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Azucena

Marcelo Saraceni


Lingua: Spagnolo

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Parole di Sara Melul (1941-), liricista di Buenos Aires
Musica di Marcelo Saraceni (1957-), chitarrista compositore e docente di musica argentino, anche lui di Buenos Aires.
Testo trovato su TodoTango

Un tango dedicato ad Azucena Villaflor de Vicenti (1924-1977), argentina di Avellaneda, nata in una famiglia operaia, di mestiere telefonista in un’azienda di elettrodomestici. Sposata con il delegato sindacale Pedro De Vicenti, con cui ebbe quattro figli, nel 1976 uno di essi, Néstor, fu sequestrato insieme alla fidanzata, Raquel Mangin.



Azucena si mise subito alla loro ricerca, visitando ogni obitorio ed ogni stazione di polizia e chiedendo inutilmente aiuto ai vertici del vicariato militare (e mi sorge qui una domanda: come mai non si sente mai parlare delle responsabilità dei cappellani militari in frangenti storici come quello della dittatura e della guerra sporca in Argentina?).
Nel suo inascoltato peregrinare, Azucena Villaflor conobbe molte altre madri in ricerca dei propri figli desaparecidos. Con alcune di esse decise che i loro casi dovevano essere portati all’attenzione dell’opinione pubblica.



Un giorno Azucena Villaflor e altre madri si radunarono nella centrale Plaza de Mayo, davanti alla Casa Rosada, sede del governo. Per non violare il divieto di assembramento e riunione, le madri cominciarono a camminare in circolo intorno alla piazza: era il 30 aprile del 1977 ed erano appena nate le “Madres del Plaza de Mayo”.

Il 10 dicembre 1977, giornata internazionale dei diritti umani, le Madres pubblicarono sui giornali un annuncio a pagamento con i nomi dei loro figli scomparsi. Quella stessa notte, Azucena Villaflor fu sequestrata da un gruppo armato nella sua casa di Avellaneda. Fece resistenza e già sul posto i sequestratori la picchiarono selvaggiamente. Portata nel famigerato campo clandestino di detenzione dell’Escuela de Mecánica de la Armada (ESMA), Azucena fu torturata e poi trucidata con altri prigionieri. Tra i suoi carnefici vi fu sicuramente il capitano Alfredo Astiz, “el ángel de la muerte”, uno dei coordinatori del “Grupo de Tareas 3.3.2”, così in codice lo squadrone della morte dell’ESMA.



I resti di Azucena Villaflor, sepolti con quelli di altre vittime in una fossa comune, furono trovati solo nel 2002, ma alcuni documenti declassificati dei servizi nordamericani, mai trasmessi ai governi democratici in Argentina, dimostrano che la morte di Azucena Villaflor era già nota nel 1977, pochi giorni dopo il suo sequestro. Il suo corpo, insieme a quelli di altre due Madres sequestrate, Esther Ballestrino e María Ponce, e di due suore francesi, Alice Domon e Léonie Duquet, erano stati rinvenuti già allora su una spiaggia del distretto bonaerense. Come spesso accadeva, il mare restituiva i corpi degli assassinati che i carnefici avevano cercato di far sparire gettandoli nell’oceano dagli aerei...

Nel 2005 Azucena Villaflor ha ricevuto sepoltura alla base della Pirámide in Plaza de Mayo, lì dove iniziarono le marce silenziose delle Madres...

Lo scorso 8 marzo, nell'ambito della Giornata europea dei Giusti, presso il Giardino dei Giusti di tutto il mondo realizzato nel parco del Monte Stella (la "Montagna de San Sir") a Milano, sono stati piantati sei nuovi alberi dedicati ad altrettante donne. Tra di loro, Azucena Villaflor. Era presente sua figlia, Cecilia De Vincenti.
Nacieron las madres
de tristes jadeos
dolores con hijos
fantasmas de ayer.

Negrita valiente
trabaja de obrera
tu nombre azucena
revive en la flor,

la lucha no olvida
tu entrega ferviente
secuestros de voces
de entrañas de vientres…

Fue de madrugada
sinuosos secuestros
sombras desangradas
pisaron tu andar,

armaste la lucha
pujando veredas
fundaste pañuelos
fue en Avellaneda…

Cenizas que arden
con rondas de plaza
bandera Azucena
te hacemos canción…

Cenizas que arden
con rondas de plaza
bandera Azucena
te hacemos canción…

Compañera enorme
mujer de tu pueblo
tu ronda primera
buscando verdad

nada te detuvo
ni clases ni agravios
golpeaste la entraña
de ese nunca más.

Llegó tu secuestro
en aquella mañana
tu cuerpo en la playa
nadie imaginó

con tu cabellera
de rubia y de ángel
tu nombre Azucena
revive en la flor.

Armaste la lucha
pujando veredas
fundaste pañuelos
fue en Avellaneda…

Cenizas que arden
con rondas de plaza
bandera Azucena
te hacemos canción…

Armaste la lucha
pujando veredas
fundaste pañuelos
fue en Avellaneda…

Cenizas que arden
con rondas de plaza
bandera Azucena
te hacemos canción…

inviata da Bernart Bartleby - 19/3/2016 - 12:01


Di Néstor De Vicenti, il figlio di Azucena Villaflor, e della fidanzata di lui Raquel Mangin, sequestrati dall’esercito il 13 novembre del 1976 nel barrio di Avellaneda chiamato Villa Domínico, non si è mai saputo più nulla. Lui era uno dei responsabili delle pubblicazioni dei Montoneros a Buenos Aires e per questo furono catturati e fatti sparire per sempre.



Un’altra cosa che ho scoperto leggendo le loro storie è che nell’ottobre del 1977, quando Azucena Villaflor e le altre madri ormai da alcuni mesi marciavano ogni settimana, sempre più numerose, davanti alla Casa Rosada, furono avvicinate da un giovane, tal Gustavo Niño, che diceva di avere un fratello desaparecido e che voleva cercarlo lui, perchè sua madre era troppo malata per poterlo fare.

Quel ragazzo si guadagnò la fiducia di molte Madres, anche di Azucena, nelle cui case fu ospitato diverse volte. E proprio quello stesso ottobre alcune madri vennero arrestate, portate in un commissariato, interrogate ed intimidite. Infine a dicembre vennero sequestrate prima Esther Ballestrino e María Ponce, e con loro le due suore francesi, Alice Domon e Léonie Duquet, e subito dopo proprio Azucena Villaflor...



Gustavo Niño, il bel giovane che aveva più o meno l’età dei figli scomparsi di Azucena Villaflor e della altre madri, era in realtà il capitano di marina Alfredo Astiz, detto “El Ángel Rubio” o “El Ángel de la Muerte”, torturatore dell’ESMA, che si era infiltrato facilmente nel gruppo delle donne e aveva indicato ai suoi come provare a disarticolarlo.



Alfredo Astiz non è stato soltanto il simbolo dei crimini della dittatura ma anche l’immagine della sua disfatta in seguito alla guerra delle Malvinas/Falklands, al termine della quale il regime argentino si squagliò come neve la sole, dopo aver causato in patria circa 30.000 desaparecidos nei sette anni che durò il cosiddetto Proceso de Reorganización Nacional (1976-1983).



Il 23 aprile del 2014 Alfredo Astiz, che ha oggi 64 anni, è stato condannato con sentenza definitiva all’ergastolo per i crimini da lui commessi durante la dittatura.

Bernart Bartleby - 19/3/2016 - 17:33



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