία εχάθη η λέξη “λευτεριά”
αλλά αν η Αθήνα μένει όνειρο πικρό
το καλοκαίρι εκεί δεν τρέμει τὸν καιρό
μεσ' τη Μεσόγειο

inviata da Gian PieroTesta - 21/6/2009 - 10:38




Lingua: Italiano

Gian Piero Testa.
Gian Piero Testa.

Versione italiana di Gian Piero Testa della traduzione greca
Ιταλικἠ απόδοση της Ελλενικἠς μεταφράσεως, από τον Δζαν Πιέρο Τέστα
MEDITERRANEO

Lo chiamano Mediterraneo e vi giocano nudi
ragazzi dagli occhi neri tristi sculture
ha generato gli Dei, Cristo in persona
l'estate, lì, non teme la tempesta
nel Mediterraneo

Lì il sangue ha scolpito i secoli
gli scogli e i promontori e il profondo silenzio
isole come colombe, prigioni secolari
l'estate, lì, non teme le piogge
nel Mediterraneo

I campi e gli olivi sfumano nella vampa
le braccia restano sole e vuoti i corpi
popoli della sventura e tristezza della morte
l'estate, lì, non perde le sue ali
nel Mediterraneo

Qui, su questo lago sono nato anch'io
mediterraneo della paura e dei tempi tristi
i sogni che giocavano nelle acque profonde
sono adesso alberi solitari nelle isole riarse
nel Mediterraneo

Nuvole grevi nascondono il Partenone
in Spagna si è persa la parola "libertà"
ma se anche Atene rimane un sogno amaro
l'estate, lì, non teme la tempesta
nel Mediterraneo

21/6/2009 - 11:50




Lingua: Catalano

La versione catalana interpretata da Maria Del Mar Bonet
...e il cerchio con "Mediterraneo" di Serrat sembra così chiudersi...
EN EL MEDITERRANI

En aquest gran estany on juguen nens d'ulls negres
hi ha tres continents i una història de segles
els profetes, els déus, el Messies i tot
hi ha un bell estiu que no tem la tardor
en el Mediterrani

hi ha l'olor de sang que flota per les ribes
països masegats plens de fondes ferides
i illes amb trinxeres i murs que són presó
hi ha un bell estiu que no tem la tardor
en el Mediterrani

hi ha oliveres mortes pel foc de tants canons
allí on va aparèixer el primer dels coloms
i pobles oblidats que les guerres han fos
hi ha un bell estiu que no tem la tardor
en el Mediterrani

en aquest gran estany hi vaig jugar de nen
els peus sempre en remull, hi respirava el vent
els meus companys de joc avui ja s'han fet grans
i el món té abandonats a molts dels seus germans
en el Mediterrani

sobre l'Acròpolis el cel està de dol
i llibertat ja no es pot dir en espanyol
Barcelona i Atenes són sempre a l'horitzó
d'aquest estiu tan bell que no tem la tardor
en el Mediterrani

21/2/2012 - 22:40




Lingua: Catalano

Versione catalana di Marina Rossell in Marina Rossell canta Moustaki, [2011]
Marina Rossell canta Moustaki
En aquest gran bassal on juguen nens d’ull fosc,
hi ha tres continents, i un llarg passat d’horrors;
històries d’opressió, profetes, déus i tot.
També un estiu molt bell que no tem la tardor.
Mediterrani al vent.

Hi ha olor de sang flotant en els seus rius,
països castigats, ferits, i morts, i vius;
les illes amb reixats, i murs que són presons.
També un estiu molt bell que no tem la tardor.
Mediterrani al vent.

On el primer colom va néixer sota una ombra,
hi ha sempre un olivar que mor sota les bombes;
i pobles oblidats... la guerra els va segant.
També un estiu molt vell que espera els que vindran.
Mediterrani al vent.

En aquest gran bassal, jugàvem, innocents;
el vent omplia el seny; la salabror, la pell.
Els meus companys de joc s’han fet homes ja grans,
germans d’aquests que us dic, que el món ha abandonat.
Mediterrani al vent.

A sobre el Partenó, el cel era de dol;
i en altres llocs del món, planava el desconsol.
No oblidarem el mal d’Atenes i Barcelona,
malgrat tots els estius que el nostre mar ens dóna.
Mediterrani al vent.

inviata da dq82 - 5/3/2015 - 11:49


...grazie mille volte grazie...per questi pensieri, parole e poesie che avete tramutato per me in lacrime dell'anima ed è vero, come diceva mia nonna, che la luce di una piccola candela ne accende mille altre...adesso si chiama "energia" ma dovrebbe essere solo d'amore e lo sarà!!! GRAZIE ANCORA...

silvana - 18/4/2010 - 15:50


Grazie a te per le tue belle parole, Silvana. E adesso ascoltala anche in greco, questa bellissima canzone. La voce è di Melina, quando era in esilio in Francia e i Colonnelli le avevano confiscato i beni. Ai quali mandò a dire: io sono nata Greca e morirò Greca; loro sono nati fascisti e moriranno fascisti.

Gian Piero Testa - 18/4/2010 - 16:18


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