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Tintura di Shrapnel

Wu Ming Contingent
Lingua: Italiano


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[2016]
Album: Schegge di shrapnel
Testo di Daniele Bernardi, musica di Wu Ming Contingent

Schegge di shrapnel

Bernardi (al centro) posa insieme a due compagni d’ospedale, mentre stringe tra le ginocchia una lavagnetta con su scritto: “W il Triumvirato”. Tutti e tre hanno in mano – e forse anche sul cappello – mazzi di ranuncolo
Bernardi (al centro) posa insieme a due compagni d’ospedale, mentre stringe tra le ginocchia una lavagnetta con su scritto: “W il Triumvirato”. Tutti e tre hanno in mano – e forse anche sul cappello – mazzi di ranuncolo


“Tintura di shrapnel” è il nome che Daniele Bernardi – soldato trentino dell’esercito asburgico – diede a un intruglio di sua invenzione, misto di acquavite e foglie di ranuncolo. La pozione, spalmata sulla pelle con un batuffolo d’ovatta, provocava piaghe e vesciche simili a un’ustione da scheggia di granata. Grazie a questo rimedio, Bernardi riuscì a scampare la partenza per il fronte, nella primavera 1915, e venne ricoverato all’ospedale militare di Linz. Qui perfezionò il suo farmaco contro la guerra e si mise a distribuirlo ai commilitoni. Scrisse anche otto quaderni fitti di appunti e “insegnò il ranuncolo” ai coscritti di ogni angolo dell’Impero. Quando poteva uscire dall’ospedale, oltre a raccogliere piante e radici, girava per i caffè della città, raccontando della scheggia di shrapnel che gli aveva massacrato un piede in quel dei Carpazi, lontanissimo dalla sua Trento. “Questa storiella – scrive nel suo diario – mi fruttava sempre qualche cosa; chi mi dava qualche corona, chi mi dava sigarette, altri mi pagavano la birra, altri perfino la cena...”

I quaderni di Bernardi sono conservati all’Archivio della Scrittura Popolare di Trento, nato nel 1987. L’archivio raccoglie testi autobiografici prodotti da contadini, operai, artigiani e commercianti trentini di lingua italiana. Uomini e donne di classe sociale medio-bassa, accomunati da una formazione scolastica pressoché simile. Su 600 unità archivistiche, 400 riguardano la Prima Guerra Mondiale. Si tratta di un patrimonio unico nel suo genere, perché a quel tempo, nel Regno d’Italia, non erano molti i contadini in grado di scrivere un diario (il 65% della popolazione era analfabeta), mentre nel Tirolo italiano l’istruzione era obbligatoria fino ai 14 anni e gli illetterati erano solo il 15%.
Quinto Antonelli, tra i fondatori dell’Archivio, ha utilizzato questo materiale per comporre la storia dei 55000 soldati trentini che combatterono “dalla parte sbagliata”, cioè con l’Impero Asburgico. Il libro si intitola I dimenticati della Grande Guerra ed è pubblicato e ristampato dalla casa editrice Il Margine. Tra le sue pagine, abbiamo trovato anche l’altra medicina autolesionista citata nel testo, il caglio per il formaggio, che Giuseppe Maistri vorrebbe procurarsi tramite la moglie.

(da Giap)
Giorni fa è stato qui quel mio amico, il quale mi disse che ce una polvere che si chiama presana, la quale viene adoperata per fare il formaggio e la medesima fa anche venire la diarea come se fosse d’aver il colera pero prendendone un poco non fa male , questa servirebbe molto per darli ai dottori un sospetto di colera ed esser tratenuto nelli spetali. Questa polvere potresti trovarla presso uno che ha una malga.

Raccolsi delle foglie di ranuncolo, le disseccai, provai a far una pasta colla loro polvere, prima coll’acqua, poi con acquavite, la posai sulla pelle, ma in ambo i casi senza effetto. Allora provai a metterne di fresca nell’acquavite, per farne una tintura, con questa inzuppai un pezzo di ovatta, lo posai sul piede e fece l’effetto voluto: una macchia arrossata, cosparsa di pustole, simile a una ferita da scheggia incandescente. Così, nelle nostre passeggiate, raccolsi altra erba per preparare la tintura di riserva. E la chiamai “tintura di shrapnel”.

inviata da daniela -k.d.- - 13/4/2016 - 11:44



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